16 gennaio 2013

Il motorino. (122) (Prudenza, altri: 45, 68, 73, 97)
Un vecchio esce da un bar. Movimenti lenti e affaticati. Terza fascia di vecchiaia, direi. Si avvicina a un motorino. Lentamente prende il casco e lo indossa. Avvia il mezzo e parte. E’ più veloce  di quanto non camminasse (ovvio), ma anche più vivace. In sella al mezzo meccanico recupera autonomia e gagliardia.  Sarà in grado di prevedere i pericoli della strada? Farà fronte alle emergenze del traffico? Non credo.
Vecchio imprudente. Per conservare velocità e autonomia, che le sue gambe non gli garantiscono più, usa un mezzo instabile. Mette a repentaglio l’incolumità degli altri. Soprattutto la sua. Diverso sarebbe lo scooter elettrico a quattro rotelle. Ma va lento e sa di disabile.                                                                           Molti vecchi sono imprudenti. Per superare le limitazioni della vecchiaia.
O forse no. Sono furbi.                                                                                                                          Scelgono un mezzo che aumenta il rischio di morte. Per metter fine alla loro vita. Quasi un suicidio.
Il motorino in mano ai vecchi è un’eutanasia mascherata.

15 gennaio 2013

La vita mi sfugge. (121)
Stamattina, dopo colazione, ho portato il cane al parco. Sono tornato a casa alle dieci e mezzo. Volevo scrivere qualcosa sul blog. Ma la mia consorte mi ha chiesto di andare a fare degli acquisti al supermercato. Così sono uscito di nuovo. Dopo una sosta al bar per un caffè, siamo andati al supermercato. Tornando ci siamo anche fermati in edicola per i giornali. Morale: ho cominciato a scrivere verso le 12. Per un’ora circa, perché all’una è venuto uno dei nostri figli a trovarci. E’ rimasto da noi un’oretta: aveva già mangiato e così abbiamo rimandato il pranzo. Intanto però era arrivata l’ora per la seconda uscita (più breve) del cane. Così sono uscito di nuovo. Al rientro abbiamo pranzato (erano ormai le 14 passate) e guardato un notiziario in TV. In poltrona mi sono addormentato.  Non continuo. E' continuato così anche nel pomeriggio.
Ho la sensazione di non aver fatto nulla durante l’intera giornata. Nulla di quello che mi ero programmato.
E’ vero solo in parte. Perché ho incontrato familiari, sono stato con la mia consorte. Ma la sensazione di aver perso tempo è predominante.
Giornate così ne ho passate tante nella mia vita. Ma ora in vecchiaia è forte la sensazione di aver gettato via una giornata.
E di giornate me ne restano poche.

14 gennaio 2013

Sopravvivere. (120)
Un conoscente, giovane, è stato in Nepal. Per un trekking. Indescrivibile.
Gli chiedo  se a quelle altezze prevale lo spirito. Gli chiedo se viene naturale meditare. Mi risponde di no. Che le difficoltà sono così grandi, l’aria così poca, che durante la camminata si può solo pensare al passo successivo. Si può solo essere concentrati sul cammino.  Si può solo sopravvivere.
Ricordo che quest’estate faceva un gran caldo. Che non riuscivo a far niente. Lasciavo passare il tempo aspettando che passasse il caldo. Mi limitavo a sopravvivere.

Sono entrato da poco nella vecchiaia e mi sto facendo un’idea di come sarà più avanti. I grandi vecchi sopravvivono. Per loro è già faticoso il vivere, senza fare nient’altro. Tutto il tempo lo passano a vivere.

13 gennaio 2013

Sordità. (119)
I vecchi sono sordastri. Non tutti. Tanti. A scavare si scopre qualcosa. Non è solo l’udito che vien meno. E’ l’attenzione. Quando uno ti parla, ci metti in po’ di tempo a sintonizzarti su quella comunicazione. Ti perdi le prime frasi. E’ inutile che l’altro te lo ripeta alzando la voce. Basta che te lo ripeta.
E’ sempre una perdita, d’accordo. Solo che non è nell’organo, ma nel cervello. Comunque c’è.
Conseguenze.  Dopo qualche tempo, ti stufi di chiedere di ripetere. Allora fai finta di aver sentito e rispondi con un “sì“. Tanto, sono poche le comunicazioni veramente importanti.
Altra conseguenza. Fai finta di non aver sentito anche quando hai sentito benissimo. Magari perché la domanda è scomoda.
La nomea che sei sordo è un vantaggio.   

12 gennaio 2013

Altra chiarezza. (118) (Punti fermi; altri: 62, 50, 46)
Lei mi dice: “Parli troppo di vecchiaia. E’ depressione.”                                                              
E’ vero. Ne parlo troppo. Ho perfino avviato un blog. Elenco le cose negative. Tante.   Poche di positive. Mi dico:”E’ perché la vecchiaia è questo."                                                                                                  La vecchiaia è questo?                                                                                                                               Vedo nera la vecchiaia perché sono vecchio o vedo nero perché sono depresso?
Le magagne della vecchiaia portano con sé la depressione oppure è la depressione che mi fa vedere nera la vecchiaia?                                                                                                                                                               Si può vivere la vecchiaia in due modi: pensando alle sue debolezze e aspettando la morte; oppure vivendo normalmente con le passioni, gli affetti, i progetti, mettendo in secondo piano le defaillance di quest’età.
Nel primo caso metti la vecchiaia in primo piano.                                                                                           Nel secondo caso metti in primo piano la vita.
Meglio la seconda.                                                                                                                                      Ma rischi di morire senza vivere la vecchiaia e l’attesa della morte.    

10 gennaio 2013

Parlar di morte allunga la vita! (117) (10/01/13)
Non conosco l’origine di questa frase. Forse un detto popolare scaramantico. Palesemente falso. Letteralmente non è vero (e come potrebbe?).
E’ che più che di morte si parla di morti. E gli anziani spesso lo fanno, trovandosi tra di loro. Un misto di commemorazione di un defunto e ricordo della propria vita passata.

Invece parlar di morte migliora la vita. Questo sì. Sapere i processi  attraverso i quali giunge la morte, dal punto di vista medico, aumenta la conoscenza. Diminuisce l’ansia, la paura. Sarebbe come fare un training. E’ come far le prove dell’esame di maturità, alcuni mesi prima dell’esame vero. E’ come allenarsi agli scontri di piazza durante le manifestazioni.
Insomma è prepararsi.
Possibile che ci si prepari su tutto e non sull’evento finale della nostra vita?

09 gennaio 2013

Colleghi.(116) (un altro, n. 7)
Spesso guardo i miei colleghi. Cioè i vecchi. Per cogliere in loro i segni della mia vecchiaia. Quasi li spio, per vedere come si comportano, a che grado di vecchiaia sono giunti. Faccio confronti. Un po’ mi rallegro, se li vedo più anziani. Un po’ mi sconforto, immaginando come sarò io. E’ come se volessi abituarmi a quell’immagine che darò di me, più avanti.
Il più delle volte sono in apprensione per loro, se li vedo incerti, confusi, lenti.
Ovviamente sono in apprensione per me stesso.

08 gennaio 2013

Insofferenza.(115)
Sono diventato insofferente. Non sopporto di non riuscire a fare le cose che vorrei fare. Che un tempo facevo. Esempio, mettere il guinzaglio al cane con una mano sola. Una volta ci riuscivo. Almeno mi pare. Anche adesso lo faccio. Ma talvolta fallisco. Allora mi irrito oltre misura. Do in escandescenze. Il mio cane mi guarda intimorito. Teme che ce l’abbia con lui.                                                                                     Ce l’ho con me.
La perdita di abilità mi dà un senso di frustrazione a cui reagisco con una forte irritazione, che sfogo con il turpiloquio.
Non mi rassegno alla parabola discendente della vita. In cui si perde progressivamente quello che si era conquistato.

07 gennaio 2013

Ginnastica. (114)
Non faccio ginnastica. So che farebbe un gran bene. Ma non la faccio. Me la cavo dicendomi che esco col cane almeno due ore al giorno. Non è la stessa cosa. Perchè funzioni, occorre faticare. Qualche tempo fa ho dovuto smantellare l'appartamento di mia madre. L'ho dovuto fare in fretta. Ho faticato molto. Ma stavo molto bene. Mi alzavo la mattina con i muscoli indolenziti, ma dormivo proprio bene. Allora decisi che non dovevo farmi mancare lo sforzo fisico.
Non ho mantenuto la promessa.
Ieri il nipotino era senza genitori, causa lavoro. Allora siamo andati noi (io e consorte) a tenerlo. La mattina l'ho tenuto soprattutto io. Lo prendevo in braccio se lo chiedeva, mi sdraiavo per terra per giocare con lui, lo aiutavo a camminare (i primi passi). Quando sono tornato a casa ero stanco. Fisicamente, intendo. Perchè pesa 13 chili ed è faticoso tenerlo in braccio. Ma è anche faticoso alzarsi dal pavimento o sdraiarsi sul pavimento. La notte ho dormito profondamente. Al mattino mi sono alzato con i muscoli indolenziti.
Ecco la ginnastica!
Non occorre che vada in palestra. Basta che segua mio nipote.

06 gennaio 2013

Socrem.(113)
Sta per "società di cremazione". Dove cremazione significa incenerimento di salme di defunti.
Si tratta di associazioni che vogliono divulgare e facilitare la possibilità di far incenerire il proprio corpo dopo la morte.
Nate alla fine del XIX secolo per motivi igienici, hanno oggi un largo successo. Le amministrazioni comunali hanno capito il vantaggio di tale pratica. Prima di tutto vantaggi economici e logistici (costa meno e le salme occupano meno spazio). Poi vantaggi igienici ed ecologici. Infine vantaggi psicologici per i superstiti. La morte è un distacco definitivo: la cremazione lo rende evidente.                                                               Non da ultimo, con la cremazione si sollevano gli operatori cimiteriali dall'essere sempre a contatto, penosamente, con salme decomposte.

Scegliere il modo in cui sarà trattato il nostro corpo, dopo la morte, è un modo per prendere contatto con la nostra fine, imminente e ineluttabile. E' realismo.

05 gennaio 2013

Servizi per la terza età.(112)
Ho sfogliato un libretto del mio Comune sui servizi per le persone anziane. Lodevole. Laboratori, attività motorie, orti sociali, gite, cultura ecc. Belle cose. Ma si vede che sono state ideate per i vecchi, non dai vecchi. Manca qualcosa. Si ha l'impressione che si cerchi di riempire un vuoto che i vecchi dovrebbero avere. C'è questo vuoto nei vecchi?                                                                                               Leggendo l'introduzione si capisce l'impostazione generale: "...tutto ciò che può rendere ancora speciale la vita di ogni cittadino a prescindere dall'età."
Non si può prescindere dall'età! E' l'età che fa la differenza. Se la togli, se fai finta che non ci sia, crolla il significato di essere vecchi. Sono i numerosi anni vissuti a rendere speciale la vecchiaia. Ma sono soprattutto i pochi anni che restano, a dare un significato nuovo alla terza età. Se sei vissuto molto, ti resta poco da vivere. Questo cambia tutto. E' un'altra prospettiva, diversa da quella di altre età nelle quali è assente la prospettiva della fine imminente.
E poi: come si fa a organizzare delle attività per la terza età e non organizzare qualcosa sulla morte? Capisco che sia un tabù, ma lo è soprattutto per i giovani.
Mi piacerebbe che qualche comune organizzasse qualcosa sulla morte, per i vecchi.

04 gennaio 2013

Mi sono stancato.(111)  (Un altro, n. 107)
Mi sono stancato di festeggiare l'anno nuovo. Quest'anno non l'abbiamo fatto. Nè panettone, nè brindisi. Tanto meno cenone, festa e balli. Siamo andati a letto prima di mezzanotte.
Mi sono stancato di aderire a festeggiamenti vuoti di significato. Di fare ciò che fan tutti. O meglio, ciò che fanno i più giovani. L'ho fatto almeno sessanta volte. Penso che basti.
Se non lo fai, ti senti tagliato fuori, da giovane. Da vecchio invece non t'importa. E' una cerimonia ripetitiva, sempre più svuotata di significato.
Da vecchio hai queste libertà. Di andare contro corrente. E non patirne.

03 gennaio 2013

La luce del bagno. (110)
Il mio bagno è cieco. Non ha finestre. Ha due luci artificiali. Una centrale a soffitto, l’altra sullo specchio sopra il lavandino. Quella centrale non è forte, ma comunque fa luce. Fino a qualche mese fa mi bastava la luce centrale, quando entravo in bagno. Usavo quell’altra solo quando dovevo guardarmi allo specchio. Da un po’ di tempo mi sembra che la luce centrale sia diventata più fioca. Illumina poco il bagno. Forse si sta esaurendo (è una lampadina a basso consumo). Per cui sempre più spesso accendo anche l’altra.              Mi piace avere luce.
L’ultima volta che sono andato a rinnovare la patente, due anni fa, mi sono stupito perché dall’esame oculistico l’occhio destro ha perso tre decimi. Nessuna prescrizione di occhiali, però, perché partivo da un valore alto.
Oggi ho un dubbio: sono certo che la lampadina del mio bagno si stia esaurendo? O invece si sta indebolendo la mia vista?                                                                                                                             La vecchiaia porta sempre a un indebolimento dei vari organi, vista inclusa. E’ che non ci pensiamo.           La vita è una parabola. In vecchiaia siamo nel ramo discendente.

02 gennaio 2013

Rita Levi Montalcini. (109)
E’ morta qualche giorno fa. 103 anni. Ancora molto lucida. Il corpo era indebolito, ma la mente no. Predicava: conservare la curiosità. Non mettere il lucchetto al cervello. E' stata premio Nobel per la medicina.                                          
Si è detto che è morta in modo non traumatico. Passando da una conversazione con qualcuno, a una specie di assenza e alla morte. Sembra una morte naturale, da come la raccontano. Ricordo un mio familiare morto due anni fa, in ospedale. Una decina di giorni prima del ricovero, a cui seguì la morte, per due volte era venuto meno, mentre era seduto in poltrona a guardare la tv. Si era come accasciato. Poi era rinvenuto. Collassi? Prove di morte? Aveva 94 anni.                                                                                            Allora si può morire così, semplicemente perché ci si spegne. Senza un contorno di malattie, ospedali, disabilità. Avviene a volte a coloro che sono molto avanti negli anni. E’ necessario che il corpo si indebolisca, per un trapasso come questo. Sempre a proposito della Montalcini, mi pare che mangiasse come un uccellino.                                                                                                                                                         A ricordare a tutti che ne uccide più la gola della spada.                                                                             La mala morte è causata dal cibo?

01 gennaio 2013

Friendly. (108)
E’ una parola inglese. Significa amichevole. Si usa  per oggetti o situazioni che facilitano qualche operazione.

I vecchi perdono progressivamente l’abilità delle mani. Tanto faticosamente conquistata nei primi anni di vita, da bambini. Per esempio i bambini impiegano anni a riuscire ad allacciarsi le scarpe. Ci vogliono anni anche per perdere questa capacità. Ecco allora le soluzioni friendly. Una chiusura delle scarpe col velcro  facilita l’anziano (così come il bambino). Anche abbottonarsi una camicia può essere complicato, per un vecchio. Niente paura, soluzioni friendly: asole più larghe, bottoni più grandi…o bottoni automatici. Così come friendly sono la vasca da bagno con sportello, il water rialzato, il girello per appoggiarsi quando si cammina.
Tutto ciò può apparire curioso ai normo-dotati. Ma i vecchi diventano diversamente abili. Queste soluzioni e molte altre diventano necessarie.

Da vecchi diventiamo tutti disabili.