18 novembre 2012

Basta.(70)
Noi vecchi possiamo dire basta. Ci resta poco tempo. Possiamo smettere quello che non ci garba. Di fare, di subire, di vedere, di partecipare. Quest'estate ho detto basta al calcio. Intendo lo sport.
A noi maschi piace molto. E' di gruppo, occorre inventiva, abilità, forza fisica, capacità di correre. E' bello. Da vedere oltre che da praticare. Ma da vecchi non lo si pratica.
Ho deciso: basta calcio. Perchè si scopre di continuo la corruzione. Partite truccate. Giocatori che scommettono. Dirigenti che comprano partite. E tutto si lascia correre. Ricordate quel giocatore che segnò molti goal ai mondiali dell'82? Quello che qualche mese prima era stato indagato e forse condannato per corruzione? Ebbene fu graziato e preso in nazionale.
Dopo trent'anni, tutto come prima.  Stessa corruzione. Ma non questo mi ha fatto dire basta. E' che parlando con un giovane parente diciassettenne, stellina del calcio delle serie inferiori, ho saputo che anche fra i ragazzi così giovani c'è la stessa corruzione.
Basta calcio.

17 novembre 2012

Invertire l'invecchiamento.(69)
E' il titolo di un libro. Fa pensare, il titolo. E' speranza dei vecchi, ritornar giovani? Sì, se significa recuperare forze. No, se significa perdere l'esperienza, se significa tornare a essere quello che si era tanti anni fa. Guardando indietro, mi piaccio più adesso.

L'autore, Sang Whang, sostiene che l'invecchiamento, come capita a noi, dipende dall'incapacità del corpo di far fronte all'acidità. Causata da ciò che mangiamo. Dopo i 50 anni la capacità dell'organismo di eliminare dalle cellule i prodotti dell'acidità, scende gradualmente. Allora l'autore propone di prendere del bicarbonato (però, in una certa forma), di bere acqua basica, di mangiare alimenti che non lascino acidità (ma sembra che non ce ne siano molti).
L'acidità sarebbe la causa di molti malanni.
Se è così, sarebbe un bel colpo. Non si può invertire l'invecchiamneto, penso. Ma si possono limitare alcune conseguenze sulla salute.

16 novembre 2012

Decisioni.(68)
Ho deciso di essere più prudente, la notte quando mi alzo per andare in bagno. Invece di procedere a tentoni, accendo una pila. Anzi oggi ho deciso di accendere la luce del comodino. Che poi è la cosa più naturale. E infatti stanotte quando mi sono alzato, ho avuto un giramento di testa. Ho dovuto sedermi di nuovo sul letto. Con la luce è stato più semplice, perchè non sono stato preda dello squilibrio. Con la luce ho visto la situazione reale. Ben fatto.
Sono decisioni di prudenza.

15 novembre 2012

Le macchie sulla pelle.(67)
E' uno dei segni della vecchiaia. Ogni tanto mi guardo le mani. Scruto la comparsa di macchie scure. Ricordo quelle di mia madre, ottantenne, che ne aveva di grandi. E scure.  Anch'io ne ho qualcuna. Piccola per il momento. E' inevitabile che si ingrandiscano. Fa parte del ramo discendente della parabola della vita.
Le macchie rappresentano il mio timore per la vecchiaia. L'apprensione per la loro comparsa è l'apprensione per la vecchiaia che arriva.
Perchè ne ho timore? Perchè ho paura di perdere quello che ho. La vita? Forse solo le abilità. Ho timore di dover convivere con una situazione di scarsa abilità. Eppure, a pensarci, meno male che la vecchiaia arriva dopo molti anni di vita matura. Anni in cui mi sono creato strutture di pensiero e di personalità. Che mi permettono di affrontare situazioni difficili.
La vecchiaia è una situazione difficile. Ma noi vecchi abbiamo la capacità di affrontarla. Solo noi vecchi. E forse non tutti.

14 novembre 2012

Nervosismo.(66)
Mi abbottono la camicia. Il polsino destro. Ovvio che lo faccia con la mano sinistra. Stento un poco. Il bottone fatica a entrare. Qualcuno ha ingrandito i bottoni... Questa difficoltà mi fa imbestialire.
L'abilità manuale è diminuita. Non mi rassegno e mi arrabbio. Un fatto di vecchiaia.
La vita non è una crescita continua di abilità. E' una parabola. Col suo ramo discendente, la vecchiaia.  Arrabbiarsi indica scarso senso di realtà.

Lo stesso mi capita quando metto il guinzaglio ai cani. Pretendo di farlo con una mano sola. Cerco di agganciare l'anello metallico col moschettone aperto. Magari tenendo altri oggetti con l'altra mano. Una volta ci riuscivo. Almeno mi pare.

Non mi rassegno a perdere abilità manuali. E mi arrabbio, con scatti d'ira che mi sorprendono.
Non si tratta solo del dispiacere per la perdita. C'è anche un nervosismo diffuso, che prende noi vecchi. Ci fa essere impazienti. Per esempio alle casse del supermercato. O all'ufficio postale. I vecchi sono i primi che danno segni d'insofferenza. E' un aspetto da tener presente. Da controllare. E' una prova che siamo chiamati a superare.
E' sempre questione di pazienza. Da imparare.
La vecchiaia è la palestra della pazienza.

12 novembre 2012

La prima volta.(65) (un altro 23/9/12)
Altra categoria di vecchiaia: la prima volta che si fa qualcosa. O l'ultima volta. Ho già detto (13/10/2012) di una mia caduta in bicicletta e della botta al ginocchio. Ricordo che all'inizio della convalescenza non riuscivo più a piegarmi sulle ginocchia. Se lo facevo sentivo dolore. E non riuscivo più ad alzarmi. In quel periodo, anche solo per alzarmi dalla tazza del bagno dovevo far forza con una mano su un appoggio. Dopo esser guarito non ho più smesso di aiutarmi con la mano.
Ecco succede così in vecchiaia. Si fa un cambiamento che si crede momentaneo, causato da un evento esterno. Quel cambiamento diventa definitivo.
Rialzarmi dalla posizione accucciata con l'aiuto di una mano, l'ho osservato la prima volta quando facevo trekking con lo zaino in spalla. Alcuni anni fa. Se mi piegavo non riuscivo più ad alzarmi senza aiuto.  All'inizio l'ho attribuito allo zaino (8-10 chili). Vero. Ma pian piano questa ricerca d'appoggio è diventata un'abitudine. Non è dovuta allo zaino. Non è dovuta alla caduta. Ho perso massa muscolare alle coscie.
Oggi è diventata un'abitudine. Un'abitudine alla quale non faccio più caso.
Ma prima non c'era.

11 novembre 2012

Sempre di meno.(64)
Una categoria tipica della vecchiaia è quella del "sempre di meno". O del "sempre di più". Sempre di meno ricordo. Sempre di più mi appoggio ai corrimano.
Non è il "di meno" o il "di più" a caratterizzarla. E' il "sempre". E' un cammino in un'unica direzione. Non si torna indietro. Diceva Norberto Bobbio: "La vecchiaia è come una scala a chiocciola, nella quale si può solo scendere, non si può risalire".

10 novembre 2012

Memoria.(63)
Niente panico. Ci sono strategie.
Confesso: sono preoccupato di perderla. Per il contorno di malattie degradanti.
Mi sono accorto che posso farvi fronte.
Quando perdo il filo di un discorso, mi fermo un attimo e cerco di recuperare ciò che mi è sfuggito. Miracolo. Lo ritrovo. Basta un poco di pazienza.
Quando una parola o un nome mi sfuggono, con calma, cerco di farmele tornare alla mente. Spesso le ritrovo. A volte mi incaponisco. E cerco cerco cerco. Alla fine, trovo.
E' che quando scappa un pensiero, sembra introvabile. Sembra di essere in un deserto senza contorni. Impossibile orientarsi. Ci si sente perduti. Come se qualcosa fosse scomparso d'improvviso. E non sappiamo cosa.
Poi di colpo torna la luce.
Ci ritroviamo.

09 novembre 2012

Chiarezza. (62) (Punti fermi)
Un commento al 04/11/12 (il primo, grazie) è stato utilissimo. Ho capito.
Due modi per vivere la vecchiaia.
Assistere alle perdite, con cruccio e lamentele, e attendere la morte (perdita delle forze, della memoria, della lucidità).
Oppure riempire la vita di vita (progetti, affetti, conoscenze nuove, partecipazioni, gioco). Facendo fronte alle perdite con l'intelligenza e l'esperienza.
Il nostro stato di vecchi è una parabola discendente. Punto.  Poichè abbiamo vissuto molti anni, abbiamo la fortuna di conoscere strategie. Usiamo quelle per compensare le perdite.

Due modi che convivono. A volte assistiamo inerti, a volte ci riempiamo di vita.
Nella prima fascia di vecchiaia prevale la vita. Nell'ultima si aspetta la morte. O no?
Abbiamo esempi di vecchi inoltrati che sono attivissimi. Esempi da seguire?
Ho l'impressione che l'ultima fase della vita richieda il distacco. La contemplazione della morte.

C'è una specificità nella vecchiaia, che va vissuta.
Perdite e morte vanno vissute.

06 novembre 2012

Tempo.(61)
Non ho più tempo. Mi manca il tempo. Impiego più tempo di una volta a fare una cosa. Mi giustifico: "Perchè la faccio meglio." Vero. Ma "il fare meglio" copre il maggior tempo che impiego. Cioè: impiego più tempo e allora cerco di fare meglio. Non viceversa.
Le mie azioni sono rallentate. Positivo. Non ho più la frenesia di quand'ero giovane. Quando volevo fare tanto in poco tempo. No. Dedico molto tempo a fare poco.
Come battuta si dice che i vecchi spendono tutto il loro tempo a fare cose banali. La mattina si alzano, fanno colazione, vanno a prendere il giornale, il pane, e la mattina è già passata. Per questo i vecchi si alzano presto.
Mi alzo presto anch'io. Mi sembra di essere più efficiente. Più veloce. Più sveglio. Comprendo meglio le cose. Capisco meglio un libro. Quando mi metto a leggere alla sera, grande è la frustrazione. Sto a lungo su una pagina e non ne colgo il significato. Non capisco. Gli occhi mi si chiudono. E se non si chiudono, alla mente non arriva nulla lo stesso.
Più tempo per fare le cose. In realtà, più tempo per concentrarmi e scegliere l'azione da fare.  Ancora meglio: mi fermo a pensare perchè perdo il filo dell'azione.
Assomiglio al mio cane vecchio. A tratti si ferma, immobile, sulle quattro zampe. Come incantato. Con la testa girata all'indietro, come se stesse pensando a cosa deve fare.
E' una proiezione, certamente. Comunque mi ricorda il mio stato. Quando anch'io, mentre sto facendo qualcosa, mi fermo a pensare. E adesso che cosa faccio? Non è tanto la giusta pausa di concentrazione di chi sta svolgendo un compito arduo. E' far mente locale. Pensare un attimo (meglio: molti attimi!) a che cosa sto facendo. Come se per un attimo ci fosse stato un black out, e al ritorno della luce uno avesse bisogno di riorganizzarsi.
E' questione di memoria? Si sta deteriorando? Mia zia ottuagenaria e grande lettrice, ormai non legge più, perchè dimentica ciò che ha letto nelle pagine precedenti. Un bel guaio, per uno che ama la lettura.
La memoria non è un dato acquisito per sempre.
In vecchiaia si deteriora, come le gambe.

05 novembre 2012

Incertezze.(60)
Oscillo fra una vita d'attesa, di nuovi malanni, di invalidità, della morte; e una vita centrata sul presente, che cerca di vivere in pienezza, senza curarsi di quel che avverrà dopo.
La vecchiaia è questo. Dominata da entrambi gli atteggiamenti.
Il mio meccanico mi confessava che, alle prese con un'auto difficile, aveva lavorato con lena e passione, fino alla fine, dimenticando completamente l'ora del pranzo. Vita piena. Assorbita dal presente.
Un parente, ormai in pensione, ogni volta che m'incontra, mi dice quanto è brutta la vecchiaia. Vive aspettando un malanno da un momento all'altro.
Allora è il lavoro, la carta vincente? O un'occupazione, qualunque essa sia, tipo accudire al nipotino?
No. Siamo chiamati a riflettere sulla nostra condizione, altrimenti perdiamo lo specifico della vecchiaia.
Nondimeno ci restano brandelli di vita concentrata sul presente.
La vita del vecchio è duale.

04 novembre 2012

I tre passi di un vecchio.(59) (Specchio)
Era tardo pomeriggio. Ormai buio. Solito giro col cane. Per evitare incontri sgraditi, guardo sempre avanti, per saggiare se vi sono "ostacoli". Quando vedo altri cani, o mamme con bambini, o altro, cambio marciapiede.
C'era un vecchio, davanti a me. Mi fermo. Aspetto che entri nel cancello che aveva davanti (così pensavo). Perchè anche lui era fermo. Fa tre passi. Si ferma di nuovo. Salta il cancello. Aspetto, col mio cane. Fa ancora tre passi. Si ferma ancora. E' in difficoltà. Motoria? Mentale? Cambio marciapiede. Lo sorpasso, alla larga. Mi fermo più avanti e mi giro a osservarlo, senza dare troppo nell'occhio. Continua ad avanzare sempre a tre passi per volta. Sono incerto.
Mi fermo a chiedergli se ha bisogno d'aiuto? Lui continua. Non è traballante. Non sembra ubriaco. Ho ripreso la mia strada e sono tornato a casa.
Avrei dovuto chiedergli se aveva bisogno d'aiuto. Altre volte l'ho fatto. Ho chiamato il soccorso.
Il dubbio riguardava la comunicazione con lui. Mi sembrava che non ci sarebbe stata. E poi il cane avrebbe abbaiato.
Mi sono figurato che quella uscita da casa, fosse la sua ultima autonomia.
In quelle condizioni io cosà farò? gradirò che uno sconosciuto mi aiuti?
Ma è sempre meglio chiedere. Ho sbagliato.

03 novembre 2012

Indicatori di vecchiaia.(58)
Qua e là, in questo diario, ho cercato di raggruppare le esperienze di vecchiaia. In capitoli, in categorie.
Ho così introdotto la categoria: "La prima volta che..." e poi un'altra: "Non posso più fare...". E ancora: "Lo specchio." Oggi ne ho scoperto un'altra: le paure. Perchè i vecchi hanno delle paure tutte particolari. O almeno io. Due giorni fa ho confessato la mia paura di perdere la memoria. Chissà se i miei "colleghi" (gli altri anziani) ce l'hanno.
Altri capitoli sono: Il tempo, Perdere, Diminuire, L'immagine, Punti fermi.
Li citerò nei testi che scriverò. Così, per mettere un pò d'ordine in questi pensieri.

Sono due mesi esatti dall'inizio di questo diario. Sono soddisfatto. Questo lavoro mi aiuta. Mi mancano i commenti dei miei lettori. Per la condivisione.
Ma scrivo per me.

02 novembre 2012

Sorpasso in bici. (57) (Diminuire)
Vado ancora in bici. Nella mia città è l'ideale per andare in centro. Vado anche piuttosto veloce.
Spesso, però, i ragazzi mi sorpassano. Normale.
Adesso mi sorpassano anche le ragazze. Logico. Le ragazze sono piene di energia. E io ho meno forze. Eppure la cosa mi colpisce.
E' un segno. Chiaro. Della diminuzione delle forze. Della vecchiaia. Ma allora anche tu pensavi che la vita fosse un continuo crescere? Non me lo dicevo, ma inconsciamente lo davo per scontato.
Adesso comincio a capire che la vita è una parabola. Con la sua fase discendente.
Presa di coscienza della realtà, si chiama.

01 novembre 2012

Memoria labile.(56) (Paure. Un altro il 9/10/12)
Ho paura di perdere la memoria. Perchè so che in vecchiaia la si perde. Ho visto mia madre. E delle zie.
Ho paura perchè, se la si perde troppo, si va verso la demenza. Mia madre era definita così, nelle cartelle cliniche.
Ho paura perchè nei lavoretti che ancora faccio è molto importante. Se ne perdo anche solo un po', non posso più lavorare.
Ho paura perchè è uno dei sintomi dell'Alzheimer, credo.
Così ho cominciato a segnarmi le parole che mi sfuggono. Quelle che faccio fatica a recuperare. La prima è stata il nome di un drammaturgo francese. Moliere. Capirai! Non mi veniva in mente, nonostante facessi molti sforzi. Non ho letto niente della sua opera. Lo concosco solo per averlo studiato a scuola. Però non è un alibi. In genere è un nome che si conosce.
Un'altra parola sulla quale al momento ho dovuto chedere aiuto è stata Giamaica. Volevo citarla come patria di Bob Marley. Non mi veniva. Non mi veniva neppure il nome del cantante.
Lo stesso mi è capitato col nome di uno psichiatra veronese. Vittorino Andreoli. Mi veniva in mente Ambrosoli, ma sapevo che era tutt'altro.

Così ho cominciato a essere vigile anche in altre situazioni.
Nei giorni scorsi ho presentato per due volte  delle situazioni complesse a gruppetti di persone. Durante le presentazioni mi è capitato due volte di perdere il filo del discorso e di non riuscire a riprenderlo all'istante. Poco male. Ho lasciato perdere. In passato mi era capitato ancora. Ma ero più giovane. Non lo consideravo grave. Oggi invece...
Sono preoccupato.