31 agosto 2013

Le separazioni dei vecchi coniugi (334)

Le separazioni dei vecchi coniugi. (334)
Si sa, spesso le coppie si separano e divorziano. Anche in età matura. Quando lo fanno due vecchi ci si meraviglia. E’ più raro. Meno di quanto si pensi, però. A volte assume forme inconsuete.
Non lontano da casa mia, viveva una coppia di anziani. Nessun segno di particolari dissapori. Il marito ebbe una malattia invalidante. Fu necessario trasferirlo in una casa di riposo. Ricordo ancora che la moglie quasi ogni giorno si recava dal coniuge in bicicletta. Era ancora arzilla. Dopo un paio d’anni anche la moglie perse le proprie forze. Non solo non riusciva ad andare dal marito. Lei stessa aveva bisogno d’assistenza. Fu necessario trasferirla in una casa di riposo. Fummo tutti sorpresi quando venimmo a sapere che non era la casa di riposo del marito, bensì un’altra. Per espressa volontà della signora.
La signora divorziò dal marito in una forma non giuridica, ma assolutamente sostanziale e definitiva.
Ci si può chiedere il perché. Le risposte sono tante. Anche di buon senso. O per evitare la sofferenza di assistere al degrado del tuo compagno. 

Resta il fatto che lei non lo rivide più.
Lei non volle rivederlo più.
La vecchiaia porta con sé la solitudine. Nella vecchiaia estrema si è soli.
Nella morte si è soli.

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30 agosto 2013

Contraddizioni (333)

Contraddizioni. (333) 
Durante la vecchiaia sperimenti due situazioni opposte.
Sei più cosciente (dovresti esserlo!), perché hai vissuto molto.
Puoi anche abbandonarti di più, perché hai meno da difendere.
Da una parte sei invitato dalla vita a controllare di più i vari aspetti dell’esistenza.
Dall’altra stai procedendo verso la morte. Ti devi abituare pian piano a lasciare, a ritirarti.
Questi due aspetti li sto vivendo sulla mia pelle.
Con tutti i miei integratori, farmaci, alimenti particolari controllo molto la mia vita. E ne gioisco quando tutto ciò mi fa star meglio. Quando debello qualche malessere.
Ma ci sono anche i fallimenti. La prostata che non ne vuol sapere di guarire. Mi sento frustrato da questo insuccesso. Mi viene il desiderio di lasciar perdere tutti gli sforzi per guarire. Mi viene la tentazione di abbandonarmi al mio destino.
La morte ha bisogno di questo abbandono.
La morte ha bisogno che ci si abbandoni a lei.

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29 agosto 2013

La cura per sè (332)

La cura per sé. (332)
Ci sono giorni in cui la cura per la mia salute mi prende totalmente. Prendo farmaci, assumo integratori, bevo acqua, cerco
su internet le cure migliori per i miei malanni , leggo libri, sto cercando di costruirmi uno ionizzatore d’acqua …
Mia moglie dice che ho paura di morire. Non è così. Ho paura della vecchiaia invalida. E allora mi prendo cura della mia vecchiaia. Per ritardare l'invalidità.
E’ che tutto il mio tempo libero è assorbito da queste faccende.
A volte mi sembra di saltellare da un rimedio all’altro, senza sosta. Come se fossi su una barca in cui si formano delle falle. Prima ti dedichi a una. Poi ti rivolgi alla seconda. Poi a quella successiva. E così via. Finito il giro ritorni alla prima falla per controllare. Corri di qua e di là, in continuazione, perché le toppe sulle falle sono precarie. Devi riaggiustarle continuamente.
E se le falle sono troppe?
Rassegnati, la barca affonda.


Quando i malanni sono troppi, ti lasci andare.
Non combatti più.

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28 agosto 2013

Quattro volte (331)

Quattro volte. (331)
Stanotte mi sono alzato quattro volte per orinare. La mia prostata perde colpi. Vistosamente. Le sto tentando tutte. Senza gran successo. Mi ostino a curarmi con la medicina naturale. 

Mi sa che alla fine dovrò capitolare. E assumere gli odiati farmaci chimici. O, meglio, dovrò decidermi per un’operazione chirurgica.
Sono sfiduciato. Sono tentato di abbandonarmi a ciò che viene.
Di qualcosa bisogna pur morire. Le malattie sono necessarie. Per morire, appunto.
E’ necessario che ci sia un punto debole.
Si vede che il mio è la prostata.

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27 agosto 2013

Le unghie dei piedi (330)

Le unghie dei piedi. (330) 
Molti anni fa conoscevo una signora, mia coetanea, semplice e di cuore. Si recava di tanto in tanto in una casa di riposo, da un suo vecchio zio e, tra l’altro, gli tagliava le unghie dei piedi. Era generosa, tagliava anche quelle di altri ricoverati.
Allora mi pareva una cosa bizzarra.
Quando mia madre era molto vecchia, facevo venire a casa un pedicure. Per curarle i piedi e per tagliarle le unghie. Alla sua età, oltre gli ottanta, non riusciva a farlo da sé. Poi il pedicure non è più venuto. Così me ne sono occupato io. Ero imbarazzato e infastidito. Ma capivo che era una cosa necessaria. I molto vecchi da soli non ce la fanno più.
Ieri dopo la doccia mi sono tagliato le unghie. Tagliando quelle dei miei piedi mi sono chiesto fino a quando riuscirò a farlo. Ancora a lungo, penso. Ma verrà un tempo in cui non ci riuscirò più. Perderò questa capacità.
C’è vecchiaia e vecchiaia. Nell’ultima si perdono molte autonomie.
Anche quella semplicissima di tagliarsi le unghie.

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26 agosto 2013

I pometti lazzarini, un anno dopo (329)

I pometti lazzarini, un anno dopo. (329)
Anche quest’anno mi hanno sorpreso nella loro maturazione (vedi n. 4). 

L’altro ieri ho visto che ormai erano maturi, così, all’improvviso. Forse raggiungono il loro tipico colore rosso in pochissimi giorni.
La pianta che li produce è nel parco che frequento coi cani. Un po’ nascosta, lontana dai sentieri. Per questo a volte non la osservo neppure. Quest’anno però me ne sono accorto per tempo. Sono sì maturi, ma agli inizi. Non ancora dolci e pastosi. Sono un poco aspri. Pieni di sapore, quasi aromatici.
I pometti sono delle bacche semi-selvatiche. Non hanno nulla delle mele. Sono un’altra cosa. Però sono buoni. Certo, mangi poco. Il frutto è piccolo, pieno di quattro semi duri, da sputare. Resta poco. Ma quel poco è delizioso.
I pometti ricordano la vecchiaia. Sono avari, come quantità, ma danno una sensazione gradevolissima.
Proprio come la felicità da vecchi. Non ne arrivano dosi massicce. Ma quella che arriva è felicità autentica.
Non stordisce come da giovani. Anzi è vissuta con grande coscienza.
Vecchi e felici, si può.

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24 agosto 2013

Quando la vecchiaia ti ferma (328)

Quando la vecchiaia ti ferma. (328) 
La vecchiaia è un processo graduale. Lento. Però, di tanto in tanto, presenta delle improvvise accelerazioni. Come per esempio un incidente (vedi n. 317). Di colpo scendi di  una decina di posizioni. Di colpo invecchi di dieci anni.
Il lungo processo dell’invecchiamento a un certo punto ti ferma.  Ad esempio quando decidi di non uscire più di casa. Oppure quando non ti alzi più dalla poltrona. Non cammini più. Quando ti trovi in queste situazioni, non percepisci che è una condizione definitiva. Ti immagini che sia momentanea. Che la settimana prossima uscirai. Che appena in forze camminerai di nuovo.

E invece sei entrato in una nuova fase.
La vecchiaia ti ha fermato.
Del resto, se poi devi morire, devi arrivarci con una perdita progressiva di energie e movimenti. In questo modo la morte è quasi contigua all’ultimo tuo stato di vita, per chi è immobilizzato in una poltrona o in un letto.

Tanto che a volte il tuo corpo fa delle prove. 
A volte muore quasi, per poi ritornare in vita.Vita al lumicino e morte sono molto, molto vicine.  

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23 agosto 2013

Prostata e vecchiaia (327)

Prostata e vecchiaia. (327) 
Sono affetto da ipertrofia prostatica benigna (vedi n. 324). Da almeno sette anni. Tipica malattia dei maschi vecchi. Non mi dà disturbi rilevanti. Quando sento lo stimolo a orinare, devo andare in bagno con una certa fretta. Ma senza ulteriori fastidi. 
Più fastidioso è durante il sonno. Mi devo alzare tre volte ogni notte. Fortuna che mi riaddormento in fretta. Tutto qui. Ma … 
In questi anni gli esami clinici sono andati lentamente peggiorando. Anche il numero di alzate notturne è salito da una a tre. Lentamente nell’arco di sei anni.
Mi ci sono abituato. L’evoluzione della malattia mi ha permesso di adattarmi lentamente alla nuova situazione. Non ne ho sofferto. Non ne soffro.
Questa malattia è uno specchio perfetto della vecchiaia.
Anche la vecchiaia ha un’evoluzione lenta. Ti abitui pian piano alle nuove condizioni di maggiore stanchezza, di minori forze. Ti abitui perfino alla perdita della sessualità.
Perché la vecchiaia avanza lentamente.
Ti lascia il tempo di farne l’abitudine.

La vecchiaia è gentile.

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22 agosto 2013

Una frase di Umberto Eco (326)

Una frase di Umberto Eco. (326) 
Non ricordo in quale giornale, U. Eco diceva: “Un segno che ti stai avvicinando alla morte è l’aumento del numero di persone che tu giudichi dei cretini.” Paradossalmente, quando pensi che tutti coloro che ti stanno intorno siano degli imbecilli, sei vicino a morire.
Il pensiero è acuto. Sottolinea un aspetto della vecchiaia. L’insofferenza dei vecchi per gli incapaci, gli incompetenti, gli stupidi (che quasi sempre sono anche arroganti).
Confesso che proprio recentemente ho definito un vicino di casa “un perfetto cretino”, perché non aveva esposto in condominio un cartello che spiegasse il mancato funzionamento dei campanelli e dei pulsanti apri-porta (che lui stava riparando). Col risultato che metteva in difficoltà sia chi veniva a trovare qualcuno del condominio, sia i condomini che schiacciavano il pulsante di apertura del portone, ma questo non si apriva.
In un’altra occasione mi erano parsi dei perfetti cretini degli automobilisti che in un ingorgo a un incrocio, invadevano l’altra strada, col risultato che restavamo tutti fermi (anche loro!).
Non c’è dubbio.
Sto invecchiando.
Devo essere accorto a non definire tutti dei cretini.
C’è il rischio che decreti così la fine della mia vita.


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21 agosto 2013

Restare in salute (325)

Restare in salute. (325)
Vecchiaia e malattia non si identificano (vedi n. 284). I vecchi dovrebbero sapere che vi sono stili di vita che ostacolano le malattie. E altri che le favoriscono.
Che cosa faccio io per stare in salute?
Bevo molta acqua. Quasi due litri al giorno. Non bevande, succhi, eccetera. Proprio acqua pura. Ho scelto un’acqua leggera con pH alcalino (più di 8). Non mi viene spontaneo bere. Devo impormelo. Dieci bicchieri al giorno. Due per volta. (vedi n. 297)
Poi faccio una dieta acido/base. Elimino molti alimenti moderni, quasi tutti acidificanti. La mia dieta è quasi del tutto vegetariana. Ho eliminato alcol, zucchero e dolci, pane pizza e cereali, carne e latticini. Mi rendo conto che è dura, ma questa dieta mi ha permesso di eliminare una forte acidità di stomaco, che mi perseguitava da anni, e che mi costrinse anche a un ricovero ospedaliero d‘urgenza.
Prendo degli integratori. Sono particolari alimenti ricchi di antiossidanti, di omega 3 e omega 6. Curcuma, succo di mirtillo, bacche Gogj, olio di canapa.
Assumo dei sali basificanti. Bicarbonato di sodio e di potassio: mantengono l’acidità del corpo a livelli bassi. Evitano molti malesseri della vecchiaia. Seguo in questo le indicazioni di Sang Wang autore di Invertire l'invecchiamento Macroedizioni (2006)
Respiro forzatamente alcune volte al giorno per un paio di minuti per volta. Per ossigenare l’organismo.
Cerco di muovermi a piedi o in bicicletta. Questo è il punto debole del mio stile di vita. Faccio troppo pochi sforzi fisici (vedi n. 322).
Questo stile di vita me lo sono costruito negli ultimi anni (due o tre). Ognuno dovrebbe trovare lo stile di vita più consono a sé. Cercando, documentandosi, leggendo libri.
Ne vale la pena.


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20 agosto 2013

Malattie (324)

Malattie. (324) 
Sono fortunato. Ho poche malattie. E’ vero che sono relativamente giovane. Comunque sono fortunato. Mia madre, a ottantotto anni, ne aveva venti, di malattie! Fra le quali ipertensione, diabete, demenza senile, cataratte, incontinenza urinaria.
Le mie sono poche e non gravi. Ipertrofia della prostata, dolori cervicali, un po’ di sordità. Fino all’anno scorso avevo anche iperacidità gastrica. Questa me lo sono guarita da solo. Con la dieta acido-base.
Le malattie  chiedono che ci si occupi di loro. E io me ne occupo. Ma non riesco a venirne fuori. Né dall’ipertrofia, né dai dolori cervicali. Con i rimedi naturali. Mi consola che neppure con le medicine della farmacopea classica, se ne venga fuori. Possibile? mi chiedo. E’ così.
Per la prostata ho provato con serenoa, pygeum, ortica, conium, ribes nigrum. Forse ho rallentato l’accrescimento (è dal 2007 che mi curo), ma la situazione è sempre peggiorata. Adesso mi alzo tre volte alla notte, per orinare. L’anno scorso, solo due. Il psa non era molto alto, ma in lieve costante aumento.
I dolori cervicali: un classico della vecchiaia. Il medico mi ha detto che uno se li tiene. E’ la vecchiaia. Ho provato dei cerotti d’erbe cinesi, della ginnastica, degli antinfiammatori, (ribes nigrum). Niente. Quando mi hanno fatto particolarmente male, ho preso l’aspirina. Sono stato meglio, momentaneamente. Poi sono tornati. Lo stress li peggiora.
Prostata e cervicali sono il mio progetto per i prossimi mesi.
Mi fa passare il tempo.

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19 agosto 2013

La voce dei vecchi (323)

La voce dei vecchi. (323)
Cambia. Soprattutto in tarda età.
Me ne sono accorto incontrando una coppia di conoscenti anziani giovani (sulla settantina), dopo alcuni mesi dall’ultimo incontro. La voce di lui era molto tremula. Un cambiamento netto. Come se non avesse fiato per spingere fuori le parole.
La stessa voce che trovo in persone molto anziane, ultranovantenni. Mi viene in mente per esempio Franca Valeri, ormai vecchissima, recitava ancora. Ma la sua voce non era più adatta alla scena. Era tremante, in quel modo particolare dei vecchi. 

Non conosco la ragione fisiologica di questo cambiamento. Non so se siano le corde vocali che non funzionano più o se sia soltanto una questione di fiato corto.
Da molto vecchi la parola ci viene a mancare.
Come se fossimo invitati a stare più in silenzio.
E da molto vecchi si ha effettivamente meno desiderio di parlare. Costa fatica.
O si pensa che sia inutile.

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18 agosto 2013

Faccio poco moto (322)

Faccio poco moto. (322)
Me ne sono accorto durante l’ultimo trasloco a cui ho partecipato. Una mattinata di sforzi fisici, senza strafare, ma sudando copiosamente. 
Uno sforzo protratto per alcune ore fa benissimo al mio corpo. La fatica fa benissimo al vecchio. Perché lo fa respirare molto. Ossigenando tessuti intorpiditi (vedi n. 313). 
Del resto anche quando vado a camminare in montagna, sto benissimo, nonostante gli sforzi e la fatica.
Invece nelle giornate abituali, anche se mi muovo con i cani, non faccio sforzi. 
Ho provato a inventarmi di respirare a fondo una decina di volte al giorno. Ma non è la stessa cosa. E poi me ne dimentico. E poi non sono motivato. 
Devo cercarmi un lavoro fisico da fare ogni giorno. O almeno a giorni alterni. 
Un’idea sarebbe un orto. Che, oltre a tutto, mi appassiona. Devo cercare la terra. Ci sono gli orti comunali. Ma sono tutti occupati. 
Devo trovare un lavoro fisico. 
Per migliorare la mia vecchiaia.

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17 agosto 2013

La missione (321)

La missione. (321)
Abbiamo un compito. Dire agli altri come sarà da vecchi. Non lo sanno.
Anche molti dei vecchi non lo sanno. Non riflettono. Non si fermano a pensare a che cosa sono. Che cosa stanno diventando.
La vecchiaia potrebbe essere vissuta come un’avventura in una terra sconosciuta. Abbiamo un’età in cui possiamo scoprire la nostra età. Soffermarci su di essa. Analizzarla, valutarla. Trovare strategie per vivere i suoi limiti.
Le altre età non hanno questa fortuna. Sono stordite dalla vita. Travolte dalla vita. Non si rendono neppure conto dei loro limiti (che ci sono e sono più gravi dei nostri). Non sanno come farvi fronte.
Invece noi vecchi abbiamo questa opportunità. Possiamo scoprire l’età che viviamo. Per noi stessi.
E per rivelare agli altri quello che scopriamo.

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16 agosto 2013

La nostra specificità (320)

La nostra specificità. (320)
Di noi vecchi, dico.
Abbiamo una specificità da ribadire. Da far conoscere. Le altre età non sanno nulla di noi. Dobbiamo informarle. A volte temo che non ne sappiamo nulla neppure noi.
Eppure basta osservarsi. Viene tutto a galla quello che siamo.
Primo. Abbiamo molti anni. Oliver Sacks a ottant’anni diceva: ”Le mie ossa sanno che cosa significa cent’anni.” Non è scontato. È diverso. I vecchi molto anziani arrivano ad avere il triplo degli anni di un giovane uomo. Hanno alle spalle ottant’anni di ricordi. Di vita vissuta. Cambia la prospettiva. Cambia la visione dell’esistenza.
Secondo. Siamo nella parabola discendente. Sappiamo che significa essere pieni di vita. Sappiamo anche che cosa significa essere svuotati di vita. Abbiamo vissuto l’ascesa e la discesa. Il senso di essere immortali e quello di essere finiti.
Terzo. Siamo vicini alla conclusione. Tutto di noi ci dice che sono gli ultimi anni. Il tempo vissuto è molto superiore a quello che ci resta. Anche questo cambia il senso delle cose che viviamo. Il nostro è tempo di bilancio.
Dobbiamo informare le altre generazioni di quello che succede dopo.
Siamo esempi viventi di quello che sarà il loro futuro.
Incarniamo il futuro dei giovani.
Siamo importanti, per loro.

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