25 ottobre 2019

10.000 passi (19-118)

10.000 passi. (19-118)
Anche se l'idea di fare 10.000 passi al giorno per stare in salute è venuta da una ditta giapponese che produceva contapassi (più o meno cinquant'anni fa), varie agenzie (fra cui la Oms) e vari studi scientifici l'hanno riproposta varie volte, fino a tempi recenti.
Insomma vale un concetto: muoversi fa bene, specialmente se si è anziani.
Alcuni studi paleo-antropologici hanno mostrato che a differenza dei nostri cugini scimpanzè, che sono pigri, il genere homo si è evoluto per fare più movimento (per star bene). Secondo alcune ricerche gli uomini primitivi (paleolitico) camminavano per un lunghezza compresa fra i 9 e i 14 km al giorno. Ebbene con 10.000 passi siamo sui 7-8 km: una misura che si avvicina al minimo dei 9 km degli uomini antichi.
Ho provato anch'io, dopo l'acquisto di un contapassi.
Fa veramente bene sia sul piano fisico che su quello psichico, migliorando l'umore. Devo riconoscere che per me non è stato un grande sforzo. Poichè ho ancora un cane e lo porto fuori 3-4 volte al giorno, i 7-8mila passi sono già fatti. Basta aggiungerne 2000 e si raggiungono facilmente i 10.000. E si superano agevolmente.
Per noi vecchi poi, è fondamentale muoversi così, per non perdere troppa massa muscolare.


In questo diario sulla vecchiaia ho scritto spesso sul cibo, come fattore fondamentale per mantenersi lontano dalle malattie. Fra i libri che ho citato vi è Prevenire e curare la depressione con il cibo di Attilio e Luca Speciani (2006). Orbene in tale testo, ottimo dal punto di vista dell'alimentazione, vi è una seconda parte che riguarda la necessità del movimento per raggiungere la salute: anche per tale aspetto il libro si rivela magnifico.
Lettura necessaria.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

19 ottobre 2019

Non da solo (19-117)

Non da solo. (19-117)
Da alcuni mesi ho l'abitudine di fare una camminata veloce, di mezzora, alla mattina.
L'ha consigliato il geriatra, per aumentare la massa magra e per migliorare lo stato di ossigenazione e di benessere.
Durante le camminate incontro saltuariamente altri camminatori: sono vecchi come me e camminano velocemente proprio come faccio io. 
In realtà non sono molti e prevalentemente della mia età, cioè non ancora entrati nella seconda fascia di vecchiaia. Fa eccezione il sig. Romano mio insegnante di vecchiaia, che ha già 89 anni e che ogni giorno si fa una camminata di circa 1000 passi. Pochi, ma la sua età è effettivamente molto avanzata.

In conclusione vi sono anziani che hanno deciso di fare effettivamente qualcosa per curare il proprio fisico, senza ricorrere a farmaci o integratori, bensì semplicemente facendo del moto. Mi sembra un cambiamento di stile di vita, che caratterizza questi anni.
Ancora minoritario, ma significativo.

Naturalmente quando cammino incontro anche gente che corre. Gente di altre età, giovani o più spesso gente di mezza età.
Bravi.
Io non ce la faccio più.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

18 ottobre 2019

Scrupoli eccessivi (19-116)

Scrupoli eccessivi. (19-116)
Durante i mesi estivi, prima che cominciasse la scuola, avevamo spesso due nipoti a casa nostra: i genitori lavoravano. Col più grande giocavamo anche a carte. Così mi è venuto in mente di insegnargli i solitari, giochi che si possono fare da soli, se non si ha compagnia. 
Ma io non li conosco. 
Poichè però vedevo spesso il mio vecchio vicino di casa giocare a carte, da solo, in terrazza, ho pensato di chiedergli di insegnare a me e a mio nipote uno o più solitari. 
Così è stato, con reciproca soddisfazione.
Qualche giorno dopo il vicino è venuto a bussare alla porta per chiedermi di parlare. Gli ho risposto che ero subito disponibile. Allora si è scusato per come aveva condotto la lezione sui solitari. Sono caduto dalle nuvole, perchè a me pareva che si fosse trattata di un'ottima spiegazione. Ma lui ha replicato: "Avrei dovuto premettere che il gioco è una gran brutta bestia, si può diventarne dipendenti. Poi ho capito che forse il bambino (7 anni) non è in grado di cogliere la complessità del gioco che ho spiegato. Insomma desideravo scusarmi."
L'ho prontamente rassicurato che invece la lezione era andata benissimo, che il mio scopo era soprattutto quello della trasmissione di informazioni da vecchi a giovani, che comunque, escludendo il fattore denaro, non vi era pericolo che si instaurasse una dipendenza.
Una battuta della moglie, mentre uscivo dal colloquio, mi ha fatto capire che erano giorni che il mio vicino andava rimuginando sui suoi errori in quel frangente.


Ricordo ancora mia zia novantenne che quando si parlava di sua madre, morta trent'anni prima, si metteva a piangere come se il fatto fosse successo alcuni giorni prima.
Da molto vecchi ci si fanno idee sulla realtà che non corrispondono a ciò che avviene.
E poi si resta legati ad alcune impressioni che sono soltanto nostre. 
Soprattutto, ci si rode dentro, per errori inesistenti.
Vecchiaia è anche questo: peggioramento della capacità di gestire emozioni e ossessioni.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

17 ottobre 2019

Perchè era molto vecchio (19-115)

Perchè era molto vecchio. (19-115)
Il mio cane più vecchio è morto un mese fa. Ancora oggi dei passanti, che mi vedono circolare con un cane solo, mi chiedono dell'altro. Rispondo che è morto. Di fronte alle manifestazione di dispiacere degli interlocutori, aggiungo: "Era molto vecchio."
Devo ammettere che il mio dolore per la sua scomparsa è attenuato: il cane era agli sgoccioli della sua capacità di vivere.
Anche per un appartenente al genere umano, i superstiti provano meno dolore per la sua dipartita, se era molto vecchio. Subentra una sorta di rassegnazione al fatto che la vita finisce, soprattutto in tarda età.
Mi chiedo se ciò vale anche per colui che muore (in tarda età). Cioè se la rassegnazione per il finire della vita subentra anche nel soggetto che è alla fine.
Sicuramente sì, se considera che le forze sono svanite, l'autonomia è molto precaria, il suo mondo è tramontato.
Chissà se tali considerazioni attenuano il distacco dalla vita.
Chissà se addirittura promuovono il desiderio che tutto finisca.
Però mia nonna, nei suoi ultimi anni diceva:"Sto ciarett al'm'pias ancora!" (la luce che vedo mi piace ancora).
Mia zia ultranovantenne dice:"Se arriva la morte non è un dramma. Però per adesso continuo a vivere così, giorno per giorno, senza cercarla."
Forse l'istinto di sopravvivenza vince fino agli ultimi giorni di vita.
 
Devo sentire l'opinione di altri vecchissimi.


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15 ottobre 2019

Fuoco di S. Antonio (19-114)

Fuoco di S. Antonio. (19-114)
Una decina di giorni fa ho notato sulla parte sinistra del torace alcune macchie rosse, come una foruncolosi. Mi sono preoccupato perchè sono uno dei sintomi dell'Herpes Zoster, una malattia dolorosissima, che dura anche a lungo (un mese e più). Il medico mi ha confermato che si trattava del temuto fuoco di sant'Antonio, prescrivendomi un antivirale, se le macchie si ampliavano, e una pomata per un trattamento locale.
Ma la situazione era anomala: non provavo quasi dolore; solo un pò di prurito e un lieve fastidio. Dopo qualche giorno, con la pomata, i fastidi sono gradatamente diminuiti, anche se le macchie rosse sono aumentate nei giorni successivi.
Insomma oggi mi pare che la malattia sia in fase di guarigione. Senza dolore!!!


Il fuoco è una tipica malattia della vecchiaia, perchè le difese immunitarie degli anziani diminuiscono: ecco una patologia da vecchiaia, segno appunto che la vecchiaia è presente.
Una delle cause che scatenano l'Herpes Z. è un forte stress. Effettivamente quest'estate sia per l'acquisto di un appartamento sia per i tentativi di affittarlo a persone affidabili ho patito molto, me ne sono lamentato e avevo scritto che tale debolezza era dovuta proprio al fatto che avevo superato i settanta.
L'avevo annotato fra i segni caratteristici della terza età: una cresciuta fragilità psicologica.
Per altro mi sento letteralmente graziato per non aver avuto quasi dolore. Insomma ho avuto una malattia seria in forma molto lieve.
Perchè?
Sono riandato col pensiero alle mie pratiche quotidiane degli ultimi tempi: ginnastica quasi quotidiana, camminate e soprattutto l'assunzione giornaliera di kefir da giugno in poi. E kefir significa miglioramento della flora batterica intestinale. E perciò miglioramento del sistema immunitario.
Tutto torna.
O forse tutto è dovuto al caso!
Però l'idea mi piace.
Ed è plausibile!


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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08 ottobre 2019

Nonni e nipoti (19-113)

Nonni e nipoti. (19-113)
Ne ho scritto molto nei primi anni della mia avventura di nonno. Ora mi è venuto in mente un altro parallelo.
Il mio nipote maggiore, quando guarda la tv, sembra estraniarsi da tutto il mondo circostante. Se gli parli non ti risponde. Se vuoi che ti presti attenzione devi letteralmente interporti fra lui e lo schermo. Giudico tutto ciò come un totale assorbimento del bambino da parte di una attività che lo interessa molto. Non mi pare così grave, anche se i genitori sono preoccupati.
Qui voglio sottolineare il fatto che sembra che il bambino non ascolti: è come sordo.
Capita anche a me.
Se guardo la tv, e la mia compagna mi parla, non capisco che cosa mi sta dicendo e devo chiederle di ripetere. La mia compagna dice allora che sto diventando sempre più sordo.
Secondo me non è così.
È che coll'avanzare della vecchiaia sono diminuite le mie capacità mentali e perciò non riesco a fare due cose contemporaneamente: ascoltare la tv e ascoltare la mia compagna. Ma se tolgo l'attenzione dallo schermo e mi rivolgo a lei capisco bene ciò che dice, anche se il sottofondo audio del televisore mi disturba.
Quando sono andato a provare un apparecchio acustico ho chiesto al tecnico come stava la faccenda, se cioè si dovesse scorporare dalla sordità tutto ciò che ha a che fare con l'attenzione. Mi ha risposto che sordità sono entrambe le cose e che un suono più distinto facilita l'attenzione.
Non mi ha convinto.
Del resto lui deve vendere apparecchi acustici.


Resta il fatto che la mia sordità è aumentata, in questi ultimi tre anni!
Ma il mio peggioramento comprende anche una diminuzione di capacità attentive: il che aggrava la faccenda.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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07 ottobre 2019

Il vecchio dirimpettaio (19-112)

Il vecchio dirimpettaio. (19-112)

Davanti a casa abita un anziano, da solo.
In realtà lo vedo raramente e la casa sembra disabitata. Saltuariamente però di mattina le imposte sono alzate: significa che qualche giorno al mese l'anziano dorme là.
L'anziano è molto vecchio. Sembra ultra-ottantenne, forse addirittura novantenne.
L'ho valutato osservando come sale in auto: con difficoltà, ma ci riesce.
Se mi alzo presto, al mattino, e scopro che le imposte sono aperte, vedo qualcuno che fa ginnastica, o meglio, pedala su una cyclette.
Apprezzabili l'autonomia e la determinazione con cui quel vecchio si sforza di muovere il corpo.
Alcuni giorni fa, aprendo le imposte, prima delle sette, ho visto un'ambulanza davanti a casa e degli infermieri che salivano nel condominio di fronte, proprio al piano dell'anziano. Non ne ho capito la ragione, nè la gravità, perchè le sirene non erano accese quando è ripartita. 
Mi sono figurato un'improvvisa crisi di forze che non gli ha permesso di mettersi in piedi, o una difficoltà respiratoria. Insomma una cosa modesta, ma aggravata dalla sua condizione di vita solitaria.
Negli ultimi anni di vita c'è la cruna dell'ago attraverso la quale tutti dobbiamo passare. Non ce la facciamo più a badare a noi stessi, perfino nelle cose più banali come alzarsi dal letto, lavarsi e mettersi in piedi, per fare il minimo necessario. 
Soprattutto se viviamo da soli.
La vita di coppia aiuta un poco in queste necessità, ma inevitabilmente aiuta uno soltanto dei due coniugi.
L'altro resterà da solo.


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30 settembre 2019

Una pagina di cinque anni fa sui ricordi (19-111)

Una pagina di cinque anni fa sui ricordi. (19-111)
 
Ricordi. (14-113)
Ho scritto più volte che la vita di un vecchio si prospetta ancora lunga. Almeno per un vecchio di prima fascia.
Ancora più lunga è la vita già passata (nella mia di vita, mi sembra di aver vissuto almeno tre volte).
Tutto ciò genera ricordi. Tanti. Ricordi della mia famiglia d'origine. E poi quelli della famiglia che mi sono costruito. Infine ricordi degli ultimi vent'anni: la mia terza famiglia.
Noi vecchi abbiamo tantissime cose da ricordare. Abbiamo una memoria lunga. Piena zeppa di rimembranze. Sono quelle che ci assalgono quando ci mettiamo a pensare. Quando stiamo per conto nostro. Non abbiamo il tempo di annoiarci. Tante cose ritornano alla mente. Magari attraverso un odore, una visione fuggevole, una situazione.
Spesso i ricordi sono piacevoli (o ricordiamo solo le cose piacevoli!). Così in compagnia dei ricordi stiamo bene. Ci prende una qualche nostalgia, dolce, di pezzi di vita passati eppure così presenti nella nostra mente.
Siamo fortunati.
Possiamo vivere del presente. Ma possiamo vivere del passato. Un lungo passato.
È come se avessimo due o tre vite da vivere contemporaneamente.
 
 
 
 
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28 settembre 2019

Non mi ci ritrovo più? (19-110)

Non mi ci ritrovo più? (19-110)
Comincio a sentire estranea la società in cui vivo.
Sono infastidito dal trionfo di tutti i nuovi marchingegni elettronici: le varie app, i vari codici da fotografare, facebook, twitter, compresi mezzi di pagamento via internet, eccetera eccetera. Anche nuovi comportamenti mi irritano, come la scimmiottatura di modi di fare di altre società (dammi il cinque), l'invadenza di lingue straniere (anzi di una sola, l'inglese), la presenza massiccia di prodotti (film) del paese dominante, gli Usa. Per non parlare dei valori emergenti, come il razzismo, l'egoismo, la paura di perdere la propria sicurezza, la prevalenza dell'apparire.
Di questo passo l'estraneità sarà sempre maggiore.
Per il momento prevalgono i motivi di appartenenza su quelli di alterità.
Ma avanzando cogli anni sono di meno le persone che conosco (i miei coetanei cominciano a morire), gli stessi concetti fondamentali che mi hanno accompagnato nella vita come correttezza, cultura, passione civile, il merito, sembrano affievolirsi o per lo meno sono estranei alle generazioni future.
Mi figuro un futuro in cui non apparterrò più alla socità in cui vivrò.
Varrà allora la pena di vivere in un tempo, in un luogo con i quali non si ha nulla da spartire?
Allora andarsene sarà meno duro.
La morte sarà bene accetta.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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27 settembre 2019

Ingobbito o no? (19-109)

Ingobbito o no? (19-109)
Qualche settimana fa riflettevo sulla mia posizione eretta, sempre più curva (vedi 19-099). Guardando con attenzione a questa posizione, mi sono accorto che è più accentuata durante la camminata. Cioè mi vedo più curvo perchè mi guardo riflesso nelle vetrine dei negozi mentre sto camminando.
Si può dare un'altra interpretazione a questa curvatura durante il camminare.
Quando cammino sono in realtà proteso in avanti.
Un modo per aggredire la vita che sto vivendo, la vecchiaia. Un atteggiamento positivo, dunque: non mi lascio schiacciare dall'età avanzata, cerco invece di reagire con grinta alle difficoltà della mia età attuale (in realtà è proprio ciò che sto facendo).

Sono incerto.
Non vorrei che questa interpretazione aggiuntiva fosse soltanto una gratificazione che mi regalo, riguardo al fatto che sono diventato più curvo. 
Cioè che incarno appieno un aspetto tipico degli anziani.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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24 settembre 2019

Più in forma (19-108)

Più in forma. (19-108)
In questa fine estate sono diventato più agile. Non è un'impressione di uno o due giorni. Si tratta di un continuo. Forse dipende dalla fine del gran caldo che mi aveva spossato. Oppure sono in una di quelle soste nel procedere della vecchiaia, delle quali ho già fatto esperienza in passato.
Mi piace pensare invece che dipenda dal movimento e da un poco di ginnastica che faccio tutti i giorni.
Il geriatra, nella prima visita, mi aveva già prescritto almeno due ore e mezzo settimanali di camminata veloce ("fino a sudare"), che ormai pratico regolarmente da cinque mesi.
Ma nella seconda aveva rincarato la dose: "Aggiungi un quarto d'ora di esercizi di ginnastica ogni mattina, per mobilitare anche gli altri muscoli, oltre a quelli delle gambe" mi aveva detto.
Ebbene, lo faccio da due settimane.
E sto meglio.
Fastidi e doloretti vari mi hanno abbandonato. Anche l'umore è cambiato in meglio. 
 
Scordavo di dire che da giugno ho cominciato ad assumere quotidianamente del kefir, un fermentato di latte (totalmente scremato!) ad opera di batteri specifici.
Ultimamente sono passato a un kefir d'acqua (per eliminare il latte) tre volte a settimana.
Secondo tutto quello che ho più volte sottolineato (vedi 17-083 e 19-019), curare i propri batteri intestinali è un'ottima pratica, per tutti, ma soprattutto per gli anziani, che peggiorano la flora intestinale dopo i 65-70 anni.

Tutte e due le mosse mi paiono ben azzeccate.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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22 settembre 2019

Un chiaro segnale (19-107)

Un chiaro segnale. (19-107)
Un segnale inequivocabile che si è vecchi arriva dalle associazioni di volontariato che inviano lettere per raccogliere fondi. 
Fino a qualche anno fa mi chiedevano offerte in denaro per salvare il clima, per combattere la mortalità infantile, per difendere balene o foreste.
Da qualche anno a questa parte invece si sono orientate a chiedermi un lascito testamentario: una destinazione di fondi fra quelli che lascierò quando morirò.
All'inizio mi è parso un cambiamento di strategia commerciale. 
Ma, riflettendo, ho compreso che, semplicemente, ero entrato in quella fascia di popolazione destinata a morire presto.
Non c'è bisogno che sia io a ricordarmi che fra poco morirò; me lo ricordano loro che hanno ben presente che dopo una certa età (70?) la probabilità di morire aumenta di molto. 
Dunque sono diventato un soggetto al quale chiedere denaro in altro modo: non subito, ma quando morirò.
Cioè fra breve.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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21 settembre 2019

Una sola cosa per volta (19-106)

Una sola cosa per volta. (19-106)
Valutando il mio stato attuale e ciò che è avvenuto negli ultimi mesi, devo riconoscere che vi è un indebolimento delle mie capacità. A metà strada fra capacità psichiche e fisiche.
Negli ultimi mesi ho patito le fatiche di dover acquistare un appartamento e di doverlo poi affittare. Ho dovuto destreggiarmi fra le offerte, le agenzie immobiliari, tutti i passaggi burocratici, la scelta degli inquilini.
É stato un periodo nel quale sono stato assorbito totalmente da questa faccenda e non avevo alcuno spazio mentale per dedicarmi ad altro. Neppure per le normali cose di di casa. Col risultato di entrare in conflitto con la mia compagna.
Ho scoperto ormai di non riuscire a fare che una sola cosa per volta. 
Non è tanto il tempo che mi manca, quanto piuttosto il fatto di essere completamente assorbito da un obiettivo.
Non riesco a fare altro, e neppure a pensarlo.


La mia compagna mi dice che sono diventato più sordo, perchè sempre più spesso quando mi parla davanti alla tv mi devo far ripetere la domanda. In realtà si tratta della stessa mancanza alla quale accennavo prima. Posso fare una sola cosa per volta.
Se guardo la tv non riesco a percepire una domanda che mi è stata rivolta. Devo invece interrompere la visione, concentrarmi su chi mi sta parlando e solo allora capisco e posso rispondere.


Una sola cosa per volta!




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20 settembre 2019

Segreti (19-105)

Segreti. (19-105)
I molto-anziani hanno dei segreti. 
O almeno delle conoscenze che gli altri (noi anziani giovani, per esempio) non hanno.
Il segreto principale è come ci si sente e come si vive l'età estrema. Come si vive nell'attesa della morte.
E sembra che non vogliano dirci nulla, che si tengano ben strette le loro conoscenze.
Bisogna dire che la natura aiuta la loro reticenza.
A volte è difficile parlar con loro. O per la sordità, o per la lentezza di comprensione.
A volte invece nessuno li interroga, a nessuno sembra importare della loro condizione. Oppure gli interlocutori hanno fretta e sembrano più preoccupati per il peso che danno i vecchi piuttosto che conoscere i tesori che essi nascondono.
Altre volte invece sono loro che giudicano scarsa di nota la loro vita ultima.
Per cui i grandi vecchi si rassegnano e tacciono.
È una perdita.
Peccato!




(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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19 settembre 2019

Una buona notizia (19-104)

Una buona notizia. (19-104)
Negli ultimi giorni ho visto in tv un paio di pesonaggi che mi hanno fatto riflettere.
Prima un noto imprenditore italiano in ottima forma. Ha 84 anni.
Poi una studiosa molto vitale ed energica: 73 anni.
In entrambi i casi le due persone non mostravano la propria età. Non apparivano vecchi. Nonostante che anagraficamente lo fossero già da un pezzo, rispetto ai 65 anni canonici.
Sempre più spesso vedo anziani di questa fatta.


Nei dibattiti sulla vecchiaia, o meglio, sul prolungamento della vita, spunta a volte il concetto seguente: aumentare gli anni di vita non è un gran risultato, se gli anni aggiunti sono anni di vecchiaia estrema. 
Si sostiene cioè: negli ultimi 70 anni la vita media è aumentata di almeno 10-12 anni (mi riferisco all'Italia, paese notoriamente longevo). Questi anni si aggiungono in coda alla vita, quindi sono anni di vecchiaia avanzata che si aggiungono agli anni di vecchiaia avanzata di 70 anni fa.
Mi spiego meglio con un esempio numerico.
Se negli anni '50 del secolo scorso la vita media era di 70 anni, è ovvio che gli ultimi 3 anni fossero la cosiddetta vecchiaia avanzata, caratterizzata da maggior debolezza, perdita di autonomia e bassa qualità della vita.
I 12 anni in più di vita odierni (dai 70 agli 82 di oggi) si aggiungono ai 3 anni di vecchiaia estrema. Col risultato di vivere 3 + 12 = 15 anni di vecchiaia estrema, caratterizzata come sopra.
Non è certo un risultato del quale andare orgogliosi!


E invece non è così.
L'aumento della durata della vita non è un aumento della vecchiaia estrema.
È invece un aumento dell'età di mezzo.
Come settant'anni fa, gli anni di vecchiaia decrepita sono sempre tre, ma si collocano in un'altra fascia. Non più fra i 67 e i 70, bensì alla fine del settimo decennio (fra 79 e 82).
E' proprio vero: ai giorni nostri la vecchiaia non comincia più a 65 anni, ma (almeno) a 75.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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