17 settembre 2016

Retromarcia (16-143)

Retromarcia. (16-143)
Ritorno su questo tema perchè ho osservato alcuni vecchi automobilisti durante una retromarcia con l'auto. Procedono piano, con circospezione, irritando magari qualche giovane che attende la fine della loro manovra.
In un'altra pagina avevo attribuito ciò alla lentezza che è propria della vecchiaia.
I vecchi sono più lenti in tutto e dunque anche nel far retromarcia.
Ma c'è qualcosa in più.
Tre anni fa ho cambiato l'automobile. Quella attuale è più piccola. Anche lo specchietto retrovisore è di dimensioni ridotte. Risultato: mi sono accorto che avevo più difficoltà nelle manovre di arretramento. In due occasioni sono andato a sbattere contro ostacoli che non avevo visto.
Ho cercato una soluzione acquistando uno specchietto di maggiori dimensioni.
La situazione è migliorata. Ciò nonostante ogni volta che mi accingo a retrocedere sento che non sono padrone della manovra. Presto molta più attenzione di un tempo. Guardo con cura più volte se vi sono ostacoli, se sopraggiungono persone o veicoli.
Ecco: mi pare che anche altri anziani abbiano le mie stesse difficoltà. Dunque procedono con prudenza e molto, molto lentamente (a bassa velocità si fanno meno danni).

Anche la mia compagna in una retromarcia ha sbattuto contro un altro veicolo. E lei è più sveglia e più giovane di me.
Retromarcia: problema comune ai vecchi.
E i vecchi diventano prudenti.

(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. )
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

16 settembre 2016

Basta un nonnulla (16-142)

Basta un nonnulla. (16-142)
   
Ero in auto, vicino al mercatino rionale settimanale. In attesa che arrivasse la mia compagna.
Il mercatino è molto frequentato da vecchi. Forse memoria lontana di un tempo in cui era un'autentica occasione d'incontro sociale.
Due donne anziane avanzavano nella mia direzione, camminando piano.
Il marciapiede è alberato: di tanto in tanto vi è una pianta. Una delle due donne, arrivata vicino a un albero, mette un piede sul terreno che circonda l'albero, che è più sconnesso rispetto al marciapiede, che invece è liscio.
Ha un sussulto, sentendo il terreno diverso e meno stabile.
Barcolla. È in procinto di perdere l'equilibrio. Lo recupera con uno sforzo.
Si meraviglia di quell'ostacolo improvviso (ostacolo soltanto per lei perchè un giovane non se ne sarebbe nemmeno accorto). Sembra quasi maledire l'amministrazione comunale.
In tarda età basta poco per cadere.
Lo si impara pian piano, si aumenta la prudenza.
Si cammina piano.
Ma basta un'inezia per perdere l'equibrio e cadere (con conseguenze rovinose).
È la capacità di mantenere l'equilibrio che viene a mancare.

(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. )
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15 settembre 2016

Memoria (16-141)

Memoria. (16-141)
La mia vecchiaia è caratterizzata anche dalla perdita di memoria. Dovrei verificare se con il gingko biloba la situazione migliora.
Lo farò.
Per il momento mi accontento di adottare qualche strategia. Per esempio mi scrivo dei biglietti (vedi 16-113).
Anche mia madre dopo gli ottant'anni ha avuto un calo forte di memoria, così forte che non poteva più coordinare la sua vita quotidiana. La diagnosi implacabile fu di demenza senile.
Sono preoccupato di fare la stessa fine.
Un modo immediato di perdere l'autonomia.
Mia madre non se ne rendeva conto. Prendeva la cosa quasi con umorismo. Se mi parlava e perdeva il ricordo di ciò che voleva dire, diceva:"Al diavolo! Mi tornerà in mente più tardi."
Io invece quando dimentico qualcosa mi incaponisco. Mi sforzo di recuperare il pensiero.
A volte ci riesco subito, più spesso devo faticare. Non sempre ho risultati.
Quando ho qualcosa in mente che devo ricordare e non ho sottomano un foglio e una penna, metto dei segni strani (una foglia nel taschino, un oggetto assolutamente fuori posto, eccetera). Quando mi ri-capitano sotto l'attenzione, ricordo quel che devo fare.
Ma non sempre.
Stanotte mi è venuto in mente che al mattino dovevo fare qualcosa di urgente. Così ho posto sul comodino un oggetto incongruo.
Al mattino, mi sono accorto subito dell'oggetto fuori posto.
Ho rammentato che significava qualcosa di urgente da fare.
Ma non mi sono assolutamente ricordato che cosa dovevo fare!

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14 settembre 2016

Saliva (16-140)

Saliva. (16-140)
Tanti sono i fenomeni che caratterizzano la vecchiaia (senza scomodare le malattie).
Mia madre è morta a novant'anni. Ricordo che quando si alzava, al mattino, la federa del suo cuscino era sempre macchiata qua e là di scuro.
Forse un pò di sanguinamento delle gengive.

Da un pò di tempo anche la federa del mio cuscino è macchiata.
Me ne accorgo solo quando la federa è di colore scuro. Le macchie sono biancastre (i miei denti non sanguinano) e risaltano sullo scuro della federa: è evidente che di notte, dalla mia bocca appoggiata sul cuscino, esce della saliva.
Tipico frutto della vecchiaia (almeno la mia): le gote di notte sono rilassate, la bocca si apre e un poco di saliva esce. Da giovane non l'avevo mai osservato, anche se tale problema può colpire coloro che non sono anziani.
Da giovani può essere una patologia.
Da vecchi è più frequente (la norma?).
Non si tratta solo di un maggior rilassamento del muscoli che tengono chiusa la bocca. Può esser una vera e propria disfunzione nella coordinazione del meccanismo della deglutizione.
Vecchiaia.

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12 settembre 2016

Il volto dei vecchi (16-139)

Il volto dei vecchi. (16-139)
Quando mi alzo al mattino, vado subito in terrazzo per vedere il sorgere del sole (oppure il sole appena sorto). Resto lì qualche minuto a godermi il silenzio e l'atmosfera magica dell'aurora.
Talvolta anche la mia vicina novantenne si affaccenda sul terrazzo accanto.
La osservo.
Non sempre mi vede.
È evidente che anche lei si è appena alzata dal letto. Ha un'espressione e un volto diversi da quelli consueti del resto del giorno. La pelle è come più adagiata sulle ossa del cranio.
Ha l'aspetto di una defunta.
Se la vedrò quando morirà, sono certo che il suo volto mi apparirà come quello di queste mattine all'alba.

Ho visto poche persone morire e non ricordo i momenti del prima e del dopo. 
Mi pare comunque che l'aspetto esterno non sia molto diverso. 
A differenza di altri organi che cessano di funzionare di colpo al momento della morte, il volto resta più o meno lo stesso un'ora prima e un'ora dopo il trapasso.
Così l'aspetto di coloro che sono molto anziani evoca quello del dopo-morte.
I molto-vecchi ci anticipano nel volto la loro morte.
Ce ne danno un assaggio.

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11 settembre 2016

L'altro aspetto della stanchezza* (16-138)

L'altro aspetto della stanchezza.* (16-138)
Una conoscente, ormai sulla via della vecchiaia, mi ha riferito che le donne più anziane, che frequentano lo stesso suo corso di pittura, l'hanno messa in guardia:
"Quando ti siedi davanti alla TV, accertati di avere preso tutto: telecomando, occhiali, cellulare, qualcosa da mangiare e da bere, eccetera. Altrimenti poi ti devi alzare più volte dalla poltrona. Quando si è vecchi alzarsi dalla poltrona affatica" le hanno detto.
Questo fa il paio con la battuta di un mio vecchio collega che mi diceva:"Si capisce di essere diventati vecchi quando ci si china sulle ginocchia per prendere qualche cosa dal pavimento: se, prima di alzarsi, si guarda in giro per vedere se c'è qualcos'altro da raccogliere (oltre all'oggetto per il quale ci si è piegati), allora di sicuro si è vecchi!"
Battute, consigli ironici, ammiccamenti sono il sintonomo di un problema vero: da vecchi ci si affatica di più nel fare qualunque movimento.
Quei movimenti che per un giovane sono così leggeri da diventare automatici senza alcun riguardo alla fatica muscolare, da vecchi si sentono e sono pesanti.
Da vecchi i muscoli che lavorano si fanno sentire.
Questo è il motivo della progressiva riduzione dei movimenti dei vecchi.
Ci si affatica di più, così si evita di muoversi.
Ma è anche la causa della vecchiaia.
Si diventa sempre più vecchi se si diminuisce il movimento.

Problema senza soluzione?
Se ci si muove di meno, si invecchia di più.
Ma ci si muove di meno proprio perchè si è vecchi e il movimento costa fatica.
Si può interrompere il circolo vizioso solo sforzandosi di muoversi anche se è faticoso.
Lo si deve fare proprio come da giovani si faticava di più andando in palestra.

Movimento è vita.
Fermarsi è morte.

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06 settembre 2016

Stanchezza* (16-137)

Stanchezza.*(16-137)
Ne ho scritto spesso.
Sempre più mi sembra un segno puro di vecchiaia (vedi16-121).
Ho cominciato a scriverne all'inizio del diario, quando mi accorsi che giungevo a metà pomeriggio trascinandomi per la stanchezza (letteralmente).
Era troppa per un sessantacinquenne. Mi rivolsi a un medico amico, che era anche geriatra. Trovò la soluzione, consigliandomi di assumere alimenti che contenessero polifenoli (antiossidanti): curcuma, tè verde, arance, ciliegie, a cui aggiunsi bacche gogij, semi di chia e altro. Effettivamente la stanchezza scomparve (almeno quella stanchezza estrema).
Continuai nell'analisi, accorgendomi che il calo di desiderio sessuale che accompagna gli anziani era legato ancora alla stanchezza serale, almeno per me. Di sera prevale il piacere del riposo rispetto al piacere dell'intimità.
Arrivarono i nipoti e la stanchezza si ripresentò in modo massiccio: dopo ogni periodo di accudimento mi sentivo uno straccio. Col bisogno di andare a letto a riposare.

Da qualche tempo vado a letto al pomeriggio. Il giovamento è evidente. Segno che il bisogno di riposo di un anziano non compare a fine giornata, ma di pomeriggio.
Dopo il riposo, si torna pimpanti e pieni di vita (ma intanto due ore di vita se ne vanno, vedi 16-120).

Mi ha sempre colpito la sonnolenza continua delle persone molto anziane: le energie se ne sono andate quasi del tutto, serve una continua fleboclisi di riposo.
Mi fece impressione la richiesta di una mia vecchia zia novantenne alla fine di una visita di cortesia e d'affetto che le facemmo in casa di riposo (era pomeriggio). Richiesta di un commento al nostro incontro disse: 
"Molto bello, ma ora vorrei che ve ne andaste. Sono molto stanca."

La stanchezza è dunque un segno autentico che connota l'età della vecchiaia.
Se si vuole avere ancora tempo di vita è necessario aumentare il riposo.
Ma così il tempo di vita diminuisce.
Sempre di più.

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05 settembre 2016

C'è vecchiaia e vecchiaia* (16-136)

C'e vecchiaia e vecchiaia.* (16-136)
Adiacente al parco dove mi reco ogni giorno coi cani, vi è un bar molto frequentato da anziani. Adesso che fa caldo stazionano presso i tavolini esterni.
Giocano a carte, discutono, leggono il giornale, chiacchierano, bevono.
Di mattina e di pomeriggio. Ospiti fissi.
Vecchi spensierati, sembra.
Vecchi sfaccendati, nel senso letterale: senza compiti, impegni, lavori, obblighi.
Onorano il detto: la vecchiaia è il tempo della libertà.

Il primo di settembre sono andato al parco per bambini con uno dei miei nipoti, a insegnargli ad andare in bicicletta. Il parco era pieno di bambini e di ... vecchi.
Nonni.
Il primo del mese molti genitori ricominciano a lavorare e le scuole, almeno da noi, sono ancora chiuse. A chi tocca l'accudimento dei minori? Ai nonni.
Ho visto nonni di tutte le età. Anche abbastanza anziani, anche maschi da soli, anche coppie di nonni.
Ho parlato con qualcuno di loro. Tutti affaticati dal compito di tenere i bambini. Tutti anelanti a un pò di requie. Le nonne, però, appagate.
Comunque tutti molto impegnati.

Dipende dalle circostanze esterne (avere figli, nipoti, poche risorse economiche) o dalla disponibilità degli individui?
C'è vecchiaia e vecchiaia.

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03 settembre 2016

Eutanasia legale (16-135)

Eutanasia legale. (16-135)
E' un'iniziativa dell'associazione Luca Coscioni (in Italia).
Perchè da noi l'eutanasia è illegale. Diversamente da altri Paesi. Per esempio la Svizzera. Dove alcuni (pochi) italiani si recano a morire (associazione Exit). Ma il costo è circa 10.000€. Pochi se lo possono permettere.
Così in Italia vi sono malati terminali che si suicidano in condizioni terribili.
La legge nega loro la possibilità di essere accompagnati alla morte senza sofferenze.
E si condanna al carcere chi li aiuta.
In Italia i medici contrari alla legge sono il 34%. Quelli favorevoli, il 42%. Un 24% di medici si dichiara favorevole solo in dipendenza delle conzioni del paziente (fonte Medscape Ethics Report 2014).
In Italia i suicidi (nel 2010) sono stati 3048. Di questi il 46% ha avuto come movente la malattia fisica o psichica (fonte ISTAT).
Un altro dato importante è il seguente: ben 86% dei medici ha dichiarato che non sono i pazienti a decidere di interrompere i supporti vitali: decidono sempre gli altri (fonte Medscape Ethics Report 2014).
In Parlamento (italiano) giace una proposta popolare di legge per legalizzare l'eutanasia (105.000 firme). Ma si è arenata in commissione.
Manca la volontà politica perfino di porla in discussione.

La proposta dell'associazione Luca Coscioni è un gesto di grande solidarietà verso quella piccola minoranza che si trova nelle condizioni di dover morire invece che continuare a vivere fra mille sofferenze.
Si chiama civiltà.

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31 agosto 2016

Vivrin e vivron (16-134)

Vivrin e vivron. (16-134)
Il mio quartiere non è abitato da ricchi, non vi sono ville o appartamenti di lusso. 
Tranne qualche eccezione. Per esempio proprio nella mia via vi è una bella villa, anzi una doppia villa: in una abitano i genitori, in un'altra staccata il figlio (o figlia). Si tratta di un industriale che ha fatto fortuna alcuni decenni fa, tanto da potersi permettere la villa e un'auto potente, una Maserati, autentico status symbol.
Ormai è diventato molto vecchio, non lo vedo più guidare la sua auto, anzi non lo vedo quasi, se non come passeggero di altri.
Da quando è diventato vecchio e forse invalidato, la sua villa è frequentata notte e giorno da altre persone. Probabilmente cameriere, segretari, infermiere che svolgono servizi anche di notte.
Il vecchio industriale può permettersi col suo denaro di prolungare le sue capacità di decidere, mantenere in vita i suoi progetti, partecipare alla vita sociale, sia pur restando a casa sua (m'immagino video-conferenze, contatti on line, eccetera).
Può trasformare la sua vecchiaia, negandone le limitazioni.
Sicuramente ha spostato più in là il tempo in cui perderà l'autonomia.
Il suo denaro è diventato una protesi, come per altri vecchi lo è il bastone, il montascale, la macchinetta elettrica per spostarsi.
Non do giudizi. 
Registro solo questa diversità.

Mia nonna, nel suo dialetto, diceva che esistono due modi diversi di vivere: vivrin e vivron. Vale a dire: c'è chi ha poco e deve accontentarsi di quello e quindi vive un vivrin (piccolo vivere); c'è chi ha molto e vive alla grande, vive quindi un vivron (grande vivere).
Non so se per i vecchi vi sia questa possibilità. Per quanto il denaro faccia la differenza, la vecchiaia tende a rendere tutti uguali, almeno nella perdita progressiva di autonomia, libertà, capacità mentali.
Tutti i vecchi (un po' prima o un po' dopo) finiscono col doversi accontentare di una vita modesta.
Un vivrin.


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30 agosto 2016

Vitamina D3. (16-133)

Vitamina D3. (16-133)
Se n'è parlato all'ultimo convegno di Be4Eat ad Abano Terme (maggio 2016).
Qualche relatore ha affermato che la popolazione occidentale ne è carente. Molto.
Si tratta di un vero e proprio ormone, direttore d'orchestra di molteplici funzioni.
Agisce sul calcio, sul sistema immunitario, sull'assorbimento intestinale (si vedano le ricerche cinquantennali di Robert Heaney).
La buona notizia è che l'organismo umano è capace di sintetizzarla: basta l'esposizione al sole. In caso di carenza si può sempre supplementarla. Chi non ricorda il vecchio olio di fegato di merluzzo che ci davano da bambini nell'immediato dopoguerra, per evitare il rachitismo?
Ho chiesto al mio medico di fare l'analisi di vitamina D3.
Risultato: ne sono carente, molto. 
Ho un livello di 25 ng/ml. Mentre il minimo sarebbe almeno 30, e l'ottimale fra 40 e 60.
Noi anziani riduciamo la capacità di sintetizzarla attraverso l'esposizione al sole: un 30% in meno rispetto a un giovane. 
E poi gli anziani stanno più in casa, evitano il sole.
 
Bisogna che approfondisca col mio geriatra che fare. Anche perchè la vit. D3 si trova in alcuni alimenti soprattutto animali (e io sono vegano!).
Invito tutti gli anziani a misurarsela.
Sotto i 25 la situazione può essere grave.

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29 agosto 2016

Troppo vecchi (16-132)

Troppo vecchi. (16-132)
Da quando sono diventato nonno, ho cominciato a frequentare parchi pubblici per bambini.
Vi trovi molte mamme, coppie di genitori, qualche babbo da solo e alcuni nonni.
Fra questi ultimi vi sono tipologie diverse.
Prevalgono di gran lunga le nonne. Noi maschi siamo pochi.
Le nonne sono abili, vitali, affidabili.
A volte trovi coppie di nonni che accudiscono un nipotino solo. Sono un poco in difficoltà, segno che il compito per loro è gravoso: necessita la presenza di entrambi.
Raramente trovi nonni maschi.
Per lo più si tratta di nonni di prima fascia, ancora in buona forma.
Fra le nonne, talvolta, ne trovi di seconda fascia, oltre i 75 anni.
Si vede che sono impacciate, che si muovono con lentezza, che stentano a tener dietro ai nipotini soprattutto se corrono.
Nonni maschi così vecchi non se ne vedono.

Fare i nonni non è né semplice né banale.
Richiede energia, motivazioni, disinvoltura.
Meglio diventare nonni prima di entrare nella vecchiaia (le energie sono molto maggiori).
Nonni di terza fascia (oltre gli ottanta) sono nonni solo di nome. Non svolgono servizi.
Non si può fare i nonni da troppo vecchi.

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27 agosto 2016

I succhi migliori (16-131)

I succhi migliori.(16-131)
Vecchi e adolescenti.
Facile il confronto.
Facile trovare delle somiglianze.
Sono due età deboli, di capacità attenuate. Entrambe hanno bisogno di assistenza. 
Entrambe la sopportano male.
L'adolescente vorrebbe avere la piena autonomia, che vede negli adulti, ma le strutture della sua psiche ancora non glielo consentono.
L'anziano vorrebbe conservare la piena autonomia, che ha avuto fino a poco tempo prima, ma il declino è dietro l'angolo.

La differenza sta nelle diverse prospettive.
L'adolescente aspetta i 18 anni, come meta agognata, in cui si compie la sua crescita e soprattutto si raggiunge l'autonomia.
Il vecchio paventa la perdita di autonomia, come esito temuto, in cui si conclude la sua vita.
Un cammino è in salita, l'altro in discesa. Uno di speranza, l'altro di malinconia.
Gli adolescenti raggiungono la meta entro pochi anni.
Gli anziani non sanno quando la meta giungerà, ma sanno che è un declino, che si coclude con la parola fine.

La realtà è questa.
Dobbiamo imparare a vivere questa età in cui alcune nostre capacità diminuiscono senza fine.
Si cercano maestri.
Nella loro attesa, un obbiettivo provvisorio è quello di vivere al meglio. 
Non dolersi troppo per quello che si perde (molto altro si guadagna). 
Vivere la condizione della vecchiaia estraendone i succhi migliori possibili.

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26 agosto 2016

Nonni e nipoti* (16-130)

Nonni e nipoti.* (16-130)
Alcuni anni fa ho scritto che il vecchio perde il ruolo sociale che gli dava il lavoro.
Cioè perde il riconoscimento che gli altri gli danno per il fatto che sia attivo nella società .
Ho scritto che con l'arrivo dei nipoti il vecchio riacquista un ruolo sociale, perchè si occupa di loro, li cura, solleva i genitori da alcune fatiche nella gestione dei minori.
Insomma il vecchio nonno partecipa concretamente alla società, né più né meno di quanto faccia una maestra d'asilo o il genitore.
Questo “lavoro” non viene riconosciuto, non dà né prestigio né sigillo d'appartenenza.
Ma è importante.
E non solo perchè supplisce a una carenza di servizi della società stessa (in Italia i nonni sono prolungamento della scuola, sia nelle emergenze sia nelle ore e giorni di chiusura).
Soprattutto invece per l'opera di educazione dei minori che saranno, entro alcuni anni, membri attivi del contesto sociale.
I nonni possono essere ottimi educatori. Possono trasmettere valori, conoscenze, principi civili, ma anche sicurezza, affetto, appoggio: proprio ciò di cui ha bisogno un bambino per diventare un adulto equilibrato.
E un adulto equilibrato contribuisce positivamente alla società di cui fa parte.
Quanto meno non le crea intoppi e (molto di più) perchè è capace di affrontare e risolvere problemi del contesto sociale nel quale vive.

Queste idee dovrebbero essere presenti nella mente dei nonni.
Potrebbero diminuire la fatica che noi nonni facciamo nell'accudire i nipoti.
Fatica tanto più grande quando diventiamo nonni da anziani o da molto anziani.
Tutto ciò non viene riconosciuto.
A volte nemmeno dai genitori.
Resta nella coscienza e consapevolezza nostre.
Ma a noi basta.

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25 agosto 2016

Prostata (16-129)

Prostata. (16-129)
Ne ho scritto più volte. Forse mi ripeto.
È la malattia della vecchiaia che non riesco a contrastare con metodi di cura naturali (soprattutto il cibo). Nell'ultimo anno si è ingrosstata ulteriormente.
L'urologo mi ha posto il problema con durezza: o prendo i farmaci chimici che mi propone (finasteride) o devo farmi operare.
Gli ho detto che ne avrei parlato col mio geriatra.
Ha replicato che non ce n'era bisogno. Non c'erano alternative: o finasteride o intervento chirurgico.
Sono andato in internet a documentarmi. Si tratta di una molecola che è molto simile all'ormone progesterone. Anzi si prepara a partire da quello. Ha quindi un'azione potente sull'organismo.
Quattro questioni critiche:
1. per sapere se il farmaco funziona su di me devo assumerlo per almeno sei mesi (!)
2. se il farmaco funziona devo assumerlo per tutta la vita (!)
3. molti gli effetti collaterali, anche gravi, su chi l'ha preso (studio condotto dopo 10 anni di assunzione: effetti collaterali nel 6% di pazienti). Non li elenco, ognuno può leggerseli in Wikipedia
4. non si sa bene come funzioni (è sì un inibitore della 5-alfa-reduttasi tipo II ma non si conoscono le ragioni biologiche di tale azione).
Un risultato importante è: il farmaco evita l'intervento chirurgico nel 55% dei casi.

Sono perplesso. Assumere per tutta la mia vita restante (10-20 anni) un farmaco che incide pesantemente sull'equilibrio dei miei ormoni mi sembra assurdo.
Del resto evitare un'operazione è positivo.
Che fare?

L'iperplasia prostatica da cui sono affetto (e che non riesco a debellare) è un segnale:
sto perdendo il controllo del mio corpo.
Tipico della vecchiaia avanzata.
Tipico della fine della vita.

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