14 novembre 2021
Dieci anni dopo (3) (21-130)
Dieci anni dopo (3). (21-130)
Una decina d'anni fa (inizio della vecchiaia) avevo osservato una serie di nuovi fastidi che ho attribuito alla nuova età. Per esempio, avevo cominciato a incespicare, con una certa frequenza, oppure ero affetto da qualche apnea nottutna, oppure ancora la saliva qualche volta mi andava di traverso (soprattutto nei dormiveglia pomeridiani). A questi devo aggiungere qualche episodio di mancanza di respiro (specie serale), alcune amnesie su nomi di cose comuni o di persone note.
Ebbene oggi è tutto scomparso.
Forse allora avevo dato troppa enfasi a tali lievi malesseri. Il fatto è comunque che sono scomparsi. Ha significato l'abbondanza di rimedi naturali che avevo cominciato ad assumere e che ancora assumo? Ha significato soprattutto il cambio radicale di dieta avvenuto in quegli anni?
Tenderei a rispondere di sì, ma non ne ho la propva provata.
Sempre nei primi anni avevo fatto la riflessione che, vivendo in coppia, fosse necessario continuare ad avere un contatto fisico, sia pure di carezze piuttosto che di sesso. Purtroppo la cosa è stata altalenante e recentemente il contatto fisico si è molto rarefatto.
Anche il desiderio di eliminare oggetti non è stato perseguito con costanza, così come l'impegno a fare sforzi fisici è molto diminuito (ho cessato di far traslochi). E pure la promessa di avviare un orto casalingo non l'ho condotta in porto (forse proprio in questi giorni farò il primo passo).
Un'altra idea che non ho sviluppato per nulla e che invece dieci anni orsono mi pareva importante, è stata quella di darmi da fare per aggregare dei vecchi come me, per farne un gruppo di riflessione. Potrei svilupparla ora, approfittando di un conoscente che organizza già proprio un gruppo di anziani, con tanto di gite, cene, balli e attività culturali.
Quest'ultima sarebbe proprio un'iniziativa utile, particolarmente carente nella mia città.
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
13 novembre 2021
Dieci anni dopo (2) (21-129)
Dieci anni dopo (2). (21-129)
Proseguo nel confronto fra la mia vecchiaia attuale e quella di dieci anni fa.
Nelle prime pagine del 2012 era presente spesso la paura: apprensione per l'età sconosciuta che stavo per affrontare, timore per il manifestarsi di perdite nelle capacità fondamentali, addirittura panico nello scoprire che il cervello dava segni di rapido declino.
Oggi non è più così.
Alla vecchiaia e alle sue limitazioni mi sono abituato, anche perchè hanno molto rallentato la loro velocità. Il declino continua ad esserci, ma è lento. Non mi spaventa più.
Altro cambiamento riguarda la prudenza. Nei primi anni ho cominciato ad accorgermi che alcune azioni, comuni nell'età di mezzo, erano diventare rischiose nella vecchiaia e ho cominciato ad adeguarmi: sono più attento quando circolo in bicicletta, di notte uso una pila per andare in bagno, evito certi sforzi che non posso più permettermi (come ad esempio correre a piedi).
Ho aumentato anche la pazienza, sia verso gli altri, sia nei miei confronti, relativamente a ciò che non riesco più a fare, o faccio più lentamente.
La perdita di ruolo sociale, che tanto mi aveva colpito all'inizio, ormai non mi rattrista più: sono entrato nella fase nella quale tutto ciò che si è appreso nella vita svanisce e uno è per quel che è e non per quel che sa o per competenze e ruoli che aveva in passato. Avere spostato il mio impegno dal lavoro ai nipoti, mi ha aiutato.
Dopo dieci anni sono anche molto meno frequenti quei momenti magici nei quali sembra che la vecchiaia sia come sospesa. Sono aumentati invece i tempi in cui soffro di qualche (modesto) malanno.
Mi sono accorto, per ultimo, che alcuni rimedi scoperti durante il decennio passato, poi non li ho praticati: me ne sono quasi scordato (come la curcuma e il gingko biloba).
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
11 novembre 2021
Dieci anni dopo (21-128)
Dieci anni dopo. (21-128)
Ho riletto i primi due anni di diario, quelli di quando ero appena entrato nella vecchiaia.
Questo diario era nato proprio per verificare come cambiassero sensazioni, stato fisico, opinioni della vita col passare del tempo. Dopo dieci anni sono cambiate molte cose.
Comincio a scriverne qui alcune, come mi vengono in mente, dal confronto fra l'oggi e i primi anni.
Alla perdita di capacità fisiche si è aggiunta quella delle capacità psicologiche. Fatico di più oggi ad affrontare conflitti e stati prolungati di tensioni nervose e di impegno; soprattutto sono venute a diminuire le motivazioni per fare, per impegnarmi.
La sintesi più perfetta di questo stato è l'abbandono delle camminate in montagna per sentieri e rifugi, con lo zaino in spalla, che ho deciso l'anno scorso, d'accordo col mio amico. Ha cominciato a diminuire la motivazione, poi ad aumentare la fatica, poi le difficoltà relative all'organizzazione e a qualche malessere del mio compagno d'avventura, fino al punto che abbiamo detto basta.
Altra decisione importante è stata quella di diminuire (quasi azzerare) il mio impegno lavorativo. Conservo soltanto un modesto incarico di poche decine di ore annuali: ma quest'anno complice la pandemia sono stato quasi sul punto di lasciare anche quello.
Andando più nel profondo, il cambiamento maggiore è stato quello sul senso di immortalità: sta venendo meno, mentre era preponderante dieci anni fa.
La fine della vita è anche maggiormente presente nelle pagine di diario rispetto a un decennio fa, soprattutto negli ultimi mesi.
Fra le opinioni cambiate c'è quella relativa alle malattie. All'inizio mi sembravano necessarie per finire l'esistenza. Oggi non lo penso più: si muore perchè si esaurisce il ciclo vitale, più che per l'incremento delle situazioni patologiche. Anzi ritengo che con un buon stile di vita si possa morire di vecchiaia invece che di malattia.
Rispetto a dieci anni fa è anche cambiata la situazione familiare: sono stato arricchito di ben quattro nipoti, che si portano via un bel pezzo di vita quotidiana, sia come tempo vero e proprio di accudimento, sia come impegno psicologico nel pensare a loro e ai loro problemi.
Dal punto di vista fisico l'ipertrofia prostatica benigna mi colpisce ancora e la situazione si è aggravata, ma non al punto tale di farmi decidere per un intervento chirurgico.
E come spirito?
Eh, mi sento più fragile.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
08 novembre 2021
Anziani più vicini alla mia età (21-127)
Anziani più vicini alla mia età. (21-127)
All'inizio della vecchiaia scrutavo gli anziani della terza fascia, per scoprire come sarebbe stata l'ultima fase della mia vita.
Più recentemente mi son messo a osservare con attenzione anziani più vicini a me (per età), perchè avevo scoperto che l'ultima parte della vecchiaia resta inconoscibile a chi non vi è vicino.
Oggi, entrato nella seconda fascia, guardo con attenzione chi mi precede di pochi anni (5-10), perchè li sento molto vicini.
Il mio consuocero ha compiuto 80 anni. Rimasto vedovo tre anni fa, non si è certo perso d'animo. Ha preso in mano le sorti della sua vita e anche in questi anni di pandemia si è dato da fare.
Ha ripreso le attività della sua associazione di anziani (come organizzatore), ha continuato a occuparsi della sua alimentazione con molta cura e impegno, con una impostazione nettamente salutistica; è ancora capace di correre sia pur per brevi tratti. Il suo fisico è asciutto e lo mantiene con ginnastica quotidiana e pesisitica leggera. Per di più, appassionato di computer e sue applicazioni ha acquisito una discreta capacità di filmare avvenimenti e trasformarli in video con tanto di sonoro, montaggio ed effetti speciali. Cioè a differenza di me che rifiuto tutto ciò che sa di informatica e affini, si è appropriato delle tecniche moderne, che neanche un giovane ...
Sono ammirato per le sue condizioni fisiche e mentali.
Vive da solo e sa badare e bastare a se stesso.
Peccato che abbia scarse relazioni con figli e nipoti.
Quando l'ho visto alla festa di complenno del nostro nipote maggiore, l'ho trovato un poco assente nei colloqui a tavola. Forse un poco sordo oppure soltanto più distratto dal contesto rumoroso in cui si trovava.
É come se a fronte di notevoli performance mentali e fisiche, sia regredito a livello relazionale, non solo perchè ci sente un pò di meno.
Si vede che non tutto si riesce a portare avanti con lo stesso grado di efficienza, quando si arriva alla sua età.
O forse la solitudine (subita e/o voluta) genera il distacco dalle relazioni.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
06 novembre 2021
Tanti conoscenti anziani se ne sono andati (21-126)
Tanti conoscenti anziani se ne sono andati. (21-126)
Ho saputo per caso che un mio conoscente, poco più vecchio di me (di cinque anni) è morto.
Non ora, bensì due anni fa.
Nei primi anni di questo diario ne avevo parlato per un incidente in montagna per il quale si era quasi rotto l'osso del collo. Allora la moglie mi aveva detto: se l'è cavata, ma è come se fosse invecchiato di dieci anni.
Non l'avevo più rivisto, dopo l'incidente, nè l'avevo seguito nelle sue attività di sociologo, che si occupava di terza età.
Lo ricordo qui perchè quando è morto io non l'ho saputo, pur essendo lui un personaggio noto, almeno in ambito universitario.
Sono arrivato a un'età nella quale colleghi anziani muoiono sempre di più. Soprattutto senza che io ne sia informato.
Viviamo in una società nella quale i mezzi d'informazione sono alla portata di tutti, le notizie circolano vorticosamente. Eppure anche la cosa più semplice e più normale come la morte di persone vicine può sfuggire.
Due pensieri mi sono venuti: il primo che la nostra società è così piena di relazioni (fittizie), siamo così tanti che non possiamo seguire le vicende di così tanta gente.
Il secondo: la morte è una faccenda personale, arriva nella vecchiaia avanzata, quando ormai le relazioni si sono allentate.
La nostra morte da anziani riguarda ben poche persone.
Molti di quelli che ci hanno conosciuto, neppure lo verranno a sapere.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
04 novembre 2021
A forza di parlarne ... (21-125)
A forza di parlarne ... (21-145)
Un diario di dieci anni e quasi 2000 pagine.
Sulla vecchiaia sì, ma anche sulla morte.
Su quest'ultima, mi sembra di star scrivendo di più. In questi ultimi anni il pensiero della morte è più presente in quanto scrivo.
Sembrerebbe naturale pensarci di più, mentre avanza il tempo. Ma scrivo di sensazioni e registro proprio questo: mi sembra che da qualche tempo il mio senso di immortalità stia mutando, non è più granitico come a 65 anni.
Il fatto è questo: sento più vicina la fine della vita. Sento che è qualcosa che comincia a riguardarmi.
Pensandoci di più, scrivendone di più sembra quasi che, alla fine, la morte non giunga inaspettata.
Anzi che possa essere attesa.
Del resto oggi ho 75 anni e non più 65 come all'inizio del diario.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
31 ottobre 2021
Resta poco tempo (21-124)
Resta poco tempo. (21-124)
A voler contare gli anni a partire da quelli che mi restano per raggiungere l'età media della mia regione, sono arrivato a –7. E' un dato che potrebbe apparire preoccupante, ma non intendo trattarlo qui.
I pochi anni che restano hanno invece significato per un altro aspetto: ciò che si può fare in questi pochi anni. Non certamente imprese straordinarie. Forse soltanto qualcosa di relativo alla nostra struttura psichica.
Quante volte alla fine di un anno ci siamo fatti il proposito di cambiare questo o quello?
A parte la riuscita dei propositi (e l'illusione di poter cambiare qualcosa semplicemente prendendo un impegno che poi non abbiamo perseguito), nelle nostre decisioni il fattore tempo (futuro) aveva un ruolo determinante. Se non si riusciva a cambiar qualcosa un anno si poteva rimandare all'anno successivo, complice il nostro senso di immortalità.
Se adesso sono arrivato ad avere poco più di un lustro da vivere, dovrei sbrigarmi a fare cambiamenti. Perchè il tempo sta per scadere.
E invece no: sto rinunciando proprio perchè non ho più tempo per farlo.
Contraddizioni.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
30 ottobre 2021
Miscugli di sensazioni (21-123)
Miscugli di sensazioni. (21-123)
Materiali grezzi. Brandelli di pensieri, che attendono conferme.
Ho scritto (21-100) che si muore da soli. Che, in definitiva, a parte alcuni rari personaggi, dopo la nostra morte in pochi si ricordano di noi. Di molti noti personaggi, giunti in tarda età, e scomparsi dalla scena pubblica, ci si chiede talvolta se siano ancora vivi o siano morti (e quando!).
Al funerale d'una mia collega di lavoro erano in molti a volerla ricordare. Ma passati questi due - tre mesi dalla sua scomparsa, in quanti si ricordano di lei, nel senso che quotidianamente ne sentono la nostalgia, ne rimpiangono la presenza?
Sì, certo, il marito e il figlio e i nipoti.
Ma quanti altri ancora?
Sembra dunque che, se è vero che si muore da soli (e che la morte sia un atto estremamente individuale) non è che lo stesso valga per la vita?
Parlo di vita giornaliera, non di grandi gesta.
Come la morte è un atto assolutamente personale, anche la vita minuta di tutti i giorni lo è.
Siamo soli a vivere il quotidiano.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
23 ottobre 2021
Ma come fanno? (21-122)
Ma come fanno? (21-122)
1. Come fanno i giovani (e anche i meno giovani) ad apprezzare il cibo che viene sfornato dall'industria moderna? Mi riferisco a quelle che sono chiamate "merendine dolci industriali", ma anche ai pasti (si tratta di panini, in verità) che sono venduti dalle grandi catene di fast food nostrane e statunitensi.
Facile risposta: attraverso il prezzo basso e con l'aggiunta di insaporenti (grassi, sale e zucchero). Cioè puntando su sapori forti, che piacciano nell'immediato (non importa che poi il retrogusto sia cattivo, importa la prima impressione).
La cosa peggiore è che a questi gusti sono già abituati i genitori dei bambini attuali, e dunque che ai bambini siano somministrati fin da piccoli. Il risultato sarà che le intere nuove generazioni saranno condizionate da questo cibo e non conosceranno altro cibo da questo. Così il cerchio si chiude: convinta una generazione, le successive sono già condizionate.
2. Come hanno fatto (ieri) i politici europei a non trovare un accordo, se non blandissimo, sulla transizione ecologica, sull'abbandono del carbone entro pochi anni, se non rispolverando il ritorno del nucleare, definendolo fonte rinnovabile al pari del solare? Ma non hanno sotto gli occhi il riscaldamento globale, le sue conseguenze su miliardi di persone, il fatto che l'uranio è tutt'altro che rinnovabile (e le sue scorie non sappiamo dove metterle)? Non sanno che non si può più tergiversare, come dicono Greta e compagni?
È che in questi frangenti (covid, situazione climatica, deterioramento del pianeta) occorrerebbero menti superiori e non mezze calzette, uomini coraggiosi e colti, e non individui pavidi o peggio infarciti di ideologie fallimentari (come il liberismo). Occorrerebbero filosofi e umanisti e non economisti (Draghi) e manager industriali (Cingolani: alla fine si è visto di che pasta sia fatto), già di per sè preda di riduzionismo e di attaccamento allo status quo.
Sono ancora preso da impotenza e sconforto.
Come un vecchio qualunque di fronte al mondo che avanza e che sta andando di male in peggio.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
20 ottobre 2021
Cambiamenti climatici (21-121)
Cambiamenti climatici. (21-121)
Vi è stato un tempo in cui qualche scienziato aveva lanciato l'allarme sui cambiamenti climatici derivanti dalle attività umane. Anni '70 e '80 del XX secolo. L'allarme è cresciuto fino a diventare costante, ma ancora minoritario, negli anni 2000 e, soprattutto dopo il 2010, i dati raccolti hanno continuato a mostrare che si stava andando verso una situazione insostenibile. All'inizio soltanto il partito dei Verdi (in Italia) aveva cominciato a inserire il clima nella propria piattaforma politica, indicando chiaramente che era il modello di sviluppo che andava cambiato: si cominciò a parlare di decrescita economica e non di crescita, posizione considerata naif o folcloristica dalle altre forze politiche.
Siamo nel 2021 e il clima ha raggiunto la vetta dei problemi politici (non in Italia però), anche per merito di movimenti giovanili che continuano a mobilitarsi sul problema (Greta e altri).
Ebbene io c'ero quando il mondo scientifico rideva a proposito dell'allarme sul clima suscitato da qualcuno. Io c'ero quando più della metà degli scienziati cominciò a parlarne con preoccupazione, così come c'ero quando nacque il movimento dei giovani sul clima. C'ero e posso far paragoni.
Ci vuole molto tempo, perchè idee razionali conquistino la maggioranza delle persone, anche su problemi gravi.
Oggi, persino il nuovo premio nobel italiano per la fisica, Giorgio Parisi, afferma che tutte le misure tendenti all'aumento del Pil italiano sono in aperto contrasto con le misure per diminuire l'impatto della società sul clima.
Analogamente spero che prima o poi si riesca a far chiarezza sui danni prodotti dalle vaccinazioni di massa (soprattutto pediatriche, ma anche sul covid-19) ed emergano dati che facciano riflettere sul punto centrale: alcuni, dalle vaccinazioni, hanno avuto danni gravi e anche se sono pochi, sono la bella cifra di 21.000 in tutta Europa (dati Ema, riportati da eudravigilance), per contare solo le morti prossimali al vaccino.
Vantaggi del vivere a lungo, di essere vecchi: anche in un passato considerato remoto, noi c'eravamo.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
19 ottobre 2021
Ho sognato (21-120)
Ho sognato. (21-120)
Complice il buon esito della raccolta di firme del referendum sull'eutanasia, ho sognato di aver scelto di por fine alla mia vita attraverso l'eutanasia assistita.
Nel sogno avevo fatto una scelta razionale. Ero vecchio e volevo decidere autonomamente quando por fine alla mia vita, senza aspettare la cosiddetta morte naturale. Ricordo di aver fatto una scelta consapevole, in piena lucidità, senza tutte quelle condizioni di malattia grave, di dolori insopportabili, di disinteresse per la vita che saranno i casi contemplati nella nuova legge sul fine vita.
Ebbene al momento della decisione (si trattava di bere una pozione) nel sogno non me la sono sentita. Mi pareva che fosse troppo presto, che avessi ancora qualcosa da fare.
Ero ancora nel pieno di energie fisiche e mentali. Nella scelta aveva prevalso il potere di decidere per sè, piuttosto che le reali condizioni di necessità.
Una scelta di autonomia.
Ma non è bastato.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
14 ottobre 2021
La vecchiaia non è come sembra (21-119)
La vecchiaia non è come sembra. (21-119)
Le altre età hanno un'idea errata della vecchiaia. Bisogna anche dire che non se ne preoccupano molto di come sarà l'ultima fase della vita, paghe come sono del senso di immortalità che le domina.
Del resto occorre notare che immagini di anziani decrepiti, tenuti in vita con mille espedienti, sono dominanti nella rappresentazione dei mezzi di comunicazione. In alternativa altra immagine dominante è quella di anziani che anziani non sono, perchè vengono rappresentati nel pieno delle loro facoltà. Mai che si centri la realtà vera: perdita di facoltà fisiche e psichiche, ma vantaggi discreti in altri settori.
La vecchiaia in effetti è un'età complessa. Non è il sito di rottamazione di un individuo.
È invece il luogo del compimento. Della comprensione di tutta una vita.
Bisognerebbe aggiungere: "nel migliore dei casi".
Sì, perchè si tratta di una potenzialità, piuttosto che della normalità.
A guardarli in faccia, i vecchi, non sembrano illuminati dalla comprensione.
È allora patrimonio di pochi individui che fanno eccezione?
Oppure si tratta di una condizione comune che però viene celata agli altri?
Non lo so.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
13 ottobre 2021
Retrospettive* (21-118)
Retrospettive.* (21-118)
Ho un'età in cui posso guardare alla vecchiaia voltandomi indietro. La prima parte della vecchiaia fa già parte del mio passato.
Sono gli anni in cui ho smesso di lavorare, ho cominciato ad accudire i miei nipoti, ho smesso splendide attività che mi avevano tanto gratificato, ho abbandonato passioni e piaceri di un'intera esistenza.
Ma è anche un'età in cui (per merito del diario) ho cominciato a riflettere di più sulla vita, sull'ultima età, sulla morte, raggiungendo conquiste significative.
Ho cominciato a capire di più.
Ed è impagabile, raggiungere nuove e più complete comprensioni.
Come ha detto qualcuno, è eccitante pensare a cosa accadrà di nuovo negli anni a venire, negli ultimi anni di vita.
Cambiamento completo di prospettiva.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
12 ottobre 2021
Le attività dei vecchi (21-117)
L'attività dei vecchi. (21-117)
Entrato nella vecchiaia, per alcuni anni ho continuato a lavorare. Sempre di meno, per la verità. Fino a quando non ho smesso del tutto, verso i settantadue, settantatre. Ora ho 75 anni: qual è la mia attività?
Di qualcosa che assomigli al mio lavoro precedente non ho più nulla. Mi è rimasta la voglia di scrivere e infatti scrivo ancora, ma non si può paragonare a un lavoro la tenuta di un diario, anche se ne sto facendo una sintesi, in vista di una pubblicazione.
E allora, che resta?
Ci ho riflettuto a lungo e ho scoperto che un "lavoro" ce l'ho, anche se molto lontano dalle mie competenze di un tempo: ho quattro nipoti con cui passare del tempo, un cane da accudire. Il mio lavoro si è dunque trasformato. Non più basato sul mio sapere di gioventù, bensì su rapporti umani. Non è un lavoro, ma è comunque un'attività che necessita di conoscenze, che mi son fatte sul campo. Non è niente di difficile, ma occorre attenzione, spirito critico, controllo della propria emotività. Trattandosi poi di bambini e animali, ci sono di mezzo sentimenti. E affetti che si consolidano.
Pensando ai rapporti coi "miei" di nonni, devo dire che io sono un nonno diverso, con un rapporto più intenso coi nipoti. Con una continuità più che settimanale di frequentazioni.
Insomma sono ancora in piena attività, anche se non lavoro più.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
09 ottobre 2021
Retrospettiva sulla vecchiaia (21-116)
Retrospettiva sulla vecchiaia. (21-116)
Ho cominciato a selezionare le pagine di questo diario sulla vecchiaia. Testimoniano i miei pensieri nei primi dieci anni di ultima età. Si tratta di una autentica retrospettiva su un argomento poco presente nei dibattiti. Certo, limitato a un sol protagonista, cioè io.
Ciononostante si tratta di una cosa originale, di un contributo alla conoscenza di quest'età, poco conosciuta dagli altri.
Ciò che mi ha colpito, nella rilettura, è stato l'iniziale timore dell'età nuova che avevo cominciato, la tendenza a drammatizzare anche episodi marginali. Anche quella di enfatizzare fatti secondari, ma simbolici (la prima vota che mi hanno offerto il posto in tram). Mi pare che durante gli anni i timori si siano stemperati. Ciò che spaventava è diventato consuetudine, ha perso la sua carica terrifica.
È subentrata l'abitudine nel vivere le perdite dell'ultima età della vita.
Sono ancora all'inizio della lettura delle (quasi) duemila pagine, ma già mi sembra che le mie riflessioni potrebbero essere utili a chi entrerà nella vecchiaia nei prossimi anni o a chi vi è entrato da poco.
Una testimonianza. Di chi l'ha appena fatto.
Tranquillizzante.
Uno sguardo all'indietro, una retrospettiva, appunto, almeno della prima parte di vecchiaia.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
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