23 aprile 2021
Un litigio (21-046)
Un litigio. (21-046)
Ieri sera, nell'andare a letto, ho ricordato alla mia compagna che l'indomani avevamo un impegno per il cambio di fornitore di luce e gas.
È trasecolata: "Ma come!? Avevamo un altro accordo. Io domani ho un altro impegno. Te l'avevo già ricordato più volte!"
Di fronte a tale reazione, mi sono innervosito, le ho risposto che già un'altra volta avevamo spostato l'appuntamento. Le ho anche detto altre cose, tirando in ballo vecchie questioni. Alla fine le ho dichiarato che non me ne sarei più occupato: quando lei avesse avuto tempo e voglia di fare il cambiamento me lo avrebbe detto. Per parte mia me ne disinteressavo completamente.
Mi sono addormentato con l'animo bellicoso, certo delle mie ragioni.
Al risveglio mattutino mi è subito tornata in mente la questione. Ma l'ho vista sotto una luce completamente diversa, perchè ho ricordato i termini del problema. Ciò che diceva lei era vero. Avevamo concertato un altro piano. Me n'ero completamente dimenticato. La mia rabbia era ingiustificata.
Le ho chiesto scusa.
L'indebolimento della memoria ha anche tali conseguenze, interviene nei rapporti, soprattutto in quelli familiari.
Il mio vicino novantenne, defunto alcuni mesi fa, in tarda età aveva peggiorato il suo carattere, e sua moglie lamentava di non riconoscerlo più.
Anche mia moglie ieri sera a un certo punto del litigio ha parlato del mio caratteraccio (nuovo).
Il peggioramento delle capacità intellettive della vecchiaia (o almeno della mia) può effettivamente peggiorare il nostro comportamento.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
22 aprile 2021
L'ultima perdita (21-045)
L'ultima perdita. (21-045)
Ho partecipato alle esequie della mia vecchia zia morta a 97 anni (vedi 21-044).
Eravamo solo in quattro e si è trattato soltanto del trasporto della salma dal luogo della morte al cimitero. Nessuna cerimonia, nè commemorazione: così ha voluto suo figlio, mio cugino.
Arrivati all'obitorio per la chiusura del feretro, sono entrato soltanto io a vedere la salma. Mio cugino, sua moglie e la figlia hanno preferito restare fuori e non vederla. Preferivano ricordarla da viva, piuttosto che ricordarla come cadavere.
Ebbene, non l'ho riconosciuta!
La morte aveva trasformato la sua fisionomia, anche perchè le avevano applicato una fascia sulla testa, probabilmente per tenere chiusa la bocca. Sembrava letteralmente un'altro volto, non c'era nulla di ciò che conoscevo, tanto da pensare a uno scambio di cadavere!
Non sempre, ma in qualche caso la morte fa perdere i connotati che si hanno avuti in vita.
Un'ultima perdita, fra le tante che distinguono la vecchiaia.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
18 aprile 2021
97 anni e mezzzo (21-044)
97anni e mezzo. (21-044)
E' morta a più di novantasette anni la mia unica zia vivente.
Nonostante tanta vita passata insieme, noi parenti non abbiamo vissuto un dolore profondo, bensì una rassegnazione affettuosa.
Morendo a così tarda età, non si lascia dietro di sè una sofferenza lancinante, neppure nei parenti più cari.
Il motivo di tale apparente insensibilità di chi resta risiede nell'affievolirsi della comunicazione fra il grande anziano e i parenti, nel lento distacco dalla vita e dagli affetti del vegliardo, che avviene negli ultimi anni di vita. E anche nella rarefazione delle relazioni, nello scarso o nullo contributo alla società (sia pur quella piccola della propria famiglia).
Forse anche nell'inconscia percezione che la vita abbia un termine e che a 97 anni questo termine sia stato superato da un pezzo.
Morendo a così tarda età è come se si fosse morti prima, di tre, cinque o più anni.
Si è cominciato il viaggio di allontanamento e di distacco, ben prima della fine.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
16 aprile 2021
Vaccinazioni ed etica (21-043)
Vaccinazioni ed etica. (21-043)
Vi sono questioni etiche nella vaccinazione di massa anti corona virus.
In poche parole: è morale mettere in conto alcune decine di morti da vaccino pur di salvarne decine o centinaia di migliaia?
È quanto è avvenuto in Gran Bretagna, dove a fronte di una vaccinazione di massa (che oggettivamente ha ridotto di molto i morti quotidiani), si è deciso di continuare a vaccinare nonostante una decina di morti da vaccino Astra Zeneca.
Diversamente, negli Usa, dopo il primo morto da vaccino Johnson&Johnson, si è deciso di sospenderne l'uso, in attesa di approfondimenti.
Qualcuno ricorderà il mito di Ifigenia, nella tragedia Ifigenia in Aulide, dove Agamennone decide di uccidere la figlia per ingraziarsi gli dei nell'impresa di Troia. Per il bene della società (o di un'impresa militare) si decide di sacrificare una vita umana.
Chi di noi non ha giudicato esecrabile quella scelta? Chi non ha tacciato di barbarie quei popoli che praticavano tali uccisioni? Eppure all'interno della loro visione del mondo e della loro cultura, la cosa pareva accettabile.
Mi pare che nella situazione attuale della vaccinazione di massa si ripercorra la stessa strada. Per salvare molte vite, si accetta di sacrificarne alcune.
È morale?
A mio avviso bisogna interrogarsi su questo problema.
Invece, purtroppo, è tutto un susseguirsi di affermazioni di virologi ed epidemiologi, politici e giornalisti, che minimizzano il rischio della vaccinazione, allo scopo di convincere la gente a vaccinarsi in massa. Nessuna voce contraria è ammessa.
L'argomento principale per garantire la bontà dell'operazione è di tipo statistico. Si dice: vi è una probabilità di 0,02% di morire di vaccino, molto meno della morte per incidente stradale.
Ma l'argomento è fortemente equivoco. L'uso della statistica distorce la realtà dei fatti. Se per la maggior parte dei casi la probabilità di morire di vaccino è nulla, per alcuni è il 100%. E non si conosce il perchè. Perciò al momento della vaccinazione la probabilità di avere o non avere effetti gravi è del 50%. Perchè siamo tutti diversi, non siamo monete da testa e croce.
Anche il confronto con l'incidente stradale è sballato: mentre la scelta del vaccino è un'azione precisa, attuata da chi si vaccina, nel caso dell'incidente nessuno si mette nella condizione di averlo: è casuale.
Insomma: qualcuno può dissentire dal pensiero unico pro-vaccinazione senza essere subito tacciato di essere un terra-piattista?
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
15 aprile 2021
Accorciamenti (21-042)
Accorciamenti. (21-042)
Nel primo anno di vecchiaia avevo notato che l'orizzonte temporale si era ristretto.
Ero passato dal senso di immortalità della giovinezza al senso di finitudine. Tuttavia il tempo teorico che mi restava da vivere era ancora lungo (quasi una terza vita di altri vent'anni, dopo la giovinezza e l'età matura).
Sono passati dieci anni, da allora.
Di una terza vita aggiuntiva me ne resta mezza.
Mi accorgo che il tempo si è ulteriormente accorciato.
E non solo nel senso che il tempo da vivere si è dimezzato, bensì in quello ben più importante di come valuto il futuro. Mi sono accorto di aver ristretto il mio sguardo sul futuro a pochi anni in avanti piuttosto che a decenni.
In qualche modo mi sento spinto a vivere il presente piuttosto che a proiettarmi nel futuro.
Perchè di futuro ne resta poco.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
11 aprile 2021
Svolte (21-041)
Svolte.* (21-041)
Sono ormai dieci anni da che sono formalmente entrato nella vecchiaia. Ho sperimentato una graduale perdita di abilità sia fisiche che psichiche. Anzi, ho anche sottolineato che la gradualità nelle diminuzioni sia una positiva modalità dell'esistenza, per non deprimere troppo gli anziani, a causa dei cambiamenti peggiorativi dovuti all'aumento degli anni.
Ma in questi mesi sto facendo esperienza di cambiamenti più repentini e più numerosi.
In peggio.
Di alcuni ho già scritto (vedi 21-025, -030, -036, -038, -040).
Ora descriverò quello che mi preoccupa di più, che riguarda l'intelletto e la psiche. Ed è legato alla memoria.
È da tempo che la mia memoria mostra delle lacune, ma finora sono state saltuarie e hanno riguardato aspetti secondari, come una parola che non viene subito in mente, oppure il ricordo di cose appena fatte, che svanisce di colpo.
Ora ho scoperto che incide sulla capacità di argomentare, durante una discussione, in famiglia soprattutto. Mi capita di dimenticare le argomentazioni che mi sono appena state fatte e quindi di poter ribattere in maniera puntuale. Oppure mi capita di perdere il filo del discorso, dimenticare cioè i punti che volevo sviluppare. Oppure di non saper come ribattere a una o più osservazioni, che talvolta letteralmente non comprendo. O, ancora, di comprenderle, ma di non sapere che pesci pigliare, cioè di non saper trovare soluzioni soddisfacenti a problemi di relazione, soprattutto familiare.
Se a tutto ciò aggiungo perdite di entusiasmo, pigrizia, fastidio sempre maggiore per le cose che siano un poco complesse (e che quindi fatico a comprendere, al di là della motivazione nobile di cercare le cose semplici), il quadro che ne esce non mi tranquillizza.
In queste settimane ho scoperto di essere anche depresso (poco, molto?).
Sono proprio in un punto cruciale della mia vecchiaia.
Un punto di svolta.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
08 aprile 2021
Malattie (21-040)
Malattie. (21-040)
Qualche giorno fa ho tenuto la terza lezione a distanza di un corso che gestisco da quasi vent'anni (per adulti).
A parte la frustrazione di non sapere se gli allievi abbiano compreso il contenuto della lezione, sono stato scontento per la mia performance.
Forse non mi ero preparato a dovere, forse non ho gestito al meglio la massa dei concetti che volevo trasmettere, forse l'ora serale della lezione ha inciso sulla mia lucidità: fatto sta che al termine mi sono fatto la domanda se abbia ancora desiderio di tenere quel corso. Mi sta venendo a mancare l'entusiasmo.
Negli ultimi mesi sono stati varie le situazioni nelle quali ho verificato la caduta del mio interesse: per le camminate in montagna, per conferenze e lezioni, per la scrittura di libri.
Il denominatore comune è stata l'insofferenza per la complessità delle situazioni e per le fatiche sempre maggiori che ho sperimentato. E il diminuito piacere che ne traggo.
Leggo tutto ciò come frutto della vecchiaia.
Ma potrebbe esserci un'altra ragione.
Potrei essere depresso. Malattia vera e propria, scarsamente riconosciuta da chi ne è affetto.
È anche vero però che la depressione colpisce frequentemente gli anziani, tornando così alla vecchiaia come condizione che più facilmente la produce.
Andrò da uno psichiatra.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
07 aprile 2021
Segreti (21-039)
Segreti. (21-039)
Al parco incontro frequentemente un'energica signora anziana, che mi ha confessato, un giorno, di avere 88 anni.
Grande meraviglia, ne dimostra dieci di meno.
In questi giorni mi son fatto coraggio e le ho chiesto: "Qual è il suo segreto per stare così bene a un'età così avanzata?"
Si è schermita, ha detto di non avere segreti, poi su mia insistenza: "Ho vissuto durante la seconda guerra mondiale e ho patito fame e freddo. Penso che quelle privazioni mi abbiano temprato."
Ho convenuto che forse sia stato proprio così, visto che varie ricerche hanno scoperto che l'unico modo per allungare la vita in tutte le specie viventi sia proprio la restrizione calorica. E anche il freddo riesce a modificare in positivo e permanentemente la flora intestinale.
Ha aggiunto, sorniona: "E poi sono sempre stata cattiva!" intendondo con questa frase di aver sempre detto ciò che pensava senza tema di averne conseguenze negative o di offendere qualcuno.
Insomma il suo segreto è un intreccio di ragioni inerenti lo stile di vita materiale, ma anche il modo di comportarsi nelle relazioni.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
31 marzo 2021
Bivio* (21-038)
Bivio.* (21-038)
A settembre 2020 ho fatto la mia visita geriatrica. In quell'occasione avevo discusso col medico i passi da fare per la mia prostata, molto ingrossata. Avevamo stabilito che prendessi contatto con una clinica nella quale farmi operare, in questi anni nei quali sono relativamente giovane e quindi posso ancora recuperare gli esiti di un'intervento chirurgico. Avevamo anche stabilito che avrei ripreso a fare ginnastica (poco, 20 minuti al giorno, ma necessari).
Non ho fatto nessuna delle due cose.
Pigrizia, resistenze?
Il covi19 mi ha dato la scusa per non far nulla. In realtà mi sono lasciato andare all'inerzia. È un atteggiamento che fa parte delle mie caratteristiche psicologiche, ma che ora vedo aggravarsi, fino al punto da mettere in dubbio la continuazione dei miei incontri col geriatra.
Mi sono infatti chiesto: perchè fare tutto ciò che giudico ragionevole fare? Non è per caso una forma di resistenza alla vecchiaia che incombe? A che serve ciò che dovrei fare, se non a vivere più a lungo?
Voglio veramente vivere più a lungo oppure le difficoltà inerenti all'esistenza di un vecchio mi stanno facendo desistere dal lottare?
Sono a un bivio.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
28 marzo 2021
Bricolage (21-036)
Bricolage. (21-036)
Qualche giorno fa ho deciso di fissare al muro un paio di mensole, in garage.
Erano rimaste inutilizzate da un paio d'anni, dopo una piccola ristrutturazione del ripostiglio in casa. Sono passati due anni, da quando le avevo dismesse.
Questo la dice lunga sulla mia propensione a svolgere lavori manuali. Però da quando sono vecchio ho cercato di scrollarmi di dosso questa repulsione verso il bricolage, e di vederne l'aspetto positivo. Che in effetti ho trovato.
Domenica scorsa dunque ho selezionato tutti gli attrezzi che mi potevano servire e li ho trasferiti in garage. L'operazione era molto semplice. Qualche misura, la scelta di viti e tasselli e una decina di fori in un muro, col trapano. Non vi era nessun grosso problema da superare, anche perchè trattandosi del luogo nel quale alloggio l'auto, non mi era richiesta una grande precisione.
Ho capito subito di avere più difficoltà del solito.
Una fatica nel tenere la mensola (leggera) mentre avvitavo le prime viti, il cacciavite che sfuggiva dal suo alloggiamento, la perdita di un paio di tasselli entro i fori praticati, le viti che non avanzavano nei fori e non mordevano i tasselli.
Mi son detto: hai perso esercizio, sono due anni che non fai nulla.
Certo, anche questo.
Ma ho registrato comunque una perdita di abilità manuale: sono passati due anni e sono invecchiato di due anni.
Del resto è da un pò di tempo che mi sembra di veder indebolita la mia mano destra. Me ne accorgo quando devo abbottonarmi i polsini delle camicie: per il destro, che manipolo con la sinistra, l'operazione scorre via velocemente; per il sinistro, per il quale uso la destra, impiego più tempo e più difficoltà.
E poi la destra la sento, mentre la sinistra no.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
27 marzo 2021
Politica (21-035)
Politica(21-035)
Torno sulle considerazioni che mi hanno fatto scegliere di non vaccinarmi, pur essendo vecchio, cioè soggetto fragile.
Ho scritto nella pagina precedente che non mi vaccino, anche perchè la vaccinazione di massa è un tentativo di tornare allo status quo precedente la pandemia. Cioè a far tornare la società agli stessi ritmi, idee, pil, valori di due anni fa, nonostante che proprio la pandemia sia un segnale che invece bisogni cambiare tutto, o almeno il modello economico.
Si dice: non si può cambiare il sistema capitalistico della società.
Era lo slogan di Margaret Thatcher: non ci sono alternative.
Così dicendo si descrive il sistema capitalistico come necessario, l'unico modo per far funzionare una società complessa, dimenticando che si tratta di un sistema recente, nella storia dell'umanità: solo pochi secoli di vita. Oppure ci si arrocca sull'estrema complessità del processo di trasformazione, su una sua lunga durata (secoli, diceva Giorgio Ruffolo), sulla necessità dell'intervento di fior di economisti, di lunghi dibattiti fra specialisti.
Cioè un modo per non far nulla.
Invece abbiamo bisogno di idee semplici.
Questa società genera situazioni economiche, ecologiche, politiche insostenibili?
Va cambiata, senza se e senza ma.
Dove si prendono i soldi per la trasformazione, per non produrre milioni di disoccupati? Dove ci sono e cioè dai patrimoni di chi in Italia possiede il 70% della ricchezza nazionale, pur rappresentando soltanto il 20% della popolazione, e tassando maggiormente i redditi più elevati(vedi Oxfam Italia, 2019.
Introdurre una tassa patrimoniale è un tabù nei discorsi politici, ma è l'unica possibilità.
Lo hanno capito gli spagnoli, che l'hanno già introdotta per i patrimoni superiori a 10 milioni di euro.
Del resto chi molto ha guadagnato, molto guadagna, molto possiede in un determinato paese, oggettivamente utilizza di più la società nella quale opera ed è pertanto giusto che contribuisca di più.
Idee semplicistiche, si dirà.
Perchè non chiamarle idee semplici?
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
23 marzo 2021
Sono vecchio e non mi vaccino (21-034)
Sono vecchio e non mi vaccino. (21-034)
Non è una provocazione, ma il risultato di una lunga riflessione
All'inizio del lancio del vaccino, ero contrario a vaccinarmi per motivi salutistici.
Del vaccino messo a punto in così breve tempo non mi fidavo. In aggiunta l'eccessivo affidamento della società ai vaccini, invece che alle cure, mi contrariavano.
Perchè mai affidarsi soltanto ai vaccini, senza alcun accenno ad altri rimedi naturali di potenziamento del nostro sistema immunitario, che da milioni d'anni è stato addestrato proprio a combattere i virus? Perchè non si ricercano farmaci per chi si ammala invece di vaccinare tutti indistintamente?
Successivamente, visto il buon successo della vaccinazioni di massa in Gran Bretagna, nella quale dopo una vaccinazione del 20 – 30 % della polazione i morti giornalieri sono effettivamente calati in modo consistente, ho pensato che mi sarei vaccinato anch'io per moltivi di solidarietà sociale: appartengo a questa società e dunque seguo le sue regole, anche se non mi fido. Antepongo il bene della società al mio.
Nell'ultima settimana ho cambiato parere.
In primo luogo do credito alle parole di Colin Campbell, il quale dice che non può essere la vaccinazione la soluzione del problema, perchè di virus in giro ve ne sono milioni.
Che si fa? Ci si vaccina centinaia di volte o migliaia?
Poi mi ha colpito la notizia che il primo ministro inglese si sarebbe vaccinato, anche se cinque mesi fa era stato colpito dal virus ed era guarito. La motivazione è stata la seguente: l'immunità causata dalla malattia dura circa 5 mesi!
Ma se la malattia, durante la quale si è invasi da un virus sano, rende immuni per solo pochi mesi, che immunità mi potrà dare un vaccino che è costituito da virus depotenziato? Pochi mesi anch'esso, nel migliore dei casi.
Allora, quando si chiama la gente a vaccinarsi, perchè non si ha il coraggio di dire che l'anno prossimo dovrà essere vaccinata ancora e così via per anni? (del resto perchè alcuni stati stanno acquistando vaccini per due o tre volte la loro popolazione?)
Il buon senso spingerebbe la ricerca a cercare farmaci per curare chi è infetto e non vaccini per tutta la popolazione. Perchè la scelta è caduta sui vaccini?
È ovvio: colle vaccinazioni di massa l'industria fa molto più guadagno.
È una pura questione di interesse economico!
Ma vi è una terza e più importante ragione, per la quale ho deciso di non vaccinarmi.
Una pandemia, soprattutto se si ripete più volte in pochi anni, è un segnale potente che dice: Stai attento genere umano! il tuo numero e il tuo modo di vivere non è adatto a questo pianeta. O meglio il tuo modo di vivere ha delle conseguenze come i cambiamenti climatici, l'esaurimento della disponibilità d'acqua, il riscaldamento globale e le pandemie. Se vuoi continare a vivere su questo pianeta devi cambiare radicalmente stile di vita. Non puoi continuare a moltiplicarti, non puoi consumare la terra, non puoi muoverti in poche ore per migliaia di chilometri, non puoi produrre oggetti senza limiti.
In una frase: il modello di società che oggi va per la maggiore (capitalista) è inadatto alla vita sulla terra.
Che fare dunque?
Bisogna tornare indietro.
Torno ora alla mia decisione di non vaccinarmi.
Se bisogna tornare indietro e cambiare sistema economico, devo valutare perchè si vuole vaccinare tutta la popolazione.
Lo si fa per poter riprendere il vecchio modello economico e quindi riprendere a pieno ritmo la produzione di beni, per aumentare il più possibile il PIL. E quindi per riprodurre le condizioni di una nuova pandemia. Si impone la vaccinazione per meri motivi economici.
Troppo stupido.
Io non ci sto.
Viviamo una condizione unica per ripensare la nostra vita sul pianeta. Non possiamo lasciarcela sfuggire.
Vaccinare tutti, ogni anno per far ripartire il Paese è quanto di più irrazionale si possa fare.
Voglio bene a questo Paese, non posso permettere col mio comportamento di avallare una scelta che lo distrugga.
Non mi vaccino.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
21 marzo 2021
Il mio cagnetto vecchio (21-033)
Il mio cagnetto vecchio. (21-033)
Mi è rimasto un solo cane, da tre che avevo.
Ha quasi 14 anni. Più o meno la mia età, se la si trasforma in anni umani. Sta bene di salute, ma non è vivace come un tempo.
Da qualche mese, talvolta, durante le nostre passeggiate, si impunta e vorrebbe scegliere una strada diversa, da quella che scelgo io.
Sempre una strada più breve, per tornare a casa!
Anch'io, da un anno, soprattutto nel giro del tardo pomeriggio, faccio un percorso più breve. Ho accorciato i tempi dell'uscita, a prescindere dalle sue richieste.
È come se per entrambi il giro di un'ora sia diventato troppo lungo. Come se avessimo entrambi meno desiderio di camminare.
E io so benissimo invece che sarebbe bene forzarsi nel fare movimento.
È come se la vecchiaia ci spingesse ad assecondare il processo d'invecchiamento, invece di contrastarlo.
Come se la nostra età ci spingesse a diventare più vecchi.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
20 marzo 2021
Politica (21-032)
Politica. (21-032)
Nell'ultimo anno, anno e mezzo, ho decisamente cambiato idee politiche.
Meglio: mi sono dotato di strumenti per comprendere la società del mio paese (e la geopolitica).
Fin da giovane mi sono occupato di politica, dai tempi dell'università (sono un sessantottino). Ma un conto è la protesta, un conto è appropriarsi di idee utili per fondare la propria valutazione. Ebbene, in 70 anni, ho sempre navigato su concetti superficiali, non ho mai studiato a fondo pensieri fondamentali.
Arrivato alla soglia dei 75 anni, finalmente ho cominciato a comprendere di più, a fare letture di maggior peso, a cercare idee nuove. E, di solito, chi cerca poi trova.
(vedi anche: 21-017 e -024)
Questa è la fortuna di diventare vecchi: riuscire a completare ciò che si è imparato malamente nell'età di mezzo.
L'ho già scritto, i vecchi possono colmare le lacune di una cultura approssimativa.
Perchè vivono più a lungo.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
19 marzo 2021
Il mio diario serve a qualcuno? (21-031)
Il mio diario serve a qualcuno? (21-031)
Mi hanno chiesto: "Tu vuoi che il tuo diario sia utile a qualcuno?"
La risposta non mi è sorta subito spontanea, ho dovuto riflettervi.
Mi sono allora chiesto: "Perchè continuo a scrivere questo diario?" (ormai sono dieci anni!)
La risposta più profonda è che scrivo per esprimere le mie idee, sensazioni, riflessioni, esperienze del mio diventare vecchio.
Scrivo solo per me, dunque?
No, non nascondo che mi faccia piacere osservare che in una settimana qualcuno ha letto ciò che ho scritto (nel blog è registrato il numero delle visite giornaliere).
Ma la ragione ultima è quella di esprimermi.
Del resto l'ho detto fin dall'inizio: scrivendo il diario, volevo lasciare traccia del mio processo d'invecchiamento, dei cambiamenti dei miei pensieri, umori, sensazioni attraversando la vecchiaia.
Dicendolo in altro modo, volevo lasciare testimonianza dell'evoluzione (mia) durante la vecchiaia, terreno sconosciuto ai più.
In conclusione, non desidero essere utile nel senso di dare insegnamenti, bensì in quello di offrire un esempio di come un altro vecchio vive la sua di vecchiaia.
Non pretendo che la mia sia migliore di altre, anche perchè come ho scritto più volte, le vecchiaie sono tutte diverse.
(Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)
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