16 settembre 2013

Frustrazioni (349)

Frustrazioni. (349) 
Sto avendo degli insuccessi. Quest’estate avevo alcuni progetti. Lo ionizzatore d’acqua, la cura per la mia prostata, la cura per i miei dolori cervicali, una camminata in montagna di qualche giorno.
Ebbene, non me n’è andato bene nessuno.
Lo ionizzatore d’acqua non funziona. O funziona troppo poco. Non ho risolto i vari problemi.
La mia prostata non migliora, nonostante i miei rimedi. Neppure i dolori cervicali migliorano. Anzi, adesso che è tornato un po’ di freddo, sono peggiorato.
Il mio viaggio annuale non l’ho potuto fare.
Sono frustrato.
Ma sono vecchio. So che i fallimenti possono essere aggirati, se non superati. Ne ho fatto esperienza. So che devo battere altre strade. Ne ho la certezza proprio perché ho vissuto molto. So che prima o poi, il vento gira giusto.
E, infatti, prima ho cambiato atteggiamento rispetto alla possibilità di andare a camminare. Posso ritagliarmi dei tempi che non prendevo in considerazione.
Poi ho trovato un rimedio per i dolori cervicali. Una macchinetta giapponese che avevo già in casa e che produce delle piccole correnti elettriche sui muscoli. Li scuote e stai meglio. L’ho provata ieri e mi sembra che funzioni.
Infine mi è venuta l’idea di usarla anche per la prostata. Una stimolazione elettrica. Qualcosa potrebbe succedere. Vedremo.
Le frustrazioni si possono volgere al positivo.
Da vecchi.


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15 settembre 2013

Una canzone per Marion (348)

Una canzone per Marion. (348) 
E’ un film recente. Di Paul A. Williams.  Sulla vecchiaia della coppia. Stesso tema del film Amour (vedi n. 54). Ma con esito molto diverso. Da vedere.
Qui la malattia e la morte della compagna non sono vissute in solitudine, dal marito superstite.
Il gruppo sociale, del quale faceva parte la moglie, si occupa, con delicatezza, anche del marito. Anzi fa scoprire al marito alcune sue doti naturali. Strappa il marito dalla chiusura in cui si era rifugiato.
Non vale fare una graduatoria fra i due comportamenti. O meglio il secondo film mostra sì una situazione meno tragica del primo. Quindi preferibile.
Ma la vecchiaia non è una sola. Sono molte. Ciascuno vivrà la sua propria vecchiaia.
Due film. Due storie di vecchiaia. Solo due esempi degli infiniti modi diversi di vivere la vecchiaia.
Il compito di un vecchio è costruirsi la sua di vecchiaia.
Diversa dalle altre.
Unica.

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14 settembre 2013

Il passato (347)

Il passato. (347) 
Succede anche questo, con internet: un conoscente di tanti anni fa mi trova in rete. Mi scrive chiedendomi se sono io, quel tale, che ha conosciuto durante il servizio militare. Incredibile! Ho conservato una stampa, un suo regalo di fine naia, nel mio studio, quasi dietro il monitor del computer. Stupefacente che sia accaduto quarant’anni fa.
Sono vissuto così tanto che posso riallacciare un contatto di quarant’anni fa. 

Non una, ma due vite fa.
E’ banale dirlo. Ma questo può accadere solo se sei vissuto molto. Solo se sei vecchio.
La grande specificità dei vecchi: hanno vissuto molto, molto a lungo.
E’ un fatto sul quale fare numerose riflessioni.
Da cui ricavare molti significati.
Vecchiaia è questo.

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13 settembre 2013

Mi sono abituato (346)

Mi sono abituato. (346) 
Eh sì, mi sono abituato. Ad alzarmi dalla tazza del bagno appoggiandomi con la mano. Ne ho necessità.
Avevo cominciato a farlo tre anni fa, dopo un piccolo incidente in bicicletta. Mi serviva per evitare di forzare il muscolo e il tendine della gamba, che mi facevano male. Il male è durato a lungo. Così mi sono appoggiato a lungo. Cessato il dolore, ho continuato a farlo. Più per abitudine che per necessità. Così credevo. Oggi mi accorgo che, se non lo faccio, stento ad alzarmi. Mi posso ancora alzare senza aiuto. Ma mi viene naturale cercare l’appoggio.
Avviene così a noi vecchi. Le forze calano. Cerchiamo aiuti.
Ma che succede se non mi appoggio? Riesco ad alzarmi lo stesso? Sì, con un po’ di sforzo, ma ci riesco. Ecco allora il mio impegno. Contrasto l’abitudine e mi alzo senza appoggio.
Un modello di comportamento di cui ho già scritto. Ora ho un’occasione per praticarlo.
Così facendo sforzo un muscolo. Lo tengo in esercizio. Gli impedisco di atrofizzarsi.
Come il mio cane, che sale sul lunotto posteriore dell’auto con le unghie e con i denti (n. 335).
Ma vuole salirci.
Anche se è vecchio.
E ci sale.
 
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11 settembre 2013

Brontolare (345)

Brontolare. (345)
E’ un errore dei vecchi. Noi vecchi amiamo dire parole lamentose o crucciate quasi senza interlocutore. Quasi a noi stessi.  Su molte questioni che non ci vanno a genio.
Da giovani imprecavamo. Da vecchi brontoliamo. A lungo con insistenza.
E’ una forma di malcontento verso la vita. O verso aspetti della società che non ci piacciono.
I nostri giudizi si trasformano in brontolii. E’ un peccato. Priviamo le altre generazioni di giudizi basati su lunga esperienza.
Il brontolare toglie validità alle nostre parole. Gli altri non ci badano più.
Dobbiamo essere più secchi, nei nostri giudizi. Dobbiamo motivarli di più. E’ più comodo ripetere sempre le stesse parole, come un mantra. Ma non è efficace.
Se non riusciamo a essere più efficaci, meglio astenersi dal giudicare.
Curiosamente anche il mio cane, in vecchiaia, abbaia di più. Meno furiosamente di un tempo, ma più a lungo. A volte sembra abbaiare a … nessuno. Così come ringhia se lo si disturba nella sua cuccia. O borbotta quando sul sedile posteriore dell’auto salgono gli altri due cani. A rubargli spazio.
E’ diventato vecchio.
Brontola anche lui.
 
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10 settembre 2013

Coppie che non vogliono invecchiare (344)

Coppie che non vogliono invecchiare. (344) 
Quando esco dal parco con i cani, a volte incrocio una coppia di conoscenti, anziani. Grandi viaggiatori, negli anni passati. Grandi sportivi. Ora hanno aggiunto più anni alla loro vita. Sono cambiati. Lui ha visibilmente diminuito la sua capacità di parlare. La sua voce è flebile. Come quella dei molto-anziani. Anche lei è anziana. Soffre di dolori alle articolazioni. Prende farmaci. Non si capacita di non aver risultati. E’ rabbiosa. Contro il male. Contro la vecchiaia.
Un’altra coppia, di parenti. Benestanti, viaggiano (con prudenza). Stanno soprattutto nella loro casa al mare. Quando si parla di vecchiaia, sono tristi e addolorati. Non si capacitano che la vita finisca con la vecchiaia. Temono gli acciacchi che verranno. Temono le perdite, le invalidità. Le temono senza speranza, con grande tristezza.
Due modi per vivere la vecchiaia.
Bisognerebbe avere un grande spirito. Una grande coscienza. Vedere la vecchiaia come un’occasione. Per cimentarsi, mettersi alla prova. Come una grande avventura. Che ti presenta prove difficili. Ma hai i mezzi per poterle affrontare. Hai vissuto molti anni. Un giovane di fronte a queste prove si dispererebbe. Non ce la farebbe.
Un vecchio lo può fare.
La vecchiaia non è cosa per gente fragile.
 
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09 settembre 2013

La mia cagna sta in disparte (343)

La mia cagna sta in disparte. (343) 
Ho tre cani. Caratteri diversi. (Anche i cani sono molto diversi l’uno dall’altro, come gli umani).
La cagna ha un carattere riservato. Non corre incontro festosa al primo venuto. Quando al parco incontriamo gruppi di altri cani, non partecipa ai giochi. Sta in disparte. Sta all’esterno dell’immaginario cerchio in cui inevitabilmente si pongono i cani quando si incontrano assieme ai loro padroni.
E’ l’unico cane che si comporta così. E’ anche la più vecchia.
I vecchi si tengono in disparte? Dipende dal carattere. Dipende dall’età.
Chi è stato molto socievole, diminuisce le proprie relazioni, ma non le annulla.
C’è anche chi è stato un orso in gioventù. Da vecchio peggiora il suo comportamento.
In generale si diminuiscono le relazioni. Si tende al meno.
Se questo serve per pensare di più, ben venga.
Se serve per diminuire seccature, non va bene.
Le relazioni tengono vivi.
 
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08 settembre 2013

L'orizzonte si restringe (342)

L’orizzonte si restringe. (342)
Da giovane, viaggiavo. Con roulotte e famiglia al seguito. Spagna, Grecia, Portogallo, perfino Marocco. Nella maturità ho continuato a viaggiare, ma più vicino. Pantelleria, Pola, lago d’Idro, Isola del Giglio. Negli ultimi anni non viaggio quasi più. Mi limito ai percorsi a piedi, sull’Appennino.
Da quando sono entrato nella vecchiaia, i miei spostamenti si sono ridotti ancora. E quest’anno non mi sono mosso da casa. Mi mancano le camminate nei boschi. Ho deciso che sfrutterò i boschi vicini a casa (ci sono delle colline a meno di venti chilometri).
Il mio orizzonte di movimento si restringe. Non ho l’impulso a muovermi: organizzazione, tensione del viaggio, possibili imprevisti mi frenano. 

Cerco di stare il più vicino possibile a casa.
Non ho più bisogno di percorrere distanze, per soddisfarmi. Oggi guardo con fastidio i viaggi della mia gioventù. Manca il desiderio di avventura. Meglio, l’avventura posso trovarla vicino a casa.
Tipico dei vecchi.
Spesso per malattie, invalidità. A volte perché viene meno la curiosità. Mancano motivazioni ed energia per soddisfare le esigenze di uno spostamento importante. Spesso non si è disposti a patire i disagi dei viaggi.
Non è rassegnazione.
E’ che proprio non se ne sente più il desiderio.
 

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07 settembre 2013

Ossigenarsi (341)

Ossigenarsi. (341)
Mi convinco sempre più che i vecchi respirano poco. Me ne sono accorto in varie occasioni.
Da qualche apnea notturna, dallo stare molto bene quando cammino in montagna nei boschi, dall’energia che mi deriva dagli sforzi fisici prolungati.
Ho provato a fare dei respiri profondi durante il giorno. Quando me ne ricordo. Scarsi risultati. Me ne dimentico. E poi respiro intensamente solo per uno o due minuti.
In un vecchio fascicolo di una casa farmaceutica ho letto che la carenza d’ossigeno produce numerosi danni. Per esempio disturbi al metabolismo. L’alimentazione assorbita non viene bruciata in modo sufficiente. I resti della combustione diventano scorie.
Oppure disturbi al sistema cardio-circolatorio. O ancora diminuzione dell’auto-depurazione. 

E altro.
Insomma, invecchiamento precoce.
Dunque è necessario assumere più ossigeno. Cioè respirare di più. Come fare?
L’unico modo naturale che ci sia è lo sforzo fisico. Quando fai uno sforzo, respiri di più. A esempio quando sali le scale. Non fermarti, quando ti manca il fiato. Respira di più.
Mi devo trovare un lavoro fisico da fare tutti i giorni. Meno poltrona, libri, televisione. E più lavoro. L’orto potrebbe andar bene. O anche un lavoro di magazzinaggio. 

(Le passeggiate servono a poco, si continua a respirare normalmente quando si cammina. Bisogna invece respirare molto di più.)
Devo trovare il modo.
 

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06 settembre 2013

Quando gli altri ti guardano perplessi (340)

Quando gli altri ti guardano perplessi. (340)
Dal veterinario coi tre cani. Da solo. Terminata la visita, rimetto i guinzagli ai cani, pago e parlo col medico. Poi prima di uscire, rimetto mano al portafoglio per pagare. Di nuovo! Mi sono scordato di aver già pagato, non più di due minuti prima. Il veterinario, un quasi-amico mi guarda perplesso. Non si capacita che mi sia dimenticato così presto. Quasi mi aiuta coi cani mentre esco. S’immagina che sia in grave difficoltà.
Mi era capitato anche durante una visita medica specialistica. La dottoressa mi spiega la terapia. Poi mi osserva. Forse il mio sguardo era vuoto. Lei premurosa mi chiede se ho ben inteso i farmaci che mi ha prescritto. Anche lei mi guarda perplesso.
Sono i casi in cui gli altri ti guardano come un diverso. Si rendono conto che alcune abilità, normali fra gente normale, tu forse le hai perse. Restano senza parole. Forse temono un improvviso crollo.
La perplessità negli occhi degli altri è un segnale che sei diverso. Magari solo in quel momento, solo per un aspetto. Ma tu, vecchio, sei diventato diverso.
Impariamo dai loro occhi che stiamo diventando diversi.

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05 settembre 2013

Trattato di culinaria per donne tristi (339)

Trattato di culinaria per donne tristi. (339) 
Un bel libro di Abad Faciolince. 

Curioso per come combina consigli culinari con filosofia di vita.
Un paio di pagine trattano di vecchiaia. Quella delle donne. Ne riporto qualche brano.
“Lasciati invecchiare: non combattere il tempo con la malizia. Signore settantenni con la pelle più stirata di una qualsiasi quindicenne, e tuttavia avvizzite. Con i capelli più biondi delle bellezze svedesi, e tuttavia opachi. Senza un solo filo bianco, senza una sola ruga: notoriamente vecchie. Non ingannerai nessuno, […].
Non dico di lasciarti morire, incurvarti, camminare con passo claudicante, esibire il bastone, credere che ogni filo bianco sia un trofeo e avere una faccia da morta; dico di non simulare l’impossibile. Accetta che un viso si ha a vent’anni e un altro a quaranta e un altro a sessanta.  In questioni d’età è impossibile incaponirsi, per quanto ci si provi. La vecchiaia, disse Borges, può essere il tempo della nostra felicità, l’animale è morto o quasi morto, rimangono l’uomo e l’anima.
Inoltre ci sono rughe che nobilitano il volto. Col tempo, solo col tempo, uno arriva ad avere il suo viso, quello che la sua espressione e il suo carattere gli plasmano. Il sorriso, la concentrazione, la rabbia, l’allegria lasciano la loro traccia sul volto. Non distruggerla con violenze chirurgiche. […]
La vecchiaia che si accetta è naturale ed è piacevole in quelle che sono capaci di affrontarla senza travestimenti. Colei che si nasconde e si dissimula nel vano tentativo di far tornare indietro il tempo, rappresenta un fallimento, dà una parvenza di maschera che ispira sfiducia. L’attrattiva della tua età non è mostrare il seno; è passata l’ora di sedurre con le guance terse. Hai avuto il tempo di sapere più cose, vale a dire di essere più intelligente. E’ questo che ti rende più attraente delle adolescenti."

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04 settembre 2013

Un anno (338)

Un anno.  (338)
Questo blog compie un anno. Ho cominciato nel 2012, il 4 settembre. 

337 pagine di diario. Quasi un pensiero al giorno. Sulla vecchiaia.
Il nome, Cronache dalla Vecchiaia, indica un intento modesto. Mettere in fila i fatti della vecchiaia. Pardon: della mia vecchiaia. Secondo un ordine minimo. L’ordine col quale mi vengono in mente.
L’idea iniziale era molto ambiziosa. Scrivere le mie idee sulla vita. Scriverle ogni cinque anni. E poi confrontarle. Per vedere come si sarebbero evolute. Come si evolvono le idee di un vecchio. Ci avrei impiegato almeno cinque o dieci anni (o più). Impraticabile. Sarebbe stato un progetto a lunghissima scadenza. Con intervalli di tempo ampi, in cui il progetto si fermava. Sarebbero occorse fortissime motivazioni. Che non avevo.
Allora ho ripiegato su un progetto più modesto. Fare un diario dei fatti della mia vecchiaia, visto che vi sono entrato da un paio d’anni. Dentro a questo diario, osservare se cambiavano le mie idee (non sulla vita, troppo impegnativo; sulla vecchiaia, più facile).
Ebbene dopo solo un anno, mi sono accorto che ho cambiato idee.
E le idee sono cambiate proprio perché ho continuato a riflettere e a scrivere. Il blog ne è testimone.
Per il momento sono ancora embrioni di cambiamento.
Alla fine di quest’anno solare (2013) cercherò di descrivere i cambiamenti.

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03 settembre 2013

La maturazione dei pometti lazzarini (337)

La maturazione dei pometti lazzarini. (337)
Ho imparato una cosa nuova. Per gustare i pometti in tutta la loro fragranza, bisogna attendere che cadano al suolo.
In questo mese sono ormai  tutti rossi. Sembrano maturi. Ma quando li stacchi dal ramo, spesso sono acerbi. Non sono al meglio delle loro qualità. Il meglio è quando hanno raggiunto un buon tasso zuccherino, conservando un po’ di gusto acidulo. Questo avviene quando cadono a terra. E tu li mangi subito dopo.
Lo stesso avviene con la vecchiaia. Non pensare di averla raggiunta appieno perché ne vivi alcuni aspetti. No. La vecchiaia è veramente matura quando subisci (assapori) tutte le caratteristiche di quest’età.
La vecchiaia è un’età evolutiva. Impiega decine d’anni per giungere a pienezza. All’inizio ti inganni. Ti ritieni vecchio solo perché hai avuto qualche perdita. O perché sei in pensione. O perché hai malattie ereditate dall’età precedente.
Non è così. La vecchiaia vera arriva come un compimento di tutto ciò.
La vecchiaia vera è solo quella degli ultimi anni della tua vita.
Il resto è preparazione, che ti permetterà di sopportare il peso degli ultimi anni.
E anche di godertela.

Questo pensiero è totalmente nuovo, per me.

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02 settembre 2013

La luce (336)

La luce. (336) (02/09/13)
Una coppia anziana, che mi abita di fronte, ha l’abitudine di tenere sempre abbassate le persiane del soggiorno. Probabilmente non usa quella stanza. 

Certo è strano, tenerla sempre al buio.
Anche una mia coinquilina del primo piano, anziana, tiene le persiane quasi del tutto abbassate. Nel suo appartamento di luce ne entra poca.
Gli anziani odiano la luce? 

E’ strano. Una delle fantasie che si fanno del dopo-morte è quella di un luogo freddo e buio. Dunque, perché anticiparlo, facendo buio in casa nostra?
Mia nonna per indicare che le piaceva ancora vivere, nonostante la tarda età, diceva: “Mi piace ancora questo chiaretto.” Cioè questa lucetta che vedo.
C’è un rapporto ambivalente.
Da una parte luce significa vita.
Dall’altra, la troppa luce contrasta con il desiderio di ritrarsi, appartarsi, uscire dalla vita tumultuosa.
Vita sì, ma tranquilla.
Fuori dai riflettori.

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01 settembre 2013

Insegnamenti (335)

Insegnamenti. (335)
Il mio vecchio cane si sforza. Di fare cose che ha sempre fatto, ma che ora, da vecchio, gli riescono più difficili.
Quando saliamo in automobile, i cani salgono nel sedile posteriore. Sono tre, piccoli, e ci stanno. In realtà c'è uno spazio ulteriore, a ridosso del lunotto. Viene occupato a turno dai due maschi. Il cane più vecchio non ha più lo slancio per portarsi dal sedile al lunotto. Ma tenta sempre, si sforza. Si aggrappa colle zampe anteriori. Alla fine riesce a issarsi su quella posizione disagevole.
Lo ammiro per questo. Seppur vecchio, si dà da fare, per fare quello che ha sempre fatto, anche se gli costa fatica. Concentra le sue forze su un'azione importante (per lui): la conquista di una posizione di rilievo.
Prima o poi non ce la farà più. Si arrenderà. Ma per il momento ci prova ancora. E ci riesce.
E' un insegnamento per noi anziani umani. Non arrendersi. Non celarsi dietro la vecchiaia. Continuare a fare quello che si è sempre fatto. Fin che ce la si fa. 
Con più sforzo, ora.
Continuare a vivere normalmente.

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