16 settembre 2021
Scoperte (21-104)
Scoperte. (21-104)
Ho scritto che qualche tempo fa è deceduta una mia collega di lavoro. Poco dopo è scomparso anche Gino Strada. Entrambe figure di grande altruismo. Autentici esempi di vite vissute per gli altri.
Io provengo da un mondo contiguo col loro. I miei ideali giovanili erano i loro.
Ma se confronto la mia vita degli ultimi 40 anni con la loro, non posso non scoprire di aver seguito tutta un'altra strada. Ho letteralmente cambiato vita. A cominciare dal lavoro, continuando con gli ideali, per finire con l'impegno politico e la vita di tutti i giorni.
Questa è stata una sorprendente scoperta, perchè nella mia mente continuavo a collocarmi in quell'alveo, diciamo religioso-caritatevole.
Invece già dai primi anni dopo il cambio di lavoro, avevo battuto altre piste di vita che puntavano a una maggior presa di coscienza dei miei bisogni e alla conoscenza di me, abbandonando la scelta religiosa.
In aggiunta mi ero molto avvicinato al mondo dell'ambientalismo.
È curioso come la nostra immagine di noi stessi si ancori a idee che non corrispondono alla realtà e che permanga per decenni.
È come se si restasse a lungo nella cecità riguardo a quel che siamo veramente, finchè ...
d'improvviso qualche evento ci aprisse gli occhi e finalmente conoscessimo chi siamo.
Mi chiedo perchè ci voglia molto tempo per tutto ciò (meglio: a me ce n'è voluto molto).
Fortuna che son diventato vecchio e me ne sono accorto in tempo.
È seccante vivere senza avere una esatta percezione di quel che siamo, anzi di averne una totalmente distorta.
Fortuna che con la vecchiaia abbiamo tempo per fare di queste scoperte.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
12 settembre 2021
Un unico modello di medicina? (21-103)
Un unico modello di medicina? (21-103)
Nella pagina precedente ho accennato al fatto che in questa società è prevalso un unico modello di medicina. Quella che si affida a farmaci chimici (le pastiglie), ad analisi strumentali, a visite specialistiche, a vaccini. Non è sempre stato così, ma la svolta è avvenuta più di un secolo e mezzo fa e dunque si considera tradizionale la medicina moderna occidentale.
Che cosa manca in tutto ciò?
Il paziente.
Con la sua specificità di individuo unico, pur nella grande somiglianza con gli altri individui della sua specie. Grande somiglianza, non perfetta identità.
Quando si fa uno stesso trattamento a milioni di individui senza tener conto del singolo, vi possono essere alcuni che non lo sopportano, anche se la gran maggioranza lo tollera.
Esiste solo questo modo di trattare malati e malattie?
Evidentemente no.
Non solo vi sono altre culture che hanno prodotto diversi approcci (indiana, cinese, africana), bensì esistono nella civiltà occidentale altre culture. Non mi riferisco soltanto all'erboristeria (eredità di decine di generazioni di monaci esperti in erbe): c'è l'omeopatia (irrisa dalla medicina ufficiale, ma i suoi prodotti sono chiamati farmaci dalle leggi attuali e godono della detrazione fiscale); la recente nutraceutica, nella quale si cura col cibo; la naturopatia, che si avvale di numerose pratiche naturali della tradizione nostrana o di altre regioni; soprattutto vi sono medici che usano comunque diversi approcci, sia pur all'interno della medicina convenzionale.
Attingendo a tali altre culture ci si può difendere dal virus, ma anche anche ci si può curare una volta colpiti senza ricovero ospedaliero, come dimostrano i successi di alcuni medici, ad onta dei giudizi negativi dell'Istituto superiore di sanità nostrano.
Il mio approccio è proprio questo: non negare l'esistenza del virus, nè l'alto numero di decessi, bensì potenziare l'unica arma veramente efficace che abbiamo, il sistema immunitario, con tutti i mezzi possibili.
Cominciando con l'eliminazione delle sostanze che minano le nostre difese (come l'alcol e lo zucchero, il tabacco); continuando con un'alimentazione quasi totalmente vegetale, cruda, biologica; assumendo presidi che già si sono rivelati efficaci in altre infezioni da corona visus, come il vaccino omeopatico; supplementando l'organismo di vitamine D3 e K2 e C; integrando la dieta col kefir, che potenzia i batteri intestinali utili; permanendo ogni giorno in un bosco (o boschetto, o parco), per almeno mezz'ora per volta.
Per arrivare a usare questi mezzi però c'è bisogno di una lunga frequentazione delle idee su medicina, alimentazione e vita naturale.
Cosa che si può ottenere dopo lunghi anni di vita.
Forse solo la vecchiaia permette di arrivare a tali convinzioni.
11 settembre 2021
Rassegnazione (21-102)
Rassegnazione. (21-102)
Forse per la vecchiaia, forse per le immense forze avverse messe in campo, ma non ho più l'energia per oppormi al vaccino anticovid, green pass e affini, se non con una resistenza individuale (non mi vaccino, punto e basta).
Non ritorno sui motivi per i quali ritengo che il vaccino sia pericoloso (vedi 21-083 e 21-091): mi limito solo a segnalare ciò che sta scritto nella banca dati europea sulla farmaco vigilanza di Ema. In Eu, al 31-07-21 si sono avuti 21.000 casi di morti sospette (dopo ore o pochi giorni dalla somministrazione del vaccino) che possono essere ricondotte al vaccino, anche se non è stata dimostrata la causalità fra morte e vaccinazione. E due milioni di reazioni avverse, della quali la metà definite gravi (dati tratti da eudravigilance).
Qui voglio invece sottolineare la situazione anormale che si è venuta a creare in Italia: tutti i mezzi di comunicazione (giornali, radio, tv) ribattono la stessa idea. Che ci si debba vaccinare tutti, bambini compresi, per poterci liberare dalla pandemia. Che chi si oppone alle vaccinazioni è un delinquente o uno sconsiderato o un fanatico o un violento. E sono scesi in campo tutti: dal presidente del consiglio, al presidente della repubblica, al papa.
Si tratta di un problema anche difficile da affrontare, perchè tocca questioni di diritto, oltre che scientifiche.
Secondo me i punti critici sono due:
1) la convergenza quasi totale su un'unica idea e la criminalizzazione di ogni critica
2) l'imposizione di un unico tipo di medicina, come panacea di tutti i mali e quindi in sostanza l'imposizione di un'unica idea di uomo (homo economicus)
Al pensiero unico dominante non passa neppure per l'anticamera del cervello che idee contrarie siano sostenute da persone competenti, quali medici, premi nobel, giuristi, filosofi. L'importante è vaccinare, senza se e senza ma in modo a critico (significativo l'affidamento a un militare dell'intera operazione). E vaccinare per sempre. Già si parla di terza dose e fra poco si parlerà di richiami annuali a tutta la popolazione mondiale, 7,5 miliardi di individui!
Ma anche un bambino capisce che non può essere questa la via!
Soprattutto se non si chiarisce un punto: via per andare dove?
È implicito: per tornare a come si viveva prima, col pil che la fa da padrone, con la crescita economica a tutti i costi, lo spostamento di merci e persone (e capitali) sempre maggiore da un capo all'altro del mondo.
Possibile che non si capisca che tornare alle condizioni precedenti significa tornare a produrre pandemie ogni cinque o sei anni? Possibile che nessuno si fermi a riflettere?
Comunque, ribadisco l'idea iniziale: sono rassegnato ad essere sconfitto, a non poterci far niente (in sostanza a subire le conseguenze del mio rifiuto).
E sì che ritengo di aver fatto il massimo per potenziare il mio sistema immunitario, l'unica arma che abbiamo per sconfiggere il virus.
Mi rassegno, non ho più neppure voglia di discuterne.
E la vecchiaia penso che c'entri.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
05 settembre 2021
Questione basilare (21-101)
Questione basilare. (21-101)
Fin dai primi mesi di questo diario, ho sottolineato l'incidenza che ha la stanchezza nella vita di un vecchio (vedi nn. 79 e 90 del 2012).
Ieri abbiamo fatto visita alla nostra vicina, dirimpettaia di pianerottolo, ultra-novantenne, che non vedevamo da più giorni.
La mia compagna le ha chiesto l'età precisa e la vicina ha risposto:
"Novantatre fra una settimana!"
Le abbiamo fatto gli auguri e ci siamo informati se avrebbe festeggiato con i suoi familiari.
"Sì -- è stata la risposta -- forse vado a casa loro."
"Allora, mi raccomando, – ha aggiunto la mia compagna – faccia in modo che sia una giornata di allegria!"
La vecchia signora ha debolmente sorriso, l'ha guardata e ha concluso, lapidaria:
"Non ho più la forza per stare allegra!"
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
31 agosto 2021
Modi di dire (21-100)
Modi di dire. (21-100)
A volte, per indicare la morte di una persona si usa la frase: è giunta la sua ora. Si tratta di una metafora interessante, più ricca di quanto sembri (sembra infatti niente più di un abbellimento linguistico).
Intanto il termine "ora".
Parola pregnante: in una data ora della vita si muore. Strano che non si dica: "il suo minuto" o "il suo giorno", quasi a voler delimitare il tempo del morire nel lasso di tempo di sessanta minuti. Cioè un tempo breve.
Poi il possessivo "sua".
Indica che la morte è personale, molto molto personale.
Ricordo come fu descritta dal figlio la morte di Tiziano Terzani: dopo alcune ore passate con i suoi familiari, Terzani chiese di essere lasciato solo; dopo di che morì.
O come muoiono i monaci tibetani: soli e in meditazione.
Misteri.
Da esplorare di più.
Dagli esempi su citati e da altri che si potrebbero fare sembra quasi che l'atto finale del morire richieda il consenso e la volontà del soggetto morente.
Niente di automatico.
(Almeno in persone di grande consapevolezza)
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
28 agosto 2021
Rileggendo le prime pagine del diario. (21-099)
Rileggendo le prime pagine del diario. (21-099)
Scaduto il decimo anno di diario, ho cominciato a selezionare le pagine più significative, per farne una sintesi.
In pratica, sto leggendo la mia entrata ufficiale nella vecchiaia. Lettura molto interessante. A distanza di dieci anni le idee sono cambiate, le situazioni sono mutate, eccome!
Faccio un esempio.
All'inizio, le pagine scritte sul problema memoria erano numerose, per lo più preoccupate di certe dimenticanze che sottraevano parte di vita al mio controllo. Non è che da allora abbia recuperato memoria, però in questi anni (dieci per altro) ho notato che il problema non si è aggravato. Per esempio mi capita molto di rado di perdere la memoria di termini che indichino oggetti d'uso comune, o nomi di persone o di località note. Cosa che invece a 65 anni mi pareva una realtà drammaticamente sempre più frequente. Al punto da preoccuparmi non poco.
Intendo dire che la perdita di memoria, che in un anziano indubbiamente è presente, non è un'involuzione che precipita rapidamente, bensì una decadenza molto molto lenta.
Mi sembra quasi che si sia arrestata.
(Ecco lo dico proprio in questi giorni in cui non riesco a ricordare il nome di un famoso trombettista jazz della mia età di mezzo: non c'è niente da fare, non lo rammento. Mi consolo col fatto che ormai sono anni che non mi occupo più di jazz e che i concerti ai quali assitevo risalgono ad almeno trent'anni fa: una dimenticanza è tollerabile.)
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
25 agosto 2021
Dichiarare la propria vecchiaia (21-098bis)
Dichiarare la propria vecchiaia. (21-098bis)
A volte mi capita di ricordare ai miei interlocutori la mia vecchiaia, cioè ribadire che non sono più giovane.
Per ora, orgogliosamente (per lo più).
Ultimamente però ho usato l'affermazione con altro significato. E precisamente nel senso di ricordare agli altri i miei limiti. Di forze, di energia, di lucidità. In modo difensivo dunque, rispetto a prestazioni che mi venivano richieste come se fossi un mezz'età.
Perchè nella realtà i più giovani dimenticano che alcuni altri sono vecchi. E che ciò comporta delle diversità. E delle debolezze (fra le quali, non ultima, che gli anziani possono anche morire!).
Ricordo ancora oggi la volta che un mio vecchio zio lo ricordò a me che ero un pimpante cinquantenne. Forse gli avevo chiesto qualcosa di impegnativo, e mi rispose: "Ma guarda che io ho 75 anni!"
Mi accorgo ancora che tale dichiarazione la faccio per sottrarmi a compiti di un certo impegno. Per esempio andare a prendere un nipote all'asilo e dopo mezz'ora dover andare a prendere l'altro nipote a scuola, che però si trova a dieci chilometri di distanza!
(È anche un modo per non fare ciò che ci viene richiesto, se non abbiamo voglia di farlo!)
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
23 agosto 2021
Piccolissime cose (21-098)
Piccolissime cose. (21-098)
Nella mia lunga vita (ormai lo posso dire che è stata lunga, a 75 anni suonati!) ho assistito a vari cambiamenti epocali. In politica interna, nella tecnologia, nel clima, in geopolitica, eccetera. Non ultimi la pandemia, le vaccinazioni di massa e il ritorno dei talebani in Afganistan.
Due cambiamenti importanti, dei quali però non si parla, riguardano la scoperta del ruolo fondamentale, per la salute, dei batteri che ospitiamo nell'intestino (dopo il 2006) e, più recente ancora, l'importanza del mondo vegetale per la sopravvivenza del genere umano sulla terra.
Di quest'ultimo vorrei trattare, perchè ha risvolti anche nella vita di tutti i giorni.
Il verde ci fa bene.
Non solo come cibo. Bensì anche come presenza nella nostra vita quotidiana.
Si è cominciato a costruire grattacieli verdi, pieni di piante. Ma prima ancora, già verso la fine del XX secolo, in Giappone si è cominciato a dire che gli alberi guariscono gli esseri umani. Oggi si parla correntemente di medicina forestale e, a prestare un pò d'attenzione, quando si sta in un bosco per alcune ore, ci si sente rigenerati. Oggi vi sono le prove (scientifiche) che ciò corrisponde al miglioramento di numerosi parametri vitali.
Il botanico Stefano Mancuso, noto per aver sottolineato per primo che i vegetali hanno un sistema nervoso paragonabile a quello animale (sia pur senza neuroni), dice da tempo che tutti i problemi dell'umanità sarebbero risolti piantando mille miliardi di nuovi alberi sulla terra. Cifra spaventosa, ma che corrisponde a circa 100 alberi a testa, che si possono agevolmente piantare in due o tre anni da parte di ciascuno di noi.
Il problema è: che cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolissimo, per favorire questa riscoperta dei vegetali nella vita del pianeta terra? Senza per questo impegnarci in spedizioni in Amazzonia, per impedire la continua deforestazione di quella regione?
Possiamo fare molto.
In condominio, negli anni passati, come pensionato anziano, mi sono assunto il compito di proteggere dalle erbe infestanti il manto di cemento che conduce ai garage. Lo facevo a mano, strappando le numerore erbe che ogni anno vi crescono, per evitare che queste ultime rovinassero la superficie cementificata. Lo stesso facevo sulle recinzioni esterne della proprietà condominiale. Mi pareva di fare un gran cosa, perchè non usavo diserbanti chimici.
Quest'anno non l'ho più fatto, perchè quelle erbe hanno foglie che producono ossigeno: un mio piccolissimo contributo al mondo vegetale. Probabilmente quelle malerbe (che nome sbagliato!) fra alcuni anni (10-20?) avranno rovinato il cemento: e allora? Si troveranno altre soluzioni, ma intanto per decenni ci avranno regalato i loro benefici.
Quanti di noi mangiano frutta? Siamo in molti. Che ne facciamo dei semi che derivano dai frutti mangiati? Spesso li gettiamo con noncuranza nel rifiuto organico.
Sbagliato!
Teniamoli da parte e alla prima occasione, spargiamoli in zone verdi abbandonate: la natura saprà bene che cosa farne.
Piccolissime cose.
Ma così rispondeva il colibrì della leggenda africana, sull'incendio della foresta, che trasportava nel suo piccolissimo becco qualche goccia d'acqua e la gettava sulle fiamme: "Faccio la mia parte!"
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
22 agosto 2021
Ai vecchi resta solo il mangiare (21-097)
Ai vecchi resta solo il mangiare. (21-097)
Frase riferita agli anziani, che, anche in età avanzatissima, non disdegnano la buona cucina, i manicaretti e tutto ciò che solleciti il loro senso del gusto, che per giunta mangerebbero in abbondanza.
Fra i vizi subentra dunque il cibo, mentre gli altri tramontano (bacco, tabacco e venere).
In effetti il cibo è anche un piacere, che andrebbe aggiunto ai piaceri della vita, con le cautele del caso. Diversamente da bacco e tabacco, che pur essendo piaceri andrebbero consumati con molta, molta moderazione (per non dire eliminati, almeno nella terza età: vedi le Linee guida per una sana alimentazione italiana del Crea, 2019).
In effetti dal mio punto di osservazione confermo quanto ho scritto sopra. Ho raggiunto i 75 anni e mangio moltissimo (almeno è ciò che sostiene la mia compagna). Bisognerebbe aggiungere che il tipo di cibo che consumo è (in grande prevalenza) vegetale e crudo: contiene dunque il 90% di acqua. Ne mangio molto, ma è in gran parte acqua.
Ma non voglio eludere il problema, cioè che i vecchi sono in realtà attaccati al cibo, ben oltre le proprie necessità caloriche (si muovono molto poco). E aspettano con ansia il momento dei pasti.
Capita anche a me di pensare in anticipo al cibo che mangerò al pasto successivo, di occuparmene, di immaginarmelo. E poi sempre di mangiarlo con molto gusto.
È vero che è uno degli interessi culturali (di più, una vera passione) della mia vita. Ma nel mio approccio agli alimenti vi è un vero attaccamento, in linea con quello dei miei coetanei, non dipendente dal sapere e dalle informazioni, bensì legato proprio al suo consumo.
A mettermelo letteralmente in bocca, anzi nello stomaco.
In fondo si tratta di una dipendenza...
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
17 agosto 2021
Quando si è morti si è morti e quando si è vivi si è vivi * (21-096)
Quando si è morti si è morti e quando si è vivi si è vivi.* (21-096)
Non credo che esista affermazione più lapalissiana di questa. Così banale da non dovervi dedicare nessun altro tempo per approfondimenti.
E invece nasconde il mistero.
La cesura profondissima fra l'essere vivi e l'essere morti. Ogni vivente lo capisce subito quando si trova di fronte al corpo di una persona morta da poco.
Tutto ciò ha ricadute pratiche e di pensiero di non poco conto.
All'inizio della mia entrata nella vecchiaia, mi pareva che gli anni che avevo davanti dovessero essere impiegati nella preparazione alla morte prossima (o presunta tale). Ma nella vita vera di un vecchio vero ciò non accade, se non forse negli ultimissimi tempi (mesi).
Quando si è vivi ci si occupa soltanto di vivere, non della fine, per quanto prossima possa sembrare. Occuparsi di vivere non significa fare grandi sforzi di ripensamenti filosofici, spirituali o di bilancio della propria vita. Significa soltanto vivere, nella dimensione più elementare possibile. Respirare, muoversi, pensare a quello che si deve fare eccetera eccetera. Minuzie, cosucce.
Vita.
Sembra l'ennesima versione del dono di Prometeo agli esseri umani: la cecità di fronte alla morte.
Invece quando si è morti, si è morti. Ma a differenza dell'esperienza della vita, dell'essere morti non abbiamo alcuna esperienza. Vale a dire che nessuno ha avuto contemporaneamente esperienza del vivere e dell'essere morto.
Non so chi l'abbia detto, ma della morte sappiamo soltanto questo: non ne sappiamo nulla.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
16 agosto 2021
Memorie (21-095)
Memorie. (21-095)
Il funerale di una mia collega di lavoro (di trent'anni fa, vedi 21-088) ha fatto riemergere nella mia memoria molti fatti di quell'epoca.
Più volte ho scritto che quando si entra in una nuova fase della vita, si tende a dimenticare il passato, come se la nostra vita fosse soltanto quella che stiamo vivendo. E con una vita che è giunta alla vecchiaia, di fasi diverse se ne sono vissute varie. Dunque, in fondo, più vite, ma soltanto l'ultima è quella che si ricorda. Così ho sostenuto.
Non è vero.
Mi è bastata la morte di qualcuno di una fase passata (e sepolta), per farmi tornare alla mente una miriade di fatti, che mi sembravano dimenticati totalmente. E fatti precisi, non sfumati come nei ricordi che riguardino per esempio l'infanzia.
La nostra vita è sì fatta di molte parti, delle quali sembra di ricordare poco, ma nel profondo sono stratificati numerosi ricordi, che aspettano soltanto un piccolo stimolo per tornare a galla.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
13 agosto 2021
Un passo (21-094)
Un passo. (21-094)
Ieri sera, annunciando alla mia conpagna che andavo a letto, ho aggiunto: "Sono vecchio."
Strana e ovvia dichiarazione fra due persone ultrasettantenni.
È che mi sono sentito veramente vecchio, di più che nei giorni precedenti.
Difficile dire perchè abbia avuto quella sensazione, di essere invecchiato un poco di più da un giorno all'altro. La stanchezza serale era sempre la stessa, ma con un'aggiunta di sofferenza indefinibile. Le motivazioni per continuare a vivere erano più o meno le stesse, ma un pò meno stringenti. Il desiderio di vedere i nipoti l'indomani si era affievolito.
Un passo avanti nella vecchiaia.
Senza dubbio.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
12 agosto 2021
Confronti (21-093)
Confronti. (21-093)
Una mia collega di lavoro, di trent'anni fa, è morta da una settimana (vedi 21-088).
Abbiamo condiviso, allora, impegno professionale, sindacale e umano. Poi ho lasciato quel lavoro (e anche quel mondo) e non ci siamo più visti o quasi. Abbiamo imboccato due strade diverse. Lei si è dedicata sempre più al volontariato e alla solidarietà internazionale, io a varie esperienze di lavoro e a due miei filoni di ricerca: l'agricoltura e il cibo. Ascoltando le testimonianze di amici e conoscenti, durante il funerale, ho scoperto che il suo impegno nel volontariato è cresciuto moltissimo. Prima in Nicaragua, poi in Palestina e infine Saraievo e Haiti. Un esempio di impegno civile per la città in cui vivo, ma anche di respiro nazionale.
Mi è venuto spontaneo fare un confronto, che in estrema sintesi si può sintetizzare in questa frase: lei si è dedicata agli altri, io a me stesso.
Detto così suona come un rimprovero alla mia vita "egoistica" in confronto col suo altruismo.
Eppure ...
Non sento di aver sprecato la mia vita. Certo, a confronto con la sua, la mia impallidisce, ma è come se avessi fatto un percorso comunque dignitoso. Non me ne pento.
Ora che sono vecchio, sono chiamato ancor più a occuparmi di me stesso. Con una riserva: da qualche anno ho accumulato quattro nipoti, dei quali mi sono occupato e mi sto occupando. Un aiuto della vita ad uscire da se stessi, anche se soltanto per quattro personcine invece che per villaggi interi o popolazioni.
La mia collega è un esempio per tanti.
Io no.
Ma occuparsi di bambini, generazione futura, è comunque un valore.
(Forse i confronti fra vite diverse non sono opportuni: meglio non farli)
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
11 agosto 2021
Senso di immortalità (21-092)
Senso di immortalità. (21-092)
In questi dieci anni di vecchiaia di prima fascia, più volte ho avuto la sensazione che la morte non mi riguardasse, anche in tempi recenti. Sensazione razionalmente immotivata.
Ora, dopo dieci anni, ho sentito che forse non vivrò così a lungo come talora mi sono immaginato.
Di colpo, ma solo per un istante, ho percepito che il mio orizzonte futuro si sta restringendo. Dieci anni ancora sarebbero tanti. Figuriamoci venti.
Difficile stabilire le cause di questo cambio di opinione.
Forse la morte recente di una mia collega coetanea; o il fatto che mi dovrei operare di prostata, ma ancora non ho avviato alcuna pratica allo scopo; o ancora una certa noia di vivere, che non mi mostra più la vita come desiderabile.
Qualunque ne sia la ragione, il senso di immortalità mi sta abbandonando.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
07 agosto 2021
Dieci anni di diario sulla vecchiaia (21-090)
Dieci anni di diario sulla vecchiaia. (21-090)
Quando in luglio ho compiuto gli anni (75), erano dieci anni da che ho cominciato a scrivere questo diario sulla vecchiaia (il blog l'ho cominciato l'anno dopo). Effettivamente ho quasi duemila pagine di pensieri sulla vecchiaia scritti nella prima fascia (65-75) di anzianità.
Sono soddisfatto.
Non tanto perchè penso di aver scoperto chissà quali idee nuove, bensì perchè ho tenuto duro nello scrivere ogni settimana due o tre pagine. E nell'aver documentato così l'evolversi dei pensieri di uno (soltanto uno, però!) che ha vissuto la prima parte di vecchiaia.
Ha un valore universale tutto ciò? Non credo.
Sarebbe bene che altri vecchi prendessero lo spunto dalla mia fatica per fare altrettanto e arricchire di dati quest'età.
Ora li rileggerò e ne farò una cernita, in vista di una pubblicazione (sempre che qualcuno voglia stamparla).
Ed ora?
Continuerò, perchè comincia la parte meno conosciuta, quella dai 75 anni in su.
Forse la più interessante.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
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