15 agosto 2020
Supermercati (20-092)
Supermercati. (20-092)
Sono numerose le volte che in questo diario ho descritto scenette viste al supermercato (vedi ad esempio n. 20-090). In qualche occasione ho anche riflettuto sul fatto che la vita sociale degli anziani si restringe al punto che le uniche occasioni per incontrare gente sono le chiese e, appunto, i supermercati. Anche perchè l'attività lavorativa residua per un vecchio è quella di andar a far la spesa.
Non avevo ancora riflettuto che probabilmente anche per me sta succedendo lo stesso. I supermercati rappresentano la società alla quale appartengo, il luogo in cui incontro persone, scambio parole, osservo il mondo.
Eh sì, perchè sono vecchio anch'io.
(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016 al 2019, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi dei due mesi precedenti. Dal 2019 scrivo soltanto una sintesi annuale il 31 dicembre.
Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )
14 agosto 2020
Solitudine (20-091)
Solitudine. (20-091)
Quest'anno ho fatto parzialmente da solo l'annuale camminata in montagna di una settimana. Il mio amico tergiversava, non se la sentiva più e così abbiamo raggiunto il compromesso di limitare a tre sole giornate il nostro sodalizio. Io, non volendo rinunciare ad altri tre giorni, ho deciso di percorrerli da solo. Non avrei fatto salite impegnative, nè percorso passi impervi, nè mi sarei spostato da rifugio a rifugio con i circa dieci kg di zaino sulle spalle. Ciononostante sarei stato da solo, cosa che in montagna è meglio non fare, soprattutto se si è vecchi, perchè si è lontani da ogni aiuto e soccorso.
Ma forse volevo mettermi alla prova (vedi 20-089). Così per il secondo giorno ho scelto un percorso breve e facile. Ma era nuvolo e minacciava pioggia. A un certo punto mi si è parato davanti un ponte tibetano, per attraversare un torrente: nulla di pericoloso, ma comunque un ponte sospeso alto una trentina di metri, lungo un centinaio e il cui fondo era costituito da lamiera traforata, che permetteva di vedere il salto che si stava compiendo, inquietante se uno soffre di vertigini. Giunto felicemente sull'altra sponda le indicazioni
del percorso erano ambigue. Ho dovuto fermarmi per consultare la carta topografica. In quel momento ha cominciato a piovere. Ho dovuto indossare mantella e ghette: la consultazione della carta è stata difficoltosa. Tutto molto normale per chi si muove per sentieri. Ma ho sentito il peso di essere da solo.
Non so perchè, ho collegato quella situazione alla solitudine della morte.
Ciò che stavo vivendo mi ha ricordato che a morire si è soli.
Anche se qualcuno ci tenesse la mano.
(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016 al 2019, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi dei due mesi precedenti. Dal 2019 scrivo soltanto una sintesi annuale il 31 dicembre.
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13 agosto 2020
Bei gesti (20-090)
Bei gesti. (20-090)
In coda alla cassa del supermercato.
Ero preceduto da un anziano di prima fascia (60-65 anni) e da una anziana anziana. Quest'ultima aveva fatto un modesto acquisto, ma all'atto del pagamento aveva aperto il borsellino pieno di monete delle vecchie lire e non di euro e voleva pagare con queste. La cassiera gentilmente le spiegava che non erano più in corso legale e non poteva accettarle. La vecchia, dopo un debole tentativo di resistenza, non ho capito se per mancata comprensione o se per grave indigenza, ha rinunciato all'acquisto. Stava dunque andandosene, quando chi mi precedeva le ha detto: "Posso pagare io per questa bella signora?" L'anziana ha accettato e ringraziato, ha preso il suo acquisto ed è uscita.
Quello che poteva essere un gesto di elemosina è stato trasformato da quel signore in un gesto di galanteria e come tale è stato accolto, senza alcuna parvenza di umiliazione.
Che generosità e finezza d'animo!
(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016 al 2019, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi dei due mesi precedenti. Dal 2019 scrivo soltanto una sintesi annuale il 31 dicembre.
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11 agosto 2020
L'ultima volta, davvero (20-089)
L'ultima volta, davvero. (20-089) (11/08/20)
Dopo tre anni di sosta sono tornato in montagna col mio amico a camminare per sentieri. Per motivi vari, i primi tre giorni sono stato da solo. Complici un tempo nuvoloso e piovoso, la mancanza di compagnia e le forze fisiche diminuite, non è stata una esperienza gratificante. Per la prima volta in tanti anni lo sforzo fisico non è stato soddisfacente, la motivazione ad andare avanti si è affievolita, la fatica ha prevalso sul piacere.
Quando è arrivato il mio amico, la situazione è migliorata, ma non al punto da cancellare la prevalenza della fatica sul godimento. Affrontando una salita ero contrariato dalla sua lunghezza, dalla ripidezza, che mi pareva sempre eccessiva, dall'asperità che mi costringeva a una grande attenzione nella scelta del punto d'appoggio. E salendo pensavo alle difficoltà del cammino di ritorno, perchè la discesa non è meno impegnativa della salita.
Sono nel settantacinquesimo anno di vita: è stata l'ultima volta di queste camminate.
(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016 al 2019, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi dei due mesi precedenti. Dal 2019 scrivo soltanto una sintesi annuale il 31 dicembre.
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02 agosto 2020
Gli errori dei figli (20-088)
Gli
errori dei figli. (20-088)
Mio
figlio ha quasi 50 anni. Si è formato una sua famiglia da circa 5
anni ed è alle prese con tutti i problemi di una famiglia giovane.
In questo periodo ha dovuto fare scelte importanti e altre più
semplici. Come tutti.
Agli
inizi della sua vita familiare ho cercato di assisterlo con i miei
consigli, soprattutto per quanto riguarda i figli, ma ha reagito
malamente, nel senso che mi ha detto esplicitamente di stare al mio
posto di nonno e non sostituirlo nel suo ruolo di genitore.
È
giusto, mi son detto.
E
mi sono ritirato.
Ebbene
in questo periodo ha fatto una serie di scelte che ho disapprovato,
ma sono stato zitto. Eppure è incredibile la quantità di errori
plateali che ha compiuto (hanno compiuto, lui e sua moglie). Partendo
da quando si è licenziato da un lavoro a tempo indeterminato (in
tempi di crisi!) e da quando dopo un anno anche sua moglie si è
licenziata, rinunciando anche lei a un tempo indeterminato. O quando,
con due figli piccoli, hanno voluto a tutti i costi prendersi un
cane. Che è una cosa bellissima, soprattutto per i bambini, ma ha i
suoi notevoli impegni. O quando ancora si è messo a fare spese
elevate contando sulle due liquidazioni, che naturalmente sono finite
subito.
Insomma,
a posteriori, mi sembra impossibile che abbia fatto una serie nutrita
di scelte tutte sbagliate! Scelte che io vedevo già prima quanto
fossero sbagliate.
Mi
è venuto in mente quando ero giovane anch'io e mio padre mi dava
consigli che ho sempre disatteso. Sto ripercorrendo i tempi di
allora, a ruoli invertiti.
Non
c'è niente da fare. Ogni età deve fare la sua esperienza, fare i
propri errori. Non contano nulla le opinioni di chi è più vecchio.
L'esperienza
non si trasmette.
Gli
errori bisogna farli in proprio, per imparare.
(Indici
dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41.
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31 luglio 2020
Disattenzioni (20-087)
Disattenzioni.
(20-087)
La
vecchiaia è proprio l'età in cui l'attenzione declina.
Bisogna
tenerne conto, per non andare incontro a incidenti. Intendo
l'attenzione attiva, cioè quella che non vede qualcosa di nuovo che
sta per accadere. Come per esempio viaggiando in auto.
Esiste
anche un altro tipo di vigilanza che si perde. Potremmo chiamarla
attenzione passiva. Mi riferisco all'incapacità di cogliere ciò che
c'è e che c'è sempre stato.
Spiego
meglio.
Talvolta
cerco qualcosa (le chiavi, il telefonino, il portafoglio). Le cerco
nei luoghi dove son solito riporli e non li trovo. Allora ripasso
velocemente negli stessi luoghi e continuo a non trovare ciò che
cerco. Se succede mi prende lo sconforto. Dove l'avro messo?
Poi,
ripassando una terza volta, trovo l'oggetto esattamente dove era le
altre volte, ma non l'avevo visto.
Mi
hanno detto che si chiamano allucinazioni negative. E può succedere
a tutti.
In
vecchiaia succede molto più spesso.
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29 luglio 2020
L'origano (20-086)
L'origano.
(20-086)
I
miei vicini di appartamento sono una coppia di anziani di oltre 90
anni. Ormai non escono più di casa, pur conservando un minimo di
autonomia. Dei due il più malmesso è l'uomo. Cammina a fatica, ha
molte patologie e per di più è un pò sordastro. Passa lunghe ore
in terrazza, adesso che fa bel tempo. Ci salutiamo talvolta quando i
nostri sguardi si incrociano, ma i colloqui sono difficili a causa
della sua sordità.
Negli
anni passati ha cominciato a regalarmi dei rami di origano fresco,
che qualcuno gli regala a sua volta. Mi ha insegnato come seccarlo e
come poi sfogliarlo. Così è diventata una consuetudine scambiare
qualche parola ogni anno, a luglio, sul lavoro fatto con l'origano.
Ieri dunque dalla terrazza mi ha apostrofato dicendomi: "Io ho
già seccato e sfogliato l'origano, l'ho già messo nei vasetti e
distribuito. E lei?"
Ho
sorriso e ho ribattuto che l'avrei fatto nelle prossime settimane.
Ecco
cosa succede in tardissima età: nonostante l'evidente vicinanza
della fine, si continuano a fare le piccole cose che abbiamo fatto
sempre. Come se nulla fosse. È come se non sapessimo che questi mesi
saranno gli ultimi, che la morte è veramente dietro l'angolo.
Continuiamo
a fare piccole cose quotidiane.
Continuiamo
a vivacchiare.
Che
altro potremmo fare?
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28 luglio 2020
L'ultima volta (20-085)
L'ultima
volta. (20-085)
Negli
ultimi vent'anni, quasi ogni anno, sono andato col mio amico a
passare una settimana in montagna, a camminare nei boschi e al salire
su modeste cime (solo passeggiate, niente arrampicate).
Per
una ragione o per un'altra, negli ultimi tre anni abbiamo dovuto
rinunciare, con dispiacere. Quest'anno impedimenti non ce ne sono stati.
Così finalmente abbiamo programmato una settimana per i primi di
agosto.
Ma
il mio amico non è entusiasta.
Teme
il riacutizzarsi di una tendinite che lo ha afflitto in passato. Teme
che dopo tre anni di inattività i nostri corpi non ce la facciano
più a reggere sei-otto ore di camminate quotidiane. Teme soprattutto
che siamo troppo vecchi per fare queste cose.
Nella
telefonata che mi ha fatto per fissare gli ultimi dettagli, mi ha
detto: "Speriamo bene. Facciamola comunque, ma con la
consapevolezza che sarà la nostra ultima uscita."
Io
non ho questa certezza, anzi mi pare di poter continuare ancora,
riducendo la durata delle camminate e le mete da raggiungere, per
tener conto delle nostre minori forze, ma comunque regalandoci questa
possibilità.
Ma
siamo in due.
La
vecchiaia dell'uno incide anche sull'altro.
La vecchiaia di chi ci sta vicino diventa anche la nostra.
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dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41.
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25 luglio 2020
Una domanda (20-084)
Una
domanda. (20-084)
Concludevo
la pagina di ieri con la domanda: perchè i grandi vecchi non cercano
alleanze, aggregazioni, conforto in altri anziani della loro età?
Avrei
varie risposte.
Per
prima cosa con l'età avanzata aumenta l'isolamento per via della
difficoltà di spostamento, di organizzazione, di iniziativa.
In
secondo luogo diminuisce la loro capacità di comunicazione, sia
verbale che fisica; diminuisce la capacità di esprimersi, di
elaborare concetti, interrogativi, di porsi obbiettivi.
Infine
diminuisce l'interesse per discutere di temi inerenti la vecchiaia e
la morte.
Sembra
che tutto concorra a rinchiudere i vecchi in loro stessi, a far sì
che l'ultima vecchiaia diventi un affare privato, anzi privatissimo.
È
vero che esisterebbero luoghi di aggregazione, le cosiddette case di
riposo.
Ma
anche in queste non avviene nulla.
La
loro struttura si limita a far trascorrere il tempo ai suoi ospiti,
senza toccare minimamente problemi esistenziali di fondo, delegando a
ciò preti e religione.
Sembra
però che gli ospiti non esprimano bisogni in tal senso.
Insomma
alla fine i vecchi sono realmente soli.
Di
fronte a vecchiaia estrema e morte.
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24 luglio 2020
La solitudine dei vecchi (20-083)
La
solitudine dei vecchi. (20-083)
Se
ne parla tanto. Con gran dispiegamento di volontari che vanno a far
visita agli anziani, fanno loro piccoli servizi, tengono loro
compagnia.
Ma
i vecchi non hanno bisogno di compagnia, di visite.
Hanno
bisogno d'altro.
Di
condivisione della loro situazione.
E
questa non gliela fornisce nessuno. Semplicemente perchè è
impossibile.
Soprattutto
i più vecchi si trovano come separati dal resto della società,
perchè molto vicini alla morte, che cambia ogni prospettiva. E anche
perchè sono sempre più bisognosi d'aiuto: infatti sono nella fase
di perdita consistente di autonomia.
I
'molto vecchi' si trovano come d'innanzi a un ponte tibetano, quello
con un'unico filo per poggiare i piedi e due cavi per attaccarsi con
le mani. Lo devono cominciare a percorrere, sapendo che a un certo
punto scivoleranno nel dirupo e tutto finirà.
Le
altre età non capiscono, sono lontane dal ponte, si affacendano su
una sponda, proprio mentre i vecchi muovono i primi passi in quella
situazione di grande difficoltà che è la vecchiaia estrema.
Pertanto
sono soli.
Soli
di fronte all'ultima esperienza della vita.
La
più difficile.
Altro
che bisogno di compagnia!
(I
grandi vecchi potrebbero trovar conforto in altri compagni di vita
simili a loro; eppure non lo fanno. Perchè?)
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22 luglio 2020
Recrudescenza del coronavirus e conseguenze (20-082)
Recrudescenza
del corona virus e conseguenze. (20-082)
Avrebbe
dovuto scomparire con l'estate. E invece i contagi aumentano. Non si
vedono più le lunghe file di bare portate alla cremazione, ma la
malattia continua a persistere.
All'inizio
di questa pandemia, subito dopo la chiusura di tutte le attività e
il confinamento della popolazione a casa, mi chiedevo se sarebbe
cambiato qualcosa nella società.
Ora
dopo la riconquistata libertà osservo che qualcosa è cambiato.
Non
ho visto nella gente il ritorno gioioso alla frenesia di vita di
prima della chiusura.
Anzi.
Le
persone sono ancora guardinghe, continuano a fare meno acquisti, a
muoversi di meno.
È evidente.
Il bello è che invece la politica
spinge per un aumento dei consumi: perchè così il pil cresce e
stiamo tutti meglio. Ma la malattia sembra vigilare su questa
smania di taluni di produrre a più non posso. E tiene a freno
l'economia. Con gran vantaggio della salute e dell'ambiente. L'ambiente non è qualcosa di diverso da noi, un'entità astratta
che ha vita propria.
L'ambiente
siamo noi.
Se
sta male lui, stiamo male noi.
Si
dirà: ma se l'economia non gira la gente non lavora e si va verso la
povertà. È vero, ma solo se si ragiona all'interno di un pensiero
liberista, che comunque non può mantenersi soltanto producendo
sempre di più. Questo principio non è sostenibile. Bisogna rivedere
l'organizzazione della società. Accettare che in futuro saremo più
poveri di beni materiali. E per compensare la perdita di posti di
lavoro di industrie che producono beni superflui, bisogna
redistribuire la ricchezza, proprio quella accumulata da pochi.
Discorsi
estremi? Mica tanto.
Bisogna cominciare a farli, se si vuole la
sopravvivenza del genere umano. Così come bisogna cominciare a
pensare a come risarcire almeno l'Africa e gli africani per quanto il
mondo occidentale ha rubato in quel continente col colonialismo, la
schiavitù e l'imperialismo.
Bisogna
diventar vecchi per aprire gli occhi.
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21 luglio 2020
Incapacità radicale (20-081)
Incapacità radicale.
(20-081)
Molte
volte mi son chiesto come sarebbe la mia vita se avessi 10 o 20 anni
più di quelli che ho adesso. Ho perfino cercato di farmi amiche
persone molto anziane, per carpire i segreti della loro età.
Oggi
sono giunto alla conclusione che i miei tentativi sono destinati a
fallire. Non si riesce a vivere situazioni di vita che capiteranno in
futuro, se non in prossimità di quelle.
La
cosa è chiara, per esempio, quando vedo che mio figlio non riesce a
comprendere la fatica e le difficoltà che io posso avere
nell'accudire i suoi figli di 4 e 6 anni.
Altrettanto
chiara dovrebbe essermi l'impossibilità di comprendere quelli più
vecchi di me.
Non
parlo di 5 o 7 anni di più. Ma proprio di dieci o quindici. Perchè
ciò che cambia non è soltanto la diminuzione drastica di forze, di
capacità, di atteggiamenti verso la vita.
Ciò
che cambia è proprio il pensiero.
Anzi
il modo di pensare.
Del resto, la vecchiaia estrema, con la sua notevole prossimità alla fine della vita, non può non cambiare il modo di intendere la vita e le sue questioni e pure come lo si pensi.
Del resto, la vecchiaia estrema, con la sua notevole prossimità alla fine della vita, non può non cambiare il modo di intendere la vita e le sue questioni e pure come lo si pensi.
Nei
primi anni di questo diario ero giunto alla conclusione che noi
anziani siamo letteralmente un'altra specie umana, diversa dalle
altre età.
Una
specie aliena.
Ora
penso che la vecchiaia estrema (85-90) sia una specie aliena dalla
mia attuale (75).
(Indici
dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41.
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20 luglio 2020
Memoria (20-080)
Memoria.
(20-080)
La
mia compagna insiste nel dire che ho perso memoria.
Sarà
anche vero, ma tendo piuttosto ad attribuire alla mancanza di
attenzione quello che lei chiama perdita di memoria. Insomma, se non
sono interessato ai discorsi che mi vengono fatti, è facile che li
dimentichi.
È
stato diverso alcuni anni fa, quando ho cominciato a non ricordare
certi termini o certi nomi di persone note. Eppure quella fase sembra
passata. Oggi è molto raro che scordi qualcosa di significativo.
Mi è capitato di nuovo nei giorni scorsi.
Ero
a colloquio con una persona che avrebbe potuto aiutarmi a far
pubblicare un testo che ho appena finito di scrivere. Ero molto
concentrato nel raccontare in poche parole il mio libro. Poi il
discorso è scivolato su conoscenze comuni fino a toccare il luogo
dove risiedo. Ebbene, per una frazione di secondo mi sono accorto di
non ricordare il nome della via in cui abito!
Confesso
di essere andato nel panico. Dopo qualche istante mi sono ripreso e
gliel'ho detto, ma l'automatismo della risposta pronta a una domanda
così elementare mi è mancato.
Ecco,
sono queste le dimenticanze che mi spaventano e che chiamo perdita di
memoria.
(Indici
dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41.
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19 luglio 2020
Quasi ottanta (20-079)
Quasi
ottanta. (20-079)
Fra
pochi giorni compio 74 anni, cioè entro nel settantacinquesimo anno
d'età.
Invece,
due miei conoscenti, quasi parenti, quest'anno ne compiono ottanta.
Ieri
uno dei due, alla mia domanda su come stesse, mi ha risposto: "C'è
da spaventarsi: quest'anno compio ottant'anni! Comunque non sto male.
Se non ci sono acciacchi, dovuti ai tanti anni vissuti, non me la
passo male."
In
effetti se mi confronto con lui, non vedo tanta differenza. Sì, è
un pò più lento di me nei movimenti; quando qualcuno parla
velocemente, si fa ripetere quanto detto più di quanto faccia io; a quache battuta di spirito
risponde con un pò di ritardo: ma insomma non è poi tanto diverso
da me.
Quindi,
nella mia ricerca su come saranno i miei anni a venire, ho già un
risultato: gli ottanta sono un pò peggio dei miei 75, ma non tanto.
Qualche
tempo fa ho scritto (o forse volevo scriverlo!) che è impossibile a
una certa età conoscere la realtà di vita di chi ha vent'anni in
più.
Sono
ancora convinto di ciò, ma se ci si limita a 5-10 anni in più,
qualche spiraglio di comprensione sembra possibile.
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12 luglio 2020
L'addio di Ennio Morricone (20-078)
L'addio
di Ennio Morricone. (20-078)
Chiedo
scusa al maestro Morricone e alla sua famiglia, ma non posso fare a
meno di riportare, in questo diario, il suo addio, toccante, originale
e modesto ("non voglio disturbare").
"Io,
Ennio Morricone, sono morto. Lo annuncio così a tutti gli amici che
mi sono stati sempre vicino e anche a quelli un po’ lontani che
saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti. Ma un ricordo
particolare è per Peppuccio e Roberta, amici fraterni molto presenti
in questi ultimi anni della nostra vita.
C’è una sola ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata: non voglio disturbare.
Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert, per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita. Voglio ricordare con amore le mie sorelle Adriana, Maria, Franca e i loro cari e far sapere loro quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno, intenso e profondo ai miei figli Marco, Alessandra, Andrea, Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca, Valentina, Francesco e Luca. Spero che comprendano quanto li ho amati.
Per ultima Maria (ma non ultima). A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A Lei il più doloroso addio."
C’è una sola ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata: non voglio disturbare.
Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert, per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita. Voglio ricordare con amore le mie sorelle Adriana, Maria, Franca e i loro cari e far sapere loro quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno, intenso e profondo ai miei figli Marco, Alessandra, Andrea, Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca, Valentina, Francesco e Luca. Spero che comprendano quanto li ho amati.
Per ultima Maria (ma non ultima). A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A Lei il più doloroso addio."
(Indici
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