18 dicembre 2016

Comodità (16-191)

Comodità. (16-191)
Uso volentieri la bicicletta, per spostarmi verso il centro città. 
Fino all'anno scorso andavo al lavoro in bici. Anche d'inverno. 
A giugno ho smesso di lavorare: non per questo ho smesso di andare in bicicletta.
Però, in questi ultimi giorni la temperatura è scesa sotto lo zero. Per due o tre volte ho dovuto muovermi: potevo scegliere fra bici e tram. Ho scelto il tram. 
Un pò per il freddo, un pò per pigrizia.

Il mio amico qualche mese fa mi ha proposto di continuare le nostre escursioni estive a piedi, cambiando però le mete: non più conquista di vette, bensì comode passeggiate nei boschi. 
Mi ha anche proposto di cambiare tipologia di alloggiamento: basta rifugi e bivacchi, ma comodi alberghi.
Penso di accettare la proposta.

Inutile negarlo, nella mia vita sto scegliendo situazioni più comode.
Temo che la causa sia l'avanzare della vecchiaia.

(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. )
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12 dicembre 2016

Gradini (16-190)

Gradini. (16-190)
Un anno fa, al ritorno dalla mia escursione annuale, sono stato benissimo per due o tre settimane (vedi 15-108).
Anche quest'anno sono stato bene, ma in misura inferiore.
Durante l'anno mi capita saltuariamente di vivere in buon stato. In altri momenti sento invece il peso della vecchiaia. Percepisco la discesa nella scala a chiocciola (vedi ieri).
La vecchiaia è così, si scende lentamente, quasi senza accorgersene.
Ma a tratti ci si ferma nella discesa. Sembra che la vecchiaia sia stata sospesa.
È la condizione di quest'ultima età della vita.
La vecchiaia è intermittente.

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11 dicembre 2016

Un gradino (16-189)

Un gradino. (16-189)
Norberto Bobbio diceva che la vecchiaia è come una scala a chiocciola, che si continua a scendere, senza mai poter invertire il senso di marcia: ci si può fermare sì, anche per qualche tempo, su di un gradino, ma poi si ricomincia inesorabilmente a scendere.
Dopo la mia caduta dalla scaletta in casa, che ha fatto vacillare la sicurezza con la quale mi fidavo del mio corpo (vedi 16-172), mi sono capitate altre cosette.
Per esempio ho incespicato nelle ciabatte, mentre mi alzavo dalla poltrona (rischiando di cadere); alzandomi dalla tazza del water, in bagno, non solo devo appoggiarmi alla tazza, ma anche lo faccio con una certa fatica; quando mi piego sulle ginocchia per afferrare qualche oggetto dal suolo, fatico a rialzarmi senza appoggiarmi.
Ho attribuito tutto ciò all'incrinatura della costola, che mi ha posto in uno stato di debolezza.
Oppure anche no.
Sono sceso di un gradino.

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10 dicembre 2016

Abituarsi (16-188)

Abituarsi. (16-188)
Stamattina, appena desto, sono uscito sul terrazzo a vedere che tempo faceva.
C'era nebbia, ma non faceva gran freddo. Ho guardato il termometro: un grado (centigrado) sotto lo zero.
Un paio di mesi or sono, agli inizi dell'autunno, la temperatura minima mattutina era ancora sopra i dieci gradi. Eppure mi pareva freddo, tanto da dovermi mettere i guanti per uscire in bicicletta. Allora pensavo: chissà che freddo patirò quando arriverà lo zero!
Invece giorno dopo giorno la temperatura è lentamente calata, con gradualità, e così mi sono abituato e lo zero non mi pare poi così freddo.

Così accade anche nella vecchiaia. Le perdite sono graduali, lente. Occorrono anni per raggiungere situazioni difficili. Ci si abitua lentamente ad avere meno. Perfino a non avere quasi più niente: anche a queste condizioni ci si arriva lentamente e così le si sopporta senza lamentarsene troppo, come se si fossero sempre vissute.
Mi figuro che negli ultimi anni ci si abitui a non aver niente. A fare una vita senza vita.
Ci si abitua alla morte mentre si continua a vivere.
La morte diventa la logica continuazione di quella non vita.
Penso che quella sia la morte naturale.
Allora l'istitnto di sopravvivenza scompare (vedi 16-185).


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09 dicembre 2016

Scale (16-187)

Scale. (16-187)
Ero in un grande magazzino di casalinghi e giocattoli. Molta gente.
Nonostante la presenza del pubblico, si stava terminando la sistemazione degli addobbi natalizi dentro al negozio. Un uomo era su una scala a due metri dal suolo. Armeggiava con dei fili che dovevano dare corrente a delle luminarie. Per far ciò si sbilanciava un poco dalla sua posizione di equilibrio.
Mi sono venuti i brividi.
Un mese fa sono caduto da una scaletta di mezzo metro (!) e mi sono incrinato una costola.
E ancora provo dolore.
Ho avuto l'impulso di avvisare quel tale di prestare attenzione. Ho desistito.
Era un induividuo sui cinquant'anni: nel pieno delle forze, e con un adeguato bagaglio di esperienza. Se la sarebbe cavata.
Non era un vecchio come me.

Ho ricevuto gli auguri del mio amico per la guarigione dal mio incidente.
Ha colto l'occasione per ricordarmi che dobbiamo essere prudenti nelle prossime escursioni che faremo: basta un niente e alla nostra età ci si può far veramente male.
È che l'inerpicarsi in montagna mi sembrava molto diverso dal salire una scaletta. 
E invece nulla di più simile.
L'ho ascoltato con attenzione. Ne terrò conto. Finora mi parevano eccessi di prudenza, ora comincio a capire che ha ragione. Il prossimo anno niente rocce, solo passeggiate nei boschi.

Quando arriva il caldo monto nel terrazzo di casa mia delle tende da sole. Per farlo devo salire una scala (almeno un metro dal pavimento) e armeggiare con gli attacchi delle tende da fissare sul cornicione del terrazzo. 
Abito al terzo piano. 
L'operazione non è difficile, ma la scala è abbastanza esposta rispetto al vuoto. Se perdessi l'equilibrio potrei cadere, anzi cadere nel vuoto. Se avessi un malore, anche. Non è più prudente continuare a fare questa operazione senza sicurezze. Ho pensato che almeno potrei fissarmi col cordino di sicurezza (che ho sempre nel mio zaino durante le escursioni) a qualche struttura fissa del terrazzo. Almeno eviterei la caduta nel vuoto.
Cautele da vecchi.
Fortunati quei vecchi che hanno piccoli incidenti, che li mettono sulla strada della prudenza.

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05 dicembre 2016

Vivi e morti (16-186)

Vivi e morti. (16-186)
"Morire è una conquista universale – un test che è impossibile non superare – e, pensando a coloro che hanno già varcato la linea di confine, si può trovare una reale consolazione.

'Si arriva a un momento nella vita in cui, tra le persone che abbiamo conosciuto, i morti sono più numerosi dei vivi. E la mente si rifiuta di accettare altre fisionomie, altre espressioni: su tutte le facce nuove che incontra, imprime i vecchi calchi, per ognuna trova la maschera che si adatta di più.' (I Calvino, Le città invisibili).

[...] Più si invecchia e maggiori sono le perdite cui si va incontro. In particolare scompaiono le persone amate e da cui si è amati e, quando si sono perse molte persone care, morire diventa più semplice. La morte degli altri apre la strada e così i morti aiutano i vivi a morire. Forse è nel momento in cui diventano più numerosi dei vivi che i morti possono tener compagnia ai morenti. Deve essere per questo che morire è tanto più difficile per i giovani."
Da Modi di morire di Iona Heath, pag 70-71 dell'edizione Italiana; titolo originale: Matters of Life and Death.

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04 dicembre 2016

Morti (16-185)

Morti. (16-185)
"Alcuni anni fa una mia anziana paziente che viveva in una casa di riposo ebbe un collasso. Il direttore dell'istituto chiamò una ambulanza e la fece ricoverare in ospedale. La donna che aveva quasi novant'anni era vedova e fragilissima. Forse per effetto del dibattito sulla discriminazione nei confronti degli anziani [ricoverati in ospedale] che allora infuriava, fu ammessa in una unità di cura coronarica dove ricevette l'assistenza medica più sofisticata che si potesse desiderare [...]. Dopo una settimena fu dimessa, apparentemente in buona salute. Quando andai a farle visita, la trovai piena di riconoscenza per la cura che si erano presi di lei, ma profondamente sconvolta da un trattamento che le era parso del tutto inopportuno. Mi spiegò che non solo suo marito, ma quasi tutti gli amici e i conoscenti della sua generaqzione erano ormai morti, che la sua scarsa resistenza fisica le impediva di fare quasi tutte le cose che un tempo le davano gioia e che non aveva più alcun desiderio di vivere ancora a lungo. Nessuno aveva chiesto il suo parere o cercato di scoprire se la terapia efficace e pertanto raccomandata per la sua patologia fosse, nel suo specifico caso, appropriata. 
Morì tre settimane dopo nel sonno."
Da Modi di morire di Iona Heath, pag 13 dell'edizione Italiana.

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30 novembre 2016

Il bar (16-184)

Il bar. (16-184)
Mi è sempre piaciuto andare al bar. 
Soprattutto di mattina a far colazione. Caffè e brioche sono stati una costante della mia vita, per molti anni, dalla giovinezza alla vecchiaia (mutuata dalla stessa passione che aveva mia madre).
Ma il rito del bar era incompleto se non davo una scorsa al giornale, mentre facevo colazione. E, quando avevo tempo, il giornale me lo scorrevo tutto a lungo, irritando altri avventori che aspettavano che io finissi, per poter dare anch'essi la loro scorsa.

Sono diventato vecchio.
Al bar ci vado ancora, ma non prendo più brioche e caffè, se non saltuariamente.
Mi limito a una spremuta di agrumi.
Ciò che è cambiato di più nel mio rito è stata la lettura del giornale.
In questi ultimi anni ho dato sempre meno scorse al giornale. Perchè mi è passata la smania di essere aggiornato sui fatti della politica nazionale. Tanto più su quelli cittadini.

Mi interessa meno la società a cui appartengo?
La maggior parte dei politici oggi sulla scena nazionale sono più giovani di me (come è giusto). Una buona parte dei miei punti di riferimento sono morti.

Ho cominciato il distacco.

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29 novembre 2016

Libro: Modi di morire di Iona Heath (16-183)

Libro: Modi di morire di Iona Heath. (16-183)
L'ho acquistato un paio d'anni fa. Mi attirava il titolo e il fatto che l'autrice fosse un medico. Cercavo lumi su come si muore: proprio le modalità fisiche.
Nulla di ciò.
Ma non per questo il libro non ha valore.
Anzi.
Si tratta di un testo pieno di citazioni di poeti, filosofi, drammaturghi. 
Va alle radici del vivere e del morire. Un testo denso e profondo.
Ne cito un passo, come esempio.
"L'assoluta imprevedibilità del passo della morte è profondamente problematica tanto per i morenti quanto per chi cerca di tenere loro compagnia. Impossibile sapere se il processo si protrarrà per mesi settimane o ore – impossibile sapere quando dire e fare le cose – e poi a volte è all'improvviso troppo tardi. Al momento della morte, l'insicurezza che è il sostrato della vita si fa molto più acuta. 
La caratteristica principale della nostra esistenza è la suspense. Nessuno – assolutamente nessuno – può sapere come andrà a finire.
'Tenevo il meglio per la fine, ma non mi sento bene, forse me ne vado, ma ciò mi stupirebbe. È un mancamento momentaneo, a tutti può capitare. Si viene meno, poi passa e si ricomincia. Di cosa morrò insomma?' (da Malone muore di S. Beckett)
'Ci torno di continuo con il pensiero, è impossibile sapere come sarà morire. Continuo a pensarci, impossibile sapere quando capiterà.' (da Una buona morte di Young e Cullen)

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26 novembre 2016

Perdita di desideri (16-182)

Perdita di desideri. (16-182)
La costola che mi sono incrinato (o contuso, come si dice, vedi la pagina di ieri) ha avuto altre conseguenze. Avrei avuto bisogno di riposo per qualche giorno, e invece ho continuato a fare quel che facevo prima. Il dolore è aumentato fino a invalidarmi parzialmente. Pian piano mi sono adattato e ho cominciato a riposarmi di più, sapendo che la cosa sarebbe stata lunga (2-3-4 settimane).
Vi sono stati momenti in cui sentivo assoluto bisogno di riposo. Di non far nulla.
All'inizio ho pensato: "Vabbe', sto a riposo e ne approfitto per svolgere tutto il lavoro arretrato." Niente di più sbagliato. Avevo bisogno di riposare e basta. Senza fare alcunchè. 
La cosa sorprendente è che è svanito ogni desiderio di fare. È svanito ogni interesse per quel che avrei potuto fare (interesse per le mie passioni).
Succede anche nell'influenza con febbre. 
Si passa il tempo solo nell'impegno di guarire, senza far altro.

Che sia così anche nella vecchiaia estrema?
L'impegno a vivere la vecchiaia diventa così gravoso che non c'è spazio per null'altro?
Forse è questa l'origine della perdita di ogni desiderio, nell'ultima fase della vita.
Impegnatissimi a sopravvivere.

(L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. )
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25 novembre 2016

Insicurezza (16-181)

Insicurezza. (16-181)
Ho già scritto che sono caduto da una scaletta, in casa (vedi 16-172).
Contrariamente a quanto scritto allora, l'incidente ha avuto conseguenze: una costola incrinata. Oggi dopo due settimane provo ancora dolore e non riesco a dormire stando disteso a letto
(provo sul mio corpo che per un vecchio ci vuole più tempo che per un giovane per guarire).
La caduta mi ha causato un aumento di insicurezza. Sono più cauto, ora, rispetto a prima. Naturalmente più cauto nel salire scale e scalette!
Ma più cauto in generale. Più controllato nei movimenti, più circospetto in automobile.
Negli ultimi mesi prudenza e cautela si sono accentuate a seguito di piccoli e grandi incidenti.
Così ho fatto un altro passo verso la condizione generale della vecchiaia. 
Ho perduto la spensierata baldanza delle altre età nelle quali il corpo segue diligentemente i nostri voleri. "Da vecchi il corpo va per conto suo" diceva Giorgio Albertazzi. 
Ho cominciato a essere più lento in tutto.
Proprio come gli altri vecchi.
Perchè se c'è un dato costante nella vecchiaia è la mancanza di velocità. 
E la causa è l'aumento dell'insicurezza.
Si è lenti perchè si ha più paura.

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24 novembre 2016

La morte di un figlio (16-180)

La morte di un figlio. (16-180) (24/11/16)
Un ex collega di lavoro, più che ottantenne, ha avuto la sventura della morte di suo figlio (quarantenne).
La morte di un figlio, a qualunque età (del genitore), è una tragedia.
Se il figlio è piccolo, proprio perchè è piccolo.
Se invece il figlio è adulto, perchè è un essere umano già formato.
Sempre di una vita spezzata, si tratta.
Un augurio cinese suona più o meno così: "Che muoia prima il nonno, poi il padre, poi il figlio", indicando con ciò l'ordine naturale delle cose.

Se l'evento capita a un genitore anziano, vi è un aspetto aggiuntivo (il dolore resta uguale). 
La morte di un figlio ruba il futuro all'anziano. Perchè per un vecchio il futuro sta proprio nella vita della sua discendenza.Tant'è che a molti sventurati genitori anziani viene la domanda: perchè non è capitato a me?
Se ci muore un figlio da vecchi, perdiamo quell'illusione di immortalità che la presenza di discendenti ci regala.
La morte di un figlio rende evidente la nostra morte.

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20 novembre 2016

Sempre di meno (16-179)

Sempre di meno. (16-179)
Ho sostenuto che uno dei compiti di un anziano è cominciare a eliminare i suoi oggetti.
Mi sono impegnato a farlo, ma ho tradito le promesse.
Perchè a certi oggetti sono affezionato, perchè gli oggetti sono tanti.
Per farlo occorre distacco dalle proprie cose e ... tempo.
Tanto, tanto tempo.
Bisognerebbe cominciare a cinquant'anni. Almeno a non accumulare più e poi a distaccarsi.
Il mio amico mi ha confessato che a volte perde oggetti ... in casa. Ne ha tanti, la gestione diventa sempre più difficile (lui poi ha l'attenuante/aggravante di avere due case).
Qualche giorno fa una mensola di libri e oggetti del mio studio si è staccata dal muro (vedi 16-173). Ho dovuto raccogliere libri e oggetti in tante scatole, appoggiate sul pavimento.
Il risultato è che non so più dove è questo o quello.
Ed era il contenuto di una sola mensola, delle otto che ho nel mio studio!
Insomma, elimino sempre di meno.

Quattro gli elementi della faccenda: abitudine, troppe cose, attaccamento, tempo che si restringe.
Non so se ce la farò.
Ma se non lo faccio io, toccherà a qualcun altro.
E non è giusto.

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19 novembre 2016

Passeggiate (16-178)

Passeggiate. (16-178)
E' una bella giornata. Anche se siamo a novembre e nel nostro emisfero fa fresco.
Incontro il mio vicino novantenne mentre scende le scale, un pò a fatica. Lo saluto e gli auguro una buona passeggiata.
Si ferma e mi ribatte:" Non esco volentieri. Esco solo perchè devo fare una commissione."
Ci penso e colgo un altro aspetto della vecchiaia estrema: la mancanza di movimento, che inevitabilmente conduce alla morte.
Per la fatica, per i dolori, per la mancanza di motivazioni, i vecchi si muovono sempre meno. Aspetti fisici, ma anche sottili aspetti psicologici.

Il cammino verso la morte è fatto di mancanza di ... cammino.

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18 novembre 2016

Sono abbastanza* (16-177)

Sono abbastanza.* (16-177)
Un conoscente giovane (più che quarantenne, però), ha il padre che non sta bene, in ospedale, in seguito a un'operazione importante. La convalescenza presenta alti e bassi e così il figlio passa momenti di fiducia misti a momenti in cui dispera che il padre si possa salvare. 
Il padre ha la mia età.
Parlando con lui in questo frangente, inevitabile toccare questioni di vita, morte, vecchiaia.
Così nel corso di una conversazione è sbottato:
" ... a settant'anni si è vissuto abbastanza. Bisogna rassegnarsi che se la morte arriva non è una tragedia."
Si è fermato e ha abbozzato un sorriso, perchè sa che io ho quell'età.
Gli ho ribattuto:
"Hai ragione. A settant'anni la vita vissuta è tanta. Si son fatte molte cose. Si può essere appagati. La morte a settant'anni non spezza una vita. Può rappresentare la degna conclusione di un'esistenza."
Settanta sono abbastanza.

Anche se morire adesso mi dispiacerebbe.

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