31 luglio 2013

Tolleranza (305)

Tolleranza. (305)
Un’auto rallenta. L’auto che la segue strombazza con decisione. Impazienza tipica, dalle mie parti. Osservo il pilota della seconda. E’ un vecchio. Intollerante. Impaziente.
Noi vecchi siamo più intolleranti dei giovani?  Alcuni di noi decisamente sì.
Ma il suono deciso del clacson può ingannare.
Una lunga suonata fatta da un vecchio non significa necessariamente forte irritazione. Nel vecchio, i tempi di reazione si allungano. Il vecchio può voler dare solo un colpetto di avviso. E ne esce invece un suono prolungato. Si tratta della lentezza con cui arriva alla mano l’ordine del cervello di smettere. Ci vuole un po’  più tempo. Il suono si allunga. E innesca risentimento in chi lo riceve.
Se è un vecchio, si può lasciar correre. Non voleva farlo. E' venuto fuori da solo.
Sarebbe bene essere un po’ più tolleranti verso i molto-anziani. Perché le capacità diminuiscono.
I comportamenti possono essere fraintesi.

(L’indice per argomenti delle prime 300 pagine del diario si trova a pagina 300.)
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30 luglio 2013

Spioni (304)

Spioni. (304)
La vecchia signora del condominio, 85 anni, ha bussato alla mia porta per parlarmi.Una cosa delicata, ha soggiunto. Dalla sua finestra ha osservato alcuni ragazzi della villetta accanto. Ridevano, scherzavano. Ammiccavano anche, con circospezione, a una pianta in un vaso. La vecchia signora ha trovato strano che dei ragazzi si interessassero in questo modo a una pianta. Ha guardato meglio (so che possiede un binocolo!) e ha intuito, più che riconosciuto, che si trattasse di una pianta di canapa. Mariuana, insomma.
Era preoccupata perché fra i ragazzi c’era il figlio di un suo conoscente. Pensava di dover avvisare i genitori.
L’ho un po’ tranquillizzata, dicendole che non era così grave. La coltivazione della canapa è legale, anche se va denunciata. E poi da una piantina … Ho detto comunque che avrei dato un’occhiata (ho qualche interesse botanico).
I vecchi amano spiare gli altri? Farsi i fatti degli altri? Spettegolare?
I vecchi hanno poca vita. Inevitabile che osservino tutto ciò che gli sta intorno. Tipico che un vecchio vada a curiosare i lavori stradali al di là delle staccionate. Curiosità che possono soddisfare perché hanno tempo.
Non è detto che sia una forma di spionaggio. E’ una forma di attenzione sociale maggiore. Se poi in gioventù eravamo pettegoli, lo continuiamo anche in tarda età. Ma se non era così, non lo facciamo neanche da vecchi.
Abbiamo semplicemente più tempo.
Ci guardiamo intorno.

(Era proprio una bella piantina di canapa di 30 centimetri!)

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29 luglio 2013

Calli (303)

Calli. (303)
Un tipico fastidio della vecchiaia sono i calli, ai piedi. Spesso i vecchi faticano a camminare per via dei calli. Dolorosi. A volte sono una scusa per nascondere l’incapacità di  camminare, dovuta ad altre cause.
Altre sono un pretesto per non camminare più. In ogni caso i vecchi, di calli, ne  hanno.
I calli comunque passano. Ho un mio rimedio. Un vecchio unguento di un farmacista sardo (Callifugo Murroni). Rimedio infallibile.
In queste settimane me ne sono cresciuti due. In posizioni nuove. Sotto l’alluce e sul secondo dito. Cose normali. Dipende dalle calzature.
E invece no. Quello sul secondo dito dipende da una trasformazione del mio corpo. Invecchiando, il dito si sta incurvando sempre più verso il basso. Col risultato che la nocca sporge verso l’alto, batte sulla scarpa, e si forma il callo. Dito a martello, si chiama. Ce l’aveva anche mia madre. Eredità.
Ma anche deformazione di vecchiaia.
Da vecchi le ossa si deformano.

28 luglio 2013

Regali di compleanno (302)

I regali di compleanno. (302)
Qualche tempo fa ho compiuto gli anni. Ma non ho festeggiato. Al compimento dei miei sessantacinque anni decisi di festeggiare solo ogni cinque anni. E l’ho fatto sapere in giro. Così le persone che mi hanno fatto gli auguri, quest'anno, sono state poche. Quasi solo i familiari più stretti.
Uno di questi, per paradosso, mi ha suggerito che dovrei capovolgere l’abitudine di far regali al festeggiato. Chi compie gli anni da vecchio, dovrebbe far regali a chi gli fa gli auguri.
Detto, fatto. Gli ho fatto scegliere uno dei miei vecchi libri. E gliel’ho regalato.
Mi è parsa un’idea geniale. Si sposa perfettamente con la mia idea che la vecchiaia è l’età per distribuire. Non per raccogliere. Ora devo contattare i pochi altri che mi hanno fatto gli auguri, e far loro scegliere un regalo fra le mie cose.
Perché l’essenziale è far regali con gli oggetti di cui sono in possesso, non comprarne di nuovi.

Questo è il primo passo per cominciare a distaccarci dalle cose.
E poi per congedarci dalla vita.
 

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27 luglio 2013

Respirare (301)

Respirare. (301)
Quando avevo quarant’anni, mi piaceva correre. Nessuna competizione, ma due o tre volte la settimana correvo per cinque o sei chilometri. Avevo cominciato per dimagrire un po’. Col tempo avevo preso gusto al correre in sé. Subito avevo imparato che dovevo respirare di più, per far fronte alla richiesta d’ossigeno del mio corpo. E così dopo pochi minuti di corsa raddoppiavo gli atti respiratori. Mi veniva naturale, anche se lo facevo coscientemente. Cioè a un certo punto decidevo di respirare di più.
Quando in seguito ho cominciato a camminare in montagna, durante le salite, quando mi veniva il fiato corto, semplicemente respiravo di più. Applicavo la tecnica imparata correndo.
Ora sono più vecchio. Fa caldo. A volte mi manca il fiato. Mi pare che il mio corpo mi avvisi che sto respirando poco. Che fare? Le prime volte mi sono preoccupato. Segno di vecchiaia, mi son detto. Il cuore non ce la fa.
Da qualche giorno ho fatto un pensiero diverso. E se fosse come con l’acqua da bere? Cioè come gli anziani si dimenticano di bere, può essere che gli anziani si dimenticano di respirare? Sembra impossibile, eppure …
Come ho fatto con l’acqua, (mi impongo di bere dieci bicchieri di acqua al giorno), così devo fare con il respiro. Devo impormi di respirare di più.
Così da qualche giorno, quando mi ricordo faccio dei respiri profondi.
Ma devo sviluppare una tecnica diversa. Potrei, ogni ora del giorno fare cinque minuti di respirazione forzata.
Non so se funzionerà.
Intanto ci provo.

26 luglio 2013

Indice (300)

Indice. (300)
Ho scritto tanto, in questo primo anno. Ecco allora un indice per argomento.
Le voci sono una trentina. Chi è interessato può scorrerle e trovare quella che più interessa. Accanto trova i numeri delle pagine che trattano l'argomento.
E' semplice. Può essere utile. ("v." sta per vecchiaia)
(aggiornato fino al 26/07/2013)

Aiuti alla v. : 25,108,214,234,286
Alimentazione: 123, 178
Arrivo della v. : 4, 83, 125, 176
Blog (questo): 1, 36, 71, 100, 132, 200,202,273,300
Cani: 5, 24,47,81,94,166,174,193,226,230,232,271,283,285,296
Corpo: 20,28,37,59,67,75,95,114,119,120,131,149,159,161,175,177,199,274,277,279,290
Cultura della v. : 35
Denaro: 252
Donne: 81, 96, 148
Esempi di vecchi: 31,109,116,146,153,167,168,171,181,189,190,228,248,249,265
Età della v. : 7,39,43,84,103,106,136,220
Film, libri, articoli: 11,51,69,145,147,151,152,188,229,233,250,299
Giovani: 53,104,196
Immagine: 2,26,198,203
Indicatori di v.: 58,266
Inizio della v.:4,83,125,176,269,281
Interviste: 106,289
Lavoro: 40,74,154,197,247
Malattie e rimedi: 30,42,79,85,87,90,91,184,185,186,187,205,217,236,238,267,284,297
Manie da vecchi: 27,133,198,282
Modi di vivere la v.: 55,62,72,76,77,82,101,102,107,118,121,134,146,183,191,192,210,212,218,261,263,275,    276,278,293,294
Morte: 19,51,54,86,89,88,99,109,113,117,124,145,147,151,152,188,195,201,206,207,221,222,
225,237,251
Motivazioni: 9,13,88
Oggetti: 227,231,257,291
Paure: 23,33,56,60,239,253
Perdite: 3,6,10,15,17,18,22,34,41,48,57,63,64,65,66,110,115,122,130,137,138,157,162,  
            172,180,182,208,245,246,254,270,272,287
Positività della v.: 21,45,46,49,50,68,70,73,78,93,97,111,126,128,135,150,169,170,194,219,243,288
Politica: 156,163,164,165
Quel che resta di noi: 12,32,292
Relazioni: 38,52,54,92,105,112,127,129,139,140,141,158,179,211,242,268,280,295,
Religione: 209,
Significati della v.:44,80,223,224,235,240,241,298
Soddisfazioni: 8,16
Stanchezza: 255,259,262
Tempo: 14,29,61,121,143,173,204,215,216,244,256,258,260
Valori: 142,144,155,156,160,213,264

25 luglio 2013

Un articolo (299)

Un articolo. (299)
Un gran bell’articolo di un vecchio sulla vecchiaia.
Il vecchio è Oliver Sacks. Neurologo britannico.  Ne riporto alcune parti.
Il testo intero è sulla rivista italiana Internazionale n. 1009 del 19/07/2013, a pagina 82, col titolo: Le gioie della vecchiaia (dico sul serio).
E’ comparso anche sul New York Times col titolo: The joy of old age (no kidding). Non so in che data.

“… Ottant’anni! Stento a crederci. Spesso ho l’impressione che la mia vita stia per cominciare, per poi rendermi conto che invece è quasi finita. […] A ottant’anni e con una manciata di problemini medici e chirurgici, nessuno dei quali invalidante, sono felice di essere vivo. “Che bello non essere morto!” Ci sono volte in cui questa frase mi esplode da dentro, quando il tempo è meraviglioso. […] Sono grato delle tante esperienze che ho avuto (alcune meravigliose, altre orribili) e di aver potuto scrivere una decina di libri.”
[…] “Sento che dovrei tentare di completare la mia vita, qualunque cosa l’espressione completare una vita possa significare. Alcuni dei miei pazienti, che hanno più di novant’anni o cento, dicono nunc dimittis: “Ho vissuto una vita piena e adesso sono pronto per andarmene.” […] Io non credo né aspiro a una esistenza post mortem se non nel ricordo degli amici e nella speranza che qualcuno dei miei libri, una volta che sarò morto, riesca ancora a parlare alle persone.
[…] “A ottant’anni lo spettro della demenza e dell’ictus incombe. Un terzo dei propri contemporanei è morto e tanti altri sono afflitti da profondi danni mentali o fisici, vivono intrappolati in un’esistenza tragica e minima. A ottant’anni i segni del decadimento sono fin troppo visibili. Le reazioni sono più lente, i nomi sfuggono con più frequenza e le energie vanno centellinate. Eppure spesso capita ugualmente di sentirsi pieni di energia e di vita, e per nulla vecchi. Forse con un po’ di fortuna riuscirò a resistere più o meno intatto per qualche altro anno, vedendomi accordata la capacità di continuare ad amare e lavorare: le due cose, secondo Freud, più importanti della vita.”
[…] “Mio padre che è vissuto fino a novantaquattro anni diceva spesso che il decennio fra gli ottanta e i novanta era stato fra i più piacevoli della sua vita. Percepiva, come sto iniziando a percepire io, non una diminuzione, ma un ampliamento della vita mentale e della prospettiva. A quell’età una persona ha avuto un’esperienza di vita lunga, e non solo della propria, ma anche di quella degli altri. Ha visto trionfi e tragedie, boom e crolli, rivoluzioni e guerre, grandi conquiste e anche, sì, zone d’ombra. Ha visto nascere importanti teorie, solo  per poi vederle rovesciate dalla testardaggine dei fatti. E’ più consapevole della transitorietà e forse anche della bellezza. A ottant’anni lo sguardo di una persona è ampio e ha una cognizione vivida, vissuta della storia, che quando si è più giovani è preclusa.”
“Io riesco a immaginare, sentire nelle ossa che cos’è un secolo, e a sessant’anni non ne ero in grado. Non penso alla vecchiaia come a un momento sempre più lugubre, che va sopportato e sfruttato come meglio possibile, ma come a un tempo di svago e libertà, in cui si è liberi dalle urgenze artificiose del passato, nonché liberi di esplorare qualsiasi cosa si desideri, rilegando insieme i pensieri e i sentimenti di una vita passata.
Non vedo l’ora di vivere i miei ottant’anni.”

(Un indice per argomenti delle prime 218 pagine del diario si trova a pagina 202.)
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com            )

24 luglio 2013

Progetti (298)

Progetti. (298)
Una vecchia, vicina di casa. L’ho vista ieri mattina presto, verso le sette. Era in terrazza. Spazzolava un tappeto steso su un filo. Con una sola mano. Con l’altra si teneva in piedi appoggiandosi a un deambulatore. Da sé, non si regge in piedi.
Perché un’anziana, malferma, fa certe cose?
Chiunque le direbbe: ”Non farlo. Non è per te. Siediti in poltrona. Riposati.”
La vecchia potrebbe rispondere: “Senza far nulla la mia giornata non ha alcun senso.”
Invece, facendo le (poche) faccende domestiche che ancora può fare, dà significato al suo tempo.
Dà significato alla sua vita.
Non si tratta di profondi discorsi filosofici. Ma di esperienza comune.
Quando faccio qualcosa, sono soddisfatto. Anche cose banali. Come andare dal commercialista, in banca, acquistare qualcosa. Quando comincio la giornata senza avere un progetto per il tempo che ho d’innanzi, sono smarrito.
Per vivere giorno per giorno, ho bisogno di un progetto quotidiano. Ho bisogno di fare qualcosa. Se non ho progetti concreti, la lettura, una passeggiata, l’ascolto di un disco, mi lasciano insoddisfatto.
Per vivere da vecchio ho bisogno di progetti quotidiani, settimanali e mensili.

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22 luglio 2013

Un libro (297)

Un libro. (297)
I libri mi entusiasmano ancora. Soprattutto quelli che portano idee nuove.
Da tempo mi interesso di acqua, quella che beviamo. Da tempo so che i vecchi debbono bere, perché se ne dimenticano (vedi n. 236). Ho letto vari libri sull'acqua. Mi sembrava di non aver bisogno di idee nuove. Così, quando in libreria vedevo Il tuo corpo implora acqua (Your body's many cries for water)  di F. Batmanghelidj, medico iraniano, lo snobbavo un po’. Che cosa avrebbe potuto dirmi di nuovo, che già non sapevo?
Una conoscente me l’ha prestato. Una scoperta! Un nuovo modo per capire l’importanza dell’acqua nella vita quotidiana.
L’idea che mi ha folgorato: i segni che rivelano il bisogno d’acqua non sono soltanto la sete o la bocca secca. Sono malattie! Come il mal di stomaco, i dolori reumatici, l’angina, il mal di schiena, i dolori cervicali, l’emicrania, la colite, l’asma.
Cioè se il tuo corpo è disidratato, te lo comunica con la malattia. Che sono poi le malattie croniche che affliggono la vecchiaia. Sono quelle malattie per cui i medici ti dicono: E’ la vecchiaia!
Provare per credere. Intanto si deve controllare quanta acqua si beve. Spesso neppure un litro al giorno. Allora si aumenta.
Acqua. Non tè, succhi, brodi.
Se avete una patologia, provate con l’acqua, prima di imbarcarvi in cure costose e pesanti.
Due litri al giorno. Non di meno.

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21 luglio 2013

Ricchezza (296)

Ricchezza. (296)
Confesso: ho ben tre cani. Piccoletti, ma tre. Secondo il fisco, sono una persona ricca.
Non è vero, naturalmente. Non di proprietà, comunque. Non di denaro. Ma forse è vero. Sono ricco.
Un vicino di casa è vecchio come me (anzi di più) ed è veramente ricco (vedi n. 280). Ma non ha cani.
Io non ho la sua bella Maserati, ma ho tre cani. Sono più ricco io.
E’ che, da vecchi, capisci il valore effimero degli oggetti. Delle cose. Delle cosiddette proprietà. E capisci il valore grande delle relazioni, degli affetti.
L’entusiasmo dei miei cani, ogni volta che li porto fuori, è sempre rinnovato. Mi esprimono gratitudine, per questo, più volte al giorno. Ogni volta come se fosse la prima. Il cuore mi si allarga.
Ha ragione il fisco.
Sono un ricco.

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20 luglio 2013

L'attore (295)

L’attore. (295)
Non avevo più di otto anni. Ero alla festa di compleanno del mio amico. A un certo punto gli adulti hanno chiesto ai bambini che cosa volevano fare da grandi. Io ho risposto: l’attore. Non so come mi sia uscita questa risposta. Ero un bambino timido. Lontano dal cliche di una figura come l’attore.
Nella realtà ho poi svolto un lavoro a contatto col pubblico. Ma non certo l’attore.
Però, adesso che sono vecchio, mia moglie mi rimprovera di gesticolare troppo. Anzi mi rimprovera di mimare col corpo certe situazioni che vado raccontando.
Ho scoperto da adulto di avere propensione verso quel tipo di lavoro.
Da vecchio mi devo censurare quando sono con lei. Per decoro.
Non mi censuro quando sono col mio nipotino, che non ha ancora due anni.
Anzi. Con lui do libero sfogo a tutto il mio repertorio. Invento versi con la bocca, gesti, situazioni tipici di una farsa.
Lui si diverte molto. Io mi diverto molto.
Da vecchio sono proprio diventato un attore.
Attore di uno spettatore unico. Mio nipote.
Ma pur sempre un attore.

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19 luglio 2013

Perdere il controllo (294)

Perdere il controllo. (294)
Sto perdendo il controllo. Per esempio dei miei vestiti estivi. Ne ho tanti. Troppi. Finisco per usare sempre quelle due o tre paia di pantaloni e quattro o cinque magliette. Quando li ho usati li faccio lavare e mi rimetto quelli. Vi sono alcuni capi che non uso da anni. Li tengo inutilmente. Vi sono perfino degli indumenti che non ricordo di avere.
Sto perdendo il controllo del mio tempo. Anni addietro, durante l’anno lavorativo, lasciavo alcuni lavori per il periodo delle ferie. Non avevo tempo di farli, in inverno. Li facevo d’estate. Che so, dipingere una stanza. Oppure aggiustare un elettrodomestico.
Adesso sono due o tre anni che mi sono ripromesso di ordinare il garage, pieno colmo di oggetti. Dovrei farlo adesso che è estate. Ma non ho ancora tempo. Non sto lavorando, ma non ho tempo.
Che mi succede?
Sto perdendo il controllo della mia vita. Mi lascio vivere. Vorrei fare alcune cose, ma ne faccio altre. Emergenze, necessità di altri, la vita di coppia. Tutto concorre a deviarmi da quello che vorrei fare.
Mi sto preparando?
Finire la vita è perdere il controllo.
Definitivamente.

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18 luglio 2013

Il cane giovane (293)

Il cane giovane. (293)
Alcuni anni fa abbiamo preso un cane giovane. Lo regalava una famiglia che abitava in collina. Aveva l’abitudine di scavare sotto la recinzione per scappare dal giardino di casa e girovagare per ore a caccia di conigli selvatici, gatti eccetera.
Anche con noi scappava dal parco dove lo portavamo a correre. Passando fra i fori della recinzione, per andare in una zona boscosa attigua. Ma lo andavamo a riprendere quasi subito. Però da allora abbiamo cambiato parco. Nel nuovo parco ha smesso, perché è grande e c’è molto da scoprire.
Negli ultimi tempi ha ripreso a passare sotto la recinzione del parco e perlustrare una zona adiacente. L’istinto gli è rimasto.
E’ un cagnetto curioso. Esploratore. Gli piace l’avventura.
Il suo comportamento mi ha suggerito un’idea per la vecchiaia.
Noi vecchi siamo entrati in una nuova fase dell’esistenza. Cruciale, perché è l’ultima. Ci arriviamo avendo vissuto molto. Possiamo diventare esploratori di questa nuova vita. Viverla come un’avventura. Stare a vedere che cosa ci succede.
Un tempo si diceva: viverla consapevolmente. Termine abusato. Meglio dire: vivere con più presenza, con più coscienza.
E’ un modo diverso di vivere la vecchiaia. Invece di lasciarsi vivere, invece di annegare negli avvenimenti, tirarsi come in disparte e guardare, osservare quello che ci succede. Anche le perdite.
E’ un modo diverso di vivere. Lo possono fare anche i giovani o le persone di mezz’età. Ma non hanno i mezzi. Quasi sempre sono travolti dalla vita. Avrebbero bisogno di un distacco maggiore. Di disincanto.
Per noi vecchi è più facile. Possiamo dare meno importanza ai singoli avvenimenti.
Abbiamo vissuto molto.

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17 luglio 2013

Memorie (292)

Memorie. (292)
Ho due vecchie zie ancora in vita. Una sorella di mio padre e una di mia madre. Tutti gli altri anziani delle famiglie d’origine sono morti. La loro storia è nelle mie conoscenze e in quelle di due o tre cugini. E nelle due zie, che ormai hanno perso la memoria.
E’ incredibile come il ricordo familiare si perda rapidamente. Conosci la tua generazione e quella precedente. Già dei nonni sai poco. Più indietro è nebbia. Qualche aneddoto, qualche brandello. Perfino i nomi si ignorano.
Una decina di anni fa, quando gli anziani erano ancora in vita, ho deciso di ricostruire l’albero genealogico. Che conservo. Almeno di una famiglia.
Adesso sto raccogliendo le ultime memorie di quelle vite. Lo sento come un obbligo. Nei confronti di mio figlio. E delle generazioni che verranno.
Impedire che di quelle vite non resti più nulla.
Un dovere degli anziani.


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16 luglio 2013

Invidia (291)

Invidia. (291) 
Due anziani si avvicinavano a due auto. Una, vecchia e utilitaria, l’altra, moderna e potente. Il proprietario dell’utilitaria si rivolge all’altro: “Però! Una gran macchina!” L’altro si schermisce. Vanno via.
Evidente l’invidia del primo. Una invidia bonaria, da vecchi. Ma sempre invidia.
In vecchiaia ci arriviamo con diverse disponibilità economiche. Dipende dai lavori, dalle scelte, dalla fortuna. Ci ritroviamo tutti vecchi, comunque. Tutti con lo stesso destino. Non è un’auto che fa la differenza fra le vecchiaie.
Fra giovani sarebbe diverso. Ci sarebbe differenza, eccome.
Ma da vecchi …
Gran conquista sarebbe capire che i beni materiali, nella vecchiaia, contano poco.
Contano gli atteggiamenti verso la vita.
Se da vecchio sei povero (povero, non ho detto in miseria), vivrai questa povertà comprando meno oggetti, viaggiando meno. Tanto, la vecchiaia è l’età della riflessione.
E’ l’età della stasi, piuttosto che del movimento.

Vale più quello che si è di quello che si ha.  
Quello che hai  dovresti cominciare a darlo via.


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