24 luglio 2016

Mille* (16-109)

Mille.* (16-109)
Questa è la millesima pagina di diario.
Ho cominciato a scriverlo cinque anni fa, appena entrato (ufficialmente) nella vecchiaia.
Volevo vedere come cambiavo modo di pensare in un arco di tempo lungo.
Difficile da farsi.
Fin da subito ho ripiegato su un obiettivo più modesto.
Un diario tematico sulla vecchiaia.

Nei primi mesi mi sono limitato a descrivere gli eventi che mi mostravano che ero vecchio.
Una sorta di fenomenologia minima della terza età (senza alcuna pretesa di imitare quell'opera monumentale La terza età di S. de Beauvoir).
A forza di scriverne, inevitabile cominciare a riflettervi.
Inevitabile distillare idee sulla vecchiaia.
Leggendo qua e là ho riscontrato consonanze con le idee di altri che vivono e scrivono sulla vecchiaia.
Molto naturale e confortante. Significa che basta riflettervi un poco e giungiamo tutti a conclusioni simili.
Siamo tutti esseri umani. Con inevitabili differenze, talvolta stridenti (come quei tali che dicono semplicemente che la vecchiaia è una cloaca).

Allora non me ne accorsi.
Ma avevo timore della nuova età.
Mi sforzavo di trovare significati positivi nelle perdite di possibilità dovute alla vecchiaia.
Poi la paura è diminuita, se non scomparsa.
Mi sono abituato a quest'età. Che è un'età come le altre, con i suoi aspetti negativi (ne parlano tutti), e positivi (di solito ne parla chi non è vecchio).
Ma possiede una caratteristica che la distingue da tutte le altre: è prossima alla fine-vita.
Ho raggiunto anche lo scopo di osservare come cambia il mio pensiero, almeno sulla vecchiaia (che poi significa sulla vita).

Una maturazione importante dei miei pensieri mi ha portato a una conclusione che per il momento è un punto fondamentale. Vecchiaia non significa malattia. Se molte vecchiaie sono preda di patologie gravi e invalidanti, non dipende dalla vecchiaia, ma dallo stile di vita. Ma quasi nessuno ne parla, se non in modo generico e poco persuasivo.

A distanza di cinque anni, mi colpisce un fatto.
Questi anni sono volati.

L'indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41. )
(per comunicazioni private:           holgar.pd@gmail.com             )

23 luglio 2016

Cambia anche l'ottica con cui si vede la fine (16-108)

Cambia anche l'ottica con cui si vede la fine. (16-108)
Una parente, anziana come me, è alle prese con la vecchia madre novantenne che deve essere accudita (appunto dalla figlia).
La figlia non ne può più e si augura, neanche tanto velatamente, che la madre passi a miglior vita. Ma la madre, fino a qualche tempo fa, non ne voleva sentir parlare: sembrava più che attaccata alla vita.
Ho saputo ieri che per la prima volta la vecchia novantenne ha prospettato la sua fine, più che rassegnata, quasi augurandosela.

Verso la fine si cambia letteralmente ottica sulla propria morte.
Verso la fine si comprende che la morte è nell'ordine delle cose.
E non occorre che si arrivi a novant'anni: l'inizio del cambiamento comincia molto prima (vedi 16-104).
Evidentemente l'istinto di sopravvivenza si affievolisce, mano a mano che si avanza con l'età.
Chi ha detto che si muore disperati?

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22 luglio 2016

Cambia molto* (16-107)

Cambia molto.* (16-107)
Nell'ultima vacanza in montagna ho capito che la vecchiaia cambia molte cose.
Per esempio ti cambia la psiche (vedi 16-102).
Poteva essere quasi ovvio, eppure, finchè non l'ho provato su di me, non me ne capacitavo.
Il mio amico, col quale vado a camminare per sentieri, mi aveva dato dei segnali, già negli anni precedenti. Ma ero rimasto come cieco.
Per esempio da tempo mi diceva che prima o poi avremmo dovuto smettere le nostre piccole imprese montane. Non gli davo ascolto, mi pareva un discorso ovvio, ma relegato in un futuro lontano.
Quest'anno ho toccato con mano sulla mia pelle che le motivazioni per salire in cima a qualche vetta, stanno venendo meno anche in me.
E se scompaiono le motivazioni, crescono altri sentimenti. Per esempio la paura.
Era da tempo che il mio amico mostrava timori in questa o quella situazione. 
Mi parevano eccessivi, ma li sopportavo per amicizia.
Quest'anno si sono rivelati addirittura grotteschi, quando in previsione di un possibile breve temporale pomeridiano durante un'escursione programmata (di temporali in montagna ne abbiamo subiti vari), mi ha proposto di stravolgere il nostro programma, con un ritorno anticipato a casa.
Poco interessato al nostro camminare, oppure effettivamente più impaurito del solito.
È quello che ho visto anche nei miei due vicini novantenni, nell'occasione di un possibile trasloco all'interno del condominio: hanno rifiutato per paura e per incapacità di prevederne i vantaggi (vedi 16-103).
Mancanza di motivazioni, aumento della paura: ecco il quadro mutato della vecchiaia.
Se a questo si aggiunge una diminuzione di forze, il cerchio si chiude.

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20 luglio 2016

Pacifico* (16-106)

Pacifico.* (16-106)
Ho incontrato il suo casolare lungo un sentiero a circa un'ora di cammino dal rifugio dove alloggiavo, durante le mie ultime vacanze montane.
Bel nome per un vecchio di 76-77 anni.
Fisico asciutto, dedito con passione ai lavori del suo orto, ricavato dalle pendici della Pania (monte delle Apuane). Fa anche il pastore di pecore e il casaro.
Un vecchio pieno di forza e di vita.
È nato lì, ci ha detto, e dopo una vita da cavatore di marmo (uno dei mestieri più pericolosi), ha voluto tornare nella casa della sua famiglia.
Isolato (non vi arrivano strade), ma non eremita: in un'ora di cammino arriva in paese.
Nel breve colloquio che abbiamo avuto con lui, ci ha trasmesso, con pudore, tutto l'amore che ha per la sua terra. Raccontandoci che d'inverno, davanti casa, arrivano i mufloni a brucare l'erba ha soggiunto:”Che spettacolo!”
Profondo conoscitore dei luoghi (ci ha spiegato il percorso che avremmo dovuto fare, dopo che siamo tornati indietro), ci ha anche dato una interpretazione originale di una grave alluvione che ha colpito proprio quella zona circa vent'anni fa.
In tutto il colloquio nessun accenno alla vecchiaia e ai suoi problemi.
Gli ho chiesto come si stava in quel posto.
“Io ci sto bene. A me tutto questo piace” ha risposto. Aggiungendo:” Bisogna che a uno piaccia ...” quasi scusandosi per apprezzare una vita che i più (forse) schiferebbero.
Grande esempio, Pacifico!
Una vecchiaia felice.

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19 luglio 2016

La stazione dei treni (16-105)

La stazione dei treni. (16-105)
La psiche invecchia, ho scritto.
Il deterioramento della psiche si manifesta nel disagio provato in situazioni caotiche, di confusione, di gran velocità, di assembramento di persone.
Qualche anno fa, per la prima volta, mi trovai in difficoltà entrando in autostrada.
Allora fu mio figlio a farmelo notare:”Stai diventatndo vecchio” mi disse.

Una volta all'anno devo organizzare un viaggio in treno, per la mia vacanza in montagna. 
Devo combinare coincidenze, scendere e risalire velocemente in stazioni sconosciute, leggere rapidamente segnali, tabelloni, identificare binari e treni che mi interessano. 
Situazioni a volte caotiche, sempre confuse.
Bisogna essere veloci, il che contrasta con la vecchiaia, che è lenta.
Così una volta all'anno faccio come un test della mia solidità psichica.
Una verifica di quanto invecchia la mia psiche.
Quest'anno ho ripetuto questa sorta di stress test.
È andata bene.
Non ho accusato smarrimenti o incertezze.
Ancora per un anno il declino non sembra rapido.
La stazione non mi fa paura, per il momento.

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18 luglio 2016

E se finisse oggi?* (16-104)

E se finisse oggi?* (16-104)
E se la mia vita si concludesse oggi?
La domanda non deriva da pensieri foschi, pessimisti, depressivi.
Tutt'altro.
Mi si è presentata spontanea alla mente qualche giorno fa.

È un periodo in cui sto bene.
Ho appena concluso le mie passeggiate in montagna, con qualche difficoltà in più, ma in modo molto soddisfacente. Non ho l'energia magica che mi era rimasta l'anno scorso, però il livello di benessere è buono.
Allora?
È la mente a essere realista.
Sono più vicino alla fine di qualunque altro momento della mia vita (del resto mio padre è morto a settantadue anni, due più della mia età attuale).
Qualche anno fa pensavo, sì, che sarei potuto morire anche a sessantacinque anni, ma, ricordo, il mio desiderio era di vivere ancora: avevo molte cose da fare, da completare.
Oggi?
Qualcosa è cambiato.
Sono soddisfatto dei miei settant'anni vissuti.
Direi, appagato.
Non è stata una vita estrema: né eroica, né miserabile.
Ma una buona vita.
Avrei ancora molte cose da fare: nipoti, ricerche, la relazione con la mia compagna . . .
Ma ciò che ho fatto è compiuto, ha già un senso così come è.
Desidero morire?
No, ma se finisse oggi, non avrei motivo di lamentarmi.

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14 luglio 2016

Scale (16-103)

Scale. (16-103)
I miei vicini, quasi novantenni, patiscono di salire e scendere le scale.
Abitando al terzo piano il problema è diventato serio.
Più volte li vedo arrancare, ansimare, letteralmente piangere per lo sforzo e talvolta per il dolore (articolazioni malandate).
Han cominciato a cercare soluzioni, come per esempio il montascale (vedi 16-092).
Troppo costoso.
Oppure un altro appartamento a piano terra o con ascensore.
Ma anche un trasloco ha i suoi costi e cambiare isolato le sue difficoltà.
D'improvviso un miracolo.
Un condomino del primo piano va ad abitare altrove. E decide di affittare l'appartamento che lascia. Lo propone (conoscendo la situazione) ai vicini anziani.
Entusiasmo.
Anche nostro, di noi altri condomini che vediamo le difficoltà dei due anziani e in un certo senso li proteggiamo. Anzi io propongo di fare una festa del condominio con tutti a dar una mano nel trasloco dal terzo al primo piano.
Ma …
Non abbiamo fatto i conti la mente e la psiche invecchiate dei due anziani. 
La mente invecchia come il corpo. Ciò che nella mezza età ci pareva facile, in età avanzata ci appare insormontabile.
Ci si mette anche la figlia a gettare acqua sul fuoco, a presentare difficoltà, spese aggiuntive, condizioni di contratto non ottimali.
In più il marito (della coppia) si inventa spese a non finire, problemi e problemi, cambiamento di abitudini, perchè il nuovo appartamento è esposto in altro modo.
In conclusione, i due anziani rinunciano. Preferiscono stare nella situazione difficile in cui si trovano piuttosto che cercare una soluzione che avrebbe aspetti di novità per le loro abitudini di vita. Preferiscono passare gli ultimi anni praticamente chiusi in casa.
Che tristezza!
È così lampante che l'occasione era vantaggiosissima!

La situazione ottimale per i nostri ultimi anni bisogna trovarla fin che non si è troppo vecchi, altrimenti non la realizzeremo più.

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12 luglio 2016

Psiche* (16-102)

Psiche.* (16-102)
Frequente la querelle con la mia compagna.
Io mi occupo quasi esclusivamente di corpo, stato fisico, malattie organiche.
Lei, per lavoro (e per inclinazione), si occupa di psiche.
Quest'anno dalla mia vacanza le ho inviato solo un messaggio: dicevo di star benino (non ottimamente come gli altri anni!), perchè erano affiorati problemi psicologici.
Mi ha risposto ridendosela!
Anch'io scoprivo finalmente la psiche?

Ho sperimentato che anche la psiche invecchia.
Scoperta dell'acqua calda?
L'avevo visto nettamente nei miei vicini quasi novantenni.
La loro riluttanza a cambiar casa, nonostante la favorevolissima occasione che si presentava loro, mi aveva lasciato sconcertato (ne scriverò fra qualche giorno). Era evidente che non riuscivano a valutare i vantaggi del cambiamento. E ciò soltanto perchè ingigantivano le difficoltà del cambio.
Ho visto in loro una rigidità psichica attribuibile nettamente alla vecchiaia.
Nella mia vacanza l'ho vista anche in me, vecchio come loro, sia pure di vent'anni di meno.
Mi sono accorto che le motivazioni per fare delle belle camminate in montagna stanno venendo meno.
E che nella difficoltà specifica di perdita del sentiero non ho messo in campo tutte le risorse delle quali mi potevo giovare (là vicino vi era una masseria a cui chiedere informazioni).
E la spinta ad andare avanti era minore che nel passato.
Mi sono accorto di avere più paura.
Vecchiaia.

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11 luglio 2016

Vacanza (16-101)

Vacanza. (16-101)
Qualche giorno a camminare in montagna.
Lo faccio da molti anni. Una sola volta all'anno.
Ottima occasione per fare confronti sul procedere della vecchiaia.
Quest'anno il confronto è stato stridente (con gli anni precedenti).
Eravamo (io e il mio amico) su un sentiero per raggiungere la vetta programmata.
In realtà non volevamo neppure raggiungerla, ci bastava osservarla da vicino, per la sua particolarità (si tratta del monte Forato sulle Alpi Apuane, Toscana).
Perdiamo il sentiero. Non lo recuperiamo proprio. Optiamo allora per un'altra via. Sapevamo che era più impervia, ma non avevamo altra scelta.
Saliamo, arrivano delle roccette, dobbiamo usare le mani per arrampicarci.
Poca roba, ma...
Proseguiamo. Altre roccette, ancora l'uso delle mani. Le superiamo.
Il sentiero è molto erto.
Arriva un terzo strappo, ancora su roccia.
Mi fermo: perchè tutta questa fatica? E arrivati al passo, come sarà il sentiero per il monte? E quello del ritorno?
Mi è cambiata totalmente la valutazione di quello che stavo facendo.

Ecco cos'è cambiato quest'anno (e sono arrivato a settat'anni): ho perso una parte consistente dell'impulso ad andare avanti; sono affiorati timori che non avevo ancora vissuto; non ho avuto la certezza che le forze non mi avrebbero abbandonato.

Come non chiamarla vecchiaia?

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30 giugno 2016

Quanta vita? (16-100)

Quanta vita? (16-100)
Uno dei tratti che si incontrano sovente fra gli anziani è la tendenza a lasciar perdere.
Una sorta di rassegnazione, dovuta a tante battaglie, a volte vinte, più spesso perse.
Tuo figlio non è quello che speravi che fosse, non ha i tuoi stessi ideali, anzi li ignora?
Che puoi farci? Lasci perdere, non combatti più per modificare le cose.
Lasci che la sua vita prosegua senza avere il tuo contributo.
Con la tua compagna vi sono incomprensioni insanabili, nonostante che (più spesso lei) abbia fatto il possibile per porvi rimedio? Tu (ma più spesso lei) ti rassegni.
Mi vien da dire che tutto ciò sia frutto amaro della vecchiaia.
Accontentarsi di ciò che si ha invece di cercare di modificarlo.
Questo stato di cose è ambivalente.
Può essere positivo, perchè mostra realismo, saggezza, dovuti agli anni.
Può essere negativo, perchè mostra rinuncia, ritrarsi dalla vita.
Un anticipo di morte.
Penso che noi vecchi possiamo ancora incidere sulla realtà.
Dipende da che umore abbiamo nei nostri giorni ultimi.
Dipende da quanta vita abbiamo ancora dentro.

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29 giugno 2016

Matrimoni (16-099)

Matrimoni. (16-099)
Quando un uomo e una donna si mettono insieme, non lo credono, ma moriranno in momenti diversi. Spesso è l'uomo che se ne va per primo, perchè più vecchio, più fragile, dallo stile di vita più pericoloso.

Un conoscente del parco dei cani: ottant'anni portati benissimo. Ha una moglie di dieci anni più giovane. Chissà quante volte avrà pensato alla vita della moglie senza di lui.
Si sarà rammaricato per questo abbandono, doloroso ma inevitabile.
E poi succede l'imprevisto.
La moglie si ammala di cancro al fegato.
Operazione, radioterapia, chemio; che, si sa, migliorano la salute solo nel 3% dei casi.
Di colpo è lei in procinto di abbandonare il marito.
Sarà lui a sopravviverle.
Sarà lui ad avere una vita residua senza di lei.

La morte interrompe la relazione coniugale.
Il matrimonio, comunque ha una scadenza, anche quello definito inidissolubile.
E più ci si inoltra nella vecchiaia, più si avvicina il momento della sua rottura.

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28 giugno 2016

La maca peruviana (16-098)

La maca peruviana. (16-098)
Sono sempre alla ricerca di rimedi naturali per le mie malattie (poche in realtà, praticamente solo la ipertrofia prostatica benigna).
Alcuni mesi fa avevo provato con la alfa-latto-albumina, una sorta di panacea molto interessante proposta da Paolo Mainardi (ne ho scritto abbondantemente alla fine del 2015). Ma senza successo (almeno nel mio caso).

Ora sono incappato fortunosamente in questa radice peruviana, la maca.
Si tratta di una rapa che cresce oltre i 3000m di altitudine nelle Ande del Perù. Il suo nome scientifico è lepidium meyenii, brassicacee, famiglia delle crucifere (cavoli verze e rape).
È stata usata dalla medicina tradizionale peruviana come ottimo ricostituente. Ma è usata anche per i disturbi dell'apparato genitale, sia maschile che femminile. Non sembra agire sugli ormoni, ma per altra via.
Ebbene nell'esperienza medica sembra in grado di controllare l'ipertrofia prostatica, come il farmaco chimico usato negli ultimi anni, la finasteride. Non ho mai voluto assumere questo farmaco dal sentore troppo chimico, ma se trovassi qualcosa di naturale che avesse gli stessi effetti, lo userei.
Forse la maca fa al mio caso. Voglio provarla.
Ne scriverò dopo un'assunzione di almeno 3 mesi.
Se avrò risultati sarebbe un bel successo, che divulgherò immediatamente ad uso di tutti gli anziani.
Per il momento non voglio farmi illusioni.

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27 giugno 2016

Dimagrire con l'intestino (16-097)

Dimagrire con l'intestino. (16-097)
E' il titolo di un libro di Axt-Gadermann. Ne ho già scritto (16-085).
E' un libro che descrive molto bene il ruolo dei batteri intestinali, ai fini della salute. 
Lo consiglio caldamente a chi vuole antrare nei territori delle nuove frontiere dell'alimentazione. È straordinario perchè suggerisce il modo per far sviluppare i batteri buoni e deprimere i batteri cattivi. Dice addirittura quali batteri sia necessario far aumentare in tutta una serie di malattie importanti.
Ad esempio:
per il rafforzamento delle difese immunitarie serve più Lactobacillus rhamnosus GG, per la colite ulcerosa la Escherichia coli Nissle 1917, per la malattia di Crohn Saccharomyces boulardii, per la dermatite atopica ancora il rhamnosus.
Come si vede la maggior parte delle malattie riguardano l'intestino, perchè è stato cercando di curare quelle che ci si è imbattuti nei batteri: ma non in quelli patogeni che generano malattie, bensì in quelli positivi che favoriscono la salute.
I segnali che stanno giungendo da altri lavori conducono a pensare che molte patologie sono a guida batterica intestinale, anche se non sono malattie dell'intestino.
Specifico ancora una volta: non si tratta di eliminare batteri patogeni (basterebbero gli antibiotici), bensì di favorire lo sviluppo di batteri positivi, che con la loro presenza impediscono l'attecchimento di batteri dannosi. Gli antibiorici possono sconfiggere un attacco di patteri patogeni che causano malattie, ma hanno il difetto di annientare anche i batteri buoni. È la presenza di questi ultimi che garantisce la salute, non l'assenza di quelli patogeni. 
Si tratta di un totale rovesciamento delle prospettive della medicina.
E ancora pochissimi conoscono questi risvolti.

La Axt-Gadermann (è una donna medico) ha scritto un libro utilissimo, divulgativo, ha grandi meriti.
Non importa se il titolo e la copertina assomigliano troppo (nell'edizione italiana) al libro L'intestino felice, di Giulia Enders (altro ottimo libro); non importa neppure che tratti il tema sotto l'ottica del dimagrimento e della dieta (rischia di confondersi con mille altri libri per dimagrire); e non importa neppure che le ultime trenta pagine battano le vecchie vie di dar consigli sulla dieta (facendo un po' di confusione e ripetendo luoghi comuni a volte errati).
Il merito le resta tutto.

Cari colleghi anziani, leggetelo!
Vi fornirà dei mezzi per migliorare nettamente il vostro stato di salute.

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25 giugno 2016

La pelle del collo (16-096)

Le pelle del collo. (16-096)
Io ho la barba. 
Bianca, naturalmente.
La barba rivela, ma anche nasconde.
Rivela la mia età, ma cela qualcos'altro.
Di recente me la sono diraradata. Così è apparso il tessuto sottostante. Non tanto quello del volto, quanto quello del collo.
Non ci avevo mai fatto caso (al mio di collo, intendo). Osservavo quello degli altri anziani e vedevo la loro pelle flaccida, le rughe, un che' di vecchio.
Stamattina mi guardavo allo specchio è ho visto per la prima volta la mia di pelle.
Flaccida come quella dei vecchi che osservo, poco elastica, dal colorito spento.
Anzi ho osservato in me proprio quelle due pieghe che si formano lungo il collo delle persone molto anziane.
Mi sono sorpreso. 
Non me l'aspettavo.

È un periodo in cui sto molto bene (fisicamente). E tendo a dimenticare la mia vecchiaia.
Ma il mio aspetto me lo ricorda.
La vecchiaia c'è anche se te la dimentichi.

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23 giugno 2016

Il cane giovane (16-095)

Il cane giovane. (16-095) (23/06/16)
Ho due cani. Uno vecchio e uno (più) giovane.
Quest'ultimo ha nove anni. L'età della maturità, per un cane.
Negli ultimi mesi mi è parso fiacco. Quando andiamo al parco corre poco. Per lo più cammina. Mi preoccupa un po'. Sembra quasi che si adatti ai ritmi del cane vecchio (ormai molto lenti).
Vecchiaia anticipata?
Non dovrebbe essere così.
Anche se vi sono cani che a otto anni sono già vecchi, soprattutto quelli di razze molto selezionate o di taglia grande.
Sono angustiato.

MI verrebbe da concludere che la vecchiaia comincia quando vuole lei.
Ma è tutto il contrario di ciò che sto sostenendo in questo diario.
Cioè che la vecchiaia la possiamo indirizzare noi.

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