21 giugno 2014

Il nuovo crematorio (14-121)

Il nuovo crematorio. (14-121)
Sono andato a visitare il nuovo crematorio della mia città. 
Un impianto moderno con una grande sala del commiato per i funerali laici e salette più piccole per quelli con poche persone.
Ho ricordato il mio impegno a favore della cremazione, di vent'anni fa.
Il fervore di idee per divulgare questa pratica, la pubblicazione di un giornalino cittadino, i contatti con le società di cremazione della mia regione, i volantinaggi davanti al cimitero, la richiesta alle autorità di approntare una sala per i funerali di chi non è credente.
In vent'anni le cremazioni nella mia città sono passate dal 2-3% al 50%. Un successo clamoroso perchè la cremazione è la soluzione più ragionevole, più civile, più ecologica, più pacificante per chi resta.
Tutto questo fa parte del passato. Potrebbe nascere una nostalgia. Potrebbe sfociare in malinconia.
Per me non è così.
Ho una vita diversa adesso, piena anch'essa.
E la prospettiva di vivere un'altra vita, nei lunghi anni che mi si presentano dinanzi.


(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 sitrova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

20 giugno 2014

Un regalo (14-120)

Un regalo. (14-120)
Mi sono fatto un regalo. 
Ho passato due ore con un novantenne. Speciale il regalo, perchè l'anziano è speciale.
Mi aveva chiesto il favore di accompagnarlo a iscriversi alla Società di cremazione della mia città. L'ho fatto molto volentieri.
Ne ho approfittato per guardare il mio futuro possibile.
Il novantenne è speciale perchè si muove autonomamente (ha ancora la patente di guida), lavora ancora (part-time) nella sua azienda, è lucido e comunica bene con il prossimo.
Non è sordo, non ha le incertezze di comprensione che vediamo in molti vecchi.
Ha scritto di proprio pugno il testamento olografo necessario per esprimere la volontà di essere cremato; ha fatto domande per fugare alcuni dubbi. È stato soddisfatto.
Uscendo mi ha detto: "Mi sento liberato di un peso." Aveva timore di lasciare delle incombenze gravose alla figlia, a causa delle sue scelte in fatto di cremazione e sepoltura.
Ho approfittato dei tempi morti, durante il breve viaggio di trasferimento.
Gli ho chiesto se aveva paura della morte. Mi ha risposto di no. Il fratello è morto alcuni mesi fa. Un giorno, dopo aver pranzato, è andato a riposare e non si è più svegliato.
Spera di morire come il fratello, un quieto passaggio dalla vita alla morte. Anche la madre era morta in un modo simile.
Gli ho chiesto se si sentiva appagato della vita vissuta. "Non del tutto, anche se i rimpianti sono pochi" mi ha risposto.
Ha un cruccio. Non riesce a regalare i suoi libri (molti e di argomento specifico) a qualche biblioteca pubblica.
Un vecchio splendido.
Un bel regalo.

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18 giugno 2014

Bandiere (14-119)

Bandiere. (14-119)
Due settimane fa era la festa della repubblica (italiana). Ho esposto la bandiera (anzi tre bandiere). Faccio lo stesso quando è la festa della liberazione dal nazi-fascismo, il 25 aprile e il primo maggio, festa del lavoro. Nel mio isolato, poche bandiere. Feste poco sentite. Si gusta la giornata di vacanza e nulla più. Niente sui significati.
Io no, puntigliosamente a ogni ricorrenza espongo le mie bandiere. È una memoria per chi si è immolato a vent'anni per quegli ideali, di cui io vivo i frutti.
Da due giorni sono cominciati i mondiali di calcio in Brasile. Molte bandiere italiane sono comparse alle finestre e sulle terrazze delle case. Tifosi.
Si identifica l'orgoglio nazionale con uno sport. Certo, molto meglio delle guerre di un tempo. Eppure questa distonia nei valori mi fa male. Dovremmo essere orgogliosi per chi ha dato la vita per la costruzione del nostro stato moderno. E invece lo siamo per una ventina di giovani, abili nel giocare al pallone, ma pagatissimi e spesso coinvolti in casi di scommesse clandestine, di compravendita di partite, di combine poco sportive.
Mi salta all'occhio la vanità dei valori per i quali si espone la bandiera.
Da giovane ho fatto anch'io così: mi sono esaltato per le vittorie della nazionale di calcio.
Ma adesso che sono vecchio devo ricordare alle altre generazioni quali siano i valori fondamentali.
Noi vecchi abbiamo questo compito.
Ricordare le cose fondamentali.

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16 giugno 2014

Dormiveglia (14-118)

Dormiveglia. (14-118)
Sono caduto dal letto. Detta così, dovrebbe preoccupare. In realtà la cosa è più complessa e meno grave.
Mi stavo addormentando. Il gatto ha preso a miagolare ed è salito sul letto: stava vomitando. Mi sono riscosso, ho tentato di mandarlo via. Si è spostato sulla sua cuccia. Allora mi sono messo ginocchioni sul letto, spostato sul bordo e da lì ho tentato di cacciare il gatto anche dalla cuccia (almeno che vomitasse sul pavimento!).
Mi sono sbilanciato. Sono letteralmente volato fuori dal letto, andando a sbattere la testa contro il muro e il ginocchio per terra.
Mi sono fatto male.
Da vecchi continuiamo a fare le azioni che facevamo da più giovani. Ma il corpo reagisce in modo diverso. Perde più facilmente l'equilibrio, calcola male le distanze, non controlla bene gli slanci. 
Se poi si è un poco addormentati, il cervello funziona meno lucidamente.
Ho imparato anche da questo.
Attenzione agli stati di dormiveglia.
Sono pericolosi per noi vecchi.

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15 giugno 2014

Coetanei (14-117)

Coetanei. (14-117)
Da vecchi è un gran regalo poter frequentare dei coetanei. Se li frequenti spesso, puoi comunicare difficoltà, paure, stati d'animo riguardanti la vecchiaia (con le altre età non lo puoi fare).
Se li incontri sporadicamente, addirittura ogni tot di anni, ti fanno da specchio. Li vedi invecchiati. Vedi in loro la tua vecchiaia. 
Visione preziosa, perchè anche da vecchi ci si continua a vedere con le fattezze di quando si era giovani. Perchè sostanzialmente il nostro spirito non invecchia.
Lo scambio di informazioni che vi può essere con i coetanei dà conforto.
Opinioni diverse sugli stessi argomenti ci sollevano.
Socializzare le difficoltà ci alleggerisce.
È vero che si avrebbe più giovamento a frequentare anziani più esperti, tipo quelli di terza fascia. Ma proprio questi ultimi hanno più difficoltà di comunicazione. L'incontro potrebbe esere sterile.
Invece coi nostri coetanei ce la possiamo giocare fino in fondo. Non avremo illuminazioni sugli anni più avanzati, ma almeno ci facciamo le stesse domande, viviamo gli stessi dubbi, siamo presi da timori simili.

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14 giugno 2014

Lunghezze (14-116)

Lunghezze. (14-116)
Quando arrivi a sessant'anni, ti spaventa la fine della vita ormai prossima.
Errore.
La fine della vita non è affatto prossima.
Certo, ti può capitare una malattia grave e puoi morirne. Ma non è detto. 
Allora il tempo che ti resta è ancora molto.
È oggettivamente molto.
Ciò che ci fa vivere male la cosa è che quel tempo è l'ultimo.
Perciò alcuni, forse la maggior parte, non se lo vivono in pienezza, perchè lo guardano attraverso il filtro della sua ultimità. 
Siccome è l'ultimo, si perde la cognizione della sua lunghezza. 
Si ha inm mente solo il fatto che, dopo, c'è la fine.
Se invece ci si scorda che è l'ultimo, si vive una nuova lunga fase della propria vita, uguale, nè più nè meno, agli ultimi vent'anni che si sono appena vissuti.
Se si riflette un poco, gli anni appena vissuti (venti, per  esempio), sono un tempo denso di avvenimenti, di fasi diverse, molto lungo. 
Ecco, quello che ci aspetta è un tempo simile. Di una densità simile.
Di una lunghezza simile.

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13 giugno 2014

Tener viva la mente (14-115)

Tener viva la mente. (14-115) (13/06/14)
E' uno dei consigli che si danno ai vecchi.Tutti i libri sulla vecchiaia ne parlano.
Se ne parla perchè il declino mentale è dietro l'angolo. E allora tutti a consigliare letture di libri, settimana enigmistica, visite a mostre eccetera.
Non è necessario. La vita è piena di occasioni dalle quali imparare a tener viva la mente.
Per esempio qundo capiamo che dobbiamo aumentare l'attenzione.
Ho detto varie volte che da vecchi non è possibile agire attraverso automatismi. Bisogna pensare bene alle azioni che si compiono. La vecchiaia di per sè richiede più attenzione.
E la quotidianità ti offre molti spunti.
Per esempio i cani. Ne ho tre. Uno di questi, il più giovane, è indipendente e al parco, dove lo libero dal guinzaglio, tende ad andare per conto suo.  Ma solo se mi distraggo. 
Se invece sono concentrato su di lui (loro) il cane mi resta vicino.
È un bell'esercizio di attenzione. Non devo distrarmi. Devo vigilare in continuazione.
Anche così la mia mente così resta viva.

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12 giugno 2014

70 (14-114)

70. (14-114)
L'ho detto per approssimazione, senza pensarci. 
Compio fra poco sessantotto anni. Ma ho detto: "... quasi settanta..." a chi mi aveva chiesto l'età. Mi è uscito spontaneamente dalle labbra.
Queste approssimazioni le faccio spesso coi numeri. Ma applicate all'età non mi era mai capitato.
Appena detto settanta, ho subito realizzato la portata delle mie parole. Ho preso coscienza che era vero. Che grosso modo sono un settantenne. La cifra tonda è significativa, simbolica. Piena vecchiaia, mi verrebbe da pensare.
Quando sono entrato formalmente nella vecchiaia, non era il numero di anni a spaventarmi, ma il concetto. In fin dei conti 65 è solo un anno in più di 64. Sei sempre nei sessanta. Ora invece sto cambiando decina. Da sei a sette. E le cose cambiano. Non sono più un giovane vecchio. Sono un vecchio e basta.
Dire che ho settant'anni, mi ha fatto impressione.

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10 giugno 2014

Ricordi (14-113)

Ricordi. (14-113)
Ho scritto più volte che la vita di un vecchio si prospetta ancora lunga. Almeno per un vecchio di prima fascia.
Ancora più lunga è la vita già passata (nella mia di vita, mi sembra di aver vissuto almeno tre volte).
Tutto ciò genera ricordi. Tanti. Ricordi della mia famiglia d'origine. E poi quelli della famiglia che mi sono costruito. Infine ricordi degli ultimi vent'anni: la mia terza famiglia.
Noi vecchi abbiamo tantissime cose da ricordare. Abbiamo una memoria lunga. Piena zeppa di rimembranze. Sono quelle che ci assalgono quando ci mettiamo a pensare. Quando stiamo per conto nostro. Non abbiamo il tempo di annoiarci. Tante cose ritornano alla mente. Magari attraverso un odore, una visione fuggevole, una situazione.
Spesso i ricordi sono piacevoli (o ricordiamo solo le cose piacevoli!). Così in compagnia dei ricordi stiamo bene. Ci prende una qualche nostalgia, dolce, di pezzi di vita passati eppure così presenti nella nostra mente.
Siamo fortunati.
Possiamo vivere del presente. Ma possiamo vivere del passato. Un lungo passato.
È come se avessimo due o tre vite da vivere contemporaneamente.

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08 giugno 2014

Mi sono abituato (14-112)

Mi sono abituato. (14-112)
Quando sono entrato nella vecchiaia formale (65 anni), mi sono spaventato.
Mi è parso che molti segnali di vecchiaia fossero improvvisamente comparsi, tutti insieme. Allora, e per molti mesi, mi parve di perdere memoria, lucidità, forze, abilità.
Sono passati tre anni. Tutti quei segnali sono scomparsi. La memoria da allora non è peggiorata. La lucidità mentale è stata messa alla prova quest'anno nel lavoro e ho visto che regge bene. Le forze ci sono, non si sono progressivamente affievolite. Non ho notato grosse perdite nelle abilità.
Che succede? Si è arrestata la vecchiaia? Addirittura è regredita?
Non credo. In questi tre anni è diminuita l'ansia per la vecchiaia. Mi ci sono abituato. Convivo bellamente con la mia vecchiaia.
Mi sembra di essere entrato in un falsopiano, in cui non ci sono più salite all'orizzonte. O meglio c'è in fondo una vetta impervia, verso la quale mi sto dirigendo. Ma il cammino è ancora lungo. Solo in leggera ascesa, se non addirittura in piano.
La vecchiaia si può viverla anche così. Senza drammatizzare. Senza ansia. Senza enfatizzare le piccole defaillances che comporta.
Così vivendo, quasi non ce se n'accorge.
E ci si abitua facilmente ai cambiamenti.
Ci si abitua.
In attesa dell'ultima fase.
Ma quella è un'altra faccenda.

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06 giugno 2014

L'uovo di Colombo (14-111)

L'uovo di Colombo. (14-111)
Ho trovato un libro di Umberto Veronesi, oncologo italiano, (ha superato gli ottanta, ma continua a lavorare indefessamente). La dieta del digiuno, si chiama il nuovo libro.
Non l'ho ancora letto. Ne ho letto invece qualche lancio, qualche intervista.
In sostanza Veronesi, al di là del digiuno vero e proprio, propone una dieta in cui si diminuiscono i pasti quotidiani. Dieta africana, la chiama qualcuno. Cioè una dieta in cui si mangia una sola volta al giorno, più qualche spuntino qua è là durante la giornata (un frutto, un ortaggio e poco più).
Che nella nostra società si mangi troppo, è risaputo. Che molti siano sovrappeso, anche. Soprattutto fra gli anziani. Molti si arrabattano nel calcolo preciso di calorie, col risultato che mangiano pasti ridotti. Ma sempre molti pasti.
La soluzione di Veronesi è semplice. Diminuiamo il numero dei pasti. Come si fa in Africa.
Qualche ragione c'è, se è vero che i nostri antenati di quaranta o cinquantamila anni fa, erano alla continua ricerca di cibo. E non è detto che lo trovassero ogni giorno e in abbondanza.
Soprattutto non lo trovavano tre volte al giorno.
Un solo pasto quotidiano lo possiamo cominciare a fare noi vecchi.
Mangiando meno, diminuiamo la nostra impronta ecologica sul pianeta terra.
Soprattutto, la salute migliora. E, volendo, si vive più a lungo.
Mangiando poco, diventa poco importante quali cibi si mangi. Meglio i vegetali (vedi The China Study), meglio la qualità (quelli biologici). Certo.
Ma se è poco, sia la qualità che il tipo diventano quasi secondari (ho detto quasi).
Semplice, no?

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05 giugno 2014

Noia (14-110)

Noia. (14-110)
Mia moglie mi ha confessato di trovar noioso prepararsi da mangiare ogni giorno, più volte al giorno. Non le dispiace cucinare, anzi ne è felice se lo fa per altri. Dà libertà alla propria creatività. Ma per quel che riguarda i pasti da cucinare per sè, si annoia.
Alcune azioni, ripetute per cinquant'anni, diventano insopportabili, sia pure quelle che ci permettono la sopravvivenza, come il prepararsi da mangiare.
Non facciamo abbastanza i conti con una vita che arriva fino a ottanta e più anni. 
La vita è lunga. Molto di quello che ci appassiona a trenta, quarant'anni, diventa noioso, a settanta o più. Diventa routine, quasi insopportabile.
Anche il vivere dopo gli ottanta diventa noioso?
Forse a una certa età si desidera morire.
Per noia.

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04 giugno 2014

Cani (14-109)

Cani. (14-109)
Quando ho cominciato questo diario, nelle primissime pagine ho fatto un confronto col mio cane, vecchio anche lui. Mi faceva da specchio.
Sono passati solo due anni. È diventata vecchia anche la mia cagna. E il mio primo cane è diventato ancora più vecchio (i cani, si sa, hanno tempi di vita più accelerati).
Adesso li osservo entrambi quando saliamo le scale, al ritorno dalle nostre passaggiate. Salgono lentamente, gradino dopo gradino, con difficoltà. Anche saltare in macchina è un'azione difficoltosa per loro. Li devo aiutare.
Mi stanno anticipando.
Sembrano scivolati in una fase di vecchiaia più avanzata della mia.

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03 giugno 2014

Lavoro (14-108)

Lavoro. (14-108)
Quest'anno ho lavorato molto (sempre part time, però). 
È stato impegnativo, come fatica fisica, come stress emotivo, e anche per l'impegno intellettuale.
Non sono pentito di continuare a lavorare. 
Lo devo fare per motivi di economia. Ma lo faccio per essere vitale. 
Emozioni, fatica, impegno intellettuale sono dei toccasana per i vecchi. Altrimenti ci si lascia 
andare a una vita che si spegne lentamente, facendo sempre meno. Muovendosi sempre meno.
Soprattutto l'attività mentale è fonte di benessere. Tenere il cervello attivo è un altro dei segreti di una buona vecchiaia. Ma non lo si può fare se non abbiamo compiti, doveri, impegni. Lavorare è l'ideale, da questo punto di vista. Perchè lavorando devi produrre, devi concludere progetti.
I vecchi devono continuare a lavorare.

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02 giugno 2014

Guarda avanti! (14-107)

Guarda avanti! (14-107)
Stavo andando al lavoro in bici. Il solito percorso conosciuto. Così mi guardo in giro. Qualche persona, dei treni, nuovi cartelloni pubblicitari. Ieri ne guardavo appunto uno, mentre ero sulla pista ciclabile. Nell'altra corsia arriva un'altra bici. Sento che il conducente mi dice: "Guarda avanti!" Mi ero inavvertitamente spostato verso il centro-pista. Rischiavo l'impatto, perchè in quel tratto la pista è stretta. Mi ero distratto troppo. Da qui il richiamo.
Devo controllare di più la tendenza alla distrazione. Da vecchio molte cose non riesco più a farle automaticamente. Devo prestare più attenzione a tutto ciò che faccio. Non è una perdita. É un guadagno.
Maggiore consapevolezza nelle mie azioni. In tutte.
Anche quando mangio un boccone. Se mi distraggo rischio di mordermi lingua, labbra o guance.
È solo da vecchi che ci si rende conto di quante cose si facciano senza pensare, da giovani. Da vecchi non si può più, occorre più coscienza in ogni azione della vita.
Del resto di vita ne resta poca.
È un peccato sprecarla senza essere presenti a sè.

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