18 gennaio 2014

La lunga stagione (14-15)*

La lunga stagione. (14-15)* (18/01/14)
Sono entrato nella vecchiaia due anni fa. Da allora ho pensato giorno dopo giorno alla nuova età. Ho raggiunto una convinzione. La prima parte della vecchiaia è un tempo in cui lentamente le tue facoltà diminuiscono. Ma puoi fare una vita piena di significato ancora per lungo tempo. Puoi letteralmente godertela.
Poi arriva l'ultima fase, la più difficile in cui perdi autonomia e facoltà mentali.
Ma prima è diverso.
Prima puoi vivere bene.
Naturalmente ci sono delle condizioni. 
Lo stile di vita deve essere molto sano. Niente alcol e tabacco. Una dieta che non ti dia disturbi (ognuno si cerchi la propria, io sono vegetariano). Soprattutto molto movimento. E qualche aiuto extra (antiossidanti e integratori). Questo per il corpo.
Poi la psiche. Ci devono ancora essere dei progetti. E soprattutto degli affetti.
Fondamentale la vita di coppia. Per la solidarietà e complicità. E per essere più svegli (in due ci si stimola di più).
Quando entri nella vecchiaia si spalanca una lunga stagione di buona vita.


(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

17 gennaio 2014

La vecchiaia delle donne (14-14)*

La vecchiaia delle donne. (14-14)*
Ho scoperto d'improvviso che le donne invecchiano in modo diverso. A sessantacinque anni l'uomo ha finito la vita lavorativa. La donna no.
É normale che una sessantacinquenne lavori molto per i figli, soprattutto se vi sono nipoti.
Un nonno è bravo se passa qualche mezz'ora coi nipoti, se li porta al parco-giochi se esce per una passeggiata colla carrozzina.
A una nonna si chiede molto di più. Che lavi, che stia col bambino, che cucini, prepari le pappe. Perfino che dorma a casa del nipotino, ne suoi primi mesi.
La donna continua ad avere un ruolo sociale importante, anche se ha 70 o più anni. L'arco lavorativo della donna arriva fino alla soglia degli ottant'anni.
Per questo motivo la vecchiaia della donna comincia almeno dieci anni (o più) dopo l'inizio della vecchiaia dell'uomo.
Ma allora che cosa fa invecchiare?
La fine del lavoro?
La fine di un ruolo?

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16 gennaio 2014

Bilanci 5 (14-13)*

Bilanci 5. (14-13)*
Ultimo mese del 2012. Ho riletto, dopo un anno, che cosa scrivevo.
In quel mese, mi ero concentrato sui segnali di vecchiaia. La stanchezza, i dolori fisici, gli organi che non funzionano più bene (la prostata), la puzza tipica, gli sforzi fisici che non si possono più fare. Anche su segnali psichici: la noia per le feste, la sorpresa quando ti cedono il posto in tram, l'accresciuta importanza della famiglia.
Molte le pagine sulla morte. Contraddittorie. Non pensarci migliora la vita, ma conoscere le modalità di come si muore, toglie angoscia.
Altro: imparare a lasciarsi andare, come propedeutica per la morte. E testamento biologico.
Poi qualche pagina sulle perdite della vecchiaia: compare la perdita di motivazioni per ciò che da giovani ci piaceva. Distacco dalla vita, dunque. E la perdita di relazioni dei molto vecchi va di pari passo con la perdita di facoltà mentali.
Da ultimo, pagine sui grandi vecchi, cioè i vecchi dell'ultima fascia di vita. Per la prima volta mi sono convinto che non è tutta la vecchiaia che fa paura, ma gli ultimi anni. Gli altri, bene o male si vivono. Gli ultimi spaventano. Fortuna che sono pochi.
Ma sono pochi perchè poi si muore.
Maggioranza di pensieri foschi, dunque.
Alcune positività, però c'erano. L'apprendimento della prudenza, la solidarietà verso i giovani (i vecchi devono assumere le speranze dei giovani, anche se restano pochi anni).
Soprattutto positivi i momenti in cui i vecchi comprendono la vita. Momenti magici. Impagabili. Si raggiungono quando molti sono gli anni vissuti.
Un dubbio finale: le donne diventano vecchie quando gli uomini?
Mi sembra di no.
Diventano vecchie almeno dieci anni più tardi.

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15 gennaio 2014

Bilanci 4 (14-12)*

Bilanci 4. (14-12)*
Continuo la rilettura delle pagine del diario di un anno fa. Del mese di novembre 2012. Per vedere che cosa è cambiato, rispetto ad adesso.
Mi sono un po' sorpreso: un anno fa avevo più paure. Di perdere le abilità delle mani, di perdere la memoria, la concentrazione. Avevo un atteggiamento più dolente di oggi. Usavo parole come perdere, diminuire, la prima volta che capita una mancanza. Ero rassegnato alla vecchiaia, più che vederne gli aspetti positivi. Sui quali comunque riflettevo. Fra questi annoveravo la prudenza, l'esperienza (soprattutto), la capacità di dire basta.
Ma il leit motiv di fondo era che la vita è una parabola e che la vecchiaia è il ramo discendente di quella curva.
In alcune pagine ho ritrovato pensieri che ho oggi. Per esempio quando dicevo che
la vecchiaia è ancora vita piena (e non anticamera della morte). O quando intravedevo che la vecchiaia è duale: attesa della morte, ma anche immersione totale nel presente.
In quel novembre ho cominciato a parlare di coadiuvanti della vecchiaia, come gli antiossidanti (la curcuma, per essere esplicito, che permette di superare la stanchezza fisica che compare nella vecchiaia), e ho citato il libro Invertire l'invecchiamento, che già nel titolo esprime un'idea forte, oggi presente fra le mie idee.
La solidarietà fra vecchi di diversa fascia e la socializzazione della vecchiaia erano due programmi positivi, che davano uno sbocco diverso al solito vivere la vecchiaia isolatamente.
Infine un anno fa ho cominciato a dire che le donne vivono meglio la vecchiaia degli uomini.
Bisogna imparare da loro.

Insomma mi pare che oggi sia meglio di un anno fa. Ho idee migliori. Mi sembra anche di star meglio: per esempio non ho più avuto evidenti perdite di memoria.
Che succede?

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13 gennaio 2014

Un risultato (14-11)

Un risultato. (14-11)
All'improvviso, una scoperta. Ho trovato un buon effetto di questo diario.
Su di me, almeno.
Ho cominciato a scrivere i miei pensieri sulla vecchiaia quando ho compiuto sessanta cinque anni. Suggestionato dall'età fatidica (l'ingresso formale nella vecchiaia) e da qualche accadimento tipico della terza età (come qualcuno che ti cede il posto in tram), ho cominciato a veder tutte le magagne della vecchiaia, come se mi stessero precipitando addosso a valanga.
Mi sono spaventato.
Scrivendo giorno per giorno questo diario, pian piano ho cominciato a capire, a distinguere. Ho compreso la gradualità delle trasformazioni. Al punto che capisco (solo ora) di non aver nulla a che vedere con un anziano estremo, un novantenne, per esempio. Tutti e due vecchi, ma che differenza!
È un pò quello che succede quando si esce dalla giovinezza e si entra nella maturità, diciamo a trent'anni. Un trentenne non sente nessuna vicinanza con un sessantenne, pur essendo entrambi classificabili come persone mature. L'arco di età ha un inizio che è diversissimo dalla fine.
Mi viene in mente un altro paragone. È come quando sali su un monte. Da distante la cima è netta e non ti puoi sbagliare. Ma quando arrivi sotto alla vetta, ti accorgi che spesso è preceduta da una specie di falso piano. Continui a salire, ma c'è un'ampia zona che precede la sommità.
Ti devi sforzare per individuare la vera cima.
Che comunque è ancora lontana.

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12 gennaio 2014

Appesi a un filo (14-10)

Appesi a un filo. (14-10)
Un vicino di casa. Più di ottant'anni. L'ho visto ieri dalla finestra, camminare per strada, zoppicando leggermente. Mi ha sorpreso, perchè è stato malato a lungo. Anche con ricoveri improvvisi in ambulanza. Lo davano per finito. E invece ...
Anche il mio vicino di porta, in condominio, 85 anni, qualche anno fa è stato ricoverato per più di un mese in ospedale, per problemi di cuore, diabete e altro. Ora ha ripreso tutte le sue funzioni, si sposta in bicicletta, porta su dal garage i fardelli di acqua minerale (al terzo piano!), insomma vive senza troppi limiti.
Succede anche questo ai grandi vecchi. Stanno lì lì per morire e poi si riprendono.
Più avanza l'età e più sono frequenti le occasioni che possono portare alla morte.
In tarda età può bastare una forte influenza.
O ce la caviamo, o moriamo.
Nell'ultima fase della vita facciamo come dei tentativi di morire. Delle prove, dalle quali ci riprendiamo. Finchè capita quella giusta. E passiamo a miglior vita.
Siamo come appesi a un filo.
Un colpo più forte e il filo si spezza.

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10 gennaio 2014

Mi annoio (14-09)*

Mi annoio. (14-09)*
La vita mi annoia. Tutta? No. Le cose ripetitive.
Per esempio le feste di natale e di fine d'anno.
Mi annoiano anche le relazioni obbligate. Come scambiare due chiacchiere con altri proprietari di cani quando ci troviamo al parco.
Mi annoiano le cose che faccio tutti giorni.
Le faccio da più di sessant'anni. Ne ho il diritto.
Anche preparare da mangiare e il mangiare stesso. La lunga catena di cose quotidiane da fare per vivere mi annoia.
Non oso pensare quanto mi annoierò fra dieci, vent'anni.
Forse, i grandi vecchi muoiono per noia.

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09 gennaio 2014

Liste di priorità (14-08)

Liste di priorità. (14-08)
Ho ricevuto il bollettino della Socrem (società di cremazione) della mia città.
Mi fa sempre piacere leggerlo, perchè è stata una mia idea di vent'anni fa. 
Dal bollettino ho saputo che hanno completato, al cimitero maggiore, i lavori del nuovo impianto di cremazione, con la sala del commiato per i funerali civili. Una battaglia cominciata anch'essa vent'anni fa.
Ho saputo anche della morte del segretario dell'associazione.
Di questi eventi nessuno mi ha avvisato.
C'è stato un tempo nel quale io ero una delle colonne portanti della socrem. Poi ho ceduto il passo ad altri. Mi sono allontanato.
E si sono dimenticati di me.
Giustamente.
Ho partecipato anche attivamente al movimento ecologico della mia città, contribuendo con iniziative importanti, con pubblicazioni. C'è stato un momento in cui non passava settimana senza che fossi invitato a qualche incontro come esperto, nella mia città o in città vicine.
Anche questo è passato. Non mi telefona più nessuno per invitarmi.
Tutto ciò (e altro) indica come è fugace la nostra presenza sulla terra.
Se già in vita cessano di ricordarsi di noi, solo che ci allontaniamo un poco, con la nostra morte cessano di ricordarsi del tutto.

La nostra presenza sulla scena della vita è leggera. Ha valore solo per quelle tre o quattro persone che abbiamo amato e che ci hanno amato.
Ricordiamocelo, quando stiliamo delle liste di priorità.
Al primo posto ci sono gli affetti.

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08 gennaio 2014

Zampe bianche (14-07)

Zampe bianche. (14-07)
La mia cagna ha un bel pelo di colore marrone. Uniforme e brillante, quando riceve i raggi del sole e assume perfino sfumature rossastre.
La mia cagna quest'anno compirà dodici anni. Età della vecchiaia, per i cani. Nonostante gli anni, non mostra molti segni di imbianchimento. Ha un po' di peluria bianca sul muso, ma poca. Ha un po' di bianco anche sulle zampe. Non molto evidente però.
I segni della sua vecchiaia sono altri.
Ha perso molta della sua vivacità giovanile. A casa dorme spesso. Quando alla sera la sveglio per l'ultima uscita della giornata, fa molta resistenza. Non vorrebbe uscire.
A volte al parco si ferma in un posto, si siede e aspetta che faccia il mio giro e ripassi da lei, per tornare a casa.
Vecchi cani e vecchi umani si assomigliano, a riguardo del movimento. 
Nessuno dei due ne vorrebbe fare.
Ma il movimento è fondamentale per una vita sana.
Così la sforzo.
Così mi sforzo.

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07 gennaio 2014

Tentazioni (14-06)

Tentazioni. (14-06)
Con i traslochi e il nipotino, abbiamo spesso occasione di confrontare le azioni dei nostri figli con la nostra esperienza. Inevitabilmente diamo giudizi negativi sul loro operato.
E' naturale, con la nostra esperienza di vecchi, vediamo più in là di loro. Le nostre soluzioni sono migliori.
Una grande tentazione è quella di dir loro come si dovrebbe fare in quella circostanza, e poi in quell'altra e così via. Le loro risposte però sono spesso risentite. Accettano mal volentieri i nostri consigli. Eppure coi nostri consigli risparmierebbero tempo, denaro, fatiche.
Che fare?
Tacere.
Le esperienze, ogni età se le deve fare per conto suo.
A meno che non si tratti di valori fondamentali o di pericoli molto seri, è meglio lasciare che i giovani si facciano la loro esperienza. Anche se ciò comporta un dispendio maggiore di energie o denaro.
E' sbagliando che i giovani imparano.
I giovani non imparano sui nostri errori.
I giovani imparano sui loro errori.

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05 gennaio 2014

Il trasportatore (14-05)*

Il trasportatore. (14-05)*
Alcuni giorni fa ho partecipato all'ennesimo trasloco. Sempre con lo stesso trasportatore. Un uomo di mezza età, forte e intelligente. Abituato a lavorare pesante.
All'ora di pranzo l'ho accompagnato a mangiare un boccone in una pizzeria vicino a casa. 
Io ho mangiato un'insalata e poi un piatto di verdure cotte. Lui una pizza con wurstel e salamino piccante. Se avessi mangiato anch'io la pizza mi sarebbe venuto il mal di stomaco. 
Gli ho chiesto se aveva problemi di stomaco o di intestino. Mi ha risposto di no.
Non è ancora vecchio, il trasportatore. Soprattutto, lavora faticando molto. Una fatica fisica. Anch'io quando faccio le mie camminate in montagna, alla sera posso mangiare quel che voglio. Nulla mi fa male.
Il movimento fisico ha un'importanza fondamentale per la salute. 
L'uomo ha un Dna formatosi quando i nostri progenitori facevano decine di chilometri al giorno per procurarsi cibo. In tutte le epoche l'uomo ha faticato molto. Solo nel nostro tempo si può vivere senza far fatica. Lo paghiamo con una serie di disturbi, anche alimentari.
Muoversi rappresenta l'essenza della nostra natura di uomini. 
L'ho letto in un grande libro: Prevenire e curare la depressione con il cibo, di Attilio e Luca Speciani (2006).
Si tratta di un testo di alimentazione, che spiega l'intreccio fra cibo, ormoni, psiche e movimento, secondo le ultime scoperte.
Non è il solito libro che propone una dieta e poi raccomanda genericamente di svolgere un esercizio fisico. Spiega in modo esauriente quali meccanismi fanno sì che, senza sforzo fisico, l'uomo si ammali. Sulla base delle più recenti scoperte scientifiche.
Dovremmo ricordarlo sempre, noi vecchi.
Senza movimento, si invecchia precocemente.
Anzi, si muore.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107)
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04 gennaio 2014

Occhi (14-04)

Occhi. (14-04)
Da qualche tempo, quando mi alzo di notte per andare in bagno, mi sembra di far fatica ad aprire gli occhi. Come se le palpebre non reagissero immediatamente al comando di aprirsi. Come se fossero incollate fra loro.
É chiaro: la pelle invecchia, diventa meno elastica, per cui il comando mentale trova un tessuto rilassato e un po' restio a reagire. E l'occhio non si apre subito.
Ho osservato gli occhi delle persone molto anziane. Hanno tutte le cosiddette borse. Anche in questo caso è la pelle che invecchiando perde elasticità. E forma dei rigonfiamenti.
Un paio di anni fa ho rinnovato la patente. Alla visita medica mi hanno trovato che un occhio ha perso ben tre diottrie. Ancora non ho l'obbligo degli occhiali, per la guida. Ma sono ai limiti.
Invecchiando il nostro senso più importante perde colpi.
I vecchi vedono di meno. Il loro organo di senso funziona male.
E se tutto questo avesse il significato di dover sviluppare qualche altra facoltà, in sostituzione della vista?
Ma quale?

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03 gennaio 2014

Questo blog (14-03)

Questo blog. (14-03) (03/01/14)
E' cominciato un anno e mezzo fa.
Continuerà?
Continuerà.
Le pagine sono quasi cinquecento. Comincia a essere difficile gestirle.
C'è un indice per argomenti alla pagina 300 e un altro alla pagina 442.
Cambierò in questo modo:
- ogni fine d'anno (il 31/12) ci sarà l'indice per argomenti di quel solo anno
- la numerazione delle pagine cambierà. Fino al 31/12/13 è stata progressiva (ultimo
numero 442). Dal primo del 2014 ricomincerà da capo la numerazione, premettendo l'anno; così il numero successivo al 442 è il 14-01.
- dopo ogni 12 mesi farò un bilancio del mese di un anno prima, riassumendo le idee più importanti di quel mese (vedi Bilanci 2 e Bilanci 3 alle pagine 431 e 438, bilanci di settembre e ottobre dell'anno 2012).

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442. Quello del 2012 a pagina 107.)
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02 gennaio 2014

Ammalarsi (14-02)*

Ammalarsi. (14-02)*
Le malattie sono dei segnali. Tutte? Non so. Penso di sì.
Le malattie ti avvertono che devi cambiare qualcosa nella tua vita. Il guaio è che non si capisce bene che cosa. Allora devi cercare, analizzare, provare.
Da giovane le malattie le trattavi con il medico, con pastiglie, con punture.
Da vecchio, non basta più.
Un vecchio libro di trent'anni fa, Malattia e destino di Thorwald Dethlefsen, collegava le varie malattie a significati psicologici e/o spirituali. Per esempio le infiammazioni erano un avvertimento per persone che non volevano conflitti. Oppure le fratture ossee erano segnale di un carattere rigido. E via dicendo (non così semplicistico, però!). 
L'autore chiamava il lettore a una maggiore consapevolezza delle proprie patologie.
Oggi penso che le malattie ci chiamino a occuparci del nostro corpo. A fare prove, ricerche.
In una parola le malattie ci chiamano a una maggiore coscienza.
Le malattie che compaiono nella vecchiaia chiamano i vecchi a più coscienza.
La vecchiaia è l'età della coscienza.

Di coscienza ne ho parlato ancora. Così come di vigilanza, attenzione, prudenza necessarie a chi è vecchio. Oggi mi sembra di aver raggiunto una grande chiarezza su questo punto. Fino a farlo diventare un punto fermo.
Almeno per il momento.


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01 gennaio 2014

Festa di capodanno (14-01)

Festa di capodanno. (14-01)
Ieri sera era capodanno. L'ho passato insieme con mia moglie. Ci siamo molto divertiti. L'atmosfera era serena. C'è stata complicità fra noi.
Fin dal pomeriggio eravamo impegnati a sistemare il vestiario del nostro figlio che si trasferisce a Berlino. Lavoro faticoso. Ordinare, ri-sistemare, eliminare, far posto nei nostri armadi alle sue cose. Ma anche divertente. Per il clima magico che si era stabilito fra noi.
Niente festa con gli amici, niente cenone. Ne brindisi, né panettone (il tradizionale dolce italiano del Natale). Siamo andati a letto presto, prima della mezzanotte. Ci siamo scambiati affettuose effusioni e augurato un felice anno 2014.
Che senso di libertà!
Fuori dagli obblighi del divertimento coatto, omologato.
Fuori dalle costrizioni seguite per sessant'anni della nostra vita.
Fuori da quello che fanno tutti. 
Libertà di chi diventa vecchio.

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