15 giugno 2013

Invecchiando, si diventa peggiori? (261)
A guardarsi in giro, sembra di sì.
Intanto si peggiora l'aspetto esteriore. E' più trasandato. Non tanto perchè si è vecchi. Quanto per il tipo di abiti che si indossano.
Non abbiamo più da conquistare nessuno. Allora ci vestiamo comodamente. Che significa, ci vestiamo male. Alcuni non acquistano più nessun nuovo indumento. Ne abbiamo tanti nel nostro guardaroba! Perchè non buttiamo via niente. Ci vestiamo con indumenti vecchi, lisi, sbiaditi. A volte rotti o sbrindellati.
E poi il comodo finisce con il significare orribile a vedersi. Tipo quei vecchi che d'estate circolano in calzoncini corti e canottiera. “Tanto fa caldo!”
Questa è l'immagine che diamo di noi stessi.
Non pretendo l'eleganza.
Il decoro, sì.

Peggioriamo anche nei comportamenti.
Non ci facciamo scrupolo di essere maleducati. Né di essere noiosi, raccontando al primo venuto fatti nostri che non gli possono interessare.
Diventiamo più egoisti. Presi dalle nostre magagne, ci curiamo solo di noi.
E siamo insensibili alle disgrazie degli altri.
Vogliamo far pagare agli altri il fatto che siamo vecchi.
Se non siamo vigili, da vecchi diventiamo peggiori che da giovani.

(L'indice per argomenti delle prime 218 pagine di questo diario si trova al n. 202)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com ).

14 giugno 2013

Se non ora, quando? (260)
E' una frase che serve da sprone per ribellarsi nelle situazioni insostenibili.
E'un'idea guida per la vita anziana.
Quante cose non ho fatto in gioventù! Tante cose rimandate. Per paura, vigliaccheria, fastidio.
Per negligenza, anche. Una parte di queste erano necessarie per la vita.
In vecchiaia il tempo è finito.
Non si può più rimandare.
Ora o mai più.
Eppure...
Mi accorgo che la stessa resistenza che avevo in gioventù, ce l'ho ancora adesso.
La stessa paura, la stessa viltà. La stessa noncuranza.
Sarebbe il tempo delle decisioni finali, la vecchiaia. E invece continuo a comportarmi come nelle età precedenti.
Sono ancora troppo giovane? Devo diventare più vecchio per applicare quel principio?
Deve realmente sfuggirmi il terreno sotto i piedi?
Ora o mai più.
Facile a dirsi.

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13 giugno 2013

Movimento. (259)
Ho due cani. Li porto fuori più volte al giorno. Faccio movimento. Basta? Non basta.
Bisogna fare un movimento forzato. Prolungato. Così la circolazione si attiva. Il benessere è lampante. Non occorrono allora tanti antiossidanti. Me ne accorgo quando vado a camminare in montagna.
Il nostro corpo è fatto per muoversi. Da vecchi per molte ragioni, riduciamo i movimenti. Questo ci indebolisce. Accelera il degrado. Anche da vecchi dobbiamo fare sforzi e movimenti. Anzi di più, da vecchi. Ridotti come intensità, ma non meno prolungati. Se da vecchi ci stanchiamo nel fisico, non compare la stanchezza senile. Contraddittorio? No.
Ci sono due stanchezze. Quella che deriva da un'attività intensa e quella che deriva dal non muoversi. La prima è muscolare, la seconda è cellulare.
Stancare i muscoli dà vitalità. E' salutare.
L'inerzia, invece è dannosa. Favorisce la vecchiaia.
La prima stanchezza ritarda la seconda.

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12 giugno 2013

Poco tempo. (258)
Ci resta poco tempo. Forse è per questo che noi vecchi siamo così impazienti. Per esempio, alla cassa dei supermercati, spesso sbuffiamo se chi ci precede perde tempo.
Quando ero giovane, ironizzavo su questo comportamento. “Non ha niente da fare. Né lavoro, né figli piccoli da accudire. Perchè ha così poca pazienza?”
Sbagliavo. Ora ho capito. Noi vecchi sentiamo di avere poco tempo da vivere. E il tempo delle cose da fare si dilata, perchè siamo lenti.
Faccio colazione, vado a prendere il giornale. Poi il pane. Un pò di spesa. E la mattina è già passata.
Già perdiamo tempo per conto nostro, per la lentezza dei nostri movimenti, del nostro agire.
Se ci si mettono anche gli altri a farci perder tempo, è finita.
Noi vecchi abbiamo poco tempo.

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11 giugno 2013

Lasciare. (257)
Mi ha detto: “Ci pensi mai che quando moriremo lasciamo tutto? Così, di colpo.”
Eh già.
Inutile accumulare, nell'età senile. Inutile attaccarsi agli oggetti. Perfino ai problemi. Arriva la morte e zac, tutto è lasciato. Nessuno continuerà quello che stavamo facendo.
Quindi, in vecchiaia: regalare, dar via, non tenere per sé, spogliarsi.
Avete mai provato a sgomberare la casa di un defunto anziano? Quante cose si buttano via!
Da anziani possiamo scoprire quanto poco ci basta per vivere.
Gli anziani spesso si impoveriscono (non sto parlando di miseria).
E' un bene. Si scopre l'essenziale.
La povertà facilità il distacco.

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10 giugno 2013

Alzarsi presto. (256)
Quando posso, al mattino mi alzo presto. Ho più energia. Ho più lucidità. E più determinazione. Di notte, dormendo, si produce più serotonina. Sostanza che controlla l'umore.
Al mattino si è più riposati: non è ancora comparsa la stanchezza.
Da giovane pensavo che i vecchi si alzassero presto perchè soffrivano d'insonnia. E' diminuita la loro capacità di dormire, pensavo. Ora non saprei. Per me non è così. Anche da vecchio dormo bene e mi alzo riposato.
Ho cominciato ad alzarmi presto per un altro motivo. Avere più tempo per me. Avere un'ora per fare ciò che volevo. Lucido e riposato.
Al mattino presto nessuno disturba. Non il telefono. Non i figli. Non la moglie.
Né soprattutto i seccatori.
Solo tempo per me. Magari a far niente.
Anche per non far niente ci vuole tempo.

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09 giugno 2013

Stanchezza. (255)
Io e mia moglie accudiamo il nipotino, un paio di giorni alla settimana. A volte le ore sono molte. Ci stanchiamo. Non solo io. Anche mia moglie, che è più giovane e più vitale.
Gli anziani sono stanchi. Più degli altri. Per più ore al giorno.
Questo i giovani non lo capiscono. E non lo possono capire. Perchè non lo provano.
E così gli anziani passano per egoisti, se non se la sentono di tenere un bimbo un'intera giornata, per tutti i giorni della settimana. “Che cosa ti costa? Non hai niente da fare...”
La stanchezza è la compagna degli anziani. Si insinua piano piano, un po' al giorno, fino a diventare la costante di tutta la giornata. Quelli molto anziani sono così stanchi che fanno con difficoltà qualunque cosa. A partire dai movimenti.
L'ideale per l'anziano è il riposo. Non so se c'entri, ma nella preghiera per i defunti si dice: “...riposino in pace...”. Come se la morte finalmente abbia portato un po' di riposo.
E' la stanchezza quotidiana che spinge gli anziani ad alzarsi presto la mattina. I vecchi si sentono meno stanchi, di mattina. Ma già nel pomeriggio lei arriva. Finchè di sera prende il sopravvento.
Mi sono accorto che di sera non esco più. Evito perfino di fare una telefonata. Tutta la mia attività si svolge di mattina.
Di pomeriggio chiudo.

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08 giugno 2013

Gradualità. (254)
Tipico della vecchiaia, il cambiamento lento. Quasi impercettibile. Non ti accorgi che sei cambiato.
In questo diario ho già detto che mi appoggio con una mano, quando mi alzo dalla tazza del gabinetto.
Ricordo quando ho cominciato a farlo. Era dovuto a un dolore al ginocchio, che mi impediva di usarlo in pienezza. Cessato il dolore, per abitudine, ho continuato a farlo.
Ora non ne posso più fare a meno.
Il peggioramento delle condizioni fisiche è lento, graduale. Le risposte del corpo sono quasi automatiche. Non te ne rendi conto. Solo nel confronto attento con comportamenti di uno o due anni prima, te ne accorgi. Ma ormai il nuovo comportamento è diventato parte della tua vita quotidiana. È diventato un'abitudine. Come se ti fossi sempre comportato così.
Non lo vivi come una limitazione.
E' un'illusione.
Ma non ne soffri.

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07 giugno 2013

Timori. (253)
Ieri sera mi ha preso una sottile angoscia. Mettendomi a letto, mi sono girato su un fianco. Manovra un po' faticosa. Né difficile, né dolorosa. Ma ho sentito tutta la pesantezza del corpo.
Ho pensato a quando, in età avanzata, questo banale movimento diventerà difficile.
Mi sono ricordato mia madre, quando l'accompagnavo a letto la sera. Faceva difficoltà a sistemarsi nel letto, una volta sdraiata. E si sistemava il più possibile vicino al bordo. In questo modo non doveva sforzarsi per mettersi in posizione più centrale. E se di notte doveva alzarsi, non faceva sforzi per scendere.
Bisogna che mi attrezzi per quando arriverò anch'io a tale grado di difficoltà.
Inutile pensare che non ci arriverò, che morirò prima, eccetera.
Ci arriverò, ci arriverò.
E ne ho paura.


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06 giugno 2013

I mezzi per vivere. (252)
Quando smetterò definitivamente di lavorare, mi mancherà una fonte di reddito, per quanto piccola. Non potrò sostituirla. Cioè dovrò vivere con meno denaro. La povertà è dietro l'angolo. Dovrò diminuire i bisogni (o i lussi). Oppure qualcuno dovrà versare del denaro per me. I figli? Per forza.
Ciò mi dà angoscia. Dover dipendere, per vivere, da qualcun altro. Per quanto vicino e familiare.
Tutto ciò vale per la vecchiaia in generale, ma soprattutto per la vecchiaia avanzata. Per esempio per accedere a una casa di riposo.
Qualche anno fa mia madre entrò in una casa di riposo, per qualche tempo. La retta era costosa, ma mia madre poteva permetterselo.
Ma io? Di certo non ce la farò. Per di più siamo in due, io e mia moglie. Con i miei e i suoi mezzi, non potremo permetterci due rette. O forse sì, vendendo le nostre proprietà e pagando le rette con i proventi della vendita. Questo sperando di morire prima che finiscano i soldi.
I miei ultimi anni di vita saranno difficili.

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05 giugno 2013

Segnali. (251)
Un conoscente ha avuto problemi al cuore. E' stato ricoverato in ospedale. Dovrà mettersi un pace-maker (un impianto definitivo). Per continuare a vivere. Una limitazione consistente, irreversibile. 
Grosso segno di vecchiaia: la malattia senza prospettiva di guarigione.
Un parente gli ha chiesto esplicitamente che cosa i familiari avrebbero dovuto fare di alcune faccende familiari. Sottointeso: se tu muori.
Altro segnale di vecchiaia. Se tu non lo vuoi vedere, chi ti sta intorno vede che sei peggiorato. Mette in conto che puoi morire. E nei suoi discorsi compare.
“Che cosa dobbiamo fare, se tu muori?” Non è una domanda brutale. Nemmeno cinica. E' realistica. La realtà è che tu puoi morire. Dunque, quali sono le tue volontà?
E' quasi un segno di rispetto. Chiedere all'anziano che cosa desidera che venga fatto. Perchè la sua morte è possibile, se non addirittura probabile.
La differenza fra giovane e anziano sta proprio qui: la possibilità reale della morte.
Per un giovane la morte non esiste. Si sente immortale.
Per un anziano, la morte è fra gli eventi possibili. Anzi, è un evento certo.
Tutti segni che sei in un'età diversa dalle precedenti: la vecchiaia.

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04 giugno 2013

Un testo di Franca Rame. (250)
Franca Rame è morta qualche giorno fa. Era un'attrice e una scrittrice. Al funerale il marito, Dario Fo, ha recitato un suo testo inedito. Un rifacimento della Genesi della Bibbia.
Dio avrebbe creato prima la donna dell'uomo. E li avrebbe lasciati liberi di scegliere fra i frutti di due alberi. I frutti del primo avrebbero dato l'immortalità. Quindi conoscenza infusa, niente discendenza, niente amore. I frutti del secondo invece avrebbero portato a conoscere, ad avere una coscienza. Ad amare per garantire una discendenza. Ma questa scelta comprendeva la morte.
Dio spingeva per il primo albero. La donna non ebbe dubbi. Scelse il secondo. L'uomo la seguì nella scelta. Ma meno convinto.
Secondo Franca Rame amore, coscienza, conquista della conoscenza sono così appassionanti che è accettabile perfino la morte, pur di averli.
Questo racconto vale quanto uno dei miti greci.
Parla di ciò che rende ineguagliabile il nostro vivere.
Nonostante la morte. 


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03 giugno 2013

Imprese. (249)
Ieri mattina stavo uscendo dal parco con i cani. Seduto sui gradini di una tribunetta, che dà sul campo di calcio, c'era un vecchio che trafficava con un sacchetto di plastica. Ho osservato le sue mani, passandogli accanto. Un po' tremanti, si ingegnavano a stringere un nodo. L'ho anche guardato in volto. Sicuramente vecchio. Sui settanta, settantacinque.
Si è alzato e mi ha dato la parola sui cani. Un impegno, mi diceva. Poi ha parlato di bocce. Era lì per quello. C'era un incontro ad alto livello fra squadre che venivano da fuori città e regione. Tesseva le lodi dei campioni che partecipavano alla competizione.
Non era della mia città. Veniva da una città vicina. Distante una trentina di chilometri. Poi, con naturalezza, mi ha detto che era venuto in bicicletta. Accidenti! Sono rimasto sorpreso e ammirato. Non me lo sarei aspettato, perchè mi sembrava anche incerto nel camminare.
I vecchi stupiscono. Sono capaci di imprese che i più giovani non si sognano neppure. Le forze vanno dileguandosi? Non importa, fanno ugualmente quello che facevano da giovani.
Un po' incoscienti, un po' coraggiosi.
Non impreparati, però. Quel vecchio mi mostrava la cartina stradale che aveva seguito per arrivare fin lì. E si era anche perso, nella periferia della mia città!
Un'umanità sorprendente quella dei vecchi.
Tutta da scoprire.


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02 giugno 2013

Meraviglia e invidia. (248)
Un collega di lavoro, anziano anche lui, mi ha confessato che questo mese smetterà di lavorare. “Sono troppo vecchio, ormai” Gli ho chiesto quanti anni avesse. “Quest'anno ne compio ottantuno.” 
Meraviglia! Sapevo che aveva più anni di me. Mai avrei mai pensato che ne avesse quindici di più. Li porta benissimo. Dimostra più o meno la mia età. Anzi io, con la mia barba bianca, do più segni di anzianità di lui.
Nella nostra azienda si può lavorare part time anche fino a quell'età. Del resto le sue competenze non sono rimpiazzabili se non da più persone.
Come vecchio mi pare che abbia gli stessi miei problemi, ma con quindici anni in più. E non è uno che stia attento allo stile di vita, come faccio io.
Ormai mi sono convinto che in vecchiaia importa il fattore genetico. Inutile negarlo. C'è gente che a sessant'anni se la passa male e chi invece a novanta ha ancora una vita dignitosa.
Lo stile di vita conta molto. Ma solo per chi è non ha un gran corredo genetico che lo sostiene. 
Conta molto meno per chi ha una natura forte.
Mi rassegno a essere uno con scarse dotazioni di natura. 
Fortuna che abbia avuto ricche dotazioni di cultura. 
Cioè delle conoscenze che suppliscono alle mancanze del mio fisico.
Invidio il mio collega.


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01 giugno 2013

Lavorare. (247)
Ho quasi sessanta sette anni. Sono in pensione. Però lavoro ancora. Poco, ma lavoro. La pensione è piccola. Devo lavorare per arrotondare.
Qualche hanno fa, quando dopo la pensione ho ripreso a lavorare, mi sembrava facile trovar lavoro. Infatti lo trovai subito. Sia pure per poche ore settimanali. Oggi c'è la crisi. Non riesco a lavorare di più. Quest'anno ho guadagnato meno del precedente.
Per quanto tempo ancora potrò lavorare? Quanti anni mi restano di efficienza, memoria, abilità?
Certamente pochi. Cinque, sette al massimo. Un po' per il calo di energie, un pò per l'aspetto esteriore da vecchio.
L'aspetto da vecchio non fa buona impressione su chi ti deve dare lavoro.
Non è cinismo. Uno troppo vecchio (o troppo giovane) non dà affidamento. Rivela fragilità, che mal si conciliano con una vita lavorativa.
La mia vita lavorativa sta per finire.

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