03 dicembre 2013

Un bellissimo novembre (419)

Un bellissimo novembre. (419)
E' un romanzo di Ercole Patti. Non ricordo la trama, ma ricordo che era ambientato nel mese di novembre. E nel romanzo era un mese quasi caldo (in Sicilia, però).
Anche il mese che si è appena concluso è stato buono. Quasi mai temperature sotto lo zero. Un pò di pioggia, ma anche giornate piene di sole. Oddio, siamo in autunno, bisogna coprirsi. Abiti caldi, sciarpa, guanti. Ma si è stati bene, almeno qui nella pianura padana orientale.
L'autunno è una metafora della vecchiaia. E anche la mia vecchiaia è buona come questo novembre. Oddio, sempre vecchio sono, le energie sono calate, alcune cose non le posso più fare. Però le energie sono discrete, gravi malattie non compaiono. Invalidità incipienti non ne vedo.
Così potrebbe essere la vecchiaia. Un lungo tempo in cui tutto diminuisce, ma gradualmente. Perdi abilità, ma lentamente. Un tempo nel quale hai tempo di distaccarti dalla vita. Perfino, ti puoi conciliare con la fine. Con la tua morte.
Così potrebbe essere la vecchiaia: un bellissimo novembre.

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(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

02 dicembre 2013

Sottovoce (418)

Sottovoce. (418)
In questi ultimi due mesi, di salute, sono stato bene. Non ho patito malattie da raffreddamento, nè sciatalgie. Ho avuto una buona energia fisica. Anche un discreto buonumore. Una prova di funzionalità dei polmoni ha dato risultati eccellenti. Dieci anni di meno. Lo stomaco, ormai, non mi dà più problemi: se mangio in un certo modo, dolori non ne ho.
In buona salute, dunque.
Oddio, le mie magagne irrisolte sono rimaste tali: prostata e dolori cervicali. Però, intanto, ho capito che i dolori dipendono molto dallo stress. E il mio lavoro è fatto di stress. Averlo capito, mi ha orientato verso alcuni prodotti erboristici, per calmarmi. Mi pare che funzionino. 
Anche l'ultima visita dall'urologo per la prostata, mi ha dato qualche segnale. Almeno di stasi, se non di miglioramento. Forse gli ultimi trattamenti che ho adottato (radice di ortica, che rallenta la proliferazione cellulare, e un prodotto omeopatico anti-indurimento ghiandolare) stanno facendo effetto.
Tutto bene dunque. Dieta e integratori danno buoni risultati. Lo stile di vita conta, da vecchi. 
Il mio vicino di casa, anziano di ottantacinque anni, cammina a fatica. Mi dimostra che stile o non stile, arriva un momento in cui la vecchiaia ha il sopravvento. Però ha almeno quindici chili di troppo. Sua moglie, stessa età, cammina speditamente.
Non ho il coraggio di dirmelo. O di dirlo a voce alta. I miei sistemi funzionano. Non per evitare la vecchiaia, ma per tener lontano le malattie.
Le cosiddette malattie della vecchiaia, sono malattie e basta. Non hanno a che fare con la vecchiaia. Dipendono dallo stile di vita, perdinci!
Meglio dirlo sottovoce, per il momento.

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01 dicembre 2013

Ristrutturare (417)

Ristrutturare. (417)
Sei arrivato a settant'anni. Che fai?
Hai vissuto molto. Almeno 40-50 anni di vita piena e cosciente. 
Adesso, per la prima volta hai un'aspettativa di vita a termine breve. Cioè pensi che morirai molto prima di settant'anni. Fra dieci? Sii ottimista: facciamo fra vent'anni. Che ti succede?
Quando una casa diventa vecchia, ha bisogno di qualche restauro. In quell'occasione si modifica, in parte. Magari si abbatte un muro e si amplia una stanza. O si costruisce una mansarda. Non solo restauri o abbellimenti. Proprio modifiche strutturali.
Per somiglianza, anche la vita  a settant'anni ha bisogno di una ristrutturazione.
Ma che significa?
Non so, ho le idee confuse.
Sicuramente dai settanta in poi cambiano molte cose. Puoi intervenire tu e dar loro la direzione che vuoi. Oppure la vita cambierà per conto suo.
Ristrutturerai i tuoi valori, i tuoi obbiettivi, le ragioni per cui vivi.
Ristrutturerai le relazioni, gli affetti. La vita materiale, i bisogni.
Le passioni.
Ristrutturerai. Ne sei costretto.

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30 novembre 2013

Vacanze lunghe (416)

Vacanze lunghe. (416)
Da più giovane mi sono permesso delle vacanze molto lunghe. Avevo la roulotte, viaggiavo (con la famiglia al seguito).
Una vacanza lunga non è una vacanza normale, magari moltiplicata per tre o quattro. È diversa. Intanto ti devi organizzare. Più soldi, più cibo, più indumenti. Dei libri anche. 
Ma non è tanto questo. 
È che oltre alla vacanza c'è anche la vita, in una vacanza lunga. Non puoi viaggiare di continuo, visitare luoghi artistici, prendere il sole sulla spiaggia. No. Devi anche organizzarti una vita per un mese e mezzo o due. Per esempio ti puoi ammalare. Oppure ti devi fermare in qualche luogo. Stabilire relazioni. Diventa una vita da nomade. 
È difficile da spiegare, ma una vacanza lunga non è una vacanza. Devi fare i conti con stanchezza, nostalgia, la mancanza delle relazioni consuete.
Una vita lunga è diversa da una vita, diciamo, di cinquant'anni. Sembra ovvio, ma è meno banale di quanto si possa credere.
Se hai cinquant'anni, hai una vita normale. Hai vissuto a lungo, ma intanto i figli sono cresciuti, hai stabilizzato il lavoro. Hai una compagna fissa. Hai vissuto una vita.
Quando di anni cominci ad averne settanta, è diverso. La tua vita è stata più lunga e lo sarà ancora di più. Cambia la prospettiva. Cambiano idee. E anche i valori. La scala di valori. Ti fai domande diverse. Ti dai risposte diverse. 
E' come se di vite ne avessi vissute due.
Se di anni ne hai ottanta o novanta, addirittura sei di un altro pianeta, rispetto a un cinquantenne.
Hai vissuto quasi il doppio.
l vecchi appartengono a un'altra razza.

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29 novembre 2013

Follie (415)

Follie. (415)
Sono fautore della cremazione. Più pulita, più definitiva, più pacificante per i superstiti. Ho anche pensato che sarebbe bello tenere a casa le ceneri dei parenti cari. Le ho avute e hanno finito per essere un soprammobile come tanti. Forse tenersi le ceneri non è una gran idea. Del resto non vado quasi mai al cimitero: per cui non onoro le ceneri dei miei parenti che vi sono depositate. Forse la dispersione delle ceneri non è una cattiva idea.
È invece una cattiva idea quello che ho letto in internet.
Vi sono ditte che trasformano le ceneri dei defunti in oggetti.
Per esempio matite! Mi pare assurdo. Non ne vedo la ragione. Per avere sempre vicino i propri cari defunti? Ma sono defunti, non sono più vicini. Per di più, cremandoli, di loro resta molto poco.
Ma c'è dell'altro. C'è chi ti propone di trasformarli in dischi (cd), in cui registrare le voci di quando erano in vita. O ancora chi mescola le ceneri con la plastica delle stampanti materiali, per farne, che so, una testa con le sembianze del defunto.
Follie, appunto.

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28 novembre 2013

La vecchiaia di chi ti sta vicino (414)

La vecchiaia di chi ti sta vicino. (414)
Faccio di tutto per star bene. Cerco accuratamente di non aggiungere alle perdite dovute alla vecchiaia, quelle dovute alle malattie. Insomma cerco di non ammalarmi. 
Paura di morire, dice mia moglie. No, è paura di diventare invalido, a causa di stili di vita che producono malattie.
Non vivo da solo. Vivo con mia moglie. Sono contento di vivere con lei, anche adesso che siamo vecchi. Mia moglie ha altre idee. Non persegue la mia ricerca di stili di vita salutari. O meglio, non la persegue con la mia ostinazione (con la mia ossessione, direbbe lei).
Nella sua vita vedo comparire dei sintomi che ho avuto anch'io. Che ho superato. Appunto con uno stile di vita accurato.
Mi figuro che quei sintomi peggioreranno. Penso infatti che le soluzioni che sta adottando siano errate.
Sono presuntuoso. Ho la pretesa che solo quello che ho scoperto io, sia corretto.
Ognuno trova la sua strada. Soprattutto seguendo le proprie idee.
Vivere insieme è così: vivi la tua, di vecchiaia, e vivi anche quella di chi ti sta vicino.
Vivi due volte.

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27 novembre 2013

I giovani (413)

I giovani. (413)
C'è qualche motivo perchè i vecchi debbano occuparsi dei giovani?
Certamente.
Prima di tutto, per solidarietà verso membri della nostra stessa specie, più fragili (eh, sì, i giovani sono più fragili dei vecchi!). C'è anche in altre specie (si cita il caso di un piccolo di gorilla, trovato orfano, che è stato portato presso un altro gruppo di gorilla: lo hanno subito adottato). C'è perfino fra specie diverse, quando ci fermiamo per strada per raccogliere, noi umani, un cucciolo di cane impaurito e abbandonato.
Poi per l'immortalità. Noi finiamo di esistere, ma la nostra specie continua. La nostra civiltà continua, la nostra nazione (italiana, nel mio caso) continua, la nostra impresa, ditta continuano. Anche solo la nostra famiglia continua nei nostri nipoti.
Continua qualcosa a cui siamo appartenuti. Saperlo ci fa star bene.
I vecchi si sentono depositari di un gran sapere, una grande esperienza. Trasmetterli ai più giovani dà significato alla loro vita, anche se finisce.
Dà significato ai nostri ultimi anni di vita.

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26 novembre 2013

Testardo (412)

Testardo. (412)
Ieri sera mi preparavo per andare a letto. Mi sono avvicinato al bagno, sebbene la luce del corridoio fosse spenta. Avanzavo a tentoni. Pochi metri. Entrando ho preso un gran botta al naso, urtando lo stipite della porta. Ho calcolato male le distanze, sia pur di pochi centimetri, nonostante fosse un movimento che ripeto da anni.
Mi è venuta in mente una pagina di questo diario, che ho scritto più di un anno fa (Prudenza, 45). Osservavo che, quando mi alzo di notte per andare in bagno, non accendo mai la luce. Facevo il proposito di non farlo più, perchè, invecchiando, si perdono varie sensibilità e sono più facili gli incidenti. Per un pò ho mantenuto l'impegno, ma in questi ultimi tempi ho ripreso la mia vecchia stupida abitudine. Sono proprio testardo! Deve capitarmi un incidente per capire che devo accendere la luce?
Sbattere il naso, mi ha ricordato i miei propositi di cambiamento.
Da stasera riprendo a mettere la pila sul comodino.

I vecchi sono testardi, conservatori, abitudinari.
Ci vuole forza d'animo per cambiare le abitudini.
Fortuna che la vita è benigna. Ti dà piccoli segnali, prima che ci sia l'incidente.

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25 novembre 2013

Anna Marchesini (411)

Anna Marchesini (411)
Attrice di teatro, italiana. Attrice comica. Ha sessant'anni. Non è ancora formalmente vecchia. Ma è malata. Sembra più vicina alla morte di quanto non dica la sua età. Dunque la considero vecchia.
È vecchia ad honorem.
L'ho vista l'altro ieri in una trasmissione televisiva. Mi è piaciuta. Ha mostrato un grande attaccamento alla vita. Ha detto che è interessatissima alla vita. " Sono obesa di vita."
Al punto che è interessata anche alla morte. Considera la morte come un evento della vita.
Vuol conoscere anche quella.
Mi è piaciuto tutto, di lei.
Forse è questo che cerco nei grandi vecchi. Segnali di attaccamento alla vita.
Sapere che un vecchio ha ancora passione per la vita, mi conforta. Mi fa star bene.
È questo l'insegnamento che mi aspetto da quelli più vecchi di me.
Mi aspetto esempi che la vita valga la pena di essere vissuta, fino alla fine.
E mi è piaciuto il suo accenno alla morte. La sua curiosità per l'evento ultimo la provo anch'io, confusamente.
Che l'abbia sottolineato mi fa sentire in compagnia.
Ecco, l'ho detto finalmente!
Mi piacerebbe la compagnia degli altri vecchi.

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24 novembre 2013

Grandi vecchi (410)

Grandi vecchi (410)
Ce n'era uno in pasticceria. Accompagnato da parenti, tenuto sottobraccio, bastone in mano. Stava concordando una torta, di compleanno. Gli astanti lo guardavano, con curiosità. Forse con un po' di simpatia. Come un individuo di un'altra specie. Di una specie rara. Un sopravvissuto.
Uscito, si è parlato di lui. Della sua età (forse sopra i novanta). Delle sue capacità, evidentemente ridotte. I presenti sorridevano, senza scherno. Quasi con tenerezza, come si guarda un bambino. O un cane.
Grandi vecchi, ce ne sono pochi. Merce preziosa. Sarebbe da stare ad ascoltarli. A interrogarli. A pendere dalle loro labbra. Si tratta dei pochi testimoni di un'età sconosciuta.  
Di più, di una vita sconosciuta: una vita lunghissima.
Cambiano le cose, le idee, le relazioni, se la vita è di novant'anni o più.
Grandi vecchi, ce ne sono pochi. Quei pochi poi, se ne stanno rintanati da qualche parte, escono poco, si fan vedere poco.
Come animali in via di estinzione.

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23 novembre 2013

Pranzi (409)

Pranzi. (409)
La mia vicina di casa, ottantacinquenne, vedendomi col nipotino, mi ha detto: "Se lo goda adesso, che è piccolo. Poi, quando sarà più grande, lo vedrà molto di meno. I genitori sono impegnati col lavoro, i nipoti con lo studio. Non hanno tempo per passare dai nonni."
Ho ribattuto: " Li inviti a pranzo la domenica!"
"Un tempo lo facevo, - ha risposto – poi, con l'età, li ho invitati sempre di meno. I pranzi mi stancano. Il timore di non fare tutto come si deve, mi mette ansia. Risultato, non li invito più."
Conseguenze della vecchiaia. Stanchezze. Più mentali che fisiche. Timori che qualcosa disturbi la quiete e la tranquillità della routine quotidiana. Così le relazioni si allentano. I vincoli familiari si intiepidiscono.
Avete notato che quando si va a trovare un parente molto anziano, si tratta sempre di visite di cortesia? Quasi formali? Anzi non si parla con l'anziano, ma si chiacchiera fra parenti. Si fa solo presenza.
Nell'età molto avanzata si fanno esercizi di distacco.

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22 novembre 2013

Tecnologie (408)

Tecnologie. (408)
Trovo comodo fare alcune operazioni bancarie direttamante da casa. Anche una parte del lavoro la faccio da casa, attraverso internet. Non mi aspettavo che questi strumenti tecnologici  mi avrebbero semplificato la vita. Ero ostile. Poi, la comodità...
Nuovi strumenti richiedono nuove abilità. E qui si rivela la mia incapacità. Legata alla vecchiaia. Sono lontanissimo dal possedere i mezzi per “navigare su internet”, come si usa dire. Qualcosa ho imparato e mi limito a quello.
La mia fragile esperienza del mezzo mi mette in condizioni di non riuscire in alcune operazioni. A volte sono i tempi stretti di risposta a mettermi in difficoltà. Come quando devo riportare un codice, rapidamente. Ecco, i tempi veloci mi penalizzano. Di sera poi la confusione cresce. Di mattina va molto meglio.
Noi vecchi, internet, lo dobbiamo utilizzare di mattina.
Siamo più freschi.
Siamo più intelligenti.

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19 novembre 2013

Il buon esempio (407)

Il buon esempio. (407)
Con una conoscente parlavo del mio vecchio farmacista e le dicevo che avrei cercato un appuntamento con lui. Lei mi ha replicato: “Speriamo che dia buoni consigli!” Ho sorriso e l'ho salutata. Poco dopo però quella frase mi ha fatto riflettere. Noi, più giovani, ci aspettiamo qualcosa dai grandi vecchi.
Per esempio, qualche consiglio su come raggiungere un'età avanzata. Qualche elisir, un farmaco, degli integratori. Ma sarebbe troppo poco.
Per esempio, qualche informazione sulla vecchiaia, età che nessuno conosce, se non i grandi vecchi.
Per esempio, degli esempi.
Ecco quello di cui abbiamo bisogno. Di esempi di vita. Abbiamo necessità di vedere delle vecchiaie incarnate in esseri veri. Meno parole e più vite vissute.
Come a teatro.
Mi piacerebbe uno spettacolo teatrale in cui apparisse la vita di un vecchio. Le sue parole, i suoi pensieri, le sue azioni.
La sua vita, appunto.

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18 novembre 2013

Il nodo della cravatta (406)

Il nodo della cravatta. (406)
Qualche giorno fa. Era mattina presto. Mi stavo vestendo, in modo formale, per andare a un incontro di lavoro. Vestito con giacca, camicia bianca, cravatta. Al momento della cravatta mi faccio il nodo. Incredibile! Non mi viene. Cioè non riesco a fare il nodo della cravatta. Panico. Penso subito di star perdendo facoltà mentali. Di sicuro perdo memoria.
Possibile che non mi riesca? Riprovo. Niente da fare. Ci rinuncio. Esco senza.
Confesso di essere uscito di casa abbattuto. Quando sono rientrato ci ho riprovato. Ancora niente. Mi si è inceppato quel meccanismo automatico che un tempo mi faceva fare i nodi senza pensarci.
Senza pensarci. Questo è il punto.
E' un'operazione che ho sempre fatto senza consapevolezza. Automaticamente.
Nella mia vita non ho molto amato le cravatte. Quando ho potuto, non le ho messe. Da giovane non sapevo fare il nodo. Non l'ho mai imparato. È stato verso i cinquant'anni che ho voluto imparare. Un amico di mia figlia si è prestato a insegnarmelo. L'ho appreso meccanicamente. Senza approfondire i significati dei gesti che facevo. L'ho imparato bene. Lo facevo senza problemi. Anche se di nodi durante l'anno ne facevo pochi.
Entrato nella vecchiaia, di nodi ne ho fatti sempre meno. Non mi sono tenuto in esercizio. Finchè è arrivato il momento in cui ho disimparato. Ed è capitato quando sono diventato vecchio.
In vecchiaia è come se fossimo chiamati a essere più coscienti in tutto ciò che facciamo. Non funzionano più gli automatismi. Bisogna avere più consapevolezza. Nella guida dell'auto, nello scendere le scale, nell'attraversare la strada.
Vecchi, più coscienza!

(Ho riprovato a fare il nodo ieri. Dopo qualche tentativo mi è riuscito. Sono stato attento ai gesti. Ho capito i significati delle operazioni. Adesso lo so fare coscientemente.)

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17 novembre 2013

Foglie gialle (405)

Foglie gialle. (405)
E' autunno. Nel parco molte foglie sono ingiallite. Se guardo bene, le tonalità dei vari gialli sono diversissime. Gli alberi ingialliscono in modi differenti.
Vi sono piante che sono ancora quasi del tutto verdi. Altre che hanno perso tutte le loro foglie gialle.
Le diversità non sono soltanto fra specie differenti di alberi. Perfino alberi della stessa specie ingialliscono in modo diverso.
Un'allegoria della vecchiaia.
Non tanto per il fatto che sembrano come morire, quanto per la loro diversità di comportamento.
Sempre più mi convinco che di vecchiaie ce ne siano moltissime. E diverse fra loro. Molto diverse.
Quasi per ogni vecchio c'è una vecchiaia.
La sua vecchiaia, inventata quasi da lui.

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