05 marzo 2013

Grillo 3. (165) (altri: 164, 163)
Pre-politica è la parola chiave.
Parlo delle elezioni in Italia, perchè sono un buon esempio del ruolo dei vecchi nella società. Persone che richiamano. Richiamano alle responsabilità. Richiamano a valori civili condivisi. 
Per esempio, richiamano all'onestà. Dice Grillo (che è un vecchio): "Faremo diventare di moda l'onestà!"
Questo devono fare i vecchi. Fungere da richiamo delle cose più ovvie, ma fondamentali. E dimenticate.
Tutto quello che dice il Movimento 5 Stelle è pre-politica. Non anti-politica. Si tratta di un richiamo a valori minimi che sono alla base del convivere civile. Senza questo, non si può far politica. Sarebbe come dire: può lavorare un uomo che non respira, che è morto? Evidentemente no.
In politica, se non c'è l'onestà, è come essere morti. L'onestà è il respirare del politico.
E sulla pre-politica i vecchi hanno da dire molto. Hanno vissuto molto. Ricordano molto. Ricordano per esempio politici di altri tempi. Fanno i confronti. Vedono lo scandalo. 
Perchè c'è stata una mutazione genetica dei politici, senza che la società se ne sia resa conto.
E allora, i vecchi, devono gridare.
Grillo urla.

04 marzo 2013

Grillo 2. (164) (altro: 163)
Io, che sono vecchio, che cosa capisco della levata di scudi di alcuni italiani e europei a proposito del successo elettorale di Grillo, alle ultime elezioni italiane? Che cosa capisco dei richiami alla stabilità?
Fiuto ipocrisia. Soprattutto in chi si occupa di economia.
Il maggior ostacolo agli investimenti stranieri in Italia (Monti lo ha detto qualche mese fa) è la corruzione. Inoltre la corruzione sottrae all'economia fino a 70 miliardi di euro l'anno.
Quindi, qualunque scelta anticorruzione promuove di fatto l'economia del Paese.
Il movimento di Grillo si presenta e di fatto garantisce l'assenza di corrotti nelle sue fila. Promuove una politica fatta di volontariato e di parentesi temporanea nella vita lavorativa di un eletto. Decurta della metà (se non di più) gli stipendi dei suoi eletti (in Sicilia gli eletti del movimento hanno già restituito alla regione due terzi dei loro stipendi).
Dunque il movimento di Grillo è una presenza di per sè anticorruzione che facilita l'economia.
E invece che cosa si sottolinea? L'instabilità. Cioè, si vuole rivoluzionare il corrotto sistema politico italiano e si pretende che ciò avvenga nella stabilità? Nella tranquillità? Nel farsi da parte spontaneo dei corrotti? Nella conversione dei ladri?
Fiuto ipocrisia negli economisti. Ciò che a loro interessa non è il cambiamento verso una società più pulita. No. Interessa che non cambi nulla. 
Per poter continuare a fare quello che hanno sempre fatto, proprio perchè c'è corruzione.

"Ma ti sei messo a far politica? Che c'entriamo noi vecchi?"
C'entriamo eccome. Dobbiamo far chiarezza su quello che capita nella vita pubblica. Non c'entra la politica, perchè quello che sta avvenendo è pre-politico.
Noi vecchi dobbiamo evidenziarlo.

03 marzo 2013

Grillo. (163)
E' un comico. Ha vinto le ultime  elezioni italiane (primo partito come numero di voti). Con un movimento fondato meno di quattro anni fa.
E' un vecchio. Sia pur di prima fascia, sempre vecchio è. Per questo ne parlo.
Ha fatto alcune scelte, stimolanti per noi anziani.

Non si è rassegnato al degrado della vita civile dell'Italia. Ha provato a far qualcosa. Per non lasciare macerie dietro di sè. Per quelli che verranno dopo. Condivido.
Non si è presentato in prima persona alle elezioni. Perchè è vecchio e alla nostra età dobbiamo far spazio alle generazioni future. E poi niente personalismi. Approvo.
Si è ritagliato un ruolo di garante delle fedine penali di chi si è presentato alle elezioni. Quindi niente condannati, indagati, o sfiorati da indagini. Accordo pieno.
Ha scelto giovani e donne. Più di metà delle persone in lista sono donne. Per avere un diverso approccio alla risoluzione dei problemi (le donne pensano in modo diverso). Finalmente!
Con la sua radicalità, le sue battute, ma anche il suo buon senso, ha dato una speranza a chi l'ascoltava. 
Può essere un esempio di vita della vecchiaia? Sì. 

Noi vecchi fino all'ultima fase dobbiamo avere a cuore il mondo che stiamo per lasciare.
Noi vecchi dobbiamo promuovere le generazioni future. Non esserne gelosi.
Noi vecchi dobbiamo star fuori da posizioni di potere. Il potere deve passare ai giovani.
Noi vecchi dobbiamo promuovere la pulizia. Della politica, delle idee, della vita.
Noi vecchi dobbiamo rinforzare la speranza dei giovani.
Noi vecchi abbiamo un ruolo diverso da quello di sgomitare per conquistar poltrone.

02 marzo 2013

Degrado. (162) (altri: 137, 95, 26, 20)
Talvolta lei mi rimprovera. "Esci senza pettinarti?" "Che vestito pessimo indossi!" "Sarebbe ora che pulissi il lavandino del tuo bagno. E' proprio sporco." 
Accompagna i rimproveri con questa considerazione: se moriamo, non voglio che ci trovino degradati.
Eh, sì. Spesso i vecchi si lasciano andare. Nel corpo, nel vestiario, nelle pulizie. E non se ne accorgono. Vestiti approssimativi, corpo appesantito, pulizie di casa insufficienti.
Mancano motivazioni. Non c'interessa più avere un bell'aspetto. Manca attenzione. E poi subentra l'abitudine. Ci si abitua a vivere da trasandati. Non è questione di essere alla moda. O inseguire modelli da body building. O fare una mania della casa lucida.
E' questione di decoro. Di decenza. Sprattutto di esempio per i giovani.
Abbiamo l'obbligo di dare ai giovani la certezza che la vecchiaia si può vivere. Che si continua a vivere anche da vecchi. Che la vita vale la pena di essere vissuta anche da vecchi.
Per dare loro una speranza di vita.
Che annulli la disperazione per la morte.

01 marzo 2013

Dimagrire. (161)
Alla mia età (vecchiaia) è meglio pesare poco. Si vive meglio.
Difficilissimo dimagrire. Perchè ci sono abitudini consolidate. Perchè è l'ultimo piacere che ci resta. Perchè non abbiamo più molta cura per il corpo (non dobbiamo piacere a nessuno). Perchè tanto, ormai...
E' che da magri ci sono meno problemi. Anche di salute.
A volte basta perdere solo qualche chilo. Negli ultimi anni di vita tutti crescono di peso. Meno lavoro, meno movimento, meno preoccupazioni (a volte).
Per perdere qualche chilo occorrono fortissime motivazioni. Come una malattia.
Ho visto un coetaneo perdere 10 chili, dopo un infarto. Adesso sta benissimo. Prima era sformato, imbolsito, pesante.
Anch'io nell'ultimo anno ho perso tre chili. Per malattia. Avevo continuamente mal di stomaco. Così ho deciso di cambiare dieta. Prima parzialemente. Poi radicalmente. Non ho più mal di stomaco. Mi sento meglio nel mio nuovo corpo più magro (e sono stati solo tre chili...). 
Stupefacente che da quando ho perso chili non incespico più. Prima ogni tanto inciampavo. L'età, mi dicevo. No, era il peso. Sia pur di poco, era diventato eccessivo rispetto alla muscolatura delle gambe. Quei pochi chili in più mi facevano alzare il piede di qualche millimetro in meno. Risultato: inciampavo.
Da vecchi, magri è meglio.

28 febbraio 2013

Biorekk. (160) (altro: 53)
E’ un gruppo d’acquisto di prodotti biologici. Nato quasi dieci anni fa. Promosso da un gruppo di famiglie giovani. E’ diventato una interessante realtà, almeno nella mia città e regione. Fa parte di quella cultura del biologico, che è stata il mio progetto di gioventù. Ha moltissime iniziative. Dall’asilo, all’osteria. Dagli orti sociali, agli studi sui prezzi dei prodotti orticoli. E altro ancora.
Quello che mi stupisce è che sia nato in modo autonomo. Non come costola del movimento di cui io ho fatto parte. No. Noi vecchi biologici, siamo appunto vecchi. Loro sono giovani. Altre idee, altre energie. Altra gente. Ideali comuni. Ma loro sono un’altra generazione. E’ il nuovo che avanza.
Miopi saremmo noi vecchi se non capissimo la ricchezza che c’è dietro a questo fiorire di iniziative.
Miopi saremmo noi vecchi, se fossimo gelosi di quelle idee, che pure abbiamo diffuso noi per primi.
Miopi saremmo se non volessimo farci da parte.
Sono felice che altri, anche senza il mio contributo, portino avanti quelle idee che mi hanno entusiasmato per gran parte della mia vita.

27 febbraio 2013

Il maratoneta. (159)
E’ anziano. Mio coetaneo. Passione per la corsa a piedi. Piccolo e magro. Capace di imprese. Come la cento chilometri. Ammirabile.
Ieri l’ho rivisto e salutato. Due battute, incrociandolo per strada. La mia:”Corri ancora?” La sua: “Mai fermarsi!” Ripeto: ammirevole.
In realtà, dovrà fermarsi. Come anch’io dovrò smettere di camminare in montagna. Perché l’età avanza. Ben che vada, smetterà più tardi (lui), smetterò più tardi (io). Ma smetteremo.
La vita è una parabola. Siamo nel ramo discendente, noi vecchi.
Discendente.
Cioè sempre di meno.

26 febbraio 2013

Il figlio invecchiato. (158)
Ieri sono stato a pranzo con mio figlio. Non ci vediamo spesso. Quando ci incontriamo andiamo a pranzo fuori. Così ci possiamo guardare in faccia. Un’oretta per scambiarci idee, valutazioni. Anche bilanci di vita.
Ieri l’ho guardato bene. Per la prima volta non aveva più il volto dell’eterno ragazzo, giovanile oltre la sua età. Perché mio figlio ha quarant’anni. E’ un’età simbolica. L'inizio della vita matura. Ieri aveva proprio l’aspetto di uomo fatto. Non c’era più nulla di adolescenziale nei suoi movimenti. Neppure nel suo volto.  Leggermente gonfio. Un po’ invecchiato.
Anche quando si superano i sessanta, il bianco dei capelli o della barba, segnano un passaggio. Dall’età matura alla vecchiaia. Transizioni. Nel corpo, prima di tutto. Poi nella psiche. Ma di queste ultime ti accorgi un po’ più in là.
Perché noi umani amiamo ingannarci, riguardo al passare degli anni.

25 febbraio 2013

Differenti. (157) 
I molto vecchi talvolta ti guardano come incantati. A metà fra la meraviglia e l’intontimento. A volte sembrano spauriti. E’ a causa dei tempi di reazione, che si sono allungati. Quando ti fissano, lo fanno per un tempo più lungo del normale. Ci impiegano di più a prender coscienza di ciò che stanno guardando. E così, pare che ti osservino con maggior attenzione. Pare che nutrano verso di te un interesse particolare. Quasi fastidioso, se fosse fatto da un giovane o da un adulto. Non è stupidità. E’ maggior lentezza. Nei movimenti. Nelle reazioni.
I molto vecchi talvolta sono pallidi, in volto. Non sempre è conseguenza di malattia. E’ che la circolazione è rallentata. Al volto, così come nelle zone periferiche. Le mani sono fredde, a esempio. E’ un segno che il funzionamento del corpo è rallentato.
Un segno di morte vicina.
Sono differenze fisiche con le altre età. Non se ne tiene conto. La società se ne disinteressa. Anzi non le conosce proprio. Ma ogni età ha i suoi comportamenti normali specifici. A esempio qualcosa di simile (sguardo trasognato) ce l’hanno anche i bambini piccoli. Quando ti guardano a lungo. E magari tu hai fatto loro una domanda alla quale non rispondono.
Noi vecchi siamo differenti. Diventiamo differenti.
E non ce ne accorgiamo neppure noi.

24 febbraio 2013

Politica. (156) (un altro: 88)
Oggi in Italia votiamo. Nella mia vita mi sono occupato di politica. Come passione, non come professione. Ai tempi del referendum sul divorzio, facevo il rappresentante di lista in un seggio. Dovevo controllare lo scrutinio. Prima, accompagnavo al seggio qualche persona in difficoltà. Sono andato a prendere, a casa sua, un vecchio, molto anziano. Grande combattente, da giovane. Allora invece era stanco. Ha declinato con gentilezza la mia offerta di passaggio in auto. Ho provato a insistere. Ogni voto era prezioso. Dovevamo vincere noi. Per cambiare le cose. Mi ha ascoltato e ha detto: “Ora tocca a voi giovani. Le mie battaglie le ho fatte. Sono vecchio e stanco. Grazie. Auguri.” Non ho avuto il coraggio di insistere.  Prima dell’importanza del voto, veniva il rispetto per la sua volontà. Ho intuito che in età avanzata qualcosa cambia. Cambia l’importanza delle cose.
Adesso sono vecchio anch’io. Non tanto vecchio. Ma vecchio. Ho la stessa passione politica di quando ero giovane. Non è ancora cambiato niente, su questo piano. Ma quando avrò 80-90 anni? Anche la politica perderà d’importanza. Se la conserverà, non sarà più perché voglio trasformare il mondo per me e la mia famiglia. No. Sarà per le generazioni future.
Per dare un paese migliore a mio nipote.
E a tutti i bimbi come lui.

23 febbraio 2013

Delusione. (155)
Una persona che stimo. Per la cultura. Per le idee innovative. Per il fascino delle sue parole. Vecchio anche lui. In pensione. Ho saputo che, dopo il pensionamento, mal sopporta la perdita di prestigio. Ho saputo che si è fatto l’amante. Giovane.  
Non giudico. Ma sono deluso.
Non sono un moralista. Ma farsi l’amante giovane, da parte di un vecchio, mi sembra fuori luogo. Come per il quarantenne che si mette con una diciottenne. Di che cosa parla, con lei? Dei voti presi a scuola?
Un vecchio che si mette con una donna molto più giovane, rinuncia alla sua vecchiaia. Sì, la vecchiaia è ambigua, almeno nei primi anni. Ma dopo i settanta uno sa che è vecchio. Basta che guardi il suo corpo. Sa che è in un’altra fase della vita. Deve occuparsi di quella. Può non farlo, per qualche anno. Ma è inappropriato. Così come soffrire per la perdita del proprio ruolo. E’ umano. Ma va superato in fretta. Altri compiti aspettano il vecchio.
Sono deluso, perché dalle persone che stimo mi aspetto coerenza, fra il parlare e il vivere. Sono deluso perché mi aspetto saggezza, dai vecchi. Sono deluso perché aspetto idee chiare, ma anche vite chiare.
Non mi basta che mi indichino che cosa devo fare da vecchio.
Pretendo che lo vivano con me.
Sono deluso.

22 febbraio 2013

Lavoro. (154) (altri: 40, 53, 74, 88)
Anche se sono vecchio, lavoro ancora. Molto poco, in realtà, due-tre mezze giornate alla settimana. Mi piace. Ci tengo. Ora il mio datore di lavoro mi ha comunicato che da settembre mi potrà tenere ancora di meno. Una o due mattine. Mi dispiace. Non tanto per i soldi (che già erano pochi), quanto per il tipo di impegno. Do il massimo e ne sono contento.
Difficile trovar lavoro alla mia età. Con questa crisi, poi… Da vecchi ci si rassegna che nessuno abbia più bisogno del nostro lavoro. E così non si è invogliati a cercare, a mettersi alla prova. Si pensa che ormai non si troverà più alcun impiego. Comunque anche se lo si trovasse, per quanto tempo potremo ancora lavorare, noi vecchi? Due, tre anni?
Da vecchi gli orizzonti temporali lavorativi si riducono drasticamente.
Bisogna lasciare il posto ai giovani.

20 febbraio 2013

Due grandi vecchi. (153)
Una conferenza pubblica. Di filosofia! Due relatori, entrambi anziani di seconda fascia avanzata (più di ottanta anni). Il primo, affascinante parlatore. Non solo per il linguaggio, soprattutto per i concetti. E infine per la poesia. Sì, la poesia dei concetti che esprimeva. Per l’intreccio con la vita. Niente di staccato, di intellettuale. No, tutto di grande verità esistenziale. Una vecchiaia, la sua, degnissima di essere vissuta. Con tante idee da trasmettere.
Il secondo, uno psichiatra. Più fragile. Forse più anziano. Poca vista, un po’ di balbuzie, una parlata cantilenante. Difficile da seguire. Ma ugualmente profondo. Anzi, con in più un’intensa emozione. Vicino ai suoi pazienti psichiatrici. Vicino alla loro sofferenza. Capace di nuove scoperte (anche alla sua tarda età), che candidamente ci enunciava con entusiasmo.
Vecchiaie da imitare? No, non è possibile. Si tratta di vecchiaie che hanno alle spalle 50-60 anni di studio e professione, profondi.
Noi, altri vecchi più normali, accontentiamoci di stare ad ascoltarli.
Rapiti e sognanti.
A sentirli, ti pare che la vita valga la pena di essere vissuta. Sei contento, anche se sei prossimo alla morte.
I due vecchi mi hanno dato la sensazione che la mia vita sia importante.
Perchè hanno riempito di profondità la mia vita di tutti i giorni.

19 febbraio 2013

Prometeo 2. (152) (altri: 151, 147, 145, 51 e in generale i Punti fermi)
Il mito è interessante (soprattutto attraverso la spiegazione che ne dà U. Curi nel libro Via di qua. Imparare a morire). Il mito dice che la morte è naturale. E’ nell’ordine della natura.
Pacifica la mente, quest’idea. E la vita? Incide nella vita? Vorrei approfondire. Vorrei trarne un insegnamento per la vita. Concreto. Da usare tutti i giorni.
La vita prende significati diversi se finisce o non finisce. Se la vita finisce con la morte, la morte dà significato alla vita.  Siccome la vita finisce, questo finire illumina la vita. Per fare un esempio banale, si pensi a una partita di calcio. Quando si è verso la fine del secondo tempo, le due squadre sentono che l’incontro sta per finire e giocano di conseguenza. Chi è in vantaggio si arrocca e difende. L’altra squadra, se può, attacca a più non posso. La fine imminente della partita determina i comportamenti dei giocatori.
Così la morte dà un senso alla vita. O meglio alla sua ultima parte. Perché per tre quarti della vita viviamo come se fossimo immortali ( a causa del dono di Prometeo). Soltanto nell’ultimo quarto pensiamo alla morte. Qual è il senso che la morte dà all’ultima parte della vita?
La morte insegna che non c’è più tempo. Quel tempo che resta dobbiamo usarlo in modo diverso.
Perché è poco. E’ prezioso.
E’ un tempo di distacco. E’ un tempo di preparazione alla morte. Cioè al finire.
Anche tempo di bilanci. Di riflessione sulla vita che abbiamo vissuto.
Tempo per un'autobiografia.

18 febbraio 2013

Prometeo. (151) (altri: 147,145)
E’ un personaggio della mitologia greca. Secondo il mito fece dono agli uomini del fuoco. Per questo fu punito e scontò una pena atroce e perenne. Un’aquila gli divorava il fegato, ogni tre giorni, mentre egli era incatenato a una rupe.
Storiella incredibile, apparentemente. 
I doni di Prometeo agli uomini in realtà erano due: la tecnica (simboleggiata dal fuoco) e una sorta di cecità riguardo al destino inesorabile della morte. Prometeo distoglie lo sguardo degli uomini dalla loro morte ineluttabile. Fino a qui non si capisce la colpa né il tipo di pena.
In realtà Prometeo odia la morte, pur essendo egli immortale. E’ proprio quest’odio che viene punito. Perché sovverte l’ordine del cosmo. Nel suo atroce dolore continuato nel tempo, Prometeo giunge a non resistere più. Arriva a desiderare la morte, che non può venire perché egli è immortale. Ma, attraverso la sua pena, cambia atteggiamento verso la morte. Non la odia più. Perciò la sua pena termina.
Prometeo nel suo odio per la morte, sovverte l’ordine della natura, nella quale la morte è presente. Anzi la morte è necessaria.
Questo si trova nelle tragedie greche di 2500 anni fa. Durante le rappresentazioni il popolo pativa le sorti dei personaggi e capiva. Questioni fondamentali, come la vita e la morte.
Dire che è miracoloso è poco.
L'attualità del messaggio è stata curiosamente confermata da una notizia scientifica apparsa un anno fa sui giornali. E' stato scoperto che l'uomo non può evitare la morte. I meccanismi cellulari portano inevitabilmente alla morte ogni essere vivente.
Morire dobbiamo.
Meglio farsene una ragione.