30 aprile 2013

Mi sento giovane, anche da vecchio. (218)
Perchè, nel nostro intimo, ci sentiamo giovani, anche dentro un corpo palesemente vecchio?
Per la verità, non è che ci sentiamo  bambini, ragazzini o trentenni.
Questo no.
Ci sentiamo come se avessimo quaranta o cinquanta anni.
E' naturale: tutta la nostra memoria riguarda proprio l'età dei quaranta o dei cinquanta.
E' la nostra memoria che plasma quello che ci sentiamo dentro.
Se è vero, come si sentirà un novantenne?
Probabilmente si sentirà come se avesse settanta, o ottant'anni.



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(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)

29 aprile 2013

Lotta alla vecchiaia. (217)
Le donne invecchiano meglio. Una parente, diventata vecchia da qualche anno, ha fatto una serie di interventi estetici importanti. Il mio giudizio è stato negativo. Del tipo: non sa accettare la sua età, ha paura della morte, cerca di aggiustare quello che deperirà ugualmente, eccetera.
A parte il fatto che, dopo gli interventi, il suo aspetto è ottimo, mi sto facendo delle domande.
Io la critico tanto, ma non è che anch'io faccio lo stesso?
Risposta: certo che no, io non mi faccio interventi estetici.
Piano: tu assumi un sacco di integratori alimentari; come la tua parente, modifichi l'invecchiamento; la tua parente quello estetico, tu quello biologico. Del resto quando sei andato a farti l'analisi dello stress ossidativo del sangue, sei stato soddisfatto degli ottimi valori riscontrati!
Allora devo confessare che, sì, assumo integratori. Olio di canapa, triptamina, bacche di Gogij, curcuma, eccetera. Se potessi, anche acqua ionizzata basica e aria ionizzata!
Del resto uno dei libri ultimi che ho letto s'intitolava: "Invertire l'invecchiamento".
Contraddizioni.



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28 aprile 2013

Come il tempo se ne va. (216)
Ho costruito un'apparecchiatura per l'acqua da bere. Niente di straordinario, per carità. Ma ci vuole una qualche conoscenza.
L'ho messa in funzione per un paio di giorni. Delusione! Non funziona. C'è qualcosa che non va. Pensa e ripensa ho deciso di introdurre nuove soluzioni. Mi sono procurato altri pezzi. Ero pronto a ripartire. 
Non ho più riprovato.
Tutto questo è successo a settembre dell'anno scorso. E sì che i nuovi pezzi li avevo, il tempo che mi ci voleva, l'avevo. Impegni vari, qualche acciacco, il nipotino che mi vuole, e sono passati sei mesi.
Da vecchi il tempo passa così. Velocemente. Non ti accorgi che il tempo scorre via. Non ti accorgi che quando comincia una settimana, rapidamente finisce. Che si susseguono una, due, tre settimane e ti pare di essere ancora lì. Ma sono passati venti giorni.
Da giovani, poco male.
Da vecchi, il tempo che resta si assottiglia.



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27 aprile 2013

Tanto tempo è passato. (215)
I grandi progetti giovanili. Tante battaglie. Tante idee realizzate (insieme ad altri). In gioventù e nell'età matura. Tempi lontani. Ma ricordi ancora vivi. Non dico che mi sembra ieri. Ma tutto è ben radicato nella memoria. Tutto è ben presente alla coscienza. Progetti passati, ma che hanno messo radice nel mio essere. Quei progetti sono io.
Poi incontro i compagni di quelle avventure. E li scopro vecchi. Non invecchiati. Proprio vecchi. Inesorabilmente vecchi. Allora, di tempo ne è passato molto. Non me ne rendo conto. Dentro di me c'è una confusione fra quell'io che sono adesso e l'età giovane in cui ero. 
Quando vivo il ricordo di quelle battaglie, mi vivo giovane.
Solo la visione dei miei compagni vecchi mi restituisce la realtà del molto tempo passato.


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26 aprile 2013

Strumenti. (214)
Il vecchio ha bisogno di strumenti. Per vivere bene la vecchiaia. Oppure per vivere meglio l'età avanzata. Come i disabili, che si muovono in carrozzina.
Strumenti in senso proprio, come il bastone, la protesi auricolare. Ma anche in senso lato: come una persona che ti aiuti.
Gli strumenti aiutano. A continuare a svolgere parte di cio che si faceva da giovani.
E' contraddittorio. Lo so. Da una parte dico che la vecchiaia deve essere vissuta interamente, dall'altra che deve essere ritardata da strumenti.
E' proprio del vecchio questo doppio binario di vita.
Abbandonarsi alla vecchiaia e alle sue disabilità (esempio: non camminare più); o ritardare il più possibile l'immobilità (esempio: una carrozzina). Penso che ci voglia un equilibrio.
Senza strafare, aiutarsi con strumenti.
Con la consapevolezza che è solo un ritardare.
La fine della parabola avviene comunque.


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25 aprile 2013

La verità. (213)
Ieri ho espresso giudizi su due personaggi che entreranno nella storia. Giudizi netti.
"Chi sei tu per farlo? Tu certo nella storia..."
Vero. Ma la vecchiaia comporta di essere radicali. Invita a essere radicali. 
Se non ora quando?
"E se sbagli?" Ecco: la vecchiaia ti lascia libero. Di dire cose sbagliate. Non come bambini. Come saggi.
Hai vissuto molto. Puoi parlare. Devi parlare. Ci si aspetta che tu dia giudizi, valutazioni, opinioni. Non importa se parziali. Se unilaterali.
L'importante è che il vecchio dichiari la relatività di ciò che dice. La provvisorietà delle sue parole. Di tutte le parole che si sentono in giro. Se vuole essere utile.
Nei tanti anni che ha vissuto, il vecchio ha visto grandi idee tramontare, altre affacciarsi. 
Sa che quasi tutto è relativo.
Il vecchio sa che la verità è figlia del tempo (come diceva il filosofo).

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24 aprile 2013

Ratzinger e Napolitano. (212)
Vecchiaie diverse.
Vecchi di terza fascia. Uno, Joseph Ratzinger, papa. L'altro Giorgio Napolitano, presidente d'Italia.
Ratzinger sceglie di dimettersi da papa. Inaudito. Mai nessuno, prima di lui. Stanchezza, malattia, età avanzata. Non ce la fa più a governare. O forse anche solo a sopportare il ritmo quotidiano di una carica così importante. Forse gli intrighi di palazzo lo hanno logorato. 
Qui non ha importanza la ragione vera. Importa il simbolo.
In età molto avanzata passa la mano. Il vecchio prende atto con realismo che ogni età ha i suoi limiti.
Il vecchio soggiace alla sua vecchiaia, si potrebbe dire.
Ma anche il vecchio vive fino in fondo la sua età. E si ritira.
Un gran bell'esempio per tutti noi anziani, suoi colleghi.
Invece Napolitano sta bene. Ha guidato il paese negli ultimi anni. E' anziano, ma lucido.
Ha gestito un grande potere, piegando le situazioni alle sue intenzioni. Ha finito il mandato. Dichiara che non si ricandiderà. Improprio, in Italia. E' vecchio. Potrebbe morire entro breve tempo.
Poi il colpo di scena. La situazione politica italiana non si sblocca. Gli chiedono tutti di restare. E lui accetta. Contro la sua volontà precedente. Ma convinto così di salvare una situazione difficile.
Brutto esempio. Un vecchio non può mai pensare di essere insostituibile. Altrimenti chi gli sopravvive (la società) non si affrancherà mai dalla tutela di un padre. Mentre è assolutamente necessario che faccia senza di lui.
Perchè dovrà fare senza di lui a brevissimo termine.
Anche un bambino capirebbe...
Brutto esempio per noi, suoi colleghi d'età. Perchè non vive la sua vecchiaia da vecchio. La vive da presidente.
E' moribondo. Ma agisce da giovane. Ignora vecchiaia e morte.
Un gran brutto esempio.


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23 aprile 2013

Sesso, di nuovo. (211)
Parlo poco di sesso, in queste pagine. La realtà è che lo pratico molto poco. L'interesse è quasi svanito. Di testosterone ne produco poco.
Il declino è cominciato dieci anni fa. Prima come scarsa abilità nel far l'amore; bastava un niente per rovinare l'atmosfera. Poi come incapacità a superare i risentimenti verso la mia compagna. Accumulati durante la giornata. Infine come vero e proprio disinteresse per il sesso, se non sporadico.
Non mi lamento di ciò. Quando il desiderio ritorna, ne sono contento. Ma se non c'è, ho tanto altro di cui occuparmi.
E' che il sesso facilita l'intimità fra i coniugi. Guai se le coppie giovani non avessero il sesso. Si distruggerebbero all'istante, con tanti saluti per i figli piccoli.
E' vero che l'intimità in una coppia anziana si fonda anche su altro. Ma il contatto corporeo è importante. Le carezze, i toccamenti, il contatto fisico, danno piacere. 
Non solo fisico.
Solidarietà fra coniugi è anche accarezzarsi.



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22 aprile 2013

Nascondere. (210)
C'è chi nasconde la propria vecchiaia. Classico è tingersi i capelli. Le donne soprattutto. Ma anche uomini. Qualcuno non sopporta il bianco in testa.
Dovremmo essere orgogliosi dei capelli bianchi. Significa che abbiamo vissuto molto. Siamo esperti. Affidabili. E invece...
Ci sono pratiche meno appariscenti per nascondere la vecchiaia. Esempio: fare cose da giovani. Sport muscolari. Conquiste erotiche. Competizioni di potere.
Si dice, agli altri (e, purtroppo, a se stessi): sono vitale; vivo una giovinezza senza limiti; posso fare ciò che voglio.
Anche accettare incarichi di potere, palesemente al di fuori della nostra età. Per il piacere di esserci. Di nascondere quello che siamo: a un passo dalla tomba.
Lo facciamo per nobili motivi. La ditta ne ha bisogno; senza di me l'ufficio crollerebbe.
In realtà, nascondiamo la nostra età. Soprattutto a noi stessi.
Abbiamo timore dei nostri anni (tanti). I tanti anni ci parlano di morte.
Abbiamo paura della morte.


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21 aprile 2013

Religione. (209)
I vecchi sono religiosi? A volte c'è un ritorno a pratiche religiose dell'infanzia, quando si diventa vecchi. Paura che ci sia davvero un aldilà punitivo. Desiderio che ci sia davvero l'aldilà. L'adesione a pratiche religiose sembra nascere dal desiderio di vivere oltre la morte.
Se religione significa spiritualità, è un bene. L'uomo è anche spirito. Meglio: l'uomo è fatto anche di spiritualità. Ma le religioni storiche si sono appropriate della spiritualità, senza soddisfare l'autentico bisogno degli esseri umani.
E' penoso che il bisogno di spirito abbia come risposta dei riti (la messa, i sacramenti). Già meglio se la religione offre spazi di meditazione. Almeno si pensa alla propria vita. Con la lettura di scritti spirituali.
L'anziano ha acquisito più sicurezza in sè. Ha meno bisogno di garanzie esterne. Basta a se stesso.
Spesso la religione scivola via dagli anziani.
Si è vecchi. Non ce n'è più bisogno.
O no?



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20 aprile 2013

Rabbia. (208)
Come molti vecchi, mi fermo a leggere i cartelloni lungo le strade. Specialmente le comunicazioni. Oggi ne ho letto uno sull'iscrizione all'albo dei giudici popolari. Non sapevo che esistessero (in Italia). I soliti requisiti: cittadinanza, buona condotta, fedina penale pulita. E poi l'età. Fra i 30 e i 65. 
Sono tagliato fuori! Tutti noi vecchi siamo tagliati fuori. 
Per regolamento, un giudice popolare non può essere anziano.
Ma come! Un compito complesso ma non faticoso, un compito che richiede ponderazione, saggezza, esperienza, proprio le doti di un anziano: e tu proibisci che venga svolto dagli anziani? Ma che logica c'è?
Mi è montata la rabbia. E poi la frustrazione. Non che ci tenessi a svolgere quella mansione. Ma sentirmene escluso, solo perchè vecchio, mi umilia.
La vecchiaia patisce molte limitazioni. Che ci si metta anche una legge dello stato ad aumentarle,  mi sembra assurdo.


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19 aprile 2013

Il dolore al funerale (207)
Chi partecipa a un funerale, sa che va incontro a un'emozione. Più forte, se il defunto è più caro. Man mano che la conoscenza diminuisce, diminuisce anche il dolore (resta il disagio di dover pensare alla propria morte).
Diverso è il caso di un funerale di un anziano, specie se era molto in là con gli anni.
Anche i parenti più stretti sono come rassegnati. Era vecchio: potevamo aspettarci che vivesse ancora? Alla fine del funerale i parenti quasi sono allegri. Ci avete fatto caso?
La morte di un anziano è quasi una liberazione. Perchè, assistere al degrado progressivo di chi ci è vicino, è insopportabile. (In spece se colpisce le facoltà mentali. Viene a cessare ogni comunicazione.)
Allora quando l'anziano muore c'è come un sollievo. La morte è la conclusione positiva di una situazione insostenibile.
Non si desidera la morte del proprio parente anziano, nelle situazioni più precarie. Ma quando arriva è la benvenuta. Perchè non c'era più niente da fare. Come alla fine di una malattia a esito mortale.
La vita dei molto vecchi è una malattia a esito mortale.



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18 aprile 2013

Condannati a morte. (206)
Ho visto un film su una donna condannata a morte, in America. L'esecuzione viene annullata poche ore prima della data stabilita. 
Mi è venuto in mente un parallelo.
Noi vecchi siamo dei condannati a morte. La data dell'esecuzione non è ancora stabilita. Ma siamo nel braccio della morte. Tipico di certe realtà degli Stati Uniti, in cui i detenuti possono stare mesi, o addirittura anni.
Sentirsi dire "condannato a morte" fa impressione. Non ci crediamo. Non riusciamo a identificare le due situazioni. Quella del recluso in attesa di esecuzione e quella del vecchio in attesa della morte. Perchè i vecchi sono liberi e non detenuti.
Ma che noi vecchi siamo condannati a morte è pura verità. Certo, anche quando nasce l'uomo è un condannato a morte, ma ci si immagina che la data dell'esecuzione sia lontana. Non ci si pensa.
Per noi vecchi la data dell'esecuzione è vicina. Non sappiamo il tipo di morte.
Ma è morte certa. A breve.
Adesso che ho 67 anni queste riflessioni sono curiose o provocatorie.
Chissà come sarà a 87.




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17 aprile 2013

Segni di decadenza o sintomi passeggeri? (205)
Stamattina, sotto la doccia, mi mancava l'aria. Ultimamente mi è capitato più volte di sentire bisogno d'aria. Mi devo preoccupare? E' un segnale di cambiamento irreversibile?
In un libro che ho letto recentemente si dice che è proprio della vecchiaia la diminuzione dell'ossigeno nelle cellule. Mi sono lasciato condizionare?
Di fronte a un sintomo mi è difficile classificarlo come segno di decadenza o come sintomo di un malessere che passerà. Negli ultimi anni alcuni segnali sono scomparsi. Non erano degrado. A esempio quando avevo cominciato a incespicare. Perso qualche chilo, non incespico più. O quando di notte mi svegliavo per delle apnee: passate anche quelle. O ancora quando dormendo al pomeriggio in poltrona, un po' di saliva mi entrava in trachea, facendomi quasi soffocare. Tutto passato.
Invece la difficoltà ad alzarmi quando mi piego sulle ginocchia è rimasta. Come anche la perdita di capacità visiva da parte di un occhio.
Soluzione: ogni diminuzione di capacità è vecchiaia; ogni nuovo sintomo invece no, è passeggero.
Forse.


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16 aprile 2013

Tempo e vita. (204) (altri: 121, 151, 152)
Una costante della mia vita è il lamento di non avere tempo. Tempo per fare le cose che mi piacciono, seguire i miei interessi, le letture, la musica. Vivo sempre con la sensazione che gli altri mi rubino il tempo. Anche adesso che sono vecchio, che lavoro poco, che ho più tempo. Faccio una gran fatica ad avere tempo per me.
Ho scoperto oggi un nesso con la vecchiaia. Dato che ho un nipotino, i miei tempi si sono ristretti. In qualche giorno, i miei tempi sono i suoi tempi. Gioco con lui a cavalluccio, sfogliamo insieme un libro, facciamo funzionare la trottola, suoniamo qualche strumento. Gli do da mangiare, lo faccio dormire.
Arriva sera, la giornata è passata. Ho vissuto come estraniato da me stesso. Per seguire il nipote. Non ho usato il tempo per me. Ho usato il tempo per lui. Ho vissuto una giornata. Non ho avuto tempo per pensare alla vecchiaia. Per pensare alla morte.
Ho goduto pienamente del dono di Prometeo agli esseri umani: distoglierli dall'avere lo sguardo fisso sulla morte. 
E' un trucco, ma funziona. E funziona così bene che alcuni, fino all'ultimo minuto di vita, si occupano d'altro.
Penso che ci voglia equilibrio. Che pensare un po' alla morte faccia bene.



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