15 agosto 2019

Caffè (19-094)

Caffè. (19-094)
Il caffè mi piace.
Alcuni anni fa, ho scoperto che lo IARC ne aveva stabilito la probabile cancerogenicità, almeno nei confronti del tumore della prostata. Poichè da tempo soffrivo di iperplasia prostatica, avevo deciso di ridurlo, passando da una trentina di caffè al mese a meno di 4 -5.

Recentemente ho scoperto che il caffè gronda sangue, morte e malattie: quelli dei lavoratori e dei piccoli proprietari che lo producono (almeno in Africa e in Brasile). A questo proposito si può leggere l'inchiesta Bitterkafè del gruppo di giornalisti danese indipendenti Danwatch. 
Così ho smesso di bere il caffè commerciale, puntando su quelli certificati da organismi indipendenti: il caffè bio (senza veleni), il caffè di Fair Trade (che garantisce un commercio equo), il caffè marchiato UTZ (che controlla le condizioni di lavoro delle maestranze e l'inquinamento ambientale) (vedi 19-082).
Circa un anno fa lo IARC ha sottoposto a revisione il suo giudizio sul caffè, declassificandolo da probabile cancerogeno a probabilmente non cancerogeno. Ciò mi ha portato a ricominciare a berlo (purchè dei marchi suddetti). Sono tornato dunque a un caffè al giorno (ristretto).
Secondo le mie idee sul cibo, il caffè non dovrebbe far parte della dieta dell'uomo, se non saltuariamente, perchè non appartiene certo ai prodotti consumati dai nostri progenitori (sapiens e anche quelli precedenti).
Sono dunque in contraddizione. Però fa bene al tono del mio umore di questi ultimi mesi. 
Mi fa vivere meglio.
Mi sono detto:" Che male potrà mai farmi?"

E' curioso: è la stessa frase che quelli dell'età di mezzo dicono a proposito dei loro parenti anziani: "Che male protrà far loro? Tanto ormai sono alla fine." 
E viene applicato a fumo, alcolici, zucchero, insaccati eccetera.
Tutte cose che peggiorano la vita dei molto anziani.
Devo starci attento: ci sto cascando anch'io.




(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

14 agosto 2019

Gran caldo 2019 (19-093)

Gran caldo 2019. (19-093)
Negli ultimi due mesi nella mia città il termometro ha superato i 33°C: a fine giugno è arrivato a 38, in luglio a 36 e in questi giorni di agosto a 34. Queste temperature sono anomale dove abito e così le patisco particolarmente (e meno male che in casa ho l'aria condizionata).
Ormai ho 73 anni: la capacità di adattamento al gran caldo si sta affievolendo. Altro segno di vecchiaia (vedi n. 19-077).
Ho sofferto in special modo l'ultima impennata di agosto. Complice forse un'umidità maggiore o le mie condizioni fisiche generali, fatto sta che mi sono trascinato fra poltrona e letto tutto il giorno. Ho dormito in tarda mattinata; poi nel pomeriggio e infine in serata sono crollato davanti alla tv.
E' evidente che il tentativo del mio organismo di adattarsi è costato molta energia, col risultato che sono stato stanco morto tutto il giorno.
Non ricordo di aver patito il caldo nella mia vita. In un viaggio in Marocco, fatto in gioventù, ricordo di aver dormito deliziosamente all'aperto con 38 °C !!


Capacità di adattamento: diminuisce col passare degli anni. Nei riguardi del caldo e del freddo, ma anche nei confronti delle difficoltà della vita, oppure nei rapporti con i propri intimi.
Mi adatto sempre meno.
E comunque con gran fatica.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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08 agosto 2019

Disgregazione (19-092)

Disgregazione. (19-092)
E' un termine forte.
Eppure talvolta questa parola mi viene in mente di fronte a situazioni che non riesco più a controllare. Per esempio impegni molteplici ai quali non faccio fronte. Per esempio quando l'elenco delle cose urgenti da fare si allunga; oppure quando la scrivania si riempie di cosette da sistemare e/o riparare e/o semplicemente da archiviare: e non ne faccio nessuna.
Quando non riesco a controllare la mole delle cose da fare subentra l'ansia. E mi arrabbio moltissimo con chi me ne aggiunge altre, quando ne ho già una montagna da fare.

Mi dicono che sono depresso.
La depressione colpisce una percentuale non piccola (1 - 4%) di anziani, dopo i 65 anni, e raddoppia dopo i 75-80. E io ho anche una familiarità per questa malattia. Ricordo ancora le agende che mia madre teneva negli ultimi anni della sua vita, sulle quali frequentemente scriveva: sono depressa.
Fra le malattie della vecchiaia forse bisogna aggiungere la depressione. 
Almeno per quelli del mio tipo.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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07 agosto 2019

Relazioni (19-091)

Relazioni. (19-091)
Un paio d'anni fa ho scoperto che non solo il corpo invecchia, ma anche la psiche. 
Inevitabile che le relazioni ne risentano.
Una psiche invecchiata ha meno strumenti per risolvere i conflitti, meno capacità di comprendere le situazioni, meno pazienza e si innervosisce più facilmente.
Mi sono accorto infatti che di fronte a certe relazioni impegnative (come quella di coppia) mi sento come inerme, incapace di capire le ragioni dell'altro, di trovare soluzioni ai problemi. Soprattutto è diminuita l'energia per affrontarli.

Inoltre subentra una sorta di rassegnazione.
Se per tanti anni non sono stato in grado di risolvere alcuni contrasti, che possibilità ci sono di risolverli in vecchiaia, con meno mezzi e minori abilità?
E diminuiscono le motivazioni per farlo.
Comincio a chiedermi: a quale scopo?


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06 agosto 2019

Giorno per giorno (19-090)

Giorno per giorno. (19-090)
Nella mia età di mezzo sono entrato in contatto con modi diversi di vivere, soprattutto modi differenti di concepire e interpretare la vita.
Fra le idee più significative vi era questa:"Vivi la tua giornata come se fosse l'ultima della tua vita."
Un modo per vivere in pienezza piuttosto che lasciarsi vivere. Un modo per concentrarsi su ogni singola azione, diventarne consapevoli.
In realtà gran parte dei nostri giorni scivolano via senza grande coscienza.


Nella terza età, quello che in gioventù sembrava un invito fantasioso (visto che da giovani ci si sente immortali e non si pensa proprio di morire dopo qualche ora), diventa la normalità: più ci si addentra nell'ultima età, più è verosimile che il nostro giorno potrebbe essere l'ultimo.
Eppure l'abitudine (o l'istinto di sopravvivenza) anche da vecchi ci fa sentire come immortali: non si vive proprio come se quelle ore di vita fossero le ultime.
Come se si fosse su un sentiero impervio di montagna (una cengia), della larghezza di mezzo metro, con uno strapiombo impressionante su uno dei due lati, e si continuasse a camminare tranquillamente. Incuranti del pericolo. Di caduta e di morte.
Si tratta di uno dei modi di vivere gli ultimi anni: alcuni non si curano proprio che potrebbero essere gli ultimi, se non addirittura l'ultimo. Forse è un modo per continuare a vivere le giornate, senza essere paralizzati da ciò che incombe.
Il dono di Prometeo all'uomo.

Ah, i greci, avevano già compreso tutto!




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05 agosto 2019

Complimenti (19-089)

Complimenti. (19-089)
Non passa giorno senza che qualcuno mi fermi per strada, quando porto il mio cane a fare una passeggiata. Il mio cane quasi diciottenne, intendo. 
E tutti indistintamente si meravigliano per l'età e commentano:" Che cane coraggioso!"
Un complimento non del tutto chiaro. O meglio un poco ambiguo. Io lo intendo così:"Il cane è coraggioso perchè nonostante l'età (corrispondente a circa 95 anni se rapportato all'età dell'uomo) continua a muoversi, a camminare."
Lo si può dire anche di un umano? Cioè oltre i novant'anni noi umani siamo coraggiosi?
Non saprei: è un complimento che non ho mai sentito fare a un anziano molto vecchio.

Forse a un animale si riconosce una maggior dignità, una capacità di resistere che va lodata.
Resistere a che cosa?
Penso, resistere alla morte.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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31 luglio 2019

La visita dal geriatra (19-088)

La visita dal geriatra. (19-088)
Tre mesi fa sono stato dal geriatra. Mi ha fatto misure impedenzometriche e, constatato che avevo perso massa magra, mi ha prescritto due ore e mezzo alla settimana di camminata veloce.
L'ho fatto per 15 settimane.
Sono tornato da lui speranzoso di vedere migliorati i miei parametri.
Effettivamente ho recuperato un poco di muscoli, ho migliorato la quantità d'acqua presente nelle cellule e qualcos'altro. Ma sono subentrati altre questioni. Per esempio le mie ghiandole surrenali non lavorano bene. E il miglioramento della massa magra è stato lieve.
Il mio medico mi ha allora prescritto altri esercizi aggiuntivi per rinforzare i muscoli di braccia e tronco oltre a quelli delle gambe (la camminata). Mi ha anche prescritto un prodotto (erboristico) per le surrenali. E una dieta più alcalinizzante di quella che stavo facendo. E visto che c'era anche un supplemento di vitamina D3.
Sono tornato a casa pieno di cose da fare, da aggiungere alle camminate e agli omega tre che già assumevo.  In più per conto mio avevo deciso di prendere della vitamina B12, della quale sono carente. E dell'iperico per qualche tendenza alla depressione. Dimenticavo i prodotti per la prostata: serenoa e ortica.
Farò tutto quel che il mio medico mi dice.


Una considerazione: più invecchio e più sono le cose che devo fare per mantenermi in salute. Farmaci, esercizi fisici, integratori, diete speciali.
È tutto molto faticoso.
Sembra che per stare bene da vecchi ci si debba impegnare allo spasimo.
Come se alla fin fine non fossimo programmati per una vecchiaia lunga, bensì per una più breve.

Ne vale la pena?


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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30 luglio 2019

Arrendersi (19-087)

Arrendersi. (19-087)
Che cosa mi sta insegnando la vecchiaia?
Negli ultimi mesi ho condotto e sto conducendo alcuni progetti: l'acquisto di una casa, l'affitto della stessa, la sistemazione dei mobili di casa, il tentativo di installare un ascensore nella mia attuale dimora eccetera.
Come già scritto, sono progetti che mi impegnano molto: soprattutto sono irti di difficoltà, di situazioni che non mi piacciono, di soluzioni talvolta sgradite. La mia natura sarebbe quella di incaponirmi su ogni questione e di portare fino in fondo i miei intenti.
Invece sempre più spesso devo piegarmi alla realtà e trovare dei compromessi fra ciò che voglio e le possibilità reali. In alcuni frangenti devo proprio ritirarmi e lasciare che la situazione si evolva secondo direzioni sfavorevoli.
Ecco: la vecchiaia mi sta insegnando ad arrendermi alla realtà, almeno in alcuni momenti.
È un buon insegnamento perchè divento sempre più vecchio, più debole, meno capace di volgere le cose a mio favore.

E del resto: l'ultimo atto della vita sarà quello di arrendersi al fatto che non potrò più vivere. Dovrò arrendermi alla morte.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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28 luglio 2019

Eppure ... (19-086)

Eppure ... (19-086)
L'altro ieri ho scritto del mio nuovo modo di contare gli anni: conto quelli che mi restano da vivere rispetto all'aspettativa di vita media del mio Paese. 
Ciò provoca sorrisi o disappunto, nei miei interlocutori.
Ma sto barando.
Contare gli anni in tal modo fa presupporre che l'idea della morte sia incombente in chi lo fa.
Ma non è così.
Perchè io continuo a sentirmi immortale. 
Dire a chi ascolta che mi restano solo 8 anni di vita (statisticamente parlando), non è la verità.  Continuo a sentire che avrò ancora almeno vent'anni di vita davanti. Non percepisco la morte come imminente. Tant'è che ho già pensato a come contare gli anni dopo gli 81 statistici: +1, +2 eccetera.
Quando mi sentirò vicino alla morte?
E come cambierà il mio modo di pensare, allora?
Per certi versi, a 73 anni, è come e non fossi ancora entrato nella vecchiaia ...


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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26 luglio 2019

Contare gli anni (19-085)

Contare gli anni. (19-085) 
Non festeggio più il mio compleanno, da quando sono entrato nella vecchiaia.
Ma se mi chiedono l'età, non ho difficoltà a rispondere, quasi con orgoglio: "Ho 73 anni."
Mi sono accorto che da qualche tempo conto gli anni che mi restano da vivere, piuttosto che quelli già vissuti. Anni ipotetici: so bene che potrei morire prima (se non domani addirittura). Però per un vecchio come me non contano tanto gli anni vissuti, quanto gli anni che restano, rispetto all'aspettativa di vita (statistica) per un italiano maschio, cioè 81 anni.
E così quando mi hanno fatto gli auguri per il mio ultimo compleanno, a chi chiedeva l'età ho risposto: meno otto!
Si tratta di una provocazione, lo so. La gente non è abituata a sentirsi ricordare che poi si muore.
Ma è la pura verità, senza mistificazioni.
Soprattutto nasce da quello che sento dentro.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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25 luglio 2019

Evidentemente (19-084)

Evidentemente. (19-084)
Ci sono tante vecchiaie. Tante quante sono i vecchi. Diverse perchè le personalità sono diverse, le storie personali sono diverse.
Volendo schematizzare però, c'è la vecchiaia ancora pimpante, desiderosa di vita, che ama i cambiamenti.
Cioè una vecchiaia in cui se la carne è stata intaccata dal procedere degli anni, la psiche no, è ancora vivace, ancora viva.
Ma c'è anche la vecchiaia che non ama più le sfide, che si impressiona di fronte alle difficoltà della vita, che va sotto stress di fronte a impegni che in altra età erano affrontati in scioltezza.
Ecco, io appartengo a questa seconda vecchiaia. 
Per me l'ideale è il riposo ... dalla vita. Non avere problemi.
Requiescant in pace, si dice dei morti.
Ma si può applicare anche agli anziani.
Almeno a quelli come me.


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21 luglio 2019

Siamo diversi (19-083)

Siamo diversi. (19-083)
Qualcuno mi dice di non riconoscersi nel modo in cui descrivo la vecchiaia.
Mi si dice che generalizzo problemi che sono soltanto miei.
Insomma che non sono un buon narratore della terza età.
Non ho difficoltà ad ammettere che la mia visione sia unilaterale: talvolta mi viene il dubbio che ciò che scrivo sia maggiormente dovuto alle distorsioni della mia personalità, piuttosto che alla vecchiaia pura e semplice. Del resto chi è immune da ciò che è stato nel dare valutazioni su argomenti esistenziali? E poi: si può descrivere una vecchiaia in modo oggettivo (asettico, oserei dire)?
Probabilmente sì, attraverso indagini statistiche e scientifiche.
Non è lo scopo di questo diario.

Con queste pagine intendo dare testimonianza della mia di vecchiaia. A uso e consumo mio, prima di tutto, e in seconda battuta a uso di coloro (pochi in verità) che lo leggono.
Chi legge può semplicemente riconoscere tratti comuni fra la sua e la mia vecchiaia oppure rifiutare totalmente le mie conclusioni (e quindi smettere di leggere).
Ricordo che qualche anno fa ho scorso il libretto di un giornalista anche piuttosto noto (in Italia, ma ora me ne sfugge il nome) che della vecchiaia dava una valutazione pessima, elencando solo i lati negativi. Ricordo che dopo una decina di pagine ho riposto il libro sullo scaffale della libreria e non l'ho acquistato.
Viceversa, giorni orsono, ho scorso il libro La vita e i giorni di Enzo Bianchi, sulla vecchiaia, e devo dire che mi ha interessato, nonostante che non condivida la sua posizione religiosa. Lo comprerò, perchè alcune sue conclusioni trovano buon riscontro nella mia vita.
Questo si può fare da vecchi: condividere con altri vecchi impressioni, sentimenti, idee, giudizi. Dando per scontato che ogni vecchiaia è diversa, ma fiduciosi che qualche tratto comune lo si può trovare nella vita di qualunque altro anziano.
Ripeto: qualche tratto comune, non l'intera vita.



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18 luglio 2019

Instabilità emotiva (19-082)

Instabilità emotiva. (19-082)
Devo registrare una perdita: il mio equilibrio emozionale perde colpi.
Mi irrito per un nonnulla, ingigantisco supposti torti subiti. Ho dei chiodi fissi che non riesco a levarmi dalla mente. Sono spaventato da futuri impegni onerosi anche se saranno diluiti nel tempo.
Ho passato gli ultimi due anni di vita a vendere una casa e acquistarne un'altra. Ora mi si prospetta l'eventualità di dover vendere anche la casa della mia compagna per acquistarne una più adatta alle esigenze di una coppia anziana. Sono spaventato dalle vicende connesse col doppio passaggio (vendita e acquisto), dal trasloco che dovremo fare e da tutti i problemi connessi con una casa nuova da rendere abitabile secondo le nostre esigenze e da quella vecchia da accomodare per poterla vendere.
Tale complessità di problemi mi angoscia.
Non so se dipenda dalla vecchiaia: perchè la mia compagna è invece felice di poter cambiare casa (ma non ha partecipato alle difficoltà del doppio passaggio che io ho già fatto negli ultimi due anni!).


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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17 luglio 2019

Un piccolo trasloco (19-081)

Un piccolo trasloco. (19-081)
Sabato scorso ho fatto un modesto trasloco di alcuni mobili.
Vi è stato un decennio in cui di traslochi grandi e piccoli ne facevo uno all'anno. In vecchiaia ho riconosciuto che gli sforzi fisici legati al trasporto di suppellettili facevano bene alla salute. Dunque non mi sottraevo e ne ricavavo beneficio.
Dall'ultimo importante trasporto sono passati cinque anni.
Come dicevo, sabato ne ho fatto uno minimo, risolto in poche ore di lavoro.
Che differenza da quelli precedenti!
Sabato sceglievo gli oggetti più leggeri, facevo due viaggi piuttosto di uno pesante, lasciavo ad altri gli oggetti problematici, ero preoccupato di potercela ancora fare.
Ho così misurato che cosa significhi essermi addentrato di cinque anni nella vecchiaia.


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16 luglio 2019

Vincere e perdere (19-080)

Vincere e perdere. (19-080)
Nella mia vita giovanile e, soprattutto, nell'età di mezzo ho sempre puntato a vincere.
Nelle discussioni, nei conflitti, nelle questioni legali. Non era il senso di giustizia che mi spingeva, quanto un'evidente distorsione della mia personalità. Ero così determinato che piuttosto che perdere, evitavo il conflitto; oppure pur di vincere ero disposto a danneggiare me stesso. Forse avevo così poca sicurezza in me stesso da legare la mia identità appunto alla vittoria.
Giunto nella vecchiaia ho cominciato a capire che negli incontri si può vincere, ma anche perdere. E non succede nulla di drammatico se non si vince: fa parte dei casi normali della vita.
Questo me l'ha insegnato la vecchiaia, cioè il tempo lungo vissuto, cioè l'esperienza molteplice di casi della vita.
E per fortuna ho imparato la lezione.
Perchè alla fine della vita siamo tutti destinati a perdere.
È la morte che vince.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
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