15 aprile 2013

Allo specchio. (203)
Mi sono guardato allo specchio. Cercando di guardarmi come guardo gli altri vecchi. 
Ho cercato di sorprendermi in un momento di abbandono.
Mi sono visto vecchio. Il mio aspetto è da vecchio.
Che cosa ti aspettavi? La mia psiche non guarda me con attenzione. Si accontenta del colpo d'occhio. Dell'occhiata di sfuggita. Allora non mi vede realmente. Mi vede per abitudine. Vede, ma in realtà è l'immagine del ricordo che mi rimanda. Quella di vent'anni fa.
Per vedere bene, devo guardarmi con attenzione. 
Devo vedere quelle rughe numerose, quegli occhi spenti, quei denti ingialliti. Devo fare i conti col corpo, che ha vent'anni di più.
E' la prima volta che osservo una netta differenza fra quello che sono fuori e il ricordo di come ero.
E' il ricordo di un'altra età.
Non combacia con il mio aspetto presente.



(L'indice per argomento dei primi 200 testi si trova al n. 202.)

14 aprile 2013

Indice. (202)
Ho scritto tanto, in questi primi sette mesi. E' necessario mettere ordine. Ecco allora un indice per argomento. Le voci sono una trentina. Chi è interessato può scorrerle e trovare quella che più interessa. Accanto trova i numeri dei commenti che trattano l'argomento.
E' semplice. Può essere utile. ("v." sta per vecchiaia)
(aggiornato fino al 30 aprile 2013)

Aiuti alla v. : 25,108,214
Alimentazione: 123, 178
Arrivo della v. : 4, 83, 125, 176
Blog (questo): 1, 36, 71, 100, 132, 200
Cani: 5, 24, 47, 81, 94, 166, 174, 193
Corpo: 20, 28, 37, 59, 67, 75, 95, 114, 119, 120, 131, 149, 159, 161, 175, 177, 199
Cultura della v. : 35
Donne: 81, 96, 148
Età della v. : 7, 39, 43, 84, 103, 106, 136
Esempi di vecchi: 31,109, 116, 146, 153, 167, 168, 171, 181, 189, 190
Giovani: 53,104,196
Indicatori di v.: 58
Immagine: 2,26,198,203
Lavoro: 40,74,154,197
Letture: 11,51,69,145,147,151,152,188
Malattie e rimedi: 30,42,79,85,87,90,91,184,185,186,187,205,217
Manie da vecchi: 27,133,198
Modi di vivere la v.:
                         55,62,72,76,77,82,101,102,107,118,121,134,146,183,191,192,210,212,218
Morte: 19,51,54,86,89,88,99,109,113,117,124,145,147,151,152,188,195,201,206,207
Motivazioni: 9,13,88
Paure: 23,33,56,60
Perdite: 3,6,10,15,17,18,22,34,41,48,57,63,64,65,66,110,115,122,130,137,138,157,162,
172,180,182,208
Positività: 21,45,46,49,50,68,70,73,78,93,97,111,126,128,135,150,169,170,194
Politica: 156,163,164,165
Quel che resta di noi: 12,32
Relazioni: 38,52,54,92,105,112,127,129,139,140,141,158,179,211
Religione: 209,
Significati della v. : 44,80
Soddisfazioni: 8,16
Tempo: 14,29,61,121,143,173,204,215,216
Valori: 142,144,155,156,160,213

(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com)

13 aprile 2013

Eutanasia. (201)
Navigando in internet ho trovato il filmato di una signora che ha deciso di darsi la morte. Era anziana e affetta da una malattia alle ossa (per altro non mortale, ma forse invalidante).
Era in Svizzera. Aiutata dall'associazione Dignitas.
La signora era vivace. Non sofferente. Ma molto determinata. Ha bevuto con le sue mani il farmaco mortale. Ha continuato a scherzare per qualche minuto. Rincuorava un'amica che l'assisteva. Dopo aver bevuto il farmaco, ha chiesto in quanto tempo avrebbe fatto effetto. Le è stato detto: "Un paio di minuti." Poi ha detto che si stava assopendo. Ha baciato l'assistente. Che le è stata vicina e l'ha abbracciata negli ultimi secondi di coscienza. 
Poi si è come addormentata.
Era morta.
Non so se lo farei anch'io. Ma voglio la certezza di poterlo fare, se ne avessi il desiderio.
Per la mia dignità.
Dignitas, appunto.

12 aprile 2013

Duecento! (200)
In sette mesi ho scritto duecento commenti alla mia vecchiaia. 
L'ho presa troppo sul serio?Che cosa mi spinge a continuare?
Ho sempre osservazioni da scrivere. Fatti che mi capitano, inerenti la vecchiaia. 
Soprattutto incontro vecchi, coetanei o di classi superiori.
La vecchiaia è ricchissima di cose da dire. Soprattutto fatti minimi, semplici, che tutti i vecchi osservano. Occorre qualcuno che li annoti? Che li renda evidenti? Che li porti alla luce?
In parte sì.
La vecchiaia è poco conosciuta anche dai vecchi. Non perchè i vecchi non vivano i sintomi della vecchiaia, ma perchè non li portano alla coscienza. E non li comunicano. Non se ne parla. Mi illudo di essere utile a qualcuno.
Sicuramente sono utile a me. Mi osservo, mentre vivo la mia vecchiaia. Se durerà a lungo, riuscirò perfino a vedere come cambia il mio pensare mentre mi approssimo alla morte.

Intanto ho un problema: gestire questa massa di pensieri quotidiani. Per il momento mi sono limitato a numerarli e a mettere dei richiami di commenti simili, comparsi precedentemente. Nei prossimi giorni proverò a stilare un indice di argomenti.

Ho lettori? Sì. Il meccanismo del blog mi permette di vedere quanti contatti ci sono nel mio blog. E qualcuno lo legge ogni giorno.
Il blog mi dice anche da quali paesi arrivano i lettori. La mia sorpresa è vedere che la maggior parte non proviene dall'Italia, mio paese.
Mi chiedo: che cosa spinge gente che abita in Corea, in Russia, in Germania a leggere le cose che scrivo? O sono solo ingenuo e le visualizzazioni sono meccanismi automatici?
Invece non ricevo commenti. Quei pochi solo da parenti e amici.

Se qualcuno vuole scrivermi privatamente, questo è il mio indirizzo:
holgar.pd@gmail.com

11 aprile 2013

Mi faccio ripetere. (199)
La mia consorte mi dice che troppo spesso le chiedo di ripetere una frase, quando parla con me. Spesso sono domande. Mi dice che sono sordo.
Che fare? Sono sordo davvero? Beh, sicuramente l'udito non è il mio forte. Ma ho fatto degli esami e il medico ha escluso che sia sordo (un po' sì, ma vista l'età, è fisiologico).
E' una questione cerebrale. O per distrazione, o per lentezza nel sintonizzarmi con chi mi sta parlando, o perchè sono preso da altro, non sento. Infatti spesso è l'inizio della frase che mi sfugge. Da metà in poi la sento compiutamente. Mi manca l'inizio. Allora chiedo che mi si ripeta.
Non va bene, nelle relazioni sociali. Devo adottare delle strategie. 
Per esempio faccio lo gnorri. Ignoro la frase che mi viene detta. Si può fare in famiglia, ma non con altri. Oppure assento anche se non ho capito. Rischiando fraintendimenti.
O ancora, cerco di interpretare con gli elementi che ho: soluzione migliore.
Faccio io lo sforzo, invece di chiedere che lo faccia l'altro, con una ripetizione.
Mi assumo io la responsabilità del mio deficit. 
E' più dignitoso.

10 aprile 2013

I pigiami. (198)
Ho comprato un paio di pigiami. Se penso a quando ho comprato l'ultimo pigiama, la mia memoria vacilla. Dieci anni fa? O venti? Lascio immaginare la condizione dei miei vecchi pigiami. Non rotti, ma certo molto usati.
Noi vecchi ci abituiamo troppo ai nostri vecchi indumenti. Li conserviamo anche se sono in condizioni disastrose. Perfino lisi o rotti. E' che abbiamo armadi pieni di indumenti. Che non useremo più. Allora non ne compriamo più.
Ho deciso di invertire questa tendenza. Mi comprerò indumenti nuovi. Userò gli indumenti più nuovi. Getterò via quelli vecchi e malridotti. Getterò via anche quelli che tengo, ma che non mi piacciono.
Ho anche deciso di non conservare indumenti un po' rovinati, per usarli in situazioni meno impegnative (tipo andar fuori coi cani). Anche in queste situazioni userò vestiti buoni.
Se non ora, quando?

09 aprile 2013

Il camionista. (197)
Un mio vicino fa il camionista. Lavoro duro. Negli anni passati lo vedevo rientrare verso le sei del pomeriggio e parcheggiare il camion vicino a casa. Fisico asciutto, non giovane. Poi non ho più visto il camion. E ho visto più spesso il mio vicino. Era andato in pensione. Non lavorava più. L'ho un pò perso di vista fino a ieri, quando è ricomparso nella mia strada a piedi. Completamente cambiato. Pareva avesse dieci anni di più. Vecchio. Inesorabilmente vecchio.
Quando si smette di lavorare si invecchia di più. E più rapidamente. E' come se il lavoro fosse di ostacolo alla vecchiaia. Tolto il lavoro, si invecchia meglio. L'inattività, gli sforzi minori, il movimento ridotto accelerano l'avanzare degli anni.
C'è una ragione fisiologica. Se non si lavora ci si muove meno, si ossigenano meno i tessuti. E si invecchia.
C'è una ragione esistenziale. Smesse le distrazioni, l'organismo può dedicarsi al compito principale della vecchiaia. Prepararsi a morire.

08 aprile 2013

Grillo è vecchio. (196) (altri: 53, 159, 163, 164, 165)
Sì, ha più di 65 anni. (Parlo del comico italiano che è diventato un personaggio politico.)
Lo osservo e lo analizzo attraverso le categorie della vecchiaia.
Ha un grande progetto. Vincente. Questo dà ebbrezza. Il suo successo non è più solo quello di un teatro, di una piazza, di un tendone. E' un successo da otto milioni di voti! 
Questo distoglie lo sguardo dalla morte.
Prima delle ultime elezioni, aveva avuto un successo (minore) in Sicilia. In quell'occasione si era cimentato in un'impresa sportiva: attraversare a nuoto lo stretto di Messina. Grande performance per un anziano. Ce l'ha fatta senza strascichi? Pare di sì. Però ha voluto strafare. Da ligure, probabilmente è un buon nuotatore. Ma una nuotata in mare di parecchi chilometri, è eccessiva. Per un vecchio.
Questo può avergli dato un senso di onnipotenza. Averlo illuso che la vita non è una parabola. All'ingresso della vecchiaia, andare oltre i propri limiti è frequente. Si cerca, si spera che il proprio corpo si sia fermato nella situazione dei sessanta. E' un'illusione. Il declino è già cominciato. Solo che non ne hai avuto ancora segnali forti.
Se fisicamente stai bene, se hai successo, se hai un grande progetto, tutto ciò ti inganna. Non vedi più la morte. Grande consigliera di vita. Soprattutto dell'ultima parte della vita.
Il pericolo per Grillo è che non si accorga di essere entrato nella terza età. In una scala di valori diversa.
Si è contornato di giovani. Li ha letteralmente portati al successo. Ne è il padre.
Rischia di esserne il padrone.
Bellissimo l'intreccio giovani-vecchi, se i vecchi sanno fare la loro parte.
Che non è quella di padroni. Non è quella di guide perenni. Non è quella di ferrei controllori. Non è quella dell'esercizio del potere. I vecchi si mettano in disparte. Appagati per ciò che han fatto (che è stato molto, per Grillo). Cedano il comando. Cedano la guida del progetto. Anche se gli tremano i polsi per gli errori che i giovani possono fare.
Che inevitabilmente faranno.
I giovani devono avere la libertà di agire. Sono i giovani che devono avere il potere. Tutto il potere. I giovani devono poter sbagliare. I giovani devono sbagliare.

Se vogliamo che il mondo ci sopravviva.

07 aprile 2013

Comprare il proprio funerale. (195)
Sto pensando di comprarmi, prima, il mio funerale. 
Bizzarro. Non tanto. Ricordo mia nonna che si era messa via i soldi per la cassa.
Oggi ci sono sistemi più moderni. Vi sono imprese che vendono il funerale con largo anticipo sulla morte.
Perchè?
Banalmente, per non lasciare ai superstiti una spesa così onerosa, che riguarda solo me.
Più profondamente, per essere io a decidere di una cosa che riguarda solo me.
Un gesto di indipendenza. Per fare ciò che voglio io. A esempio la cremazione. O un funerale laico. (O i fiori.)
Ci tengo così tanto al mio "dopo"? No, è questione di autonomia. Di dignità.
E' solo questo? Devo dirmi la verità.
E' che non voglio sparire totalmente. Mi occupo di un tempo "dopo la mia morte".
Mi illudo così di esserci anche dopo.

06 aprile 2013

Non sopporto più. (194) (altri: 70, 126)
I giovani che fanno baccano. Che sgommano con l'automobile. Che strombazzano col clacson. Non sopporto l'eccesso di rumore, da qualunque età provenga.
Non sopporto l'esagerazione. L'accelerazione improvvisa e inutile (tanto dopo c'è un semaforo). Lo sciupio di benzina per una velocità eccessiva.
Non sopporto le auto di grossa cilindrata. Le auto grandi (oggi c'è una rincorsa alle auto che sembrano camioncini), quelle più grandi. I suv, per esempio. O peggio, quelle esagerate che scimmiottano i mezzi militari. A volte sono realmente modelli militari, usati nelle città.
Non sopporto i grandi progetti. Le imprese galattiche. Spesso sono dei bidoni. Come una centrale nucleare (dieci anni per costruirla!). Come il ponte sullo stretto di Messina (la zona più sismica d'Italia!). Come la catena di giornali locali fondata sette-otto anni fa e miseramente fallita. Come il progetto di Veneto City.
Non sopporto chi si veste in modo vistoso, per attirare l'attenzione. Gli occhiali scuri, anche quando è sera. I giubbotti di pelle. Gli stivali delle donne anche d'estate.
Non sopporto il cattivo gusto. Il fuori misura.
Non sopporto gli eccessi.
Che sia diventato vecchio?

05 aprile 2013

Il mio vecchio cane. (193) (altri: 5, 24, 47, 81, 94, 166)
Quando era giovane era un corridore instancabile. Al parco dove lo lasciavo libero, scompariva dalla mia vista correndo all'impazzata. Dovevo preoccuparmi io di sapere dove si era cacciato. Andava e veniva come gli pareva.
Diventato vecchio, corre meno. E' sempre veloce e desideroso di correre, ma corre per meno tempo. Al parco faccio la mia camminata. Non mi preoccupo più di sapere dove scappa. Perchè mi sta a tiro di voce. Invecchiato, mi sta più vicino. (Anzi mi stanno più vicino, perchè di cani ne ho due, entrambi vecchi).
Io cammino e il branco si muove con me. Non devo fare nessuno sforzo per richiamarli, perchè corrono entrambi nei pressi della mia posizione. Come se la vecchiaia avesse portato loro un maggior desiderio di stare in branco. Come se preferissero la vicinanza, invece della lontananza.
Come se preferissero stare in famiglia.

04 aprile 2013

Progetti 2. (192)
Una parente anziana mi dice:" Sono contenta perchè comprerò una casa nuova. Passo il mio tempo a progettare. A fantasticare. Così faccio passare il tempo. Mi perdo via."
Ecco il punto. Perdersi. Straniarsi dalla propria condizione. Sfuggire alla realtà della morte. Per continuare a vivere. Senza essere paralizzati dall'idea della morte.
Forse di progetti ne abbiamo bisogno.
(Parlo della nostra civiltà, della nostra mentalità. In altre condizioni, in altri continenti, chissà cosa si pensa. Penso a un indiano. All'importanza della meditazione, in quel continente. Vite diverse. Forse là i progetti non hanno neanche senso.)
A noi invece i progetti servono. Proprio per vivere. Magari progetti brevi. Sei mesi, un anno, dato che siamo anziani. E quando un progetto finisce, cominciarne un altro.
"E nella pausa?" Bravo! Nella pausa si torna a esser vecchi. Ad avere lo sguardo fisso sulla morte.
Forse la cosa migliore è l'equilibrio. Fra il tempo dei progetti e il tempo della vecchiaia.
Non troppi progetti o troppo grandi, altrimenti ne sei completamente assorbito.  Ti perdi la vecchiaia.
Non troppi pensieri su vecchiaia e morte, altrimenti sei paralizzato e non vivi.
Equilibrio, appunto.

03 aprile 2013

Progetti. (191)
Non faccio più progetti. In specie quelli a lunga scadenza. Non è la prospettiva della mancanza di tempo. Mi manca l'impulso. Sono diventato disinteressato ai progetti. E sì che in teoria di tempo ne avrei ancora. Dieci anni almeno, di speranza di vita. E' che mi interessano poco. Mia tendenza depressiva o depressione indotta dalla vecchiaia?
Penso al presidente della repubblica italiana. 88 anni. A 81 anni si è imbarcato in un progetto di 7 anni. La presidenza della repubblica. Sono ammirato. Ma ancor più, stupito. Possibile che a quell'età uno se la senta di impegnarsi in un progetto lungo? Oltre tutto senza la sicurezza di condurlo a termine. Ammirevole o da rimproverare? Perchè in questi anni si è letteralmente privato della vecchiaia.
I progetti impediscono di pensare alla morte. Sono un'illusione. Distolgono lo sguardo dalla fine della vita.
Compito della vecchiaia è pensare alla fine.

02 aprile 2013

Enzo Jannacci. (190)
E' morto nei giorni scorsi, di cancro, a 77 anni. Cantautore italiano (e medico). Un poeta. Un mito della mia generazione. Le sue canzoni fan venire in mente molti ricordi.
Ricordi di situazioni, di anni, di immagini.
Noi vecchi ricordiamo molto. Una parte della nostra vita la passiamo a ricordare. I ricordi arrivano attraverso un odore, una musica, un'immagine. Hanno la caratteristica di essere spesso bei ricordi. Nei quali ci culliamo a lungo. Abbiamo vissuto molto. Abbiamo tanto da ricordare. Il ricordo diventa la nostra vita, specialmente in età avanzata. Il ricordo ci produce piacere.
Poi ci sono i ricordi brutti. Coi quali stiamo poco. Ma servono anche quelli. Anzi, di più. Possiamo elaborare azioni negative. Guardarle in faccia. Pacificarci. Possiamo fare bilanci.
Il bilancio della nostra vita.

In una delle versioni della sua canzone Quelli che...,  dice: "...quelli che... quel cibo no... quell'altro neppure... la cotoletta no... quelli che vivono da malati per morire sani...". Proprio questo testo ho citato nel numero 186 di questo diario, non ricordandomi che l'avevo sentito nella sua canzone. Curioso che facesse umorismo sul cibo. Lui, un medico. 
Per dire come l'essere poeta, l'essere medico, non lo risparmiava dal luogo comune che si può mangiar quel che si vuole, senza danni, neppure da vecchi.

Intanto è morto anche Franco Califano, altro cantautore italiano. Diceva: spero di diventar vecchio cinque minuti prima di morire.

Vecchi fragili.


01 aprile 2013

La fragilità dei vecchi. (189)
Ne vedo tanti, in giro, di vecchi fragili. Non conta solo l'età (anche se dopo gli ottanta sono più frequenti). Conta il corpo. E l'interno.
Sembrano spaesati. Senza riferimenti sicuri. Incerti sui luoghi. Sulle persone. A volte ti seguono con lo sguardo. A lungo. Perchè hanno riflessi rallentati.
Sembrano impauriti. Dal traffico. Dalla confusione del supermercato. Dagli uffici.
Sembrano stanchi. Una stanchezza infinita. Come se di colpo la forza di gravità fosse raddoppiata. Mentre camminano, si fermano spesso a riposare.
Sembrano doloranti. Alla schiena. Nelle gambe. Nel girare il collo. Nel portare la borsa.
Sembrano privi di speranze. Di progetti. Se non quelli del quotidiano: prendere il pane, passare in farmacia, ritirare la pensione.
Sembrano privi di vita, i vecchi fragili.