16 luglio 2013

Invidia (291)

Invidia. (291) 
Due anziani si avvicinavano a due auto. Una, vecchia e utilitaria, l’altra, moderna e potente. Il proprietario dell’utilitaria si rivolge all’altro: “Però! Una gran macchina!” L’altro si schermisce. Vanno via.
Evidente l’invidia del primo. Una invidia bonaria, da vecchi. Ma sempre invidia.
In vecchiaia ci arriviamo con diverse disponibilità economiche. Dipende dai lavori, dalle scelte, dalla fortuna. Ci ritroviamo tutti vecchi, comunque. Tutti con lo stesso destino. Non è un’auto che fa la differenza fra le vecchiaie.
Fra giovani sarebbe diverso. Ci sarebbe differenza, eccome.
Ma da vecchi …
Gran conquista sarebbe capire che i beni materiali, nella vecchiaia, contano poco.
Contano gli atteggiamenti verso la vita.
Se da vecchio sei povero (povero, non ho detto in miseria), vivrai questa povertà comprando meno oggetti, viaggiando meno. Tanto, la vecchiaia è l’età della riflessione.
E’ l’età della stasi, piuttosto che del movimento.

Vale più quello che si è di quello che si ha.  
Quello che hai  dovresti cominciare a darlo via.


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15 luglio 2013

Traslochi (290)

Traslochi. (290)
Negli ultimi dieci anni ho fatto numerosi traslochi. Quasi uno all’anno, di piccoli medi e grossi. Non mi spaventa la fatica. Neppure col caldo d’estate.
Quest’anno se ne profila uno impegnativo. Mia figlia va nella casa nuova. Un intero appartamento da vuotare e trasferire. Mia moglie ha già dato la sua disponibilità. 

Io invece tentenno.
Mi spaventa la fatica. Mi spaventa il caldo. Temo di non farcela a trasportare pesanti suppellettili. Temo di non farcela a reggere alla fatica di una o due intere giornate di lavoro.
Negli ultimi due o tre anni ho perso la sicurezza di poter fare qualunque sforzo. So che ne risento. Come quella volta delle cassette di verdura (97).
Potrei offrirmi per tenere il nipotino, mentre i genitori faticano a trasportare mobili. Ma lo farà sicuramente mia moglie. E tenere un bimbo non è meno impegnativo.
Dunque dovrò faticare.
Confesso: questa volta la fatica mi spaventa.

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14 luglio 2013

Intervista di S. ed E. (289)

Intervista di S. e E. (289)
Ho cominciato. Sono andato a intervistare due vecchi ultraottantenni. Voglio sapere della vecchiaia di anziani di ultima fascia. Ne ho due come vicini di casa.
Una mattina li ho visti entrambi in terrazza, a leggere. Così ho suonato alla porta.
Ho spiegato loro il mio interesse. Si sono prestati di buon grado. Tornerò con domande precise. Intanto abbiamo parlato a ruota libera.
La prima cosa che mi ha detto lui è stata: “Mi sembra impossibile di essere vecchio!” 

E poi:” Mi fa paura andare in bicicletta. Allo stop, fatico a girare la testa, perché mi fa male il collo. Non vedo bene  chi viene da destra e sinistra.”
Parlando d’altro ha convenuto che il  “sempre di meno” fotografa la realtà della vecchiaia. L’anno scorso al mare è andato in spiaggia una sola volta in quindici giorni.
Da ultimo mi ha detto che dalla terrazza osserva tutti gli altri andare e venire, più volte al giorno, sempre in gran fretta. E si è chiesto:” Che senso ha questo andirivieni? Tutto questo agitarsi?”


Lei si lamentava invece della perdita della memoria. Lenta, graduale, ma continua.
Sulla morte ha detto di non temerla. Si augura solo di morire dopo del marito: pensa che da solo non ce la farebbe a cavarsela nella vita.
Ha pensato a volte di andare in casa di riposo, ma è molto costosa e non vi sono i soldi per andarci entrambi.
Infine una battuta sui figli. Non si può contare su di loro. Hanno già la loro vita, i loro figli, i loro problemi. Non possono farsi carico anche dei genitori. Lo ha detto così, senza amarezza, senza recriminare, come dato di fatto.
 

Li ho ringraziati.
Sono soddisfatto.
Tornerò.


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13 luglio 2013

Le scarpe vecchie (288)

Le scarpe vecchie. (288)
D’estate uso i mocassini. Ogni due o tre anni li cambio, perché  l’uso quotidiano per tre mesi li consuma. Quelli che ho in uso ora, dovevo già cambiarli l’anno scorso. La suola si era fessurata. Ho tirato avanti, per cambiarli quest’anno. E’ luglio e non l’ho ancora fatto. 

Sono sformati e scoloriti, ma sono ancora delle scarpe.  Si sono adattati ai miei piedi.
Sono comodi. 
Certo, se piove, imbarcano acqua e non li posso usare. Ma se fa bel tempo, svolgono ancora la loro funzione di scarpe. Ho deciso che li uso ancora un anno. Meglio risparmiare quei 30-40 euro (visto che in famiglia abbiamo due disoccupati).
Noi anziani siamo come le scarpe consumate. Svolgiamo ancora la nostra funzione. 

Se piove, cioè se ci si chiede uno sforzo fisico, se dobbiamo essere veloci, se la prestazione è elevata, falliamo. Ma per il resto svolgiamo ancora la nostra funzione di esseri umani. 
In situazioni che richiedono riflessione, esperienza, valutazione di numerosi fattori, siamo ancora validi. 
Al limite solo come nonni. 
Sappiamo adattarci.
Noi vecchi siamo comodi.


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12 luglio 2013

Rinunce (287)

Rinunce. (287)
Ho deciso di non andare in montagna a camminare, quest’anno. Stavo già organizzando le tappe, quando mio figlio ha ricevuto un preavviso di licenziamento dal lavoro. In famiglia sarebbe il secondo disoccupato. Bisogna stringere la cinghia e rinunciare anche a ciò che ci piace molto. Sopravvivenza. Come vecchio sono in grado di sopportare questi disagi. Non mi lamento, anche se mi dispiace.
Mi ha colpito la mia modalità di reazione alla notizia. Preoccupato, ho deciso di abbandonare i preparativi della piccola vacanza. L’ho fatto senza troppi rimpianti.
In una situazione del genere, da giovane, non avrei rinunciato (si tratta di poche centinaia di euro di spesa).
La facilità della rinuncia ha un duplice aspetto.
Da un lato mostra la forza di un vecchio, che sa rinunciare.
Dall’altro mostra il progressivo disinteresse del vecchio per ciò che lo ha appassionato in gioventù.
Questo secondo mi pare un segnale.
I vecchi perdono interesse.

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11 luglio 2013

L'orologio (286)

L‘orologio. (286)
Ieri mattina aspettavo in auto mia moglie, per andare a far colazione al bar. Ha ritardato un poco. Quando è scesa ha giustificato il ritardo. La vicina, una signora di ottantacinque anni, l’ha fermata sulle scale. Non riusciva a togliersi l’orologio dal polso. E voleva farsi una doccia. Suo marito era uscito e così era sola. Vecchia e poco abile con le dita. L’orologio aveva un cinturino a scatto. Con una mano sola non riusciva a liberare lo scatto.
Gli anziani perdono l’abilità delle mani. Alcune azioni semplici, come abbottonarsi la camicia, diventano difficili. C’è bisogno di aiuto. Già ho detto dei meccanismi amichevoli per anziani (108). A volte c’è bisogno di un piccolo aiuto esterno.
Bisogna creare le condizioni, in un condominio, perché gli inquilini anziani si sentano liberi di chiedere aiuto. Ricordo un servizio televisivo su alcuni condomini a Reggio Emilia, abitati prevalentemente da anziani, di varie età. Si sono organizzati in modo che i più abili aiutano i più anziani in alcune faccende. Un grande esempio. Si può moltiplicare. E non occorre che tutti i condòmini siano anziani. Basta che qualcuno dei più giovani (meglio se già anziani), abbia la sensibilità giusta.
Offra la disponibilità.
I molto vecchi ne sapranno approfittare.

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10 luglio 2013

La cagna vecchia (285)

La cagna vecchia. (285)
Ho due cani. Il più vecchio è il primo. Un maschio. La seconda è più giovane, sia pur di poco. Fatto è che il primo lo considero vecchio, mentre la seconda non la collego alla vecchiaia. Tantomeno alla mia vecchiaia. Ieri un venditore porta a porta, amante dei cani si è fermato ad accarezzarla. Mi ha chiesto anche la sua età. Saputala, mi ha detto: “Si vede che è vecchia, dalle zampe che cominciano a diventare bianche.”
Ho sentito un dispiacere, quando l’ha detto. Del primo cane, sono io che parlo della sua vecchiaia. Della seconda, mi nascondo che invecchia. Mia moglie dice che è la mia preferita.
Ci nascondiamo i segni di decadimento di chi amiamo molto ?
La vecchiaia di chi ci sta vicino dovrebbe apparirci facilmente. Tanti sono i segnali giornalieri che ci manda la sua età avanzata. Ricordo che già un paio d’anni fa il primo segnale  fu una peluria biancastra che comparve sul suo muso. Ricordo ancora la prima volta che chiese un aiuto per salire in auto, poco tempo fa. Anche qualche difficoltà a scendere le scale, ultimamente.
Sta invecchiando. Me ne rendo conto.
Non mi piace dirlo.
Non mi piace dirmelo.

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09 luglio 2013

Vecchiaia e malattia (284)

Vecchiaia e malattia. (284)
L’ho già detto (184, 185, 186). Vecchiaia e malattia non si identificano.
Le malattie hanno la loro radice nell’età che precede la vecchiaia. E’ vero che poi il corpo finisce col deteriorarsi. Ma lo fa tardi. Se invece a settant’anni (o prima!) nascono malattie, non sono causate dalla vecchiaia.
Vedo dei vecchi che già a sessant’anni sono malati, invalidati. Non c’entra la vecchiaia.
Le malattie impediscono una vecchiaia autentica. Impediscono di godere di una vecchiaia sana.
Com’è una vecchiaia sana? E’ una fase della vita con meno energie, meno interesse per il sesso, ma piena di esperienza. Piena di situazioni già vissute. In questa fase puoi destreggiarti a meraviglia. Sei pieno di risorse.
E’ una vita in cui puoi escogitare mille strategie per far fronte alle perdite dovute alla vecchiaia.
Una vecchiaia così è bellissima.
Non permettere alle malattie di rovinarti la vecchiaia.

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08 luglio 2013

La vecchia cagna malata (283)

La vecchia cagna malata. (283)
Una coppia di conoscenti anziani ha una cagna. Trattata con grande affetto. Adorata. Stamattina li ho visti mentre venivano al bar a piedi. La cagna era in braccio al padrone. Cagna pigra, ho pensato. Padrone tenero.
Al tavolino del bar la cagna era ancora in braccio al padrone. Mi sono avvicinato per due parole. La cagna è gravemente ammalata. Cancro alle ossa in fase terminale. Non sta più in piedi. Non fa più i suoi bisogni, non mangia più. Domani la portano dal medico per l’eutanasia. Solo allora ho guardato bene in faccia il padrone. Aveva un’altra faccia. Una maschera di dolore.
Avere dei cani comporta sempre la vecchiaia dei cani. Comporta essere presenti alla loro morte.
Li accudiamo da cuccioli, li accompagniamo da vecchi. Assistiamo alla loro morte.
La loro vecchiaia, la loro morte sono dei doni preziosi per la nostra vita.
Ci parlano del distacco.
Della vecchiaia. Della morte.
Le nostre.

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06 luglio 2013

Scomporre le azioni. (282)

Scomporre le azioni. (282)
Non so se qualcuno ricorda il paradosso di Achille e la tartaruga. Achille è velocissimo. La tartaruga è lenta. Esperienza comune è che se la tartaruga parte prima di Achille, Achille la raggiunge in un batter d’occhio.
Il paradosso dice che Achille non può raggiungere la tartaruga. Infatti quando Achille ha percorso metà della distanza che lo separa dalla tartaruga, la tartaruga ha fatto un altro pezzetto di strada. Quando Achille percorre metà della nuova distanza, la tartaruga ha fatto un pezzettino ulteriore. E così via. Achille non raggiungerà mai la tartaruga, secondo questo ragionamento. E’ un ragionamento sofistico errato.
Questo paradosso mi ricorda un mio modo di fare. Quando mi preparo per vivere una giornata, amo scomporre tutte le faccende in lunghi elenchi di operazioni.
Mi sembra così di fare molto. In realtà fare questo elenco (cioè pensare a quante azioni elementari costituiscono una faccenda), mi stanca più che non svolgere la cosa in sé.
E’ chiaramente una mania. Non credo che sia tipico della vecchiaia. E’ una mania mia. Punto.
La vecchiaia permette l’affiorare di questi comportamenti strani. Permette cose che in gioventù si tenevano nascoste.
Il vecchio è più libero.
 
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05 luglio 2013

Il ciliegio ingiallito. (281)

Il ciliegio ingiallito. (281)
Nel parco vicino a casa ci sono degli alberi di ciliegio. Hanno appena terminato di far ciliegie. Uno di questi alberi (uno solo, più isolato rispetto agli altri), ha cominciato a mettere un po’ di foglie gialle.
Fuori tempo, evidentemente. Non sembra malattia. Sembra precocemente invecchiato.
Quando l’ho notato, mi è venuta in mente la vecchiaia vera. Perché quella dell’albero non è vecchiaia, bensì anticipo d’autunno.
Quelle foglie gialle sono figura della vecchiaia.
La vecchiaia comincia nell’età matura. Nella mezz’età. Come fuori tempo. Come troppo presto.
Spesso nell’uomo le foglie gialle sono i capelli bianchi. Ma ce ne sono altre.
Appaiono segnali che poi magari scompaiono.
E pian piano la vita si riempie di foglie gialle. Progressivamente, ma lentamente. Neanche te ne accorgi.
Finché ti rendi conto di essere pienamente vecchio. Allora ti attacchi alle foglie verdi residue. Per nasconderti la verità. E’ inutile.
A un certo punto tutte le tue foglie sono gialle.

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04 luglio 2013

Vecchi ricchi. (280)

Vecchi ricchi. (280)
Vicino a casa c’è una bella casa singola in un grande giardino. Una villa, si diceva un tempo. Vi abita un industriale. Anziano. Almeno sugli ottanta. Discreto e riservato. E’ ancora in attività. Lo vedo passare di mattina in auto e tornare nel tardo pomeriggio.
Onore al merito. Ha costruito un’azienda e la continua a far funzionare, probabilmente bene.
Non l’ho mai visto a piedi, ma solo in macchina. Una potente Maserati.  Anche quando arriva al cancello di casa non scende, ma aziona il cancello elettrico.
C’è come una barriera fra lui e noi vicini di casa. E’ un vecchio che non si mescola con gli altri.
Stride il confronto con tutti gli altri vecchi miei vicini di casa. Hanno anch’essi poche relazioni, ma ne patiscono. Il vecchio ricco invece cerca la distanza. Si difende.
In vecchiaia le differenze di mezzi economici contano. Si vive in modo diverso, se si è ricchi o poveri.
Ma alla fine non contano. Tutti vecchi siamo. Stessi problemi. Stessi malesseri. Stesse perdite.
Non gli stessi oggetti. Una Maserati non è un’utilitaria. Una villa non è un appartamento.
Ma l’isolamento è lo stesso.
Anche se lo cerchi, alla fine lo patisci.

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03 luglio 2013

Percorsi facili. (279)

Percorsi facili. (279)
Una volta all’anno mi piace andare in montagna a camminare. Lo faccio da dieci anni o più.
Scelgo i percorsi, mi preparo per bene sulle carte, organizzo i pernottamenti nei rifugi,
Fino a qualche anno fa sceglievo percorsi impegnativi (per me, s’intende). Non disdegnando tratti per escursionisti esperti (mai però tratti alpinistici: non sono capace di arrampicarmi, ma solo di camminare).
Da un paio d’anni ho deciso di fare in altro modo. Anzi, abbiamo deciso. Non vado mai via da solo. Ma sempre col mio amico.
La scelta è stata quella di evitare percorsi di trasferimento da rifugio a rifugio. Facciamo così: pernottiamo un rifugio fisso e da lì effettuiamo percorsi di un giorno “ad anello”. Così si evita di camminare con zaini pesanti.
Anche quest’anno sto organizzando questa breve vacanza. Con una variante. Non scelgo percorsi per esperti. Scelgo percorsi facili. Non mi voglio mettere in pericolo. Rischiare cadute o peggio.
Da vecchi non si può rischiare. Una caduta è più difficile da sanare.
La vecchiaia incide anche sulle mie vacanze. Come è ovvio.
Mi dispiace? Sì.
Lo spirito sarebbe ancora pronto a piccole avventure rischiose.
E’ il corpo che non mi dà affidamento.

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02 luglio 2013

Ritrarsi. (278)
Ieri sono stato fuori casa molte ore. Al parco coi cani, alcune compere, dal veterinario, in banca… Nel tardo pomeriggio sono rientrato a casa. Ero contento di essere finalmente a casa. Non che fossi particolarmente stanco, fisicamente. Avevo bisogno di quiete.
Ricordo, da giovane, un anno in cui feci una lunghissima vacanza in roulotte. Spostandomi abbastanza. Luoghi eccitanti. Avventure di viaggio. Altri paesi.
Durante il viaggio di ritorno sentivo il bisogno di ritornare. Quando arrivai a casa ero felice di trovarmi di nuovo fra le mura domestiche. La gioia di riprendere i miei luoghi, le mie abitudini, i miei ritmi.
Non è la stessa cosa  di adesso, da anziano. Ora ho un bisogno diverso. Di quiete, di riposo, di poltrona. Non è ritirarsi. E’ ritrarsi. Chiudersi. Fermare il flusso di impressioni che il mondo mi invia.
Basta con tutte le azioni, i movimenti, gli incontri.
Ci vuole silenzio.
Adesso ho bisogno di pace.

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01 luglio 2013

Sto bene. (277)
Ieri sono stato davvero bene. Pieno di energia, non mi pesava muovermi, salire o scendere le scale. Ho fatto numerose commissioni. Con leggerezza. Senza trascinarmi.
Non è così tutti i giorni. Anzi è l'eccezione.
Difficile farlo capire a chi non è vecchio. Non l'ha provato.
E' come quando cambia la temperatura. Se durante la notte ha fatto caldo e tu esci al mattino con vestiti ancora pesanti, senti i vestiti. Se invece esci con i vestiti giusti (più leggeri), i vestiti non li senti. Sono indumenti adatti alla nuova temperatura.
Così è per il corpo da vecchi. Il corpo lo senti. Il corpo si fa sentire. O è indolenzito, o dolorante, o  pesante. Lo senti.
Da giovani il corpo non si sente. Funziona perfettamente. E' perfettamente adeguato a quello che devi fare. Sei tutt'uno con lui.
Da vecchio, tu e il tuo corpo vi allontanate sempre più.
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