16 agosto 2013

La nostra specificità (320)

La nostra specificità. (320)
Di noi vecchi, dico.
Abbiamo una specificità da ribadire. Da far conoscere. Le altre età non sanno nulla di noi. Dobbiamo informarle. A volte temo che non ne sappiamo nulla neppure noi.
Eppure basta osservarsi. Viene tutto a galla quello che siamo.
Primo. Abbiamo molti anni. Oliver Sacks a ottant’anni diceva: ”Le mie ossa sanno che cosa significa cent’anni.” Non è scontato. È diverso. I vecchi molto anziani arrivano ad avere il triplo degli anni di un giovane uomo. Hanno alle spalle ottant’anni di ricordi. Di vita vissuta. Cambia la prospettiva. Cambia la visione dell’esistenza.
Secondo. Siamo nella parabola discendente. Sappiamo che significa essere pieni di vita. Sappiamo anche che cosa significa essere svuotati di vita. Abbiamo vissuto l’ascesa e la discesa. Il senso di essere immortali e quello di essere finiti.
Terzo. Siamo vicini alla conclusione. Tutto di noi ci dice che sono gli ultimi anni. Il tempo vissuto è molto superiore a quello che ci resta. Anche questo cambia il senso delle cose che viviamo. Il nostro è tempo di bilancio.
Dobbiamo informare le altre generazioni di quello che succede dopo.
Siamo esempi viventi di quello che sarà il loro futuro.
Incarniamo il futuro dei giovani.
Siamo importanti, per loro.

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15 agosto 2013

Età d'oro (319)

Età d’oro. (319) 
Si dice della vecchiaia. Naturalmente della prima vecchiaia (difficile attribuirlo alla vecchiaia estrema).
Nella mia città è anche il nome di un circolo culturale. Di anziani. Ho letto il programma delle loro attività per il 2013: tombola, visita a un campo di concentramento, ballo in maschera, frittelle, torneo di briscola, corso d’inglese, visita a un centro storico, torneo di carte, l’opera, festa di fine estate, alcune altre visite culturali alla nostra città o a città vicine, gran pranzo di Natale, camminate varie.
Un programma denso, che mette insieme cultura e intrattenimento. Buono.
E la vecchiaia? Dov’è la specificità dell’età a cui si rivolge il circolo?
Temo che vecchiaia, malattie e morte siano lasciate ai singoli individui. Non se ne parla in pubblico. Ognuno si arrangi. 

Ma se un vecchio non può parlare di ciò che lo riguarda da vicino, neppure in un circolo a lui dedicato, dove lo potrà trovare?
Sono sconsolato.
C’è in giro una grande opera di nascondimento della vecchiaia.

Infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità. E poi basta. 
Non se ne deve parlare in pubblico. Noi vecchi non dobbiamo sapere.

C’è omertà. 

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14 agosto 2013

Nonni e nipoti (318)

Nonni e nipoti. (318)
Finalmente la verità.
Quando mio nipote aveva pochi mesi, mia moglie, di notte, dormiva qualche volta con lui. Per dare un po’ di sollievo a nostra figlia. O quando il padre era assente per lavoro. Erano settimane in cui mia moglie tornava a casa a pezzi. Faticava a recuperare. Fortuna che ciò è durato poco.
In seguito, quando il bimbo è restato a casa dall’asilo nido, per malattia, sono stati coinvolti i nonni per l’assistenza. Le due nonne e il sottoscritto. Io e mia moglie facevamo i nostri turni, ma solo il necessario. Non per mancanza d’amore. Per stanchezza. Era molto stancante tenere il bambino dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio. In quelle occasioni, l’altra nonna mostrava una disponibilità maggiore.
Ci chiedevamo: siamo un caso particolare? Gli altri nonni sono come la nostra con-suocera? Disponibili, lieti di stare col bambino, mentre noi ci limitiamo allo stretto indispensabile?
Da allora abbiamo cominciato a conoscere altri nonni. 

Al parco giochi, per esempio, c’erano nonni e bambini. Alcuni nonni erano alla frutta, non ce la facevano. Non eravamo i soli a essere in difficoltà. Poi, le confessioni.  Una parente è disponibile a tenere la nipotina, ma solo per mezza giornata alla volta. Un’amica confessava lo stress di seguire il nipotino, che non poteva essere perso di vista neppure per pochi secondi. Anche la nostra co-nonna, abbiamo saputo, quando tornava a casa dal turno, andava a letto a riposarsi.
La nostra amica è radicale: i nonni svolgono un ruolo essenziale coi nipoti, ma non devono sostituirsi ai genitori o agli educatori. I nonni incontrino i nipoti coi genitori presenti.
I nonni non devono fare i baby sitter.

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13 agosto 2013

Incidenti (317)

Incidenti. (317)
Un conoscente quasi coetaneo, sui settanta. Ama camminare in montagna. Sentieri, non scalate. Con la moglie. Sentieri non impegnativi. Non lo vedevo da un anno.
Incontro la moglie. Dopo i convenevoli, mi informo del marito. “L’anno scorso, poco dopo il nostro ultimo incontro, durante una camminata, è scivolato, sbattendo la testa. Si è rotto l’osso del collo. Fortuna che non eravamo molto lontani dal rifugio. Eravamo verso la fine della camminata. Comunque è dovuto intervenire l‘elicottero di soccorso.”
Mi allarmo. Mi informo meglio. Sta abbastanza bene. Ma effettivamente si è fratturato una o due vertebre cervicali. Operazione difficile, ma a buon fine. Ora vive con una placca metallica che tiene unite le due vertebre (così ho capito). Gira il collo con difficoltà.
Sono allibito. La mia età, la mia passione (le camminate). Un banale incidente. La sua vita è trasformata. Una grossa limitazione. Senza ritorno.
Poteva capitare anche a me. Tale e quale. Per di più sono uno che ama qualche rischio, in montagna. Anch’io qualche caduta l’ho fatta. Specialmente verso la fine della giornata.
Fragilità della vita umana? No, fragilità della vecchiaia.
E’ un limite della nostra età. Così come un po’ più di disattenzione, un po’ più di stanchezza verso la fine della giornata.
Noi vecchi siamo fragili. Ci rompiamo facilmente.
E non ci riaggiustiamo più.

Quando capiterà anche a me?

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12 agosto 2013

In coppia (316)

In coppia. (316)
Dico a mia moglie: ”Da vecchi dovremmo muoverci molto di più, faticare, fare sforzi. Così si ossigenano i tessuti. Si sta meglio.”
Mi ribatte: “Non siamo più dei primitivi. Nella nostra società ci si muove meno. Non possiamo far rientrare dell’attività fisica intensa nella nostra giornata. Ci cambia la vita. Perdiamo la spontaneità del vivere.”
Non riesco a farle capire che da vecchi, inevitabilmente ci muoviamo di meno. Ci ossigeniamo di meno. E così invecchiamo peggio.
Tutto quello che faccio è per invecchiare bene. Non lo faccio per non invecchiare. O  per non morire.
Ma un po’ di ragione ce l’ha. Dedico molto tempo e molti pensieri della giornata alla mia vecchiaia. Mi occupo della mia vecchiaia.
Non vivo più con spontaneità?
Forse, ma mi prendo cura dell’età che vivo.
Non faccio finta che non ci sia.


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11 agosto 2013

Farla capire ai giovani (315)

Farla capire ai giovani. (315)
Impresa disperata. I giovani non possono immaginarsi la vecchiaia.
Uno dei nostri figli diceva:  ”I nostri vecchi, qui in Italia, si chiudono. Non fanno più nulla. In altri paesi se la spassano alla grande.” Con ciò voleva significare che la vecchiaia è una questione culturale, sociale. Se la società o il pensiero comune sono orientati verso l’attività, i vecchi saranno attivi. Viceversa se la società spinge verso l’isolamento, i vecchi si chiudono.
Come spiegargli che la questione è infinitamente più complessa? Come dirgli che le energie fisiche calano, gli interessi calano, la visione della vita cambia?
Come dirgli che c’è una fase avanzata della vecchiaia in cui ci si limita a sopravvivere giorno per giorno? Che incombono malattie invalidanti?
Per fortuna fa caldo. Molto caldo. Anche lui ne soffre.
Ecco, vivere la vecchiaia è come vivere col gran caldo, gli ho detto. Aspetti solo che passi, non hai desiderio di far nulla.
Nell’età molto avanzata succede lo stesso. Tutte le tue energie servono per sopravvivere, senza fare nient’altro.
Ma il caldo passa.
La vecchiaia no.

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10 agosto 2013

Stress (314)

Stress. (314)
Ultimamente ho subito varie forme di stress.
Il gran caldo prima di tutto. Mi impedisce di vivere normalmente. Mi fa sopravvivere, in attesa che finisca. Non riesco a svolgere alcun compito. Non sono allettato da nessun progetto. Non mi interessa alcuno spettacolo o svago.
Fate cessare il gran caldo e poi ne riparliamo.
Poi l’accudimento di mio nipote. Bambino delizioso. Divertente. Affettuoso. Ma non ha ancora due anni. Non posso perderlo di vista neppure per pochi secondi. Tensione molto forte.
Infine la fatica per il trasloco di mia figlia. Fatica fisica. Modulata secondo le mie possibilità.
Di tutti gli stress solo quest’ultimo si è rivelato positivo, anzi salutare (vedi 313). Perchè commisurato alle mie risorse.
Forse anche lo stress psichico del nipotino era sopportabile, ma accudirlo per quattro giorni di fila è stato troppo.
Il vecchio può sopportare gli stress. 
Bisogna che siano più limitati che da giovani.
La nostra esperienza ci farà assumere solo stress sopportabili dalla nostra età.

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09 agosto 2013

Trasloco 2 (313)

Trasloco 2. (313)
Finalmente il trasloco è stato fatto. Parlo di quello di mia figlia. Sono stato impegnato per tenere il nipotino. Mi sono anche offerto per un aiuto come facchino. Così ho dato una mano per mezza giornata, trasportando suppellettili.
Temevo la fatica e il caldo. Invece tutto è andato liscio. La fatica c’è stata, ma entro le mie possibilità. A un certo punto ho sentito che stavo raggiungendo il mio limite. Così, semplicemente, ho diminuito il carico di ogni viaggio.
Ho imparato a gestire le mie forze. Non mi è successo come con le cassette di frutta (vedi 97). Ho faticato, ma con criterio. Alla fine ero più che soddisfatto.
Confrontando la fatica del facchinaggio con quella di badare al nipotino, ho scoperto quanto la fatica fisica sia più facile da sopportare dello stress di accudire un nipotino.
Penso che un po’ di fatica fisica ogni giorno sia salutare per il vecchio.
E’ ovvio: la fatica fa circolare più rapidamente il sangue. I tessuti sono meglio ossigenati.
La fatica fisica è un altro dei rimedi per la vecchiaia.
Non impedite ai vecchi di far fatica!

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08 agosto 2013

Reclusi (312)

Reclusi. (312)
Gran caldo, in questi giorni. Sono un vecchio giovane, ma muovermi fuori casa mi costa fatica, in questi giorni d'agosto. Da qualche giorno non vedevo i miei vicini molto anziani. Così ho suonato alla loro porta. Per sapere se avessero bisogno di qualcosa. Erano tranquilli. Non avevano bisogno di nulla. Poiché hanno l’aria condizionata, se ne stanno tappati in casa, senza neppure soggiornare in terrazzo. Troppo caldo.
I vecchi vivono come  prigionieri, quando fa troppo caldo. In realtà anche quando fa troppo freddo. Da vecchi si sente di più la variazione della temperatura. Soprattutto col caldo. Forse è vero che il pianeta si sta surriscaldando. Mi chiedo se queste temperature c’erano anche venti o quaranta anni fa.
L’ho chiesto al mio vicino, quando ho suonato alla sua porta.
Mi ha risposto: “Da giovani il caldo non lo sentivamo neppure.”
Da giovani uscivamo con qualsiasi temperatura.
Adesso ce ne stiamo tappati in casa aspettando che il caldo passi.
Siamo dei reclusi.

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06 agosto 2013

La coppia anziana (311)

La coppia anziana. (311)
Una coppi di parenti. Anziani giovani, di prima fascia. Qualche malattia, ultimamente. Dell’uno e dell’altra. Ma è lei che si preoccupa di più. E’ angosciata di dover accudire un vecchio in carrozzella.
E’ la realtà delle coppie anziane. Uno dei due potrebbe ammalarsi prima. L’altro lo dovrà accudire (più grave se si invalidassero entrambi).
Ci penso anch’io, ogni tanto. Quando per esempio a mia moglie va per traverso qualcosa e fatica a respirare. O quando di notte mi pare che vada in apnea. O ancora quando prende troppi analgesici per il mal di testa.
Se si è in coppia non basta che uno faccia il possibile per condurre una vita che non porti malattie invalidanti. Lo si deve fare in due. Ma per farlo bisognerebbe avere le stesse idee.
Mia moglie mi prende in giro perché sostiene che io assumo un sacco di integratori, vitamine e farmaci.
Dice che io non voglio morire.
Non la pensiamo proprio nello stesso modo.

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05 agosto 2013

Demenza (310)

Demenza. (310)
Nel mio condominio abita una coppia di anziani. Relativamente giovani, sui 65-70.
Hanno in casa la vecchissima madre del marito. 98 anni. Si muove ancora con le sue gambe. Ma la testa non c’è più. Demenza, la diagnosi.
La degenerazione delle facoltà mentali stravolge le relazioni. Non c’è più relazione. Non c’è più condivisione dei comportamenti più elementari. Per esempio che le feci non vanno spalmate su porte o vestiti.
Temo queste situazioni. Non più per doverle sopportare negli altri. Ma per doverle far subire ad altri.
Mia madre era demente. Un gradino più su della situazione appena descritta. Non sono mai arrivato a situazioni drammatiche con lei. Ma ho timore di diventare io demente e fare ciò che ho descritto più sopra.
Confesso di aver paura.
(Nei giorni scorsi la vecchia signora è stata trasferita in un pensionato per anziani dementi. Non penso che si potesse fare altrimenti.)

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04 agosto 2013

Al confine (309)

Al confine. (309)
Ho la sicurezza che ci sia l’aldilà. Non per motivi religiosi.
Più passa il tempo, più divento vecchio, più l’aldilà si farà presente. E’ una previsione, non una certezza.
Ha fatto capolino oggi per la prima volta. L’idea di sentirmi a cavallo di due realtà. Questa vita e l’aldilà. Sono vecchio, dunque sono in mezzo.
Come quando uno si deve trasferire in un paese lontano, definitivamente. Continua la sua vita nel paese d’origine, ma fa i preparativi per il trasferimento. Vive nel primo paese, col pensiero al secondo. Continua a vedere i suoi conoscenti, ma sa che poi non li rivedrà più. In attesa della partenza, ha il pensiero al paese dove deve andare. Si immagina la nuova destinazione. Fa delle fantasie su quel posto nuovo. Si cura sempre meno di ciò che lascia.
Oggi ci ho pensato seriamente per la prima volta. Il disinteresse che a volte provo per i fatti di questa vita, mi sembra un’anticipazione dell’interesse che proverò per la nuova destinazione.
Di cui ora non so assolutamente nulla.
Mi sto avvicinando a quel confine. Il dopo mi interesserà sempre di più.
La vecchiaia è l’età in cui aldilà e aldiqua coesistono.

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03 agosto 2013

Magnifica Giornata (308)

Magnifica giornata. (308)
Dopo il caldo di questi giorni e il temporale di ieri sera, stamattina fa un fresco delizioso. L’atmosfera è limpida. Il cielo terso, azzurro. Camminando per strada provo una sensazione di benessere. Fra gli alberi del parco, sembrava di essere in un bosco in montagna. Giornata splendida. Benessere appagante. Io stesso sto benissimo. Coincidenza o è l’aria diversa che mi rende felice?
Mi viene in mente il bell’articolo di Oliver Sacks (n. 299) in cui egli dichiara la sua felicità in momenti come questo. Che bello essere vivo!
Siamo vicini alla morte, eppure sappiamo gustare la gioia di essere vivi, noi vecchi. Anche con i nostri limiti, con la diminuzione di capacità, di energia, di vitalità.
Vivere e basta.
Ci basta vivere.

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02 agosto 2013

Il solitario (307)

Il solitario. (307)
Stamane il mio vicino anziano mi ha preceduto, nel risveglio. Quando alle sette ho aperto le imposte, lui era già in terrazza. Seduto al suo tavolino di lettura. Concentrato. Ma non stava leggendo. Era impegnato nell’esecuzione di un gioco con le carte: un solitario.  Altre volte l’ho visto giocare con la moglie. E’ un passatempo che li soddisfa entrambi.
Io non ho questa passione per il gioco. Ma capisco che possa avere un suo fascino. E’ una gara. Una sfida. Magari solo con se stessi (il solitario, appunto).
Sembra incredibile, noi vecchi abbiamo bisogno di far passare il tempo. Amiamo i passatempi. Eppure di tempo ne abbiamo poco. Ce ne resta poco. Ciononostante, del tempo che ci resta, non sappiamo che farcene. Abbiamo bisogno di diversivi. Non sappiamo stare senza far nulla. Per esempio a pensare. Oppure in realtà, poiché non lavoriamo, pensiamo molto. Ogni tanto abbiamo bisogno di rilassarci. Ecco i passatempi.
Ricordo di un antropologo che aveva visitato una tribù primitiva. I suoi membri passavano molto tempo a procurarsi il cibo. Ma poi arrivava un momento in cui non c’era più nulla da fare. Allora quei primitivi stavano seduti in silenzio insieme. Niente passatempi.
Solo stare in silenzio. Tutti insieme.
Un’idea per noi vecchi.

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01 agosto 2013

Di sera (306)

Di sera. (306)
Il trasloco di mia figlia si avvicina. Occorrono scatole, scatoloni, contenitori. Non sono mai abbastanza. In garage ne abbiamo alcuni di plastica. Mia moglie mi ha chiesto di portarli alla figlia, ieri sera. Quando stavo per andare un acquazzone mi ha bloccato. Ho mandato un messaggio dicendo che rimandavo, causa pioggia. Ma ne avevano bisogno. La figlia voleva venire lei a prenderli. A quel punto, sapendo quanto stesse lavorando, ho deciso di portarli io. Ormai aveva smesso di piovere. E sono andato. Erano le nove passate.
Non ero contento di andare. Era tardi. Avevo fame. Mi stavo preparando la cena. Non che fossi particolarmente stanco, fisicamente. Era la psiche che era esausta. Mi pesava anche solo fare quei pochi chilometri in auto.
Di sera voglio chiudere servizi e relazioni. Voglio chiudere col mondo esterno, con le sue sollecitazioni.
Non voglio telefoanere. Non voglio uscire.
Sono esigenze solo mie? O lo sono di tutti i vecchi?
Di sera voglio riposare in pace.

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