31 ottobre 2012

Oggi mi sento vivo.(55)
In queste pagine racconto la mia vecchiaia. E' un diario. Un diario di un solo argomento. La vecchiaia.
In una giornata ho frequenti pensieri su di essa. O perchè mi prendono delle paure. O perchè mi succedono fatti. Li scrivo. Così restano. Li posso vedere. Staccati da me.
Oggi mi sono sentito vivo. Più del solito. Perchè?
Stamane ho incontrato un gruppo di persone. Giovani. Ho loro esposto una problematica molto complessa. L'ho esposta bene. Sono soddisfatto di me. Al pomeriggio è venuto a trovarmi un parente, un ragazzo. Aveva preso una insufficienza a scuola. E' venuto perchè gli spiegassi dove aveva sbagliato. L'ho fatto volentieri. Alla fine ero contento.
Alla sera dovevo andare alla proiezione di un film-documentario, su un popolo che soffre di una grave oppressione. Mi interessava molto.
Ora è notte e sento di essere stato vivo. Per gli impegni sociali. Per essere stato utile. Per la soddisfazione di una buona esposizione.
Non ho pensato di meno alla vecchiaia. Ma il resto della giornata ero impegnato in attività. E' questo?
O sono stati i tre caffè che ho preso?

29 ottobre 2012

Amour. (54) (un altro il 30/09/12)
Un film, uscito due giorni fa. Di due vecchi coniugi, ultraottantenni. Vivono soli. Lei si ammala. Perde progressivamente abilità e capacità di comunicazione. Non vuol più vivere in quello stato. Lui la soffoca.

Un film duro. Situazione realistica. Nessuna concessione a sentimentalismi.
Vecchi di seconda/terza fascia. Dignitosi, deboli. Lasciati soli con il dramma finale della vita. Abbandonati non tanto dalla figlia, quanto dalla società. Nessuna struttura che li aiuti.
Una grande violenza sul vecchio marito. Quando alla fine è solo a decidere di uccidere la moglie. E lo fa materialmente.
Una grande violenza sulla vecchia moglie. Che non vuol più vivere in quella condizione. E nessuno l'aiuta a morire serenamente. Deve morire violentemente. Per giunta, per mano del suo compagno.

Società barbara. Su morte e vecchiaia la nostra società balbetta. Ci abbandona al nostro destino. Come quel regista novantenne che si è dovuto gettare da un palazzo, per morire.  Eppure non è stato sempre così. O non è sempre così in tutte le società. Vedi Accabadora, il libro.
Eutanasia. Parliamone, finchè siamo vecchi di prima fascia.

28 ottobre 2012

I giovani prendono il posto.(53)
Un gruppo di acquisto mi invitava di frequente, a parlare della mia esperienza nel campo. In questi ultimi tempi mi invita di meno. Quando ci vediamo, grandi manifestazioni di stima, grande considerazione, ma altri incontri non ne facciamo. All'inizio ci sono rimasto male, ma ora ho capito.
Il gruppo è formato da giovani. L'età di mio figlio. Se non hanno più bisogno di me, significa che stanno camminando con le propri gambe. Fanno la loro strada. Non hanno più bisogno di un padre, di un nonno, che li indirizzi. Si arrangiano. Di ciò sono contento.

In un altro incontro, con altro gruppo, dirigeva l'evento una giovane che avevo conosciuto anni fa come timidissima, chiusa in se, quasi senza qualità. In quel contesto se la cavava benissimo. E' diventata adulta. Ha preso in mano le redini. Come non gioirne?

I vecchi, se solo ci pensano un poco, devono essere contenti che le nuove generazioni se la cavino da sole. La società continua anche senza di loro. La società continua. Il nostro compito l'abbiamo svolto. Il testimone l'abbiamo passato. Non lasciamo macerie.
Invece, quante resistenze nei personaggi pubblici, per non farsi da parte! Attaccamento a falsi valori. Per fortuna arriva la vecchiaia e ti mettono da parte. Così puoi applicarti ai valori tipici della tua nuova età.
Se ti rottamano, ti fanno un favore.

27 ottobre 2012

Ruolo sociale.(52)
Un familiare, pensionato da poco, mi dice: "Quando lavoravo, mi ossequiavano tutti. Ora da pensionato quasi non mi salutano".
Se avevi prestigio dal tuo lavoro, lo perdi. E' inevitabile. Anzi è opportuno. Così smascheri chi ti omaggiava per ipocrisia. Ma non è questo, quando parlo di ruolo sociale. Non intendo il prestigio sociale.
Un altro familiare, gran viaggiatore, mi dice che, in Giappone, il netturbino che spazza la strada, è orgoglioso del lavoro che svolge. E lo svolge bene. Perchè è un lavoro utile alla società. O comunque è un lavoro utile a qualcuno. Ecco, di questo voglio dire.

Quando cessi di lavorare, cessi di essere inserito in una organizzazione. Che svolge un compito. Per qualcuno. O per tutta la società. Siamo animali sociali. Stiamo bene se svolgiamo un compito per il nostro gruppo. Prendiamo significato dal gruppo di appartenenza.
Quando siamo espulsi da un contesto, rischiamo la depressione. Perchè parte della nostra vita prendeva significato da quel contesto.

I vecchi, in quanto pensionati, in quanto meno mobili, in quanto più ritirati in sè, perdono ruolo sociale. E ne soffrono. Se ne sfugge solo se si basta a se stessi. Cioè se si trova in se stessi il significato del vivere.
La vecchiaia ti invita a percorrere questa strada di individuazione. Ricercare in te stesso significati.
Molto positivo, no?

26 ottobre 2012

Via di qua.(51)
E' il titolo di un libro. Sottotitolo: Imparare a morire. Si può? Il libro cerca risposte nella letteratura passata. Tragedie greche. E poi poeti e scrittori dell'800. Colto. Bello. Ho sentito l'autore (Umberto Curi) presentarlo. Affascinato. Adesso lo leggerò.
Cerco anch'io di imparare a invecchiare e a morire. Nel passato qualcuno ci ha già pensato. L'ha lasciato scritto. Utilissimo leggerlo. Qualcuno nei secoli passati può aver trovato delle risposte. Per fortuna ci sono arrivate. Attraverso la letteratura. E' una via per trovare risposte.
Oggi siamo in tanti di più, con buoni mezzi di comunicazione. Internet ci permette di comunicare, anche con gente di altre lingue. Può darsi che, fra tanti, qualcuno abbia delle risposte. Comunque si può discuterne con molti di più. Più che i propri parenti, i propri vicini di casa, i propri compagni di lavoro.
E' un'altra via per trovare risposte.

25 ottobre 2012

Punti fermi (2).(50) (un altro, qualche giorno fa)
Le riflessioni le scrivo nella sezione dal titolo Punti fermi.
In queste Cronache ho sparso qualche riflessione. Ne riassumo qualcuna.

La vecchiaia ti porta a essere più prudente. Perchè ti senti più fragile. Rifletti prima di fare un passo avventato. Sottrai all'impulso e sottometti alla riflessione. Cerchi di imparare dagli eventi negativi. Molto positivo. La grande energia della gioventù ti fa credere immortale. Fai cose che per un niente potrebbero trasformarsi in tragedia. Da vecchio, prima, rifletti.

La vecchiaia ti porta a essere più cosciente di quello che fai. Perchè sei più distratto, disattento. Ci devi mettere attenzione anche in quello che prima facevi in automatico. Non puoi più permetterti di leggere la locandina dell'edicola mentre guidi. Molto positivo. Recuperi alla consapevolezza zone incoscienti della vita. Da vecchio ci stai più attento.

24 ottobre 2012

Piccole barche.(49) (Prudenza)
Nella mia città vi sono molti canali. Eredità del tardo medio evo. Allora erano importanti vie di comunicazione. Sembra che da qualunque punto del territorio provinciale, si potesse raggiungere un canale navigabile, percorrendo al massimo tre chilometri. Oggi nessuno naviga in questi canali.
E' un'esperienza unica. Prospettiva diversa dalla solita strada. Verde a volontà. Silenzio e pace incredibili. Da provare. Ci sono stato, su una piccola barca a motore elettrico, dal fondo piatto.
Non avevo esperienza di barca. Bisogna prestare attenzione per non perdere l'equilibrio. Cosa che noi anziani perdiamo facilmente.
La prima volta ho visto un bel salvagente e mi sono accontentato. Le altre volte ho deciso di indossare il giubbotto salvagente. Per prudenza. So stare a galla, al mare, in costume. Ma in acqua dolce? Vestito e con le scarpe?
Prudenza è una delle doti della vecchiaia.

23 ottobre 2012

La marcia.(48) (Specchio)
Domenica c'è stata una marcia, in quartiere. Molta partecipazione. Mezz'età e giovani. E un po' di vecchi. Bravi. Basta non strafare. Io non corro più. Anche se in gioventù mi piaceva. Adesso temo che il cuore non tenga la fatica. Il desiderio di correre mi è passato.
Ho guardato i vecchi che correvano. Il primo che ho visto era vecchio-vecchio. Vicino agli ottanta. Asciutto, volonteroso. Mi è sembrato un po' forzato. Come se stesse andando oltre le sue possibilità. Era curvo, il volto tirato. Comunque, bravo. Mi auguro per lui, che non stesse esagerando.
Ne ho visto un altro. Vecchio di prima fascia. Grossa pancia. Poco adatto a quel che stava facendo.  Spero che si sia messo rapidamente al passo. Non era adatto alla corsa.
Un terzo. Al passo. Bella tuta. Molto incerto nel camminare. Non era nel percorso, ma nei pressi degli stand pubblicitari. E di rifornimento. Infatti teneva in mano il sacchetto con la merenda dell'organizzazione! Per lui la marcia era il panino.
Tre modi di rispondere a un evento sociale. Si partecipa alla vita sociale. Lo apprezzo. Anche se la corsa non è il terreno più adatto alla vecchiaia.

22 ottobre 2012

Il cane vecchio (3).(47) (Specchio) (precedente: 1/10/12)
Il mio cane è vecchio. L'ho già detto. Era ed e' vivace. In gioventù saltellava continuamente. Con agilità e prontezza di riflessi. Mi stava molto dappresso. Muovendomi, rischiavo di pestarlo. Però riusciva sempre con balzi improvvisi a scansare i miei piedi.
Adesso è invecchiato. E' incerto. Mi sta ancora vicino, quando mi muovo. Ma non prevede i miei spostamenti. Va incontro ai miei piedi, invece di scansarli. Devo stare attento a non calpestarlo, quando mi muovo. Mi devo curare di lui. Non ha più quel guizzo straordinario della gioventù.
E' normale. E' vecchio.

21 ottobre 2012

La vecchiaia serve.(46) (Punti fermi.)
E' un mese e mezzo che scrivo queste cronache. Avevo cominciato prima. A maggio. Circa sei mesi. Abbastanza per tirare delle somme. E' necessario. I miei pensieri sono sparsi. Cronaca, appunto. Occorre tirar fuori il succo. Altrimenti restano chiacchiere.

Un primo punto. Ho compiuto 66 anni. Sono vecchio. Senza forse, senza se. Gli altri mi vedono così. Devo vivere quest'età. Fortunato che ci sono arrivato. Compagni di scuola già morti, ne ho.
A trent'anni pensavo che 70 mi bastavano. Ci sono quasi. Mi bastano? Mi piacerebbe continuare a vivere. Ho ancora da fare. Comunque, se non muoio, che faccio? Vivo, ovvio. Come?

Posso vivere un'altra fase della vita. Diversa dalle precedenti. Non è uguale, in peggio. No, è proprio diversa.  Vita con 66 anni alle spalle. Non è diversa perchè ha di meno (forze). Ha anche di più (anni vissuti). Qualcuno dice:"Se avessi ancora vent'anni!" Io no. Penso a com'ero a vent'anni: una pallida immagine di come sono adesso. Mi preferisco adesso. Anzi, io a vent'anni non mi piaccio. Naturale. Più spaesato, più fragile, più inconsapevole. Una vita che cessa a vent'anni, è incompiuta. Gli manca la maturità. Gli manca anche la vecchiaia. Questo è il punto.

A una vita piena, serve la vecchiaia? Dice:"Vorrei avere vent'anni, con la testa di adesso." Come fai? La testa di adesso è costruita con altri 46 anni, dopo i venti. Il corpo in 46 anni si deteriora. Per aver questa testa ci ho messo anni, intanto il corpo declina.

Un altro punto, fermo. Il declino del corpo è inevitabile. Come la morte. Biologicamente. Possiamo far tante elucubrazioni sulla finitezza umana. E' scritta nella biologia. Così come la perdita di capacità.
A quaranta, cinquant'anni, ci illudiamo che, come siamo, così continueremo. Sbagliato. La vita non è una linea che cresce e poi resta costante. A un certo punto cala. Una parabola. Può spiacere: la vita è anche il declino. Trovare senso nel declino. Una sfida.
La vecchiaia serve.

(In seguito scriverò altri pezzi sul succo della vecchiaia. Li chiamerò "Punti fermi")
Prudenza.(45)
Fra le cose che ho smesso di fare, c'è l'andare in bagno di notte, senza accendere la luce. E' una piccola maniacale abitudine. Il tratto è breve, ne conosco a memoria gli ostacoli, c'è sempre un po' di luce che filtra dalla finestra. Non lo farò più. Lo potrei ancora fare. Non è successo nulla che mi sconsigli di proseguire quest'abitudine. Ma non è prudente, per un vecchio. Basta uno sbandamento, un ostacolo mal calcolato: cadrei a terra rovinosamente. Mi farei del male.
Non lo farò più. Per prudenza. Dote positiva, che si porta dietro la vecchiaia: la prudenza. Prevedere possibili danni da un'azione e agire di conseguenza.

20 ottobre 2012

Significato.(44)
Mia moglie dice che dobbiamo dare significato ai nostri ultimi anni. C'è un significato nel diventare vecchi?
J. Hillmann ne ha cercato uno per ogni malanno della vecchiaia. A volte un po' artificiosa, l'impresa è  lodevole. Ci ha creduto fino alla fine. E' morto di cancro pochi mesi fa, ultraottantenne. E fino alla fine ha limitato l'uso della morfina, per restare cosciente. Per vivere anche gli ultimi giorni con significato.

Dare significato alla vecchiaia. Senza pensarci su troppo: il primo che mi viene in mente è quello di vivere per trasmettere. Informazioni, conoscenze, esperienze. A giovani. Usare cioè quella benedetta professionalità che mi sono fatto in tanti anni di vita. Quest'anno per la prima volta ho incontrato un giovane che batte la mia stessa strada professionale. Mi sono entusiasmato. Gli ho proposto, non richiesto, di diventare il suo consulente. Gratis, naturalmente.
Lo stesso anche verso mio nipote. Ho l'impulso di insegnargli tutto quello che so. Troppo limitato!
Ho invece il desiderio di dargli un'educazione dell'intelletto. Formarlo nella parte razionale, nella quale mi sento più ferrato.
Ma mio nipote ha soltanto 11 mesi... Ci sono strutture più elementari da costruire, prima di affrontare il principio di causa ed effetto. E l'affetto conta di più della causa e dell'effetto.

19 ottobre 2012

Compleanno.(43)
66 anni, oggi. Sto bene, nel fisico e in spirito. Ho deciso di non festeggiare più il compleanno. Quest'anno non lo faccio. Neppure i prossimi, mi riprometto. Festeggerò invece le scadenze dei lustri (quinquenni). Il prossimo quando raggiungerò i settant'anni.
Mi è venuta a noia l'idea stessa di festeggiamento. Segnale di vecchiaia.
Mia zia, 88 anni, da qualche anno mostra segni d'insofferenza per i festeggiamenti dei compleanni. Non vuole neppure che le si facciano gli auguri. La capisco. La imito.
Per un vecchio, il compleanno segna il passaggio del tempo. E l'avvicinarsi della morte.
La morte. I vecchi "giovani" non ne vogliono parlare. La esorcizzano con il silenzio.
Opposto il comportamento dei vecchi-vecchi. Ne fanno spesso riferimento nei loro discorsi. Suscitano reazioni imbarazzate nelle persone di mezz'età e nei giovani.
"Ma cosa dici, nonno, tu ci seppellirai tutti!" Battuta idiota che nessuno spera si avveri.
Statisticamente è assolutamente falsa.

18 ottobre 2012

Medici.(42)
E' bene scegliersi un buon medico specialista, alla nostra età. Come per i bambini c'è il pediatra, per i vecchi c'è il geriatra. Pochi se ne avvalgono, fra i vecchi "giovani". Eppure sarebbe intelligente. Perchè il geriatra sa in anticipo i significati dei sintomi della vecchiaia.
Ho avuto la fortuna di trovarne uno, mio conoscente.
Mi è stato utilissimo. Già dalla prima visita mi ha dato alcune dritte straordinarie.
In primo luogo mi ha detto di bere acqua. Un litro e mezzo al giorno (otto bicchieri). I grandi vecchi sono disidratati, perchè perdono lo stimolo della sete e non bevono. E non bere rovina tutto l'organismo.
Bere mezzo litro al giorno (!), per lunghi anni, significa vivere in costante disidratazione, rallentando tutti i meccanismi biologici.
Bere otto bicchieri al giorno è faticoso. Bisogna impegnarsi. Ma ne vale la pena. Si vive meglio.
Seconda dritta. Prendere antiossidanti. Non pastiglie, ma cibi specifici, ricchi di "polifenoli": i più potenti fra gli antiossidanti. Tipo arance, mirtilli, ciliegie, curcuma.
Terza dritta. Per la prostata un rimedio usato in africa: il pygeum africanum. Gocce di erboristeria che aiutano la prostata a rallentare l'ingrossamento.
Provato tutto. Risultati buoni. Ne riparlerò.

17 ottobre 2012

Disorientamenti.(41) (Paure)
Scendo le scale. Cambio due volte direzione, prima di arrivare a livello strada. Qualche volta mi sento disorientato. Perdo per un attimo la percezione di dove sono. Mi spavento e penso subito a demenza e gravi malattie. Forse è invece comune. Come faccio a saperlo, se nessuno me lo conferma? Potrei chiedere al medico... Ma so già la risposta. "E' la vecchiaia che avanza!"
Mi chiedo come debba essere difficile vivere, se queste percezioni fossero frequenti.
O prolungate nel tempo: cioè se il senso di orientamento non torna subito.
E' come quando non riconosco subito un volto che invece dovrei conoscere.
O come quando non mi viene in mente, subito, il nome di una persona, uno scrittore. E mi devo sforzare.
O perfino di un oggetto, poco usuale.
So che non trovare la parola di un oggetto d'uso comune è il primo sintomo di una grave malattia (Alzheimer?)
E mi spavento.