13 giugno 2014

Tener viva la mente (14-115)

Tener viva la mente. (14-115) (13/06/14)
E' uno dei consigli che si danno ai vecchi.Tutti i libri sulla vecchiaia ne parlano.
Se ne parla perchè il declino mentale è dietro l'angolo. E allora tutti a consigliare letture di libri, settimana enigmistica, visite a mostre eccetera.
Non è necessario. La vita è piena di occasioni dalle quali imparare a tener viva la mente.
Per esempio qundo capiamo che dobbiamo aumentare l'attenzione.
Ho detto varie volte che da vecchi non è possibile agire attraverso automatismi. Bisogna pensare bene alle azioni che si compiono. La vecchiaia di per sè richiede più attenzione.
E la quotidianità ti offre molti spunti.
Per esempio i cani. Ne ho tre. Uno di questi, il più giovane, è indipendente e al parco, dove lo libero dal guinzaglio, tende ad andare per conto suo.  Ma solo se mi distraggo. 
Se invece sono concentrato su di lui (loro) il cane mi resta vicino.
È un bell'esercizio di attenzione. Non devo distrarmi. Devo vigilare in continuazione.
Anche così la mia mente così resta viva.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 sitrova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

12 giugno 2014

70 (14-114)

70. (14-114)
L'ho detto per approssimazione, senza pensarci. 
Compio fra poco sessantotto anni. Ma ho detto: "... quasi settanta..." a chi mi aveva chiesto l'età. Mi è uscito spontaneamente dalle labbra.
Queste approssimazioni le faccio spesso coi numeri. Ma applicate all'età non mi era mai capitato.
Appena detto settanta, ho subito realizzato la portata delle mie parole. Ho preso coscienza che era vero. Che grosso modo sono un settantenne. La cifra tonda è significativa, simbolica. Piena vecchiaia, mi verrebbe da pensare.
Quando sono entrato formalmente nella vecchiaia, non era il numero di anni a spaventarmi, ma il concetto. In fin dei conti 65 è solo un anno in più di 64. Sei sempre nei sessanta. Ora invece sto cambiando decina. Da sei a sette. E le cose cambiano. Non sono più un giovane vecchio. Sono un vecchio e basta.
Dire che ho settant'anni, mi ha fatto impressione.

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10 giugno 2014

Ricordi (14-113)

Ricordi. (14-113)
Ho scritto più volte che la vita di un vecchio si prospetta ancora lunga. Almeno per un vecchio di prima fascia.
Ancora più lunga è la vita già passata (nella mia di vita, mi sembra di aver vissuto almeno tre volte).
Tutto ciò genera ricordi. Tanti. Ricordi della mia famiglia d'origine. E poi quelli della famiglia che mi sono costruito. Infine ricordi degli ultimi vent'anni: la mia terza famiglia.
Noi vecchi abbiamo tantissime cose da ricordare. Abbiamo una memoria lunga. Piena zeppa di rimembranze. Sono quelle che ci assalgono quando ci mettiamo a pensare. Quando stiamo per conto nostro. Non abbiamo il tempo di annoiarci. Tante cose ritornano alla mente. Magari attraverso un odore, una visione fuggevole, una situazione.
Spesso i ricordi sono piacevoli (o ricordiamo solo le cose piacevoli!). Così in compagnia dei ricordi stiamo bene. Ci prende una qualche nostalgia, dolce, di pezzi di vita passati eppure così presenti nella nostra mente.
Siamo fortunati.
Possiamo vivere del presente. Ma possiamo vivere del passato. Un lungo passato.
È come se avessimo due o tre vite da vivere contemporaneamente.

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08 giugno 2014

Mi sono abituato (14-112)

Mi sono abituato. (14-112)
Quando sono entrato nella vecchiaia formale (65 anni), mi sono spaventato.
Mi è parso che molti segnali di vecchiaia fossero improvvisamente comparsi, tutti insieme. Allora, e per molti mesi, mi parve di perdere memoria, lucidità, forze, abilità.
Sono passati tre anni. Tutti quei segnali sono scomparsi. La memoria da allora non è peggiorata. La lucidità mentale è stata messa alla prova quest'anno nel lavoro e ho visto che regge bene. Le forze ci sono, non si sono progressivamente affievolite. Non ho notato grosse perdite nelle abilità.
Che succede? Si è arrestata la vecchiaia? Addirittura è regredita?
Non credo. In questi tre anni è diminuita l'ansia per la vecchiaia. Mi ci sono abituato. Convivo bellamente con la mia vecchiaia.
Mi sembra di essere entrato in un falsopiano, in cui non ci sono più salite all'orizzonte. O meglio c'è in fondo una vetta impervia, verso la quale mi sto dirigendo. Ma il cammino è ancora lungo. Solo in leggera ascesa, se non addirittura in piano.
La vecchiaia si può viverla anche così. Senza drammatizzare. Senza ansia. Senza enfatizzare le piccole defaillances che comporta.
Così vivendo, quasi non ce se n'accorge.
E ci si abitua facilmente ai cambiamenti.
Ci si abitua.
In attesa dell'ultima fase.
Ma quella è un'altra faccenda.

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06 giugno 2014

L'uovo di Colombo (14-111)

L'uovo di Colombo. (14-111)
Ho trovato un libro di Umberto Veronesi, oncologo italiano, (ha superato gli ottanta, ma continua a lavorare indefessamente). La dieta del digiuno, si chiama il nuovo libro.
Non l'ho ancora letto. Ne ho letto invece qualche lancio, qualche intervista.
In sostanza Veronesi, al di là del digiuno vero e proprio, propone una dieta in cui si diminuiscono i pasti quotidiani. Dieta africana, la chiama qualcuno. Cioè una dieta in cui si mangia una sola volta al giorno, più qualche spuntino qua è là durante la giornata (un frutto, un ortaggio e poco più).
Che nella nostra società si mangi troppo, è risaputo. Che molti siano sovrappeso, anche. Soprattutto fra gli anziani. Molti si arrabattano nel calcolo preciso di calorie, col risultato che mangiano pasti ridotti. Ma sempre molti pasti.
La soluzione di Veronesi è semplice. Diminuiamo il numero dei pasti. Come si fa in Africa.
Qualche ragione c'è, se è vero che i nostri antenati di quaranta o cinquantamila anni fa, erano alla continua ricerca di cibo. E non è detto che lo trovassero ogni giorno e in abbondanza.
Soprattutto non lo trovavano tre volte al giorno.
Un solo pasto quotidiano lo possiamo cominciare a fare noi vecchi.
Mangiando meno, diminuiamo la nostra impronta ecologica sul pianeta terra.
Soprattutto, la salute migliora. E, volendo, si vive più a lungo.
Mangiando poco, diventa poco importante quali cibi si mangi. Meglio i vegetali (vedi The China Study), meglio la qualità (quelli biologici). Certo.
Ma se è poco, sia la qualità che il tipo diventano quasi secondari (ho detto quasi).
Semplice, no?

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05 giugno 2014

Noia (14-110)

Noia. (14-110)
Mia moglie mi ha confessato di trovar noioso prepararsi da mangiare ogni giorno, più volte al giorno. Non le dispiace cucinare, anzi ne è felice se lo fa per altri. Dà libertà alla propria creatività. Ma per quel che riguarda i pasti da cucinare per sè, si annoia.
Alcune azioni, ripetute per cinquant'anni, diventano insopportabili, sia pure quelle che ci permettono la sopravvivenza, come il prepararsi da mangiare.
Non facciamo abbastanza i conti con una vita che arriva fino a ottanta e più anni. 
La vita è lunga. Molto di quello che ci appassiona a trenta, quarant'anni, diventa noioso, a settanta o più. Diventa routine, quasi insopportabile.
Anche il vivere dopo gli ottanta diventa noioso?
Forse a una certa età si desidera morire.
Per noia.

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04 giugno 2014

Cani (14-109)

Cani. (14-109)
Quando ho cominciato questo diario, nelle primissime pagine ho fatto un confronto col mio cane, vecchio anche lui. Mi faceva da specchio.
Sono passati solo due anni. È diventata vecchia anche la mia cagna. E il mio primo cane è diventato ancora più vecchio (i cani, si sa, hanno tempi di vita più accelerati).
Adesso li osservo entrambi quando saliamo le scale, al ritorno dalle nostre passaggiate. Salgono lentamente, gradino dopo gradino, con difficoltà. Anche saltare in macchina è un'azione difficoltosa per loro. Li devo aiutare.
Mi stanno anticipando.
Sembrano scivolati in una fase di vecchiaia più avanzata della mia.

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03 giugno 2014

Lavoro (14-108)

Lavoro. (14-108)
Quest'anno ho lavorato molto (sempre part time, però). 
È stato impegnativo, come fatica fisica, come stress emotivo, e anche per l'impegno intellettuale.
Non sono pentito di continuare a lavorare. 
Lo devo fare per motivi di economia. Ma lo faccio per essere vitale. 
Emozioni, fatica, impegno intellettuale sono dei toccasana per i vecchi. Altrimenti ci si lascia 
andare a una vita che si spegne lentamente, facendo sempre meno. Muovendosi sempre meno.
Soprattutto l'attività mentale è fonte di benessere. Tenere il cervello attivo è un altro dei segreti di una buona vecchiaia. Ma non lo si può fare se non abbiamo compiti, doveri, impegni. Lavorare è l'ideale, da questo punto di vista. Perchè lavorando devi produrre, devi concludere progetti.
I vecchi devono continuare a lavorare.

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02 giugno 2014

Guarda avanti! (14-107)

Guarda avanti! (14-107)
Stavo andando al lavoro in bici. Il solito percorso conosciuto. Così mi guardo in giro. Qualche persona, dei treni, nuovi cartelloni pubblicitari. Ieri ne guardavo appunto uno, mentre ero sulla pista ciclabile. Nell'altra corsia arriva un'altra bici. Sento che il conducente mi dice: "Guarda avanti!" Mi ero inavvertitamente spostato verso il centro-pista. Rischiavo l'impatto, perchè in quel tratto la pista è stretta. Mi ero distratto troppo. Da qui il richiamo.
Devo controllare di più la tendenza alla distrazione. Da vecchio molte cose non riesco più a farle automaticamente. Devo prestare più attenzione a tutto ciò che faccio. Non è una perdita. É un guadagno.
Maggiore consapevolezza nelle mie azioni. In tutte.
Anche quando mangio un boccone. Se mi distraggo rischio di mordermi lingua, labbra o guance.
È solo da vecchi che ci si rende conto di quante cose si facciano senza pensare, da giovani. Da vecchi non si può più, occorre più coscienza in ogni azione della vita.
Del resto di vita ne resta poca.
È un peccato sprecarla senza essere presenti a sè.

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31 maggio 2014

Resistenze (14-106)

Resistenze. (14-106)
Sono restio a parlar di sesso.
Che differenza con quarant'anni fa, quando ne parlavo continuamente! (nasceva da un senso di mancanza).
Sono restio perchè non mi interessa più. Sarebbe un pò presto, a sessantotto anni. Ma così è. E sinceramente non me ne dolgo gran che.
Nei libri sulla terza età si fa un gran parlare del sesso fra gli anziani, come cosa importante. Ma mi sembra che si parli di altri, non di me.
Il sesso è importante nella vita, ma ha significati ambivalenti, si confonde con amore e innamoramento, crea confusione. Arrivati alla mia età ci si libera delle ambiguità.
C'è dell'altro.
Da vecchi potrebbe conservare un significato più limpido di intimità.
Forse è qui che rivelo un lato profondo (mio? di tutti?).
Forse che da vecchio non voglio più intimità? Non voglio più condividere con qualcuno emozioni profonde? Non voglio più lasciarmi andare?
Da vecchio sto diventando più solo.
È quello che voglio?

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30 maggio 2014

L'elenco (14-105)

L'elenco. (14-105)
Ho deciso di tenere un elenco delle mie defaillances quotidiane. Un elenco di tutti quei fatti che indicano perdita di capacità cognitive o di capacità attentive o di altre abilità.
Lo faccio perchè non voglio arrivare a uno stato di minore presenza a me stesso, senza rendermene conto.
Lo faccio anche perchè chi mi sta vicino a volte mi chiede come sto, con un tono interrogativo un pò ambiguo. Quasi a dirmi: "Sei sicuro di star bene? Perchè mi sembri peggiorato."
Inoltre mia moglie ultimamente mi ha ripetuto più volte che mi trova più distratto del solito. Mi trova un pò assente. Un pò svanito.
Io non ho questa sensazione. Sul lavoro ho svolto delle performances niente male. Sia sul piano fisico che su quello intellettuale.
Può essere che mi sia fatto assorbire molto dalla professione. Che la mia concentrazione sui problemi del lavoro mi abbia reso più estraneo in famiglia.
Ma se non fosse così? Se effettivament stessi perdendo colpi?
Se fosse già comincito quel decadimento mentale tipico della vecchiaia?
Voglio saperlo.
Voglio esserne cosciente.

Non m'importa (quasi) che avvenga tutto ciò.
M'importa esserne cosciente.
Che tutto capiti davanti a me. 
Non alle mie spalle. 


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29 maggio 2014

Propositi (14-104)

Propositi. (14-104) (29/05/14)
Sera, a letto, prima di dormire. Lei mi dice:" E' da molto tempo che non facciamo dei propositi." Poi spiega:"Mi propongo di dar valore a tutte le cose della vita senza sbuffare per quelle che non mi piacciono; senza considerarne alcune come routine noiosa. Tutto ciò che viviamo è vita. Alla nostra età tutto è importante. Ogni evento ha un valore particolare.
E' vita. Ce ne resta poca. Dobbiamo prenderla tutta. Non possiamo selezionarne una parte e buttare il resto, quello che non ci piace. Perchè non siamo più ricchi di tempo."
Le dico che negli ultimi tempi anch'io sono giunto a conclusioni simili. Le faccio l'esempio della mia passata insofferenza per le spese settimanali. E della mia nuova accettazione anche di questa routine.
Mi pare che siamo in sintonia.
Ma non so se ho capito bene.
Era tardi e avevo sonno.

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28 maggio 2014

Scarpe (14-103)

Scarpe. (14-103)
Entro in un negozio ad acquistare un paio di scarpe estive. Sulla panca per le prove, accanto a me, sono seduti due molto-anziani, marito e moglie, in attesa. Finalmente arriva un tale (il figlio, evidentemente) con un paio di scarpe in mano. Le prova al padre, confabula un po' con lui, poi decide l'acquisto. Se ne vanno tutti e tre.
Il vecchio cammina a fatica, sostenuto per le braccia da moglie e figlio. Anche la moglie procede a fatica. Prima si era lamentata dei dolori alle gambe e mi aveva detto la loro età: novanta lei, novantatre lui.
Che se ne farà quel vecchio di un paio di scarpe nuove, se cammina così poco, così male, e probabilmente non camminerà più?
Le scarpe sono simbolo di una vita che non c'è più. Ma alla quale siamo molto attaccati. Pensiamo che la difficoltà a camminare sia passeggera. Ci illudiamo che ritorneremo a camminare spediti.
Ci mentiamo.
Il passo successivo è la fine della vita.

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27 maggio 2014

Figli (14-102)

Figli. (14-102)
Se siamo in buona salute, noi vecchi, abbiamo ancora un ruolo attivo con i nostri figli.
Di aiuto, di consiglio.
Ma i figli sono ormai trentenni (se non quarantenni). È improprio un nostro ruolo dirigista. Non possiamo più dettar leggi. Dovremmo essere più modesti negli atteggiamenti e nei toni. Loro hanno ormai una  vita propria. Si sono formati convinzioni, pensieri, valori che solo in parte coincidono coi nostri. Sono diversi dai giovani adolescenti che ci hanno fatto disperare.
Insomma da vecchi dobbiamo cessare di essere genitori ingombranti.
Se no, quando moriremo, tireranno un sospiro di sollievo.
E non mi pare bello.

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26 maggio 2014

Così come sono (14-101)

Così come sono. (14-101)
Mi hanno detto che questo diario è deprimente. Trasuda pessimismo, paura, inquietudine. 
E poi è mono-tematico; affronta prevalentemente temi legati a fattori fisici (cibo, perdite, incapacità).
Da queste parole sembra che io stia vivendo la mia vecchiaia in modo molto negativo. Oppure nel migliore dei casi in modo malinconico.
Prendo atto.
Le parole scritte sono quel che sono. Se comunicano sentimenti negativi è colpa mia.
Eppure non sto vivendo la mia vecchiaia in modo tragico.
Tutt'altro.
Sono contento di come sono e anche del mio essere vecchio. Ho prospettive di vita in questa vecchiaia. Mi sono anzi convinto che non sarà breve. Che ci sarà tempo per vivere un'altra tranche consistente di vita.
Sono diverso dalle mie parole?
Sono incapace di scrivere il mio stato profondo? Oppure il mio strato profondo è proprio quello che traspare dalle parole?
Non so.
Ma io non sto male.
Nè la vecchiaia mi ha depresso.
Mi dico e voglio dire ai vecchi:" Tranquilli, la vecchiaia non è male, ci sono soddisfazioni impagabili nell'aver vissuto molto. Anche finire la vita, avanti negli anni, sarà una cosa naturale e desiderata."

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