18 novembre 2018

Inadeguato (18-151)

Inadeguato. (18-151) (18/11/18)
Mi sono recato all'ufficio postale per un pagamento.
Ho schiacciato il tasto del numero di prenotazione ed è uscito il 105. Ho buttato l'occhio sul tabellone e ho visto che era stato già chiamato, prima dell'emissione del biglietto. “Forse è un errore” – ho pensato. E così ho preso un altro numero successivo. Nell'incertezza ho premuto il tasto di prenotazione per un altro servizio: 122. Quando è stato chiamato il mio numero ho fatto presente all'impiegata allo sportello che il numero del tabellone era in anticipo di una unità. Mi ha spiegato che non c'era alcun errore, semplicemente dovevo guardare non il numero soltanto, ma anche il simbolo che lo precedeva: un “1” cerchiato.
Aveva ragione lei. Altri avventori si sono avvicinati e mi hanno mostrato come si doveva leggere. Ho capito e li ho ringraziati.
Anche se era la prima volta che incontravo quella combinazione (simbolo + numero) e quindi ero legittimato a non capire, mi sono sentito inadeguato in quanto anziano.
Effettivamente non avevo colto il criterio di funzionamento dei biglietti di prenotazione di quell'ufficio.
Mi sono sentito disarmato, ho accusato il colpo.
Un giovane se ne sarebbe accorto subito, io no. In quanto vecchio sono stato preda di rigidità mentale. Non ho avuto l'elasticità necessaria per comprendere che il simbolo che precedeva il numero (un uno cerchiato, una faccina sorridente, una T maiuscola, a seconda del servizio richiesto) faceva parte del numero stesso e selezionava il tipo di coda nella quale si era stati inseriti.
Questa volta non si trattava di una qualche diavoleria elettronica complicata, che avrei anche potuto rifiutarmi di apprendere: si trattava soltanto del numero di una coda a uno sportello!
Mi sento come se non ce la facessi più a stare al passo con questo mondo. 


(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

15 novembre 2018

Non lo posso più fare (18-150)

Non lo posso più fare. (18-150)
All'inizio di questo diario, avevo cercato di classificare in vari modi ciò che osservavo della vecchiaia. Una delle classi era: quello che non posso più fare. A esempio correre come facevo in gioventù: ci ho provato, ma la fatica era troppa, mi ha fatto desistere.
Circa vent'anni fa col mio amico abbiamo cominciato a camminare in montagna, con gran soddisfazione di entrambi. Dopo qualche anno il mio amico ha cominciato a dirmi che sarebbe venuto un tempo in cui non avremmo più potuto fare le nostra camminate. In effetti, negli ultimi anni le nostre camminate hanno cambiato fisionomia: non più marce faticose da un rifugio a un altro, con zaini appesantiti; bensì far tappa in un rifugio e da lì fare dei percorsi giornalieri con rientro serale al rifugio e zaini leggeri.
Ciò non significava ancora: non posso più farlo. Eppure sono già due anni che non facciamo camminate. I motivi sono i più vari (mie improvvise difficoltà economiche, un anno; il mio cane molto vecchio e prossimo alla fine, un altro anno). Quest'estate se ne è aggiunto un altro di motivo: il mio amico non riesce a fare più di un chilometro, camminando; gli sono subentrati dei dolori a una gamba, che non passano. Quando le cose si fanno in due, raddoppiano gli impedimenti: quelli dell'uno si sommano a quelli dell'altro. Spero che la situazione si evolva positivamente nei prossimi 8 mesi, altrimenti ...
In queste settimane però si è aggiunto un ulteriore ostacolo: le grandi tempeste che si sono abbattute sulla mia regione hanno colpito anche la valle meta della nostra futura uscita. L'abbattimento degli alberi comporta anche la cancellazione dei sentieri. E noi senza sentieri e segnali dei sentieri non ce la caviamo.
Un altro ostacolo, dunque.
Estrinseco, sicuramente, ma che comunque ci impedirà di andare nel luogo dove avevamo già organizzato il viaggio.
Che sia arrivato il tempo in cui non possiamo più farlo?


(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

14 novembre 2018

Si dimenticano chi siamo stati (18-149)

Si dimenticano chi siamo stati. (18-149)
Nella mia età di mezzo, ho seguito per alcuni anni il movimento new age.
Ho partecipato perciò a numerosi gruppi, che avevano come scopo un miglioramento della consapevoleza di se stessi, attraverso attività espressive e di approfondimento psicologico
In uno di questi (riguardava la danza, anzi la biodanza), durante la presentazione iniziale, che ciascun partecipante faceva di sé e delle sue aspettative, uno dei presenti esordì dichiarando: “Io sono ingegnere.”
L'affermazione suscitò l'ilarità di noi altri, perchè era fuori contesto: non si chiedevano professioni o titoli, ma ben altro.
Questo episodio mi è venuto in mente durante una riflessione su ciò che connota un anziano. Mentre durante la giovinezza si è quel che si è, durante l'età di mezzo si tende a identificarsi molto di più col proprio lavoro, con la propria carriera.
Quando si invecchia e si va in pensione, l'attaccamento al lavoro che si è svolto, è ancora forte, ma scema lentamente. Arriva una certa età in cui non ci si presenta più con la propria professione, bensì con quel che si è in quel momento: anziani e basta.
È curiosa questa dimenticanza di una parte importante di vita: da parte dei nostri interlocutori e anche da parte nostra. Me ne rendo conto adesso, che da un paio d'anni sono in pensione completamente .
E me ne rendo conto anche quando incontro degli anziani, specialmente se sono molto in là con gli anni. Non mi viene in mente di chiedere che lavoro facessero.
Mi sembra inessenziale rispetto al loro essere vecchi.








(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

11 novembre 2018

Pensieri da vecchi (18-148)

Pensieri da vecchi. (18-148)
Il mondo che lascierò fra qualche anno non mi piace.
Troppa superficialità, troppa retorica intorno a temi di nessun conto, troppa fiducia che la tecnologia e l'economia ci salveranno.
Però è successo sempre così: i vecchi mal considerano i mondi nei quali trascorrono gli ultimi anni di vita. O perchè non si abituano ai cambiamenti della società degli ultimi anni, o perchè ne intuiscono le false promesse e ne colgono gli aspetti negativi e illusori.
Sono nato quando ancora non c'era la tv, e le automobili erano poche. Quando entrarono nella mia famiglia, mi parvero belle cose, che sicuramente avrebbero migliorato la vita. Visto che cosa sono diventate oggi  (auto e tv), allora mi sbagliavo a darne un giudizio così positivo. Chissà come i miei nonni allora le valutassero. Forse erano anch'essi perplessi di fronte a quelle novità, come io lo sono rispetto all'invasione odierna degli automatismi, del sempre connesso, dei gigantismi.
Eppure non mi sento responsabile se il mondo che lascio ai miei nipoti è peggiore di quello che ho ricevuto. Forze molto più grandi di me l'hanno plasmato così, lo stanno plasmando.
Mi sento responsabile invece del modello che ho dato a mio figlio: un padre molto preso dalle proprie cose, che si rapportava con lui per dovere, piuttosto che per affetto.
E oggi se il mio modello verso i nipoti è totalmente diverso e molto più positivo, ciò che ha appreso da me mio figlio (e che sta perpetuando coi suoi figli) è piuttosto povero di calore.


Il mondo che sto lasciando non mi piace.

(continuerò comunque, nel mio piccolo, a lasciare impronte positive, almeno adesso, da vecchio, visto che da giovane non sono stato un gran che)






(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

08 novembre 2018

Io, Daniel Black - il film (18-147)

Io, Daniel Black. Film di Ken Loach. (18-147) (08/11/18)
Film molto bello, del grande regista inglese (2016).
Non riguarda la vecchiaia, ma una vita prossima a quest'età.
Il protagonista infatti, pur non essendo ancora formalmente vecchio, è diventato fragile per una seria malattia cardiaca. Anagraficamente di mezza età, di colpo con la malattia si ritrova vecchio. E senza il paracadute della pensione.
Ciò che colpisce di più è la sua dignità, nel vivere la sua nuova vita. Non si lascia andare, cerca di lottare, mantiene la sua umanità, la sua solidarietà nei confronti di chi è più fragile. 
Una rappresentazione di ciò che si può fare in vecchiaia.
Anche la sua incapacità di fronte a una nuova società, piena della retorica di computer, on line, account e via dicendo, non lo trova inerme. Cerca di trovar soluzioni.
Suggestive le sue camminate spedite: alla ricerca di un nuovo lavoro, per andare negli uffici pubblici, per aiutare un personaggio più debole.
Camminate energiche e non da vinto.
Non è un film su un vecchio, ma è pieno di suggerimenti su come si possono vivere le difficoltà della vecchiaia: con dignità fino alla fine.
Ken Loach ha compiuto ottant'anni.




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

06 novembre 2018

Autunno (18-146)

Autunno. (18-146)
Ormai sono quasi due mesi da che non fa più gran caldo.
Da qualche tempo il mio vecchio cane si è come ringalluzzito.
Scende e sale le scale senza attendere un aiuto; quando lo libero in giardino fa sempre una corsetta abbaiando; anche il veterinario stamane lo ha trovato come più presente.
Evidentemente la temperatura, non più calda e non ancora fredda, gli giova.
Quando faceva gran caldo, me la sono vista brutta: sembrava che fosse giunto alla fine dei suoi giorni.


A pensarci bene, anch'io sto meglio.
Non sono più prostrato dal calore, né bloccato nei miei progetti e iniziative.
Ho perfino dato un buon impulso al libro sul cibo che sto scrivendo: ultima impresa che mi appassiona, che negli ultimi mesi languiva, per mancanza di tempo.
Ora la disponibilità di tempo sembra essere tornata.


Da vecchi patiamo maggiormente le stagioni estreme (estreme per modo di dire, perchè, nella mia regione, d'inverno non fa più molto freddo; tuttavia è ancor vero per l'estate che da qualche anno è diventata una stagione insopportabile).
Ne ho scritto anche gli anni scorsi: il gran caldo e il gran freddo ci rubano tempo di vita, visto che in estate e in inverno combiniamo di meno e con gran fatica.
Stiamo meglio negli altri mesi.
Le stagioni dei vecchi sono primavera e autunno.




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

31 ottobre 2018

Resoconto degli ultimi due mesi (18-145)

Resoconto degli ultimi due mesi (settembre e ottobre 2018). (18-145)
Fatti nuovi anche nell'ultimo bimestre. E idee nuove.

In auto sono meno affidabile: è bene che ne prenda atto (vedi18-118, -121, -122, -130); qualche antidoto: non parlare durante la guida, far guidare ad altri più giovani, quando si può.

Un atteggiamento diverso da assumere durante la vecchiaia: diventare osservatori del proprio declino; cioè più distaccati; facendo oggetto di attenzione le manifestazioni concrete della perdita di abilità, piuttosto che crogiolarsi nella pena per ciò che si perde (18-134).

Un'aggiunta alla mia dieta: evitare i dolci, perchè fanno vivere in uno stato di infiammazione continuo, facilitando le afte della mucosa della bocca (18-127). 
Un altro modo per diminuire l'incidenza delle malattie nell'ultima età della vita, sapendo che comunque le malattie che capitano se ne vanno molto più lentamente (18-143).

Infine una scoperta molto interessante (18-142): una ricerca del 1959 ha mostrato come ciò che fa aumentare la longevità (senza malattie aggiunte) sia soprattutto "il mangiar poco", più che non "il che cosa mangiare". 
Questo potrebbe essere il vero segreto per una vita lunga e in buona salute.




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

28 ottobre 2018

Gli ultimi anni in coppia (18-144)

Gli ultimi anni in coppia. (18-144)
Ho rivisto la mia vicina novantenne, dopo che un paio di mesi fa era caduta in bagno ed era dovuto intervenire il pronto socorso (vedi 18-107). 
Un pò pallida, si muove comunque sufficientemente per poter scendere le scale. 
Le ho chiesto come stava: mi ha risposto elencandomi una lunga serie di malanni e di visite che stava facendo, soprattutto per cercar di non perdere la vista. Le ho chiesto come stava suo marito, che non vedo da qualche settimana. Dopo un momento di incertezza mi ha risposto: "Non lo so!" scrollando le spalle e ha aggiunto: "E' sempre più chiuso in se stesso. Non mi dice nulla."
Gli ultimi anni di vita in coppia possono prendere questa piega: ognuno dei due coniugi pensa soprattutto alle proprie magagne e quasi dimentica chi gli sta intorno.
Si finisce per diventare due estranei, fino a non saper nulla di ciò che accade al compagno di una vita, che ormai è diventato vecchissimo.
Non si comunica più.




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

27 ottobre 2018

Molto più lentamente (18-143)

Molto più lentamente. (18-143)
L'altro giorno ho visto mio figlio e abbiamo parlato del più e del meno. Mentre parlavamo mi ha toccato più volte la spalla destra, come è suo solito. Solo che da vari giorni mi doleva particolarmente. Così l'ho pregato di non toccarmela: "Mi fa male" ho aggiunto.
Mio figlio ha sorriso e ha commentato: "Eh, la vecchiaia!"
Negli anni scorsi su questo diario ho scritto molte pagine sul nesso vecchiaia/malattia. Insistevo sul fatto che non è vero che siano sorelle. Si può benissimo avere una vecchiaia senza malattie. Dipende dallo stile di vita. Ho pure scritto parecchio sul fatto che il cibo gioca un ruolo fondamentale nell'accrescere o diminuire la probabilità di malattie.
E infatti in questi ultimi tempi ho registrato pochi dolori o malanni, di quelli che vengono attribuiti alla vecchiaia. Nessun raffreddore o influenza; nè colpi della strega; neppure afte in bocca da quando ho ridotto quasi a zero i dolci nella mia dieta.
Però in questo mese di ottobre ha fatto capolino prima un dolore alla schiena di media entità e poi una ferita su un labbro che mi sono morso mentre mangiavo.
Non avevo i miei cerotti cinesi (Tian Zhi: miracolosi!) e quindi non sono riuscito a debellare il dolore che è rimasto a lungo sia pure non in modo severo.
Anche la ferita sul labbro non voleva andarsene via, nonostante i miei risciacqui giornalieri con olio di girasole (secondo la tecnica dell'oil pulling).

Sono giunto alla conclusione che la dieta contribuisce a tener lontani i malanni. Capita però che qualche disturbo colpisca ugualmente (la dieta non preserva da tutte le malattie, bensì da quell'aggiunta che viene attribuita alla vecchiaia).
Quel che ho scoperto in questo mese è che quando un anziano è colpito da un malanno, poi guarisce molto lentamente. Infatti la ferita sul labbro sta guarendo, ma in tempi lunghi. Così come il dolore alla spalla.
Insomma la mia idea che ciò che si mangia diminuisca di molto l'incidenza delle malattie (nella vecchiaia) mi pare ancora valida.
In aggiunta mi sono accorto che quelle malattie che capitano, da vecchi guariscono molto più lentamente che da giovani (l'avevo già notato in caso di contusioni e abrasioni).




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

25 ottobre 2018

Entusiasmi (18-142)

Entusiasmi. (18-142)
Una delle mie passioni è il cibo.
In questo diario ne ho scritto molto, facendone il principale responsabile di salute o malattia. 
E così continuo a cercare lavori scientifici che completino il quadro generale che me ne sono fatto.
Ultimamente ho approfondito le ricerche del filone "restrizione calorica", che ha avuto in Clive Mac Cay il suo antesignano. Già nel 1935 Mac Cay aveva scoperto che cavie nutrite con una dieta ridotta del 40%, rispetto alla dieta standard, vivevano mediamente il doppio.
Sulla restrizione calorica dal 1935 a oggi sono state svolte numerose ricerche. Ne stavo scorrendo un elenco quando mi sono imbattuto in una del 1959 (che attualmente ho smarrito, ma che sto ricercando) che dà questo risultato: se a cavie si somministra una dieta molto proteica (che notoriamente è un fattore di morte anticipata) e contemporaneamente le si alleva con un regime di restrizione calorica, gli effetti negativi delle proteine in eccesso sono annullati.
Cioè la restrizione calorica ha la meglio su una dieta poco appropriata.
Interessante, ma non più di tanto.
Quasi subito, però,  mi sono ricordato di due grandi anziani più che novantenni ai quali ho chiesto il segreto per aver raggiunto un'età così alta in buona salute. Entrambi mi dissero che mangiavano un poco di tutto. Cioè la loro longevità non era legata a particolari diete. 
Confesso che ne ero rimasto deluso.
Entrambi, però, avevano aggiunto che, al di là della dieta praticata, avevano sempre mangiato poco!
Eccola la chiave del loro successo!
Che conferma in pieno la ricerca su esposta sulla restrizione calorica.
Per una vecchiaia migliore il segreto è mangiare poco.
Di fronte a tale scoperta mi sono entusiasmato.
E gli entusiasmi fanno vivere più a lungo, perchè continua a essere presente il desiderio di vivere.


(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

21 ottobre 2018

Soluzioni da vecchi (18-141)

Soluzioni da vecchi. (18-141)
Per molti anni, io e il mio amico, d'estate, siamo andati in montagna a camminare per sentieri e rifugi. Abbiamo cominciato quando avevamo circa cinquant'anni e continuato quasi ogni anno. Entrati nella vecchiaia, contromisure: tappe meno impegnative, zaini più leggeri, maggior disponibilità a rinunciare a un percorso se si rivelava troppo impervio. 
Fino a tre anni fa.
L'anno scorso sono stato io a dichiarare forfait, per motivi economici (non potevo permettermi neppure la modesta spesa di una settimana di vacanza). Quest'anno ancora io, pur avendo superato la crisi economica, ho dovuto rinunciare a causa del mio vecchio cane: non stava bene e temevo che sarebbe morto mentre ero via.
Il mio amico è andato ugualmente con sua moglie nel nuovo luogo prescelto per le nostre escursioni: almeno per vedere il posto. 
Ci siamo sentiti qualche giorno fa e gli ho chiesto come era andata, perchè era da tempo che mi aveva parlato di una fastidiosa tendinite che gli impediva di fare lunghe camminate (tra parentesi quest'estate è successo anche a me di avere un dolore a un piede, ma quando ho messo gli scarponi dopo una settimana, non ho provato alcun dolore e ho potuto tranquillamente scarpinare per sentieri).
"E' andata male - mi ha risposto – non sono riuscito a fare neppure un chilometro su sentiero pianeggiante. Meno male che non siamo andati via noi due, perchè avrei dovuto rinunciare!"
Mi ha lasciato intendere che il male non si stava risolvendo, nonostante esami e cure. E ciò, facendo bene i conti, continuava da mesi.
Mi ha preso un poco di sconforto: possibile che non ci sia niente da fare? È vero che gli anni passati ci eravamo detti che prima o poi avremmo dovuto smettere, ma non credevo che sarebbe stato così presto (settant'anni lui, settantadue io).
Purtroppo più avanza l'età più crescono i motivi per non far più quello che si faceva da meno vecchi: dai dolori fisici, alle motivazioni che diminuiscono, all'energia che scema di continuo.
Mi sono ribellato e gli ho detto:
"Bene, non cammineremo più, ma andremo ugualmente in un rifugio, ci pianteremo là e ci limiteremo a guardare le nostre montagne!"
Anche questa è una soluzione.




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

20 ottobre 2018

Ayahuasca (18-140)

Ayahuasca. (18-140) (20/10/18)
Non ricordo se ne ho scritto uno o due anni fa.
Si tratta di una pozione usata da indigeni dell'Amazzonia a scopo terapeutico, spirituale, sociale (usata per la conoscenza, per la cura di malattie, per risolvere conflitti nella comunità).
Difficile definirla.
Sicuramente è una bevanda psicoattiva, che contiene sostanze che fanno entrare in una realtà diversa, però sostanze già presenti nell'organismo umano. La si assume in gruppo, sotto la guida di uno sciamano. E' stata studiata da varie università latino-americane: si tratta dell'insieme di due piante, Banisteriopsis caapi, una liana, e Pichotris viridis.
Per i popoli che ne fanno uso si tratta della : " ...più alta manifestazione vegetale dello spirito divino, fonte di conoscenza potere e cura ..." ( da: Ayahuasca - La Liana degli Spiriti, Walter Menozzi – Franco Angeli editore, 2007, pag. 44). 
E' conosciuta e usata da ben 72 diversi gruppi etnici della foresta amazzonica, di Brasile, Perù, Colombia, Equador e Bolivia.
Quando me ne hanno parlato ero scettico. Un altro uso di piante allucinogene da parte della cultura sud-americana e africana, ho pensato; rispettabilissimo, ma fortemente legato a una cultura totalmente estranea alla nostra e interpretabile solo dall'interno di essa.
Che me ne faccio?
Poi mi hanno segnalato il libro succitato e sono rimasto sbalordito dalla serietà dell'approccio scientifico dell'autore, tutt'altro che impastato di ideologia spiritualistica tipo new age.
Che vado a cercare alla mia età di settantenne? Sono affascinato dalle sostanze, come facevano i giovani della mia età o quelli attuali?
No, perchè le droghe non mi hanno mai attirato e le considero molto più dannose che utili o piacevoli.
Mi pare però che questa sia diversa. Intanto non è illegale e non è una droga e non dà effetti dannosi per la salute.
Mi attira un aspetto: il ribaltamento della concezione della vita che si ha in queste sedute.
Soprattutto a riguardo della morte.
Sì, perchè l'ayahuasca induce un modo nuovo di percepire, valutare, pensare la propria morte, integrata con la vita e la natura.
Penso proprio che parteciperò a una seduta, quando sarà organizzata nella mia regione.

(Sempre più sono stupito dalla profondità con la quale culture ritenute inferiori a quella occidentale abbiano prodotto scoperte di assoluto rilievo: chi è l'inferiore a chi?)




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

19 ottobre 2018

Naturale (18-139)

Naturale. (18-139)
La morte è un evento naturale. E tanto più ci si avvicina a essa, tanto più lo si pensa.
Lo si capisce facilmente quando muore un vecchio molto anziano. I parenti sono sì rattristati, perchè hanno perduto un affetto, ma per lo più sono rassegnati e talvolta sollevati: infatti la vita negli ultimi anni può essere penosa.
Se la morte non è anticipata (perchè in questo caso diventa una tragedia; esempio: la morte di un giovane), si configura come evento che appartiene all'ordine delle cose, alla realtà della vita.
Non sono necessari grandi discorsi filosofici: lo si constata nella vita pratica quotidiana, negli incontri con persone che hanno avuto un lutto.
Anche la diminuzione delle relazioni con i grandi vecchi aiuta a non fare della morte una tragedia. Spesso, dopo un lutto, del defunto si ricordano gli anni passati, soprattutto quelli remoti, non gli ultimi anni di vita, in cui le relazioni si sono rarefatte.
I grandi vecchi, prossimi alla fine della vita, parlano poco, comunicano poco.
Si distaccano gradualmente dalla vita.
Un modo per non fare della morte una tragedia.
Bensì un evento naturale.




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

14 ottobre 2018

Lotta (18-138)

Lotta. (18-138)
Dedico molta attenzione a cercare di mantenere efficiente il mio corpo.
Se lo avessi fatto in altre età, forse l'avrei giudicato eccessivo.
Lo sto facendo ora in vecchiaia: una contraddizione lampante. Me ne sto occupando infatti proprio negli anni in cui il corpo perde naturalmente efficienza.
Quindi è una battaglia persa.
Perchè lo faccio?
Facile rispondere: non mi rassegno al declino.
Del resto l'atteggiamento opposto, cioè quello di non far nulla (e subire semplicemente il declino), non mi piace. Mi sa molto di rassegnazione, impotenza, resa.
Dunque, porto avanti la mia battaglia, anche se so che sarò sconfitto.

Se osservo il mio cane, molto vecchio, noto che lui non lotta, ma neppure si rassegna.
Si sforza di far tutto quel che faceva da giovane e, semplicemente, non fa più quel che non riesce a fare. Sembra accettare la sua condizione.
Se osservo me stesso, mi accorgo che ho un atteggiamento diverso: metto in atto tutti gli accorgimenti possibili per rallentare l'invecchiamento.
Io combatto.
Lui no.
È solo questione di cervello e coscienza maggiori?




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

12 ottobre 2018

I Signori del Cibo, libro di Stefano Liberti (18-137)

I Signori del Cibo, libro di Stefano Liberti. (18-137)
In Italia, come in tutto l'occidente, le immigrazioni creano numerosi problemi. Il nuovo governo del mio paese, vi si oppone fieramente, attraverso i respingimenti dei naufraghi. La cosa è di una crudeltà inaudita, che mi ripugna. Ciononostante, mi chiedo anch'io come si potrebbe risolvere il problema, visto che, come si dice, non possiamo accogliere tutti.
Ebbene ho capito che i termini del problema sono ben diversi e spiegabili facilmente.
Ho letto infatti l'ottimo libro di Stefano Liberti I Signori del Cibo, ed. minimum fax (2016).
L'autore racconta la seguente storia a proposito del Ghana (ma anche molte altre di altri paesi), esempio lampante di ciò che sta accadendo.

A metà degli anni '90 (a seguito della creazione dell'organizazione mondiale del commercio) il Fondo Monetario internazionale (Fmi) e la Banca Mondiale (Bm) imposero al governo ghanese i seguenti interventi economici: privatizzazione di beni e servizi, taglio della spesa sociale (e perciò nessun aiuto ai produttori agricoli), rimozione dei dazi doganali. 
In tal modo il Ghana avrebbe avuto accesso a prestiti agevolati.
Così fu fatto e il paese fu letteralmnete invaso da prodotti alimentari provenienti dall'estero, tutti rigorosamente conservati: in sostanza fu invaso da scatolette a basso prezzo e perse il cibo fresco. L'agricoltura ghanese, che produceva il cibo fresco, per esempio pomodori, andò in crisi e molti contadini si trasferirono nelle città, come manodopera abbondante e a basso costo.
I costumi alimentari dei ghanesi cambiarono significativamente.
Le multinazionali occidentali del cibo guadagnarono significativamente.
(En passant: mentre i paesi in via di sviluppo come il Ghana furono costretti a non sovvenzionare più le proprie agricolture, l'Unione Europea continuava a farlo massicciamente, almeno fino al 2007)
Ma c'è di più.
Una parte dei contadini che si riversarono nelle città scelse la via dell'emigrazione. Alcuni per esempio finirono in Italia, in Puglia proprio a raccogliere pomodori, con una paga di 2 o 3 € all'ora, permettendo di mantenere un prezzo basso al prodotto, col quale l'agricoltura ghanese non poteva competere.
Risultato finale: un trasferimento di manodopera ricattabile e a bassissimo costo da un paese, in cui viveva sufficientemente, a un altro in cui vive malissimo al limite della sopravvivenza. Ma ciò consente di mantenere bassi i costi di produzione.

Riassumendo schematicamente:
  1. organizzazioni internazionali (apparentemente neutre, ma create dai paesi economicamente più avanzati) impongono a un paese scelte economico-sociali a danno della popolazione
  2. in tal modo annientano la produzione agricola locale, aprendo la strada alle importazioni di prodotti delle multinazionali del cibo (dei paesi sviluppati, ma spesso transnazionali)
  3. la distruzione dell'agricoltura libera manodopera a bassissimo costo
  4. una parte di tale manodopera emigra verso l'occidente
  5. in occidente lavora in agricoltura per produrre proprio ciò che produceva in patria, ma con paghe bassissime
  6. il basso costo della manodopera permette alle multinazionali del cibo di vendere prodotti a basso costo proprio nei paesi in cui l'agricoltura e stata distrutta dalle organizzazioni mondiali
  7. le multinazionali si arricchiscono
  8. le popolazioni rurali si impoveriscono al di sotto della dignità umana.
Pertanto l'immigrazione è un prodotto necessario di tutto il processo che serve a far fare più profitto alle multinazionali del cibo. Senza l'immigrazione i prodotti costerebbero di più e si venderebbero con più difficoltà nei paesi in via di sviluppo, riducendo i profitti.
L'immigrazione è assolutamente necessaria.  
Soprattutto quella clandestina, più ricattabile e dal costo inferiore.
Inutile opporvisi: è il risultato delle scelte economiche dei capitali finanziari, per far più profitto.


Ringrazio la vecchiaia lunga che mi ha permesso di aprire gli occhi su una questione cruciale del mondo moderno. 
Se fossi morto prima dei miei settant'anni, non l'avrei compreso.




(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. Da settembre-ottobre 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre compare una sintesi del bimestre appena concluso)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )