15 maggio 2021
Palestinesi (21-055)
Palestinesi. (21-055)
C'è stato un momento, dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel quale la parola ebreo era sinonimo di popolo perseguitato, martoriato, frantumato. Ancora oggi vedendo i campi di sterminio di Germania, Polonia e Italia (!) non si può che provare un indicibile senso di pietà per i milioni di persone (ebrei, zingari, oppositori politici) che là sono stati sterminati.
Oggi la stragrande maggioranza dei sopravvissuti è morta. È nato un nuovo stato ebraico, retto da generazioni successive a quelle perseguitate da nazisti e fascisti, generazioni che nulla hanno patito degli orrori dello sterminio.
Oggi la parola ebreo si identifica con israeliano: e gli israeliani sono diventati i nuovi aguzzini, persecutori, massacratori di un altro popolo, i palestinesi. Sembra che le immense sofferenze dei loro padri e nonni non abbiano fatto maturare la benchè minima pietà verso altre genti. Con l'aiuto delle potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale si sono insediati in una terra non loro, scacciandone gli abitanti, privandoli di diritti e dignità, di spazio vitale, confinandoli in un'immensa prigione a cielo aperto, qual è la striscia di Gaza.
Rifiutando perfino di far giungere loro le dosi di vaccino regalate loro da altri.
Quale persona ragionevole può pensare che si possa privare della libertà qualcuno, allontanarlo dalle proprie terre, ridurlo alla fame, alla mancanza di acqua ed energia elettrica (e di dotazioni per ospedali), a lungo senza che qualcuno si ribelli?
In qualunque altro contesto il popolo che si ribella meriterebbe la simpatia del mondo intero. Nel caso dei palestinesi la parola che invece si usa è quella di terroristi (non dimentichiamo che i nostri partigiani venivano chiamati banditi dagli occupanti nazisti).
Invece bisognerebbe usare le categorie storicamente appropriate di occupanti e occupati, di razzismo e apartheid.
Per tutto questo dichiaro la mia assoluta, intransigente, totale solidarietà verso i palestinesi.
Una nota aggiuntiva.
Vivo in Italia e al primo lancio di razzi da Gaza su Israele, al quale è stato risposto con missili sui civili di Gaza da parte degli israeliani, è stato tutto un fiorire di solidarietà per i morti e i feriti israeliani, da parte di partiti, giornali e televisioni.
Ma a nessuno di costoro è venuto almeno il dubbio di contare i morti da una parte e dall'altra? Cioè a valutare la reazione degli israeliani come sproporzionata, visto che i morti palestinesi sono stati ben più che nel rapporto di 10 a 1 di nazista memoria?
Si è invece dato credito alle fonti israeliane che parlano di uccisioni di militanti di Hamas e non dei civili e dei bambini. Oppure che dicono che i palestinesi appositamente tengono le loro basi in mezzo ai civili, per farsene scudo umano, per poi indicare gli israeliani come assassini perchè uccidono bambini.
Questo fiorire di unilateralità nei giudizi a chi giova? A chi giova negare la realtà di fatto: stragi di un popolo su un altro? Occupazioni di terre di un popolo da parte di un altro?
Anche il linguaggio usato dai reportage televisivi nei primi momenti è stato indicativo.
La cacciata di alcune famiglie di palestinesi dalle loro terre in Israele (cosa che ha innescato ribellioni, in molte città, di arabi israeliani) è stata definita "sfratto" come se i palestinesi fossero affittuari morosi invece che proprietari legittimi di terre e case.
A chi giova questa sistematica negazione della realtà da parte di stampa e televisioni?
Chi li paga?
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
14 maggio 2021
L'ultimo lavoro (21-054)
L'ultimo lavoro. (21-054)
Sono circa 3-4 anni da quando ho smesso di lavorare.
In realtà mi sono tenuto un piccolo lavoro annuale di poche ore di insegnamento presso una scuola privata di naturopatia. Si tratta di 24 ore annuali soltanto, suddivise in otto incontri, una-due volte al mese. È un modo per continuare a trasmettere a qualcuno quel che ho imparato, per evitare che tutto il mio sapere vada sprecato.
Quest'anno, data la pandemia, ho svolto metà degli incontri a distanza, con scarsa efficacia, scarsa soddisfazione e indefinibile disagio.
Martedì scorso invece sono ripresi gli insegnamenti dal vivo. Ero felice. Per di più dovevo affrontare un tema che è il mio cavallo di battaglia: l'agricoltura biologica. L'incontro è andato molto bene. Avevo un buon supporto di immagini da mostrare e sono riuscito a far stare tutti i concetti entro le tre ore dell'incontro. Un successo. E soddisfazione da parte degli utenti.
Certo, si tratta di uno sforzo considerevole svolgere tre ore di insegnamento, per di più in ore serali: ebbene, mai come in quest'incontro ne ho sentito il peso. Al termine ero esausto. E sì che durante questa lezione non mi è successo di perdere il filo del discorso o di scordare qualche nome importante o di smarrire la linea logica del tema.
Avevo semplicemente esaurito tutte le energie.
Dopo la fine mi sono chiesto se voglio ancora ridurmi uno straccio per fare queste lezioni. E mi sono risposto di no.
Al direttore della scuola, che ho visto subito dopo, ho detto che cominci a pensare a un mio sostituto per i prossimi anni.
Da vecchi, arriva un momento in cui non ce la si fa più.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
13 maggio 2021
Farmaci per anziani (21-053)
Farmaci per anziani. (21-053)
Circa un mese fa ho cominciato ad assumere un farmaco antidepressivo.
Ad un dosaggio minimo non mi ha dato alcun effetto negativo (vedi 21-047).
Quando però, dopo una settimana, ho raddoppiato la dose, sono cominciati gli effetti negativi: nausea, mal di stomaco, soprattutto una forte spossatezza e male ai muscoli degli arti. Ho resistito due settimane e poi ho assunto una dose intermedia fra la prima e la seconda. Così per un'altra settimana. Gli effetti collaterali non sono cessati e allora ho smesso.
Subito sono stato meglio (dio, come si sta bene quando si sta bene!).
In effetti, nelle indicazioni sul farmaco del foglietto illustrativo, ho letto che è sconsigliato agli anziani. Ciononostante, nelle indicazioni di posologia è scritto che non se ne dovrebbe dare più della dose minima a chi è nella terza età.
Misteri dei farmaci: se è sconsigliato, perchè poi se ne prescrive una dose? Evidentemente si tratta di un farmaco molto prescritto agli anziani. A una dose minima, con la quale il miglioramento del paziente è vago e soggettivo.
Però si continua a prescriverlo!
Sembra quasi che l'assunzione di farmaci fra gli anziani sia un dovere. Del resto gli effetti collaterali nei vecchi si mescolano con altri malesseri o si possono facilmente attribuire alla vecchiaia.
Il corpo di un anziano, invece, è più fragile di quello che si ha in giovinezza e nella mezza età. Pertanto si dovrebbe essere molto più cauti coi farmaci nell'età senile, perchè i danni potrebbero essere maggiori.
Succede il contrario.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
08 maggio 2021
La sospensione dei brevetti (21-052)
La sospensione dei brevetti. (21-052)
Sorpresa: Biden, presidente degli Usa, ha affermato che in questo momento di pandemia è necessario sospendere la validità dei brevetti sui vaccini.
Apriti cielo!
Alcuni hanno subito aderito all'idea (per altro prevista anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità), altri si sono dichiarati nettamente contrari: naturalmente in primis le case farmaceutiche. Per inciso il mercato dei vaccini in un anno di pandemia è passato da 30 miliardi di dollari a più di 70, con raddoppio evidente dei profitti.
Il motivo addotto è sempre quello: se ci impedite di far profitto, non saremo incentivati a spendere somme enormi per la ricerca. Peccato che molti studi economici abbiano dimostrato, da tempo ormai, che i fondi maggiori per la ricerca farmaceutica siano forniti direttamente dagli Stati, a fondo perduto!
Insomma le case farmaceutiche dichiarano brutalmente: lasciateci continuare a far profitti ingenti anche in questo caso di pandemia. In malora chi non se li può permettere perchè è povero.
Cose risapute, si dirà: perchè scandalizzarsi?
Le grandi imprese economiche multinazionali la fanno da padrone e mostrano le unghie per impedire la più piccola riduzione dei propri privilegi.
Ma il motivo della mia sorpresa è un altro.
Chi è contrario sostiene che la sospensione dei brevetti non è una soluzione in caso di pandemia, perchè è un lavoro lungo e complesso, mentre le iniziative da prendere devono essere rapide. Qualcuno ha affermato che per affrontare la questione della sospensione e risolverla necessiti almeno di un anno di studi e accordi presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc)!
Risultato: non si può fare.
E poi il traferimento di tecnologia a paesi poveri è enormemente complicato (peccato che l'India produca vaccini per tutto il mondo, ma non possa usarli perchè non ha il denaro per acquistarli).
L'alternativa proposta è quella che gli Stati più ricchi acquistino più vaccini e li regalino direttamente ai paesi poveri. Cioè che i cittadini (gli Stati sono i cittadini) spendano del proprio con generosità, in modo che le grande imprese farmaceutiche continuino a fare enormi profitti.
Non entro nel merito.
Osservo soltanto che la Omc è un sistema pensato accuratamente per impedire agli stati di deliberare per il bene delle comunità, a vantaggio di pochi detentori di capitali.
Cioè osservo che la struttura economica mondiale non solo è in mano a pochi detentori di immense ricchezze, bensì questi ultimi sono riusciti a imbrigliarla al fine di non poterne più uscire. Neppure il presidente dello Stato più forte.
Aveva ragione Ruffolo col titolo del suo libro: Il Capitalismo ha i Secoli Contati.
Possibile che questi concetti siano solo semplicistici e senili?
Mi consola il fatto che persino Draghi (certamente non un marxista!) abbia affermato che le grandi imprese farmaceutiche devono cominciare a restituire una parte dei profitti che hanno accumulato negli anni, con le sovvenzioni statali alle loro ricerche e dunque debbano rinunciare ai loro brevetti almeno per un tempo limitato.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
06 maggio 2021
Da soli (21-051)
Da soli. (21-051)
L'ultima mia zia è morta qualche giorno fa in casa di riposo. A causa del covid è stato impossibile starle vicino, negli ultimi istanti. Anche mia madre (ormai sono 10 anni) è morta da sola, in ospedale dove era stata ricoverata, probabilmente per un ictus. Così è stato per mio padre, anch'egli in ospedale, dopo un incidente stradale: ci eravamo allontanati per la notte e quando siamo ritornati al mattino era già morto. Potrei continuare a enumerare i casi di persone morte da sole, fra i miei familiari e conoscenti.
Non tutte però.
Ricordo di una conoscente, della quale ero presente proprio nel momento della morte: effettivamente quando smise di respirare non era sola.
Ma era cosciente? Certamente no.
Quando si muore in presenza d'altri per lo più si è in uno stato di incoscienza, spesso indotto dai farmaci. O si è in coma.
Penso che se anche si fosse sufficientemente vigili, gli sforzi fisici degli ultimi istanti catturerebbero tutta la nostra attenzione, al punto da far scomparire il mondo esterno: poco importa che vi sia qualcuno presente, probabilmente chi sta morendo non se n'accorge.
Effettivamente si muore quasi sempre da soli.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
30 aprile 2021
Complessità, complicazioni, tortuosità (21-050)
Complessità, complicazioni, tortuosità. (21-050)
Più passa il tempo, più odio le complicazioni. Di qualsiasi genere.
Il mio odio si è rivolto, fino ad ora, soprattutto alle tortuosità che derivano dall'uso della informatizzazione della vita pubblica e privata, che, ci raccontano, semplifica la vita, quando tutti sappiamo che invece la complica.
Ne ho gia scritto a lungo. Ultimo caso quello per ottenere la SPID: ho tentato, non ci sono riuscito e ho rinunciato. Ma vi sono complicazioni inutili che ti richiedono a ogni piè sospinto, in internet: le registrazioni, le iscrizioni, gli accessi ai siti con parola d'ordine, eccetera: quando mi capita rinuncio subito e cambio pagina. Tutto questo non lo sopporto più (e la società si sta dirigendo a rotta di collo in quest'unica direzione).
Negli ultimi mesi però mi sono accorto di cominciare a odiare ogni altro tipo di complessità, da quella dei rapporti familiari a tutte le complicazioni che capitano nella vita.
Sono giunto alla conclusione che il mio odio nasca dall'incapacità di gestire le situazioni problematiche. E quelle contraddittorie.
In ciò leggo una diminuzione delle mie capacità mentali, più che un'insofferenza per un campo che non mi attira (quello dell'uso delle invenzioni elettroniche e informatiche).
Ma l'incapacità crescente non riguarda solo la mente, bensì anche la psiche, come ho già scritto ultimamente.
Non posso non collegare tutto ciò alla vecchiaia.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
29 aprile 2021
Bottiglie di acqua minerale (21-049)
Bottiglie di acqua minerale. (21-049) (29/04/21)
Da molto tempo bevo solo acqua minerale.
Non riesco più a bere acqua di rubinetto: mi dà il voltastomaco, non so se per il cloro o qualche altro inquinante presente. In aggiunta, da alcuni anni ho scelto di bere acqua in bottiglie di vetro, evitando quelle in plastica: la differenza nel gusto si sente e si diminuisce il carico di plastica del pianeta.
Le cassette di acqua minerale contengono 12 bottiglie, il cui peso si aggira su oltre 16 kg. E poichè di solito si collocano in garage, vi è il problema di trasportarle nell'appartamento: faticoso da giovani, impossibile da vecchi. Fortuna vuole che siano stati inventati portabottiglie da sei posti, che riducono il peso a poco più di 8 kg.
Fino ad alcuni mesi fa, dunque, trasportavo l'acqua al mio appartamento con singoli fardelli da 6 bottiglie.
Un giorno, non ricordo perchè, ho caricato un fardello con solo 4 bottiglie: beh, la differenza si sente, eccome, la fatica è minore.
Da allora trasporto sempre soltanto 4 bottiglie.
Furbizie della vecchiaia!
Escamotage quando diminuiscono le forze.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
26 aprile 2021
Fasi finali (21-048)
Fasi finali. (21-048)
Ho scritto nella pagina 21-045 che non ho riconosciuto mia zia, defunta recentemente a 97 anni, quando l'ho vista per l'ultima volta prima che chiudessero il feretro, tanto i suoi connotati si erano deformati.
Forse suo figlio ha fatto bene a non volerla vedere da defunta, nella cassa.
L'aveva vista per l'ultima volta una settimana prima della morte e aveva commentato:
"E' già morta, anche se respira ancora."
L'ultima fase della vita, gli ultimi giorni o settimane, continua a essere un mistero e un turbamento. C'è il distacco dagli affetti del morente. E c'è la trasformazione fisica del vivo in morto. Quelli che sopravvivono sono atterriti da questi momenti, non li comprendono, spesso li delegano a personale specializzato, in casa di riposo, per esempio.
La fine risente della profonda, radicale e insanabile diversità fra vivi e morti.
E la fase prossima alla morte risente della morte stessa.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
24 aprile 2021
Farmaci antidepressivi (21-047)
Farmaci antidepressivi. (21-047)
Sono contrario all'assunzione di farmaci, se non in caso di assoluta necessità.
Il motivo di tale posizione sta nel convincimento che i farmaci sono prescritti e assunti con troppa leggerezza, non ci si cura dei loro effetti, spesso sono sostituibili con prodotti erboristici o omeopatici o addirittura con un corretto stile di vita (cibo, alcol, fumo).
Ultimamente in famiglia mi hanno segnalato che ho alcuni sintomi di depressione (vedi 21-041). Io non me ne rendo conto, ma tale atteggiamento (negazionista) è tipico della depressione.
Che fare?
La depressione non riguarda soltanto la mia vita, bensì quella di chi mi sta vicino. Probabilmente con la depressione potrei conviverci, se vivessi da solo. Ma vivo in coppia. E dunque i suoi effetti riguardano anche altri.
Mi sono allora deciso di assumere un farmaco antidepressivo, la vortioxetina, anche perchè mi è stato detto che ha effetti positivi dal punto di vista cognitivo. E la perdita cognitiva è ciò che mi sembra di registrare negli ultimi tempi (e mi spaventa molto).
Nonostante la mia avversione alle medicine e la mia prevenzione, confesso che non ho percepito alcun effetto collaterale. Non solo. Dopo una settimana di assunzione ho avuto un litigio con la mia compagna (vedi 21-046), che si è risolto rapidamente perchè ho compreso di aver sbagliato e ho chiesto scusa, cosa rara per me.
Insomma gli inizi sono incoraggianti.
Che cosa farò in futuro? Continuerò ad assumerlo per mesi o anni? Diventerò come quei vecchi che vivono aggrappati a una, due o più medicine quotidiane?
Non lo so.
Per il momento mi accontento di verificare che chi mi sta attorno è più soddisfatto di me, che non sto veleggiando verso il caratteraccio tipico di alcuni vecchi.
Bisogna puntellare in qualche modo la vecchiaia?
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
23 aprile 2021
Un litigio (21-046)
Un litigio. (21-046)
Ieri sera, nell'andare a letto, ho ricordato alla mia compagna che l'indomani avevamo un impegno per il cambio di fornitore di luce e gas.
È trasecolata: "Ma come!? Avevamo un altro accordo. Io domani ho un altro impegno. Te l'avevo già ricordato più volte!"
Di fronte a tale reazione, mi sono innervosito, le ho risposto che già un'altra volta avevamo spostato l'appuntamento. Le ho anche detto altre cose, tirando in ballo vecchie questioni. Alla fine le ho dichiarato che non me ne sarei più occupato: quando lei avesse avuto tempo e voglia di fare il cambiamento me lo avrebbe detto. Per parte mia me ne disinteressavo completamente.
Mi sono addormentato con l'animo bellicoso, certo delle mie ragioni.
Al risveglio mattutino mi è subito tornata in mente la questione. Ma l'ho vista sotto una luce completamente diversa, perchè ho ricordato i termini del problema. Ciò che diceva lei era vero. Avevamo concertato un altro piano. Me n'ero completamente dimenticato. La mia rabbia era ingiustificata.
Le ho chiesto scusa.
L'indebolimento della memoria ha anche tali conseguenze, interviene nei rapporti, soprattutto in quelli familiari.
Il mio vicino novantenne, defunto alcuni mesi fa, in tarda età aveva peggiorato il suo carattere, e sua moglie lamentava di non riconoscerlo più.
Anche mia moglie ieri sera a un certo punto del litigio ha parlato del mio caratteraccio (nuovo).
Il peggioramento delle capacità intellettive della vecchiaia (o almeno della mia) può effettivamente peggiorare il nostro comportamento.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
22 aprile 2021
L'ultima perdita (21-045)
L'ultima perdita. (21-045)
Ho partecipato alle esequie della mia vecchia zia morta a 97 anni (vedi 21-044).
Eravamo solo in quattro e si è trattato soltanto del trasporto della salma dal luogo della morte al cimitero. Nessuna cerimonia, nè commemorazione: così ha voluto suo figlio, mio cugino.
Arrivati all'obitorio per la chiusura del feretro, sono entrato soltanto io a vedere la salma. Mio cugino, sua moglie e la figlia hanno preferito restare fuori e non vederla. Preferivano ricordarla da viva, piuttosto che ricordarla come cadavere.
Ebbene, non l'ho riconosciuta!
La morte aveva trasformato la sua fisionomia, anche perchè le avevano applicato una fascia sulla testa, probabilmente per tenere chiusa la bocca. Sembrava letteralmente un'altro volto, non c'era nulla di ciò che conoscevo, tanto da pensare a uno scambio di cadavere!
Non sempre, ma in qualche caso la morte fa perdere i connotati che si hanno avuti in vita.
Un'ultima perdita, fra le tante che distinguono la vecchiaia.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
18 aprile 2021
97 anni e mezzzo (21-044)
97anni e mezzo. (21-044)
E' morta a più di novantasette anni la mia unica zia vivente.
Nonostante tanta vita passata insieme, noi parenti non abbiamo vissuto un dolore profondo, bensì una rassegnazione affettuosa.
Morendo a così tarda età, non si lascia dietro di sè una sofferenza lancinante, neppure nei parenti più cari.
Il motivo di tale apparente insensibilità di chi resta risiede nell'affievolirsi della comunicazione fra il grande anziano e i parenti, nel lento distacco dalla vita e dagli affetti del vegliardo, che avviene negli ultimi anni di vita. E anche nella rarefazione delle relazioni, nello scarso o nullo contributo alla società (sia pur quella piccola della propria famiglia).
Forse anche nell'inconscia percezione che la vita abbia un termine e che a 97 anni questo termine sia stato superato da un pezzo.
Morendo a così tarda età è come se si fosse morti prima, di tre, cinque o più anni.
Si è cominciato il viaggio di allontanamento e di distacco, ben prima della fine.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
16 aprile 2021
Vaccinazioni ed etica (21-043)
Vaccinazioni ed etica. (21-043)
Vi sono questioni etiche nella vaccinazione di massa anti corona virus.
In poche parole: è morale mettere in conto alcune decine di morti da vaccino pur di salvarne decine o centinaia di migliaia?
È quanto è avvenuto in Gran Bretagna, dove a fronte di una vaccinazione di massa (che oggettivamente ha ridotto di molto i morti quotidiani), si è deciso di continuare a vaccinare nonostante una decina di morti da vaccino Astra Zeneca.
Diversamente, negli Usa, dopo il primo morto da vaccino Johnson&Johnson, si è deciso di sospenderne l'uso, in attesa di approfondimenti.
Qualcuno ricorderà il mito di Ifigenia, nella tragedia Ifigenia in Aulide, dove Agamennone decide di uccidere la figlia per ingraziarsi gli dei nell'impresa di Troia. Per il bene della società (o di un'impresa militare) si decide di sacrificare una vita umana.
Chi di noi non ha giudicato esecrabile quella scelta? Chi non ha tacciato di barbarie quei popoli che praticavano tali uccisioni? Eppure all'interno della loro visione del mondo e della loro cultura, la cosa pareva accettabile.
Mi pare che nella situazione attuale della vaccinazione di massa si ripercorra la stessa strada. Per salvare molte vite, si accetta di sacrificarne alcune.
È morale?
A mio avviso bisogna interrogarsi su questo problema.
Invece, purtroppo, è tutto un susseguirsi di affermazioni di virologi ed epidemiologi, politici e giornalisti, che minimizzano il rischio della vaccinazione, allo scopo di convincere la gente a vaccinarsi in massa. Nessuna voce contraria è ammessa.
L'argomento principale per garantire la bontà dell'operazione è di tipo statistico. Si dice: vi è una probabilità di 0,02% di morire di vaccino, molto meno della morte per incidente stradale.
Ma l'argomento è fortemente equivoco. L'uso della statistica distorce la realtà dei fatti. Se per la maggior parte dei casi la probabilità di morire di vaccino è nulla, per alcuni è il 100%. E non si conosce il perchè. Perciò al momento della vaccinazione la probabilità di avere o non avere effetti gravi è del 50%. Perchè siamo tutti diversi, non siamo monete da testa e croce.
Anche il confronto con l'incidente stradale è sballato: mentre la scelta del vaccino è un'azione precisa, attuata da chi si vaccina, nel caso dell'incidente nessuno si mette nella condizione di averlo: è casuale.
Insomma: qualcuno può dissentire dal pensiero unico pro-vaccinazione senza essere subito tacciato di essere un terra-piattista?
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
15 aprile 2021
Accorciamenti (21-042)
Accorciamenti. (21-042)
Nel primo anno di vecchiaia avevo notato che l'orizzonte temporale si era ristretto.
Ero passato dal senso di immortalità della giovinezza al senso di finitudine. Tuttavia il tempo teorico che mi restava da vivere era ancora lungo (quasi una terza vita di altri vent'anni, dopo la giovinezza e l'età matura).
Sono passati dieci anni, da allora.
Di una terza vita aggiuntiva me ne resta mezza.
Mi accorgo che il tempo si è ulteriormente accorciato.
E non solo nel senso che il tempo da vivere si è dimezzato, bensì in quello ben più importante di come valuto il futuro. Mi sono accorto di aver ristretto il mio sguardo sul futuro a pochi anni in avanti piuttosto che a decenni.
In qualche modo mi sento spinto a vivere il presente piuttosto che a proiettarmi nel futuro.
Perchè di futuro ne resta poco.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
11 aprile 2021
Svolte (21-041)
Svolte.* (21-041)
Sono ormai dieci anni da che sono formalmente entrato nella vecchiaia. Ho sperimentato una graduale perdita di abilità sia fisiche che psichiche. Anzi, ho anche sottolineato che la gradualità nelle diminuzioni sia una positiva modalità dell'esistenza, per non deprimere troppo gli anziani, a causa dei cambiamenti peggiorativi dovuti all'aumento degli anni.
Ma in questi mesi sto facendo esperienza di cambiamenti più repentini e più numerosi.
In peggio.
Di alcuni ho già scritto (vedi 21-025, -030, -036, -038, -040).
Ora descriverò quello che mi preoccupa di più, che riguarda l'intelletto e la psiche. Ed è legato alla memoria.
È da tempo che la mia memoria mostra delle lacune, ma finora sono state saltuarie e hanno riguardato aspetti secondari, come una parola che non viene subito in mente, oppure il ricordo di cose appena fatte, che svanisce di colpo.
Ora ho scoperto che incide sulla capacità di argomentare, durante una discussione, in famiglia soprattutto. Mi capita di dimenticare le argomentazioni che mi sono appena state fatte e quindi di poter ribattere in maniera puntuale. Oppure mi capita di perdere il filo del discorso, dimenticare cioè i punti che volevo sviluppare. Oppure di non saper come ribattere a una o più osservazioni, che talvolta letteralmente non comprendo. O, ancora, di comprenderle, ma di non sapere che pesci pigliare, cioè di non saper trovare soluzioni soddisfacenti a problemi di relazione, soprattutto familiare.
Se a tutto ciò aggiungo perdite di entusiasmo, pigrizia, fastidio sempre maggiore per le cose che siano un poco complesse (e che quindi fatico a comprendere, al di là della motivazione nobile di cercare le cose semplici), il quadro che ne esce non mi tranquillizza.
In queste settimane ho scoperto di essere anche depresso (poco, molto?).
Sono proprio in un punto cruciale della mia vecchiaia.
Un punto di svolta.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
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