30 giugno 2013

Precedenza. (276)
Quando vado al parco coi cani, passo davanti a un supermercato, con tanto di parcheggio interno. Spesso sono costretto a frenare perchè le auto che escono non danno la precedenza. Rischiano l'incidente. Se suono e cerco di far capire che devono aspettare che io sia passato, si stupiscono, inveiscono. Come se avessero tutto il diritto di passar loro. Hanno torto marcio.
Spesso mi arrabbio. Li mando al diavolo.
Oggi mi è ancora capitato. Ho riflettuto. Che cosa mi fa imbestialire? Aver ragione e non venir riconosciuto.
Sono vecchio, possibile che non mi sia ancora abituato alle piccole scorrettezze che succedono sulla strada? Possibile che me la prenda ancora tanto?
Devo controllarmi di più. Proprio perchè sono vecchio. Non tanto perchè qualcuno potrebbe picchiarmi. Non avrei paura (da incosciente).
Ci si deve controllare perchè da vecchi, si ha esperienza. Si sono già vissute molte volte certe maleducazioni sulla strada. Da vecchi si può anche guardarle come cose normali.
Da vecchi i torti subìti (questi torti subìti!) non rivestono molta importanza.
Da vecchi si dovrebbe lasciar correre.
Da vecchi si potrebbe essere più saggi.

(L'indice per argomenti delle prime 218 pagine di questo diario si trova al n. 202)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com ).

29 giugno 2013

La noia delle cose normali. (275)
Da vecchi alcune abitudini diventano insopportabili. L'ho detto a proposito delle feste di fine anno. E delle feste di compleanno, che ho deciso di non festeggiare più.
Insopportabile è anche la consuetudine della televisione. Spettacolo per lo più stupido.
Adesso mi sta venendo a noia la consuetudine di...mangiare. Capisco quanto sia assurdo.
Comincio a sentire come una schiavitù quella di dover mangiare ogni giorno, più volte al giorno. Poi mi viene fame e lo faccio. Ma ne sento la schiavitù.
Già da qualche anno mia moglie si era mostrata insofferente alla preparazione abitudinaria dei pasti. Lei è cuoca eccellente. Non si sottrae alla preparazione di piatti elaborati, di pranzi ricchi di portate.
Purchè siano eventi eccezionali, non più volte al giorno.
Quello che non sopporta è la stanca ripetizione del gesto.
Fortunatamente negli ultimi anni abbiamo scelto due regimi alimentari differenti, per cui io mi preparo i miei piatti e lei i suoi. Non gravo più su di lei.
Mi è venuto a noia il fatto di dover continuamente assumere cibo per poter vivere.
Di ciò non ci si rende conto, perchè la fame ci spinge a farlo.
Me ne sono accorto gli anni in cui ho sperimentato digiuni di una settimana.
Quanto tempo risparmiato fra pensare menù, acquistare, preparare, spreparare, gettar rifiuti! Che libertà!
In questi ultimi anni quello che sopporto poco è l'obbligatorietà del preparare. Del non poterne fare a meno.
Che sia inevitabile, da vecchi?

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28 giugno 2013

Vene. (274)
Mi guardo nudo allo specchio. Vedo la mia massa muscolare che diminuisce, vedo le spalle che s'incurvano, vedo la pancia, in tutta evidenza.
Ieri ho osservato le vene superficiali delle gambe. E' da molto tempo che le ho. Cinque o più anni.
Sono uno degli aspetti degli anziani. Nascoste durante l'anno, appaiono d'estate o al mare. Le prime volte mi facevano impressione. Poi mi sono abituato. Mi sono rassegnato.
Non so qual è il meccanismo per cui in vecchiaia queste vene compaiano. Non so se siano un disturbo del quale ci si debba preoccupare.
Non so se siano le cosiddette vene varicose. Lo chiederò al medico.
Intanto me le tengo, le osservo. Mi ricordano che ho tanti anni.
Fanno parte del mio paesaggio di vecchiaia.
Comincio ad affezionarmi.

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27 giugno 2013

Ripetizioni. (273)
A pagina 270, tre giorni fa, ho parlato di caldo. Dopo averla scritta, mi è venuto in mente di aver già trattato lo stesso tema l'estate scorsa. Mi sono detto: ti stai ripetendo. Sono andato alla ricerca di quella pagina. Era del luglio 2012. Uno spunto brevissimo. Prima ancora che cominciassi questo blog. Quindi non era comparso nel blog, cominciato a settembre 2012.
Con quasi trecento pagine di diario già fatte è inevitabile che mi ripeta. A distanza di mesi posso avere stimoli simili. Dunque posso tornare su uno stesso argomento. Ma non mi copio. Cioè non scrivo le stesse cose.
A volte il punto di vista cambia un poco. A volte c'è una maturazione dei concetti. A volte uno sviluppo.
Posso raccogliere tutti i brani sullo stesso argomento in ordine cronologico e seguirne l'evoluzione. A ciò mira l'indice che ho inserito a pagina 202.
Lo aggiornerò a pagina 300.

La ripresa di un tema era fra le intenzioni originarie di questo diario.
Cioè era voluta. Solo che me la figuravo a distanza di anni e non di mesi. Volevo vedere come cambiavo opinione, inoltrandomi nella vecchiaia.
Mi figuravo che potesse essere utile a qualcuno.
Invece è un innocente passatempo.
Solo mio.

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26 giugno 2013

Tre piccoli incidenti. (272)
Ho portato l'auto dal meccanico. Quando sono sceso l'ho salutato e ho cominciato a spiegargli di che cosa avevo bisogno. Mentre parlavo, con le spalle alla vettura, ho chiuso lo sportello con la mano destra, dietro di me. Cioè senza guardare la traiettoria dello sportello. Ho fatto male i calcoli. La punta alta della portiera mi ha colpito la schiena. Un bel dolore.
Sempre con l'auto. Io e mia moglie abbiamo una sola vettura. La usiamo entrambi. Quando la usa lei, sposta in avanti il sedile. Io sono più alto. Quando la riprendo io, devo spostarlo indietro. Per fare questa operazione entro in auto, mi siedo e poi spingo indietro il sedile con i piedi. Oggi, entrando, ho sbattuto con la testa sulla cornice dello sportello. Non ho calcolato che lo spazio di entrata, con il sedile in avanti, è più stretto. Una piccola botta.
A casa, alzando la testa da sotto uno scaffale, lo colpito lo spigolo. Per fortuna, di striscio. Una botta anche in questo caso.
Tre piccoli incidenti senza conseguenze. Accaduti in un paio di giorni. Sfortuna.
Distrazione o vecchiaia?
La mia capacità di calcolare angoli e distanze, si sta indebolendo.

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25 giugno 2013

Il mio cane vecchio ha un padrone vecchio. (271)
Il mio cane mi parla. Per via telepatica.
Mi ricorda quando era giovane e rincorreva le palline da tennis che gli lanciavo. Non le riportava. Amava tenersele. E masticarle a lungo. Non riuscivo a riprenderle. Allora ne lanciavo un'altra. E mollava la prima. Ne portavo via un sacchetto intero. Anche la cagna giocava con la pallina. Ma il cane la prendeva sempre per primo. Dovevo lanciarne due per volta.
Mi ricorda quando io e mia moglie ci mettevano distanti una ventina di metri e chiamavamo i cani con la promessa di un biscotto. Così facevano la spola da un padrone all'altro, correndo a più non posso.
Mi ricorda quando lo portavo lungo il fiume. O in altri piccoli parchi disseminati nel quartiere.
Mi ricorda quando lo portavo al mare.
Non faccio più queste cose. Il mio cane è diventato vecchio.
In realtà sono io che sono diventato vecchio.

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24 giugno 2013

Caldo. (270)
In questi giorni scorsi fa caldo. Tanto che abbiamo acceso il condizionatore.
Nel condominio vicino al nostro stanno facendo dei lavori. Fra gli altri, ridipingono i muri esterni. Cominciano presto al mattino, ma lavorano tutto il giorno. Con questo caldo.
Al pomeriggio continuano a lavorare. Per le pareti nord ed est hanno avuto ombra, almeno per un po'. Ma le altre due pareti le hanno fatte in pieno sole, quasi senza riparo. Gli operai sono giovani. Resistono. Ma è indubbio che sia una gran sofferenza, lavorare sotto il sole estivo.
Quanto potrei resistere io in questa condizione? Un'ora? Mezz'ora? Alla mia età non potrei farcela.
Da vecchi il sistema di regolazione del caldo e del freddo si inceppa. Si resiste meno.
Qualche anno fa, pativo il gran caldo. Ma resistevo. Adesso non resisto più.
Per carità, non è che svenga o muoia, ma tutta la mia energia serve per sopravvivere.
Col caldo non riesco a fare nulla.
Resto in attesa che passi.
E basta.

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23 giugno 2013

L'arrivo nella vecchiaia. (269)
Mia moglie lavora con persone giovani, dell'età dei nostri figli: quarantenni, più o meno. Questi giovani hanno dei genitori della nostra età. Appena entrati nella vecchiaia.
Si stupisce quando quei giovani raccontano dei loro genitori. La maggior parte sono inattivi.
Arrivati in vecchiaia, hanno finito il lavoro, sono andati in pensione. E si sono fermati. Escono poco. Nessun entusiasmo. Hanno perso interesse per la vita.
Eppure sono relativamente giovani. Se non sono malandati in salute, potrebbero fare molto. Potrebbero spassarsela. Invece niente. Con la fine dell'attività lavorativa, cessano tutte le passioni.
Il campione di persone è piccolo. Non posso generalizzare. Eppure questo è uno dei modi in cui si affronta la vecchiaia. L'inerzia. L'assenza di desideri.
La vecchiaia è una delle età della vita. Non finisce la vita quando si diventa vecchi.
In questi casi, sono benedetti i nipotini. Almeno si è in contatto con la vita, dovendo fare servizi per nuove vite appena nate.
Ma c'è una vita oltre i nipotini.
C'è ancora la vita da vecchi.
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22 giugno 2013

Isolamento. (268)
In condominio abitano due persone molto anziane. Marito e moglie. Ho saputo che sono antrambi sugli ottantacinque anni. Non sono malati. Lui cammina zoppicando un pò. Lei invece se la cava bene.
A volte non li vedo per settimane. E sì che abitiamo sullo stesso pianerottolo.
Non si muovono. Non escono. O meglio escono solo per le immondizie o per andare a fare la spesa. Quando fa bel tempo sono spesso in terrazza. A leggere o a giocare a carte, fra loro.
Hanno poche relazioni. I due figli vengono sì a trovarli, ma sporadicamente.
La vita dei molto anziani si riduce. I movimenti si riducono. Le relazioni si riducono.
L'età avanzata è un tempo per la riflessione. Per i bilanci sulla vita. Per i ricordi.
Li osservo spesso.
Mi illustrano un possibile esito della mia vita futura.

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21 giugno 2013

Unghie. (267)
Negli ultimi anni ho avuto l'unghia del pollice destro fessurata (due o tre millimetri). Nessun fastidio, se non quello di tagliarla più profondamente per evitare che si impigliasse nei vestiti.
A gennaio la fessurazione si è ridotta fino a scomparire. A febbraio è ricomparsa per un po'. Per sparire poi definitivamente. Ne sono contento.
Non conosco la ragione. Né della fessura, né della guarigione. All'inizio pensavo a uno dei tanti segni di vecchiaia. Si sa, con l'età il corpo si deteriora. Nascono magagne sempre nuove.
Poiché è passata, segno di vecchiaia non era.
Un problema alle unghie ce l'avevo anche ai piedi. Da tempo. Le unghie dell'alluce e del secondo dito destro si ispessivano e deformavano. Erano dure da tagliare. Mi ero rassegnato. La vecchiaia.
L'ultima volta che mi sono tagliato le unghie dei piedi, una sorpresa.
Le unghie sono tornate normali!!!
Che mi sta succedendo? Perchè queste guarigioni improvvise?
Li consideravo segni di vecchiaia, non erano tali. Erano segni di disturbi cronici, legati a chissà che cosa.
So di essere un maniaco del cibo. Di essere sempre attento a quello che mangio. Però da circa tre settimane non mangio più dolci (tipo brioche, biscotti, torte, cioccolatini), né pane, pizza, pasta.
Con questa dieta ho eliminato (totalmente e senza farmaci!) la forte acidità di stomaco di cui ho sofferto negli ultimi quattro anni (incluso un ricovero in ospedale).
Adesso scopro che sono guarite anche le unghie.
So di essere un maniaco del cibo.
Però...

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20 giugno 2013

Che lavoro faceva? (266)
Bel segnale di vecchiaia. Ieri, al bar, la giovane proprietaria, parlando del più e del meno, si interessa alla mia vita. Gentile. Vuol saperne di più di me. E mi chiede del mio lavoro. Nicchio un pò. Non mi piace scoprirmi. Ma interviene mia moglie e glielo dice. La barista insiste e mi chiede:”Che incarico svolgeva?”
Sono stato colpito dal tempo del verbo. Non mi ha chiesto:”Che incarico svolge?” Tempo presente. Bensì: “Che incarico svolgeva?” Tempo passato.
Lei mi vede vecchio per quel che sono. Non importa se lavoro ancora. Il mio aspetto è quello del pensionato. Del vecchio.
Grazie giovane barista. Mi hai dato il segno della mia condizione. Non importa se contrasta col mio vissuto interiore. Sono vecchio nella realtà. Non importa se ne ho sofferto. Quello sono.
Pericoloso farsi illusioni.

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19 giugno 2013

Dario Fo. (265) (19/06/13)
Premio nobel per la letteratura, molto anziano, l'ho sentito in un'intervista. Di recente. Parlava di politica. Di teatro.
Il fatto è che sua moglie è morta qualche settimana fa. Mi sono stupito che non mostrasse dolore. Che invece parlasse d'altro. Certo, è un attore. Certo, può simulare i sentimenti. Ma non è questo.
Mi sono fatto l'idea che in età molto avanzata si dia per scontata la morte. Si sa che è vicinissima per sé e per chi ci sta a cuore.
Non basta.
Si considera la morte inevitabile, naturale. Nell'ordine delle cose. Accettabile.
E non si tratta di credere o non credere nell'aldilà.
A novant'anni si prende la vita per quello che è. Amore, conoscenza, avventura.
Compresa la morte.

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18 giugno 2013

Superare i limiti. (264)
Nel mio giro pomeridiano coi cani, ho visto un anziano. Camminava a stento. Portava una bicicletta. Come appoggio. Chiamava: ”Titti!” Evidentemente il suo gatto.
A un tratto è salito in bicicletta e lentamente si è messo in moto. L'ho seguito con lo sguardo. Temevo che cadesse.
Che cosa spinge un individuo in difficoltà a salire in bicicletta? Quello della bicicletta è un equilibrio instabile.
Lo stesso ho visto fare con un motorino.
Si vogliono superare i propri limiti. Andare in bici (o in moto!) consente di muoversi. Quando ormai le gambe non reggono più.
E' un rischio elevato. Quelle stesse gambe dovranno essere appoggiate a terra quando si smonterà dalla bici, oppure dovranno frenare (moto). E se non lo faranno?
E' frequente vedere questi vecchi. E' un prodotto della vecchiaia? O un atteggiamento che attraversa tutte le età? Quando un giovane si compra una moto veloce, chiaramente non accetta i propri limiti. Quel giovane in vecchiaia guiderà la bici, la moto o l'auto anche se non è più in grado di camminare.
Comportasse soltanto un rischio per se stessi, passi. Ma tutti questi anziani circolano sulle strade.
Possono fare molto danno.
Un conto è sforzarsi di fare quello che ci procura fatica (il camminare, magari con un bastone). Un altro è fare quello che non si può più fare, se non con pericolo di altri.
Senso di responsabilità.

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17 giugno 2013

Sforzarsi. (263)
Il mio cane ha la mia stessa età, facendo i debiti rapporti. Quando deve salire le scale, tende a farsi trasportare. Ha cominciato dopo che si era ferito a una zampa. E ha continuato dopo che era guarito. Io lo sforzo. Perchè ce la fa, sia pure a fatica, sia pure lentamente. Lo faccio per la sua dignità.
Chi ci sta intorno, ci deve sforzare (parlo di noi vecchi)? Noi stessi, ci sforziamo?
E' meglio. Per vivere autonomi fin che si può. Anche quando ci pesa, dobbiamo sforzarci.
Ci si sforza e si fa quel che si deve.
Così la vita diventa pian piano più faticosa.
Così ce ne distacchiamo meglio.
Dobbiamo prepararci la fine.
O no?

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16 giugno 2013

Svaghi. (262)
Al venerdì vado al cinema. Abitudine fissa. L'abitudine aiuta a fare. Anche quando non se ne ha voglia. L'altro ieri non ci sono andato. Anzi non ci siamo andati. Mia moglie non ne aveva voglia, per un leggero malessere. Anch'io ho rinunciato. Stavo bene, ma non ero abbastanza motivato per andarci da solo.
Gli svaghi diventano problematici, da vecchi.
Uscire la sera? E' uno sforzo. Lo faccio solo se mi interessa veramente.
Il vantaggio è che si diventa selettivi. Si cercano solo gli svaghi significativi.
Cinema, teatro, musica, letture: solo quelli molto interessanti.
Altrimenti lascio perdere.
In vecchiaia non c'è solo la stanchezza fisica. C'è anche quella psichica.
Passano i desideri. Non hai più motivazioni. Anche quelli di divertirsi, viaggiare.
Peggio ancora, passa il desiderio di relazioni, di incontrar gente, di fare nuove amicizie.
Da vecchi gli svaghi perdono il loro fascino. 

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