23 dicembre 2013

Morte (434)

Morte. (434)
Dopo i quarant'anni, si è formata in me l'idea della morte. Prima non c'era.
Fra i quaranta e i cinquanta volevo fare molte esperienze. Facevo corsi di ogni tipo. Da quelli sulla musica, sulla danza, a quelli sull'alimentazione, fino a quelli su varie tecniche di guarigione. Fu allora che, parlando con uno degli organizzatori di corsi, lanciai l'idea di un corso sulla morte. "Quando diventeremo più vecchi, bisogna che prepariamo un corso per prepararsi alla morte!"
Lo feci. Qualche anno dopo. Con molta soddisfazione. Ma era un corso rivolto a giovani. Si trattava di introdurre nella vita l'idea che si deve morire. E che nessuno garantisce che ciò accada fra decenni, piuttosto che entro pochi mesi. Era un corso sulla vita, anche se usava l'idea della morte.
Adesso che sono vecchio, mi è tornato il desiderio di organizzare un corso sulla morte. Anzi, sull'età che ci conduce alla morte. La vecchiaia. Morte e vecchiaia sono intrecciati. Parlando di vecchiaia non si può tacere della morte.
Ma, un corso sulla vecchiaia e sulla morte, dedicato a vecchi, sarebbe molto diverso da quello che ho organizzato vent'anni fa.
Che si chiamava (guarda un pò) Morire da vivi.

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(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

22 dicembre 2013

Altri timori (433)

Altri timori. (433)
Ieri mattina sono andato in centro città. Era piovuto, così la strada era bagnata. Nel centro della mia città le strade sono in porfido. I marciapiedi, a volte, di marmo. Risultato: si può scivolare. Ebbene, ho avuto timore che mi accadesse. Così ho camminato in modo guardingo, stando bene attento a non sbilanciarmi troppo e scivolare.
Quante volte mi sarà capitato di camminare su una superficie bagnata. La differenza colle esperienze passate è stata il timore. Timore di cadere, di farmi male. Perchè so che, adesso, da vecchio, mi ri-aggiusto con difficoltà.
Un maggior timore fa capolino nella vita dei vecchi. Man mano che il corpo si indebolisce, il vecchio teme sempre più (vedi n. 397).
Un pò di timore ce l'ho anche quando scendo le scale. Non lo faccio più in fretta, senza pensarci. Lo faccio stando bene attento a dove metto i piedi.
E non soltanto quando sono con i cani al guinzaglio o quando ho in braccio il mio nipotino.
Anche se scendo le scale da solo. Non è che senta le gambe più fragili. O che non sia sicuro del mio equilibrio. No, è un pensiero che genera il timore.
Mi viene in mente che potrei cadere.
E sto più attento.

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20 dicembre 2013

Esclusione (432)

Esclusione. (432)
Ieri sera mi sono sentito escluso. Dal mondo moderno, dalle relazioni. Mi sono sentito vecchio.
Dovevo andare a pranzo con i colleghi di lavoro, fuori città. Ho imboccato l'autostrada. Negli ultimi anni viaggio sempre meno, soprattutto con l'auto. Al casello d'uscita ho notato che ormai le casse automatiche sono la norma. Non sono abituato a questa modalità. Perfino quelle del supermercato mi mettono in difficoltà. La novità mi ha prodotto apprensione.
Imboccando la strada statale in una località che avrò attraversato centinaia di volte nella mia vita (ma non recentemente) ho sbagliato strada. Era sera. Lungo la strada parecchi cambiamenti. La riconoscevo poco. Ero incerto.
Finalmente arrivo al ristorante dei colleghi, buon ultimo.
Serata piacevole.
Ero il più vecchio. Nessuno mi ha escluso, per questo. Anzi. Ma provavo un pò di disagio. Mi sono chiesto che cosa avevo in comune con quella gente più giovane.
Non era questione di età, nè di esperienza, nè di poca comunanza. Eppure mi sono sentito estraneo. Come fuori luogo.
Ero poco interessato a loro.
Vecchio.

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18 dicembre 2013

Bilanci 2 (431)

Bilanci 2. (431)
Ho riletto le pagine del mio primo mese di blog (in realtà il diario l'avevo cominciato alcuni mesi prima).
È passato circa un anno e mezzo. Poco. Eppure cambiamenti ce ne sono stati (n. 427).
In quei primi mesi mi guardavo. Mi guardavo invecchiare. Facevo confronti fra quello che ero stato e quello che stavo diventando. Cercavo segnali di vecchiaia.
E così mi soffermavo su ciò che non potevo più fare, perchè le mie capacità stavano diminuendo. A esempio la memoria.
Oppure ero colpito da fatti che mi capitavano per la prima volta, come l'offerta di un posto a sedere sul tram, perchè riconosciuto come anziano (diversamente abile).
I segnali erano anche più profondi. Il sentimento di paura per il futuro, la sensazione che il tempo mi sta fuggendo.
Raccontare la vecchiaia attraverso i fatti quotidiani di un vecchio, questo era il mio intento iniziale. Accorgermi di ciò che significa vecchiaia.
La lentezza nelle azioni, nei pensieri, nelle parole. Il bisogno di riposare (requiescant in pacem). Ma anche fatti positivi, come la necessità di essere più attenti, più vigili.
Sotto sotto comparvero interrogativi che tutti si fanno: per che cosa vivere? che cosa imparare dalla vecchiaia? che significato ha la morte?
Un'altra esigenza comparve fin dall'inizio: confrontarmi con altri, informarmi sulle altre vecchiaie. Guardare la mia vecchiaia negli altri.
Perfino nel mio cane, vecchio anche lui.


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17 dicembre 2013

Festicciola di natale (430)

Festicciola di Natale. (430)
Ieri, festa di Natale all'asilo di mio nipote. Tutti lavoravano. Sono andato io.
Bello vedere lo stupore dei bimbi all'arrivo di un babbo Natale e di una Befana in carne e ossa!
All'uscita incontro un vecchio conoscente dei miei anni giovanili. Anche lui nonno.
Che strana sensazione. Una conoscenza che ti fa ritornare alla gioventù, che è arrivata a essere nonno, cioè vecchio. Non malessere. Stupore.
Gli ho lanciato una mezza frase: "La prossima volta che ci vedremo, sarà in una tappa ancora successiva. Ci vedremo ai giardinetti con un bastone in mano."
Osservare la tua vecchiaia in un'altra persona ti scombussola sempre un poco.
Mi sarebbe piaciuto fermarmi a parlare di vecchiaia con lui.
Parlare di vecchiaia con i tuoi coetanei, che hai perso di vista.
Mi pare una bella idea.

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16 dicembre 2013

Il rifiuto della vecchiaia (429)

Il rifiuto della vecchiaia. (429)
Tante volte, in questo diario, ho mal giudicato i vecchi che rifiutano la vecchiaia. Che non si adattano a diventare vecchi. Che rimpiangono gli anni della gioventù.
Adesso mi accorgo che lo faccio anch'io. In un senso un pò diverso, il mio, sempre rifiuto è. Come valutare altrimenti il mio tentativo di allontanarla? Di posticiparla, attraverso integratori, dieta, attività fisica?
Poi, lo devo confessare: quando mi vien detto che qualche dato della mia salute corrisponde a un cinquantenne, io ne godo. O quando vedo qualche coetaneo conciato malamente, sono soddisfatto per me.
Dunque è vero. Io rifiuto la vecchiaia. Tanto vale che me lo dica.
Rifiuto la vecchiaia anzitempo, che compare a sessant'anni, con perdite e limiti precoci.
Rifiuto la vecchiaia come una lunga malattia, che sempre più si aggrava, con esito mortale.
Rifiuto la vecchiaia che impedisce di perseguire progetti, passioni, fantasie sul futuro.
Mi sta bene la vecchiaia in cui le forze diminuiscono gradualmente, ma senza compromettere una normale autonomia.
Mi sta bene la vecchiaia che lascia il posto ai giovani. Che mi fa occupare dei nipotini.
Mi sta bene la vecchiaia che, dopo i novant'anni, mi fa ritrarre dalla vita e prepararmi al distacco.
Rifiuto la vecchiaia, per tutto questo?

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15 dicembre 2013

Il ginkgo (428)

Il ginkgo. (428)
Il viale, dietro casa mia, è alberato. Alberi comuni, come aceri e frassini. Tranne uno: un bel ginkgo biloba. Pianta resistentissima e antichissima. Vero fossile vivente (originaria della Cina).
In questi giorni ha perso tutte le foglie. Sotto la pianta c'è un autentico tappeto. Di un bellissimo giallo, intenso e uniforme.
Ormai l'autunno è finito. Sta per cominciare l'inverno. Mi sembra che sia l'ultima pianta ad aver perso le foglie. Tutte le altre lo hanno già fatto prima. Alcune hanno addirittura cominciato in agosto.
Mi corre un paragone con la vecchiaia.
Tante sono le forme della vecchiaia. Tantissime. C'è anche la vecchiaia che comincia molto tardi. Come il ginkgo, che perde le foglie per ultimo.
Forzando un poco la somiglianza, si tratta di una pianta forte. Non attaccata dalle malattie.
Mi sembra che faccia il paio con la mia idea che le malattie non sono l'esito normale della vecchiaia.
E con l'idea che la vera vecchiaia è l'ultimissima parte della vita. Che dura poco.
Il gingko vicino a casa ha perso tutte le foglie in due o tre giorni.
Ricordo ancora quell'aborigeno australiano: la nostra società occidentale lo stupiva soprattutto per la lunghezza della vecchiaia.

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14 dicembre 2013

Bilanci (427)

Bilanci. (427)
Ho incontrato il mio amico. Ci vediamo raramente. Abita in un'altra città.
Mi ha chiesto un bilancio dei miei pensieri sulla vecchiaia. Lo farò in modo sistematico alla fine dell'anno. Intanto gli ho detto alcune idee.
All'nizio, un anno e mezzo fa, ero colpito dalle perdite, che si susseguivano una dopo l'altra, dopo il mio ingresso nella vecchiaia. Adesso, un altro pensiero occupa la mia mente.
È più importante continuare a perseguire le passioni che abbiamo coltivato nella nostra vita. 
È più importante vivere, piuttosto che piangere per la perdita di vita.
Non è piccolo come cambiamento.
In realtà i due pensieri convivono. La vecchiaia è questa convivenza.
Il mutamento è avvenuto dopo aver letto l'articolo di Oliver Sacks, che inneggiava agli anni fra gli ottanta e i novanta, come i più belli della vita di suo padre.
Un altro pensiero, per questo primo bilancio.
Si associa quasi sempre la vecchiaia alle malattie, ai dolori, alle affezioni croniche.
Niente di più sbagliato.
La vecchiaia è un conto (sì, anche con le sue costanti perdite!), le malattie sono altra cosa. 
Le malattie ci sarebbero anche se non ci fosse la vecchiaia. 
Se per ipotesi la vecchiaia cominciasse a ottant'anni (invece che a sessantacinque), ebbene le malattie comparirebbero a sessanta o a settanta, come avviene adesso, anche senza essere entrati nella vecchiaia.
Molte delle cosiddette malattie della vecchiaia sono il risultato di stili di vita errati, che si trasformano in malattia dopo dieci, quindici anni di latenza.
In vecchiaia si manifestano di più perchè il corpo è più debole. Reagisce meno agli errori.
Le malattie sono il risultato degli errori dell'età matura, che si manifestano dopo, quando si raggiunge l'età della vecchiaia. 

Tempo di bilanci, questo.

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12 dicembre 2013

Il freddo di sera (426)

Il freddo di sera. (426)
L'altra sera. Ultima uscita coi cani, verso le 22. Faceva freddo, ero assonnato. Ero a disagio. Il freddo mi entrava nelle ossa. Mi sono chiesto: "Somiglia a questo freddo l'ultima parte della vecchiaia?"
Dell'ultima vecchiaia non so niente.
Quando era in vita mia madre (aveva quasi novantanni) ero poco interessato. Non le ho mai chiesto nulla.
Di vecchi avanzati ce ne sono, in giro. Si potrebbe chiederglielo. Ma spesso non rispondono in modo soddisfacente. Comunicano poco. Oppure sono troppo generici.
Qualche idea me la sono fatta un paio d'anni fa, quando diventavo preda della stanchezza nel tardo pomeriggio. E alla sera non vedevo l'ora di andare a sdraiarmi. 
Un'altra idea l'ho ricavata dal senso di impotenza di fronte a nuove malattie, che non riuscivo a contrastare.
Freddo, stanchezza, impotenza. 
È tutto quello che so.
Ci vorrebbe qualche grande vecchio, che mi facesse da insegnante.

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11 dicembre 2013

Somiglianze (425)

Somiglianze. (425)
Mi sono tagliato la barba (avevo una barba lunga, quasi da babbo natale). L'ho tagliata un pò troppo. Mi sono quasi rasato. Guardandomi allo specchio, dopo la rasatura, mi ha colpito la somiglianza con mia madre. Da giovane non le somigliavo molto, avendo preso equamente da lei e da mio padre. Ma da vecchio ...
La cosa curiosa è che da vecchio assomiglio a lei da vecchia. Come se da vecchi sia lei che io avessimo eliminato il di più e avessimo conservato la sostanza.
E la sostanza è uguale.
Ma c'è di più.
Scopro che da vecchio manifesto anche i difetti di mia madre. Pigrizia, arroganza, scaricare su altri le responsabilità delle nostre azioni ...
Per tutta la vita ho disprezzato questi difetti e ho cercato di essere diverso.
Da vecchio scopro che sono anche i miei.
Ereditarietà, modelli acquisiti? Non saprei. È che da vecchi si scoprono molte cose.
Si scopre che siamo fortemente legati alla nostra famiglia d'origine.
Non ho il coraggio di dirmelo, ma anche mio padre aveva un pò la mania di stare attento a quello che mangiava.
Proprio come me.

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10 dicembre 2013

Rispetto (424)

Rispetto. (424)
Quando scambio qualche parola con immigrati arabi, a volte mi salutano chiamandomi "zio". All'inizio non capivo. Poi mi hanno spiegato che è una forma di rispetto.
Ultimamente mi accorgo di essere salutato da persone poco conosciute. Forse sono riconoscibile perchè ho tre cani. Ma forse no.
Mi danno un cenno di saluto perchè sono anziano. Per rispetto.
Nel passato si dava il saluto a chi aveva un ruolo sociale importante e riconosciuto. Il medico, il farmacista, il prete ... Era un'espressione di rispetto, verso chi sapeva di più, o aveva più potere o più soldi.
Rispetto. Parola caduta in disuso. Eppure noi anziani siamo meritevoli di rispetto. Di attenzione, almeno.
Quelli più giovani sarebbe bene che rispettassero i più vecchi. Per interesse.
Sì, perchè noi vecchi la sappiamo lunga. Possiamo raccontar loro molte cose.
Se solo fossero intelligenti guarderebbero a noi come si guarda una cartomante, un astrologo, un oracolo.
Possiamo letteralmente predire loro il futuro.
Perchè conosciamo il loro futuro.

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09 dicembre 2013

Stupore (423)

Stupore. (423)
Stamattina, in pasticceria. Una signora anziana stava finendo la brioche, anzi l'aveva appena finita, quando la barista le porse il caffè. La signora manifestò la sua sorpresa e ammirazione, per il tempismo del servizio. Un pò fuori luogo, perchè il fatto era senz'altro casuale, vista la gran quantità di clienti presenti. Ma la signora era sinceramente stupita dall'efficenza.
Mi ha ricordato mia madre, ormai novantenne che a volte mi manifestava ammirazione per cose di poco conto. Come per esempio riuscire a far stare in una scatola una serie di oggetti. Oppure regolare l'orologio  a pendolo. Oppure piegare per bene il giornale.
I grandi vecchi hanno di questi atteggiamenti. Riacquistano la capacità di stupirsi. Anche per fatti modesti. Per cose normali della vita, alle quali non facciamo più caso, perchè le ripetiamo da decenni.
Come i bambini. Che si stupiscono per gli oggetti minuti che trovano magari in giardino. O per gesti consueti che noi facciamo. Per loro sono inconsueti e ne ridono.
Vecchi come bambini. Detto da tutti, in tanti momenti. Ce lo ripetiamo spesso come luogo comune. Ma forse non ne comprendiamo la realtà profonda.
Ne sorridiamo, ma non l'apprezziamo.
E invece è ricco di significati, questo tornar bambini.
Come se alla fine della vita gettassimo via tutte le sovrastrutture che ci siamo costruiti negli anni. E ritornassimo ingenui.
Per questo è facile truffare gli anziani.
Come imbrogliare i bambini.

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08 dicembre 2013

I semi di chia (422)

I semi di chia. (422)
Entrato nella vecchiaia, ho cercato alimenti che migliorassero la mia vita. Che contrastassero la perdita di energia. Ne ho provati alcuni, stando molto attento a come mi sentivo. Se il miglioramento era netto, li ho introdotti nella mia dieta. Così è stato per la curcuma e le bacche gogji.
Avevo sentito parlare anche dei semi di chia, come buon alimento energizzante. Ma nei negozi li trovavo a prezzi esorbitanti. Finchè, dieci giorni fa, sono comparsi nel magazzino dal quale mi rifornisco. Comprati subito (26€ al kg), li ho introdotti nella mia dieta da qualche giorno. Risultati spettacolari. Il giorno della prima assunzione, letteralmente volavo, in bicicletta. Senza sentire la fatica. In sudamerica si dice che venissero consumati dai guerrieri prima di una battaglia.
Oggi, dopo quattro-cinque giorni, sento che mi fanno nettamente bene. Non sento la stanchezza (quella da vecchiaia, non quella normale di fine giornata). Mi sembra perfino che siano diminuiti i dolori cervicali. Certo, può essere autosuggestione. Cosa che mi capita di frequente. Ma anche se fosse così, in questi giorni sto meglio della media dell'ultimo mese. E l'ultimo mese sono stato decisamente bene.
Costano cari, ma ne basta un cucchiaio al giorno, per cui, con un chilogrammo, si va avanti a lungo. Non hanno sapore. Li metto a bagno la sera in poca acqua e al mattino li aggiungo al minestrone, o allo yogourt, o ad altro (un'insalata, un succo di frutta o di verdura).
Da provare.
Buona chia!

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07 dicembre 2013

Fortune (421)

Fortune. (421)
Prima ancora di diventare vecchio in senso formale (più di 65 anni), il mio medico mi suggerì di assumere polifenoli (antiossidanti) con la dieta: curcuma, tè verde, mirtilli, ciliegie eccetera. Da quel momento, le stanchezze che mi prendevano a metà pomeriggio scomparvero. E la mia vecchiaia migliorò di colpo.
Dopo un paio d'anni partecipai, quasi casualmente, a un seminario sulla dieta acido-base. 
Mi convinse. Cambiai dieta e il più grosso disturbo di quegli anni (il mal di stomaco) si ridusse di molto. Il cambio di dieta eliminò il reflusso e altri disturbi che credevo diventati cronici.
Più recentemente (un anno fa) ho introdotto nella dieta bacche gogji, olio di canapa e sali alcalinizzanti. Anche con questi prodotti la mia vecchiaia è migliorata.
Infine qualche giorno fa ho cominciato a mangiare i semi di chia, una pianta sudamericana tradizionale. L'energia che mi dà è forte. Quasi non sento più il corpo. Il mio corpo non mi pesa.
Stento a crederci. Ma da cinque anni in qua sono nettamente migliorato come energia e salute.
Fortuna, mi vien da dire. O frutto di una appassionata ricerca?
Mi sembra di aver riacquistato la salute, proprio alle soglie della vecchiaia, quando forse tutti i nostri mali si cronicizzano e non c'è più nulla da fare.
Appena in tempo.

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06 dicembre 2013

Lo sciacquone del bagno (420)

Lo sciacquone del bagno. (420)
Da qualche tempo quello del mio bagno non funziona bene. Si incanta. Scarica regolarmente l'acqua, ma al momento di richiudersi, per trattenere l'acqua che lo sta riempiendo, spesso non chiude bene. Continua a uscire acqua nel water. Dovrei chiamare l'idraulico. O sistemarlo io stesso. Ma non so come fare. Per pigrizia mi sono adattato alla nuova situazione. Ogni volta che tiro l'acqua, mi soffermo a controllare se lo scarico funziona o no.
Un gesto, che più automatico non si potrebbe, è diventato un gesto che faccio con attenzione. Altrimento, se me ne dimentico ed esco dal bagno, l'acqua continua a scorrere per ore.
Nella vecchiaia alcune azioni perdono la prerogativa di essere automatiche. Richiedono attenzione. Ne ho già parlato più volte, un anno fa. La conclusione fu: la vecchiaia è un'età in cui si diventa più consapevoli. È richiesto ai vecchi di essere più vigili. Mi pareva che ciò fosse una qualità positiva della vecchiaia.
Anche oggi lo penso. La nostra vita significa miglioramento, evoluzione. Diventare più consapevoli ci fa evolvere positivamente.
Il giovane agisce spesso sconsideratamente. Senza coscienza.
Il vecchio non può.

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