18 gennaio 2015

Lampi di luce (15-009)

Lampi di luce. (15-009)
Le persone molto vecchie sono sconosciute. Ce ne sono poche, non si fanno vedere, non comunicano più. Così l'ultima parte della vita è avvolta nella nebbia.
Avrei gran desiderio di saperne qualcosa. Di essere informato. Invece niente.
Però.
Addentrandomi nella vecchiaia ho cominciato a osservarne alcuni aspetti.
Ho scritto dell'invecchiamento della volontà (15-008). E anche del disinteresse per nuovi progetti (88, 120). Della lentezza nel fare tutto, di passare tutto il tempo semplicemente a sopravvivere (120, 175). E della noia per molti dei riti della vita dei giovani.
Ripensandoci, ho avuto brevi anticipazioni di come sarà la mia vecchiaia estrema.
Certo, manca la continuità di queste situazioni nel tempo. Ma qualche idea comincio a farmela.
Comincio a intravvedere come sarà il prossimo futuro.
La vecchiaia giovane serve a darci proprio questi squarci di luce.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

14 gennaio 2015

La volontà (15-008)

La volontà. (15-008)
Della stanchezza del vecchio ho scritto più volte (vedi n. 88 e 90). Qui ne scrivo ancora, sotto un altro punto di vista.
In questi ultimi anni, mi capita di essere ancora attivo la mattina, un po' meno nel pomeriggio e per nulla la sera. Non è una questione di stanchezza fisica (ci sarebbe anche quella, ma ci sono vari trucchi per evitarla, tipo una dieta a base di cibo antiossidante).
È una stanchezza psichica quella che mi prende la sera. 
Non ho alcun desiderio di uscire, neppure per qualcosa di molto interessante. Non desidero fare alcun lavoro, incontrare qualsiasi persona. 
Né concerti, ne spettacoli, nè libri.
Alla sera manca completamente la volontà di mettermi in azione.
Ecco il punto: manca qualsiasi volontà.
La mia volontà è nettamente invecchiata.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

13 gennaio 2015

Alibi (15-007)

Alibi. (15-007)
Ho scritto molto sulle perdite della vecchiaia.
Non in tutti gli aspetti si perde qualcosa. Le perdite avvengono a pelle di leopardo. 
In qualche settore sono evidenti, in altri sono assenti.
Le perdite sono anche intermittenti. In alcuni momenti si manifestano, in altri no.
Succede allora che quando non si ha voglia di fare qualcosa, si prende a pretesto la vecchiaia per non farla.
Sono sempre stato restio ai cambiamenti. Sbagliando, perchè la vita è sostanzialmente cambiamento. Ma tant'è: il cambiare non mi piace.
Ora che sono vecchio sono ancora più restio a mutare qualcosa della mia vita. È sempre il mio carattere che funziona. Ma adesso ho un motivo in più. Non cambio perchè ormai non ho più tempo. Che importa cambiare se ormai ho finito la vita?
La vecchiaia è diventata la scusa per non fare ciò che non ho mai amato fare.
Ma è una scusa.
Così, la vecchiaia diventa un alibi.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

09 gennaio 2015

I limiti (15-006)

I limiti. (15-006)
Ho scoperto un mio limite. Nel lavoro.
Nella piccola attività che ancora svolgo, è necessaria una certa competenza, che mi deriva dagli studi fatti. È anche necessaria una capacità di coordinamento dei collaboratori, tutti molto giovani. Serve essere un leader.
Ebbene mi sono accorto che questa qualità mi manca. Ed è un limite piuttosto grosso.
In altri tempi, in situazioni simili, mi davo da fare per colmare le lacune.
Oppure lasciavo l'occupazione, se non era alla mia portata.
Oggi sono vecchio. La mia reazione è stata la rassegnazione. Non ho più il tempo per cambiare la situazione. Me la tengo così com'è. Mi rassegno a vivere senza porvi rimedio.
Per cambiarla dovrei usare molta energia, fare sforzi.
Soprattutto dovrei avere il desiderio del cambiamento.
In vecchiaia non ho più voglia di cambiamenti.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

08 gennaio 2015

Un lungo passato (15-005)

Un lungo passato. (15-005) (08/01/15)
Ne scrivevo giusto qualche giorno fa (vedi 15-003). Che cioè i vecchi hanno alle spalle un lungo passato. Quando un pensiero ti frulla in testa sei pronto a cogliere ogni spunto, su quell'idea. Così, leggendo Una donna spezzata di Simone de Beauvoir mi è capitato di leggervi qualcosa di simile, scritto in modo superbo.
Lo riporto qui sotto.
“... ho scoperto la dolcezza di avere un lungo passato dietro di me. Non ho il tempo di raccontarmelo, ma spesso, d'improvviso, lo scorgo in trasparenza nel fondo del momento presente; gli dà il suo colore, la sua luce, come le rocce o le sabbie si riflettono nei balenii del mare. Una volta mi crogiolavo nei progetti, nelle prospettive; adesso, l'ombra dei giorni defunti vèlluta i miei piaceri, le mie emozioni.”

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)

07 gennaio 2015

Decisioni definitive (15-004)

Decisioni definitive. (15-004)
Colpiscono le promesse che si fanno quando ci si sposa. In sostanza ci si promette amore eterno. Serve a esorcizzare la realtà. Tutti sanno che dopo 5-7 anni tutto cambia. Quelle promesse servono ai neofiti per farsi forza e durare il più a lungo possibile.
Ma ognuno sa che è un inganno.
Quando poi si raggiunge la vecchiaia (cioè si sono vissuti almeno sei decenni), appare lampante che l'arco di vita, in cui si mantiene un impegno, oscilla attorno ai 5 - 10 anni.
Dall'alto dei sessanta-settant'anni possiamo osservare i cambiamenti della nostra vita. Possiamo vedere quante decisioni, che avevamo preso come definitive, si sono sciolte come neve al sole, col trascorrere degli anni. Anche decisioni importanti.
Il fatto è che la vita ha un tale tasso di variabilità, che ogni rigidità che le si impone (con una decisione irremovibile) salta al cambiare delle condizioni esterne.
Anche l'idea che uno si fa della propria vecchiaia è destinata a mutare.
Non è possibile proiettare la vecchiaia, che stiamo vivendo adesso, in un futuro lontano.
E lontano può significare anche solo due o tre anni.
Si dovrebbe essere curiosi di vedere che cosa ci riserva la vita futura.
A onta delle nostre decisioni irrevocabili.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

05 gennaio 2015

I ricordi (15-003)

I ricordi. (15-003)
E' luogo comune dire che i vecchi vivono nel passato. Vivono dei loro ricordi.
Mi chiedo il perchè.
Non credo che sia un modo per sfuggire al presente di vecchiaia. E neppure che così si dimentichi il futuro, che è inquietante per via che si sta giungendo al termine.
E' che i ricordi danno piacere.
Ci si commuove a pensare il passato, del quale si ricordano le cose belle. Non perchè si era giovani e della giovineza si abbia nostalgia. Semplicemente perchè si guarda alla vita già vissuta. Con tenerezza. È roba nostra. Il passato ci appartiene interamente.
Forse il passato siamo noi.
É il distillato del nostro essere più profondo.
E poi, dato che siamo vecchi, di passato ne abbiamo tanto.
Ricordare il passato non è cosa che si sbrighi in poco tempo, come per i giovani, che ne hanno poco. No, il nostro passato di vecchi è tanto. Possiamo stare ore a ricordare questo e quello e quest'altro.
E non ci annoiamo, nel far ciò.
Il nostro passato è molto vario.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

04 gennaio 2015

La Bianchina (15-002)

La Bianchina. (15-002) 
Ero al parco con i cani. In un punto che costeggia una strada, molto vicino alla rete di recinzione. Con la coda dell'occhio vedo arrivare un'auto, che attira la mia attenzione.
Era una Bianchina “lunga”, una piccolissima automobile di cinquant'anni fa, da molto tempo fuori produzione. Ne circolano pochi esemplari.
Mi giro col corpo e la osservo con attenzione e con piacere. Le vecchie automobili mi inteneriscono sempre. Per le loro forme contenute, per le linee morbide.
Soprattutto perchè riportano alla memoria anni lontani del mio passato. Ricordare il passato mi commuove ed è piacevole.
L'automobilista al volante si accorge che sto fissando la sua auto. A sua volta mi fissa.
Per una frazione di secondo si stabilisce un contatto. Lui ha capito che la sua auto mi piace. Io ho capito che ne va orgoglioso. Fra noi c'è una complicità.
Mentre sta uscendo dal mio campo visivo, suona il clacson due volte per saluto e per l'intesa.
L'ho guardato bene.
Anche lui era un vecchio.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

03 gennaio 2015

2015 (15-001)

2015. (15-001)
A trent'anni il mio orizzonte temporale era il 2000. Cioè un anno che desse dei confini al mio futuro. Allora pensavo che nel 2000 avrei avuto 54 anni, età ragguardevole, vista dai miei trent'anni. Pensavo anche che una vita dignitosa, non esagerata, poteva chiudersi a settant'anni. Non volevo vivere di più.
Passato il duemila, non mi posi orizzonti futuri, preso com'ero da un'impresa in cui mi ero lanciato.
L'orizzonte definito ricomparve successivamente quando mi caricai di debiti per l'impresa. 
Il nuovo orizzonte coincideva cogli anni in cui sanavo tutti i miei debiti e chiudevo l'impresa.
Ci sono.
Manca un anno alla chiusura dell'impresa e tre al pagamento di tutti i debiti.
Del tempo è passato. Ho quasi settant'anni. Sono arrivati dei nipoti. Posso ancora essere utile e attivo. Non penso più che potrei chiudere qua la vita. Mi serve altro tempo.

E dopo il 2018?
Ho orizzonti temporali vaghi. Uno potrebbe essere il 2026 in cui compirò ottant'anni, la speranza di vita della popolazione del mio paese (l'Italia).
Ma dopo di questo il tempo è agli sgoccioli.
Dopo vedo solo nebbia.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

31 dicembre 2014

Il termine (14-249)

Il termine. (14-249)
Se ripenso agli ultimi miei anni, mi accorgo che quasi ogni anno è morto un parente.
Nel 2008 è morta mia madre. L'anno dopo mio suocero. Dopo due anni mia zia Rita. Poi l'ultimo mio zio maschio. Quest'anno, mia zia Emma. Per non parlare del fratello di mio padre e di sua moglie morti in anni intermedi.
E' rimasta viva soltanto una vecchia zia, sorella di mia madre, ultranovantenne.
Tutti gli altri sono morti fra gli 87 e i 92 anni.
Mi colpisce che tutta una generazione di parenti sia scomparsa in un lasso relativamente breve di tempo.
Pensandoci bene, è naturale, si tratta di parenti nati tutti in un decennio, fra il 1916 e il 1924.
Però colpisce che nella mia famiglia si giunga a scadenza in maniera inesorabile a un'età compresa fra 87 e 92.
Sembra il termine inscritto in un gruppo di umani, quelli del mio sangue o del enturage.
Inevitabilmente è il mio termine.


(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

30 dicembre 2014

Stanchezze (14-248)

Stanchezze. (14-248)
Nei primi mesi di questo diario ho scritto più volte di stanchezza del vecchio (vedi n. 79 e 90). Mi riferivo soprattutto a quella fisica.
In questi giorni sto sperimentando un altro tipo di stanchezza.
Sono giorni di feste, pranzi, incontri, parenti da visitare. Concentrati in pochi giorni.
Mi accorgo che è troppo. Non reggo più con facilità l'incontro con molte persone, siano pure parenti o conoscenti.
Non è questione di noia, o di senso di inutilità che lasciano questi incontri.
Anzi, devo dire che mi fanno piacere. Li vivo bene.
Ma lasciano addosso una stanchezza. Una stanchezza psichica.
Le relazioni mi stancano.
Da giovane le cercavo con ansia. Ora le vorrei centellinare.
Oggi comprendo la risposta che mi diede una vecchia zia, prossima ai novanta, alcuni anni fa. Avevo organizzato un incontro presso la sua casa di riposo, fra una sua sorella che non vedeva da anni e alcuni suoi nipoti. Ci eravamo trattenuti con lei per un'ora, un'ora e mezza, portandole regali, vecchie fotografie da rivedere, stando in sua compagnia. Ero certo di avrle fatto piacere.
A un certo punto le chiesi se desiderava qualcosa. L'avrei fatto volentieri.
Con molta semplicità mi rispose: "Adesso vorrei che andaste via, sono stanca."

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

29 dicembre 2014

Festività (14-247)

Festività. (14-247)
Nella nostra cultura (europea) questo è un periodo di feste. 
Natale, ultimo dell'anno, epifania. 
Pranzi da preparare, regali da escogitare, incontri obbligati a cui partecipare.
Non c'è dubbio che se uno avesse desiderio di farsi un proprio progetto, ne sarebbe ostacolato. Se poi uno è anziano, allora deve fare i conti con i tempi ristretti di vita. 
Insomma di tempo per sè, durante le feste non ne resta.
Questo mi irrita.
In realtà mi irritava. Adesso prendo tutto come occasione di vita.
Che cosa cambia se dico qualche parola banale a un parente che vedo rararmente o se invece vado a teatro a vedere un classico? Un tempo faceva differenza, eccome.
Mi sembrava nel primo caso di sprecare il mio tempo; nel secondo di essere appagato.
Oggi, da vecchio, penso che sia tutta vita.
La differenza c'è fra vita e morte. Non fra un tipo di azione e un'altra.
Nell'ultima età vale ogni singolo atto di vita, non una gerarchia di importanza fra le cose che si fanno.
Potrebbe essere questo ciò che Jung intendeva scrivendo: "Quanto più invecchio, tanto più cerco rifugio nella semplicità dell'esperienza immediata."

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

28 dicembre 2014

La morte vicina (14-246)

La morte vicina. (14-246)
E' morto un mio conoscente, settantacinquenne. Era fratello di un compagno di liceo. 
Mi ero rivolto a lui dopo l'esame di maturità, per chiedergli consiglio sulla facoltà universitaria a cui iscrivermi. Io volevo chimica e lui era appunto iscritto a chimica, ultimo anno. 
Mi sconsigliò fermamente. Io mi iscrissi ugualmente. Lui si laureò e poi restò alla facoltà a insegnare. Cinque anni dopo me lo ritrovai come relatore della tesi di laurea.
Un mio professore dunque, ma aveva solo 6-7 anni più di me.
È morto l'altro ieri.

Qualche mese fa è morta una mia zia, l'ultima della famiglia di mio padre. Dopo di lei il più vecchio sono rimasto io. La cosa mi colpì. Ma non mi impressionò molto. Fra di noi c'era una differenza di 22 anni. È vero che lei mi cedette il testimone della persona più anziana rimasta, ma era di un'altra generazione. Almeno due decenni di distanza.
È difficile essere spaventato da qualcosa che capiterà fra vent'anni.

La morte del mio relatore ha avvicinato di molto il mio contatto con la fine della vita.
Potrei finire fra sei-sette anni. Un termine pericolosamente vicino. Col quale fare i conti.
Quando cominciano a morire i tuoi coetanei (o poco più), la morte diventa straordinariamente realistica.
La morte non è un brutto sogno.
La morte è una cosa concreta.

(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

27 dicembre 2014

Spigolature (14-245)

Spigolature. (14-245)
Quando leggo, trovo sempre delle considerazioni interessanti sulla vecchiaia, che mi scrivo su un'agenda. Spero di avere il tempo per approfondire. Tempo che non trovo mai. Allora le cito qui tali e quali.

Jung considera la vecchiaia: " ... il tempo della raccolta preziosa, in vista di una ignota trasformazione."(In questa trasformazione sembra credere Platone, anche se, secondo lui, l'uomo non ha i mezzi per dirimere la questione: con la morte finisce tutto o comincia qualcos'altro?)
 
Sempre Jung scrive: "Quanto più invecchio, tanto più cerco rifugio nella semplicità dell'esperienza immediata." 
Tale riflessione confina con la seguente: invecchiando interessa tutto, ogni singolo atto di vita anche il più banale.

In un testo, di cui ho smarrito i riferimenti, si fa l'affermazione che oggi si resta vecchi più a lungo. La vita moderna è squilibrata verso la vecchiaia (vedi anche 14-234).
Cito ancora quel nativo australiano che, conosciuta la nostra civiltà e richiesto di che cosa lo colpisse di più, rispose: "Sono impressionato dalla lunghezza della vostra vecchiaia."

Un'altra idea importante, trovata chissà dove, è la seguente: a invecchiare si impara.
E le donne imparano meglio degli uomini.

Si diventa vecchi veri in quel decennio che precede la morte. Dunque, a rigore, non si saprebbe quando comincia la vecchiaia. Perchè la si può calcolare solo dopo la morte. Può allora essere utile la considerazione che facevo alla pagina precedente (14-244): si entra enlla vecchiaia vera quando si passa dall'erogare servizi al ricevere servizi.


(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

26 dicembre 2014

La differenza* (14-244)

La differenza.*(14-244)
La vigilia di natale ho incontrato la mia vicina ottantaseienne sulle scale. Le ho chiesto se stava preparando il pranzo di natale. Mi ha risposto: "Queste cose non le faccio più. Vado a pranzo da mia figlia. Prepara lei."
Quando mia madre era ancora viva, invitava mio figlio a pranzo una volta alla settimana. Poi ha cominciato a perdere la memoria, a non ricordarsi più di fare la spesa, a dimenticare dei piatti già preparati. Allora decidemmo che ci saremmo visti a pranzo in una trattoria, io lei e mio figlio. Aveva 77 anni.
Questo natale siamo stati invitati a pranzo dalla figlia di mia moglie. Per alleggerirle il lavoro, abbiamo proposto che il pranzo lo avrebbe preparato sua madre e che lo avremmo portato noi il giorno di natale. In un altro giorno abbiamo invitato a pranzo mio figlio, la sua compagna e mio nipotino nato da poco. L'abbiamo fatto a casa nostra e l'ha preparato mia moglie.
Questa la differenza.
Tutti vecchi, ma di possibilità diverse.
Noi, io e mia moglie, vecchi giovani, siamo in grado di fornire servizi ai nostri figli.
La mia vicina e mia madre (sugli ottanta e più) non sono in grado di farlo.
Semmai loro ricevono servizi.
Nella vita arriva un momento in cui si passa da dare a ricevere.
Questo è il passaggio fra prima vecchiaia e seconda.
(vedi anche 14-238)


(L’indice per argomenti del 2013 si trova a pagina 442; quello del 2012 a pagina 107. La sintesi del 2012 si trova alla pagina 14-41.)
(per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )