03 gennaio 2013

La luce del bagno. (110)
Il mio bagno è cieco. Non ha finestre. Ha due luci artificiali. Una centrale a soffitto, l’altra sullo specchio sopra il lavandino. Quella centrale non è forte, ma comunque fa luce. Fino a qualche mese fa mi bastava la luce centrale, quando entravo in bagno. Usavo quell’altra solo quando dovevo guardarmi allo specchio. Da un po’ di tempo mi sembra che la luce centrale sia diventata più fioca. Illumina poco il bagno. Forse si sta esaurendo (è una lampadina a basso consumo). Per cui sempre più spesso accendo anche l’altra.              Mi piace avere luce.
L’ultima volta che sono andato a rinnovare la patente, due anni fa, mi sono stupito perché dall’esame oculistico l’occhio destro ha perso tre decimi. Nessuna prescrizione di occhiali, però, perché partivo da un valore alto.
Oggi ho un dubbio: sono certo che la lampadina del mio bagno si stia esaurendo? O invece si sta indebolendo la mia vista?                                                                                                                             La vecchiaia porta sempre a un indebolimento dei vari organi, vista inclusa. E’ che non ci pensiamo.           La vita è una parabola. In vecchiaia siamo nel ramo discendente.

02 gennaio 2013

Rita Levi Montalcini. (109)
E’ morta qualche giorno fa. 103 anni. Ancora molto lucida. Il corpo era indebolito, ma la mente no. Predicava: conservare la curiosità. Non mettere il lucchetto al cervello. E' stata premio Nobel per la medicina.                                          
Si è detto che è morta in modo non traumatico. Passando da una conversazione con qualcuno, a una specie di assenza e alla morte. Sembra una morte naturale, da come la raccontano. Ricordo un mio familiare morto due anni fa, in ospedale. Una decina di giorni prima del ricovero, a cui seguì la morte, per due volte era venuto meno, mentre era seduto in poltrona a guardare la tv. Si era come accasciato. Poi era rinvenuto. Collassi? Prove di morte? Aveva 94 anni.                                                                                            Allora si può morire così, semplicemente perché ci si spegne. Senza un contorno di malattie, ospedali, disabilità. Avviene a volte a coloro che sono molto avanti negli anni. E’ necessario che il corpo si indebolisca, per un trapasso come questo. Sempre a proposito della Montalcini, mi pare che mangiasse come un uccellino.                                                                                                                                                         A ricordare a tutti che ne uccide più la gola della spada.                                                                             La mala morte è causata dal cibo?

01 gennaio 2013

Friendly. (108)
E’ una parola inglese. Significa amichevole. Si usa  per oggetti o situazioni che facilitano qualche operazione.

I vecchi perdono progressivamente l’abilità delle mani. Tanto faticosamente conquistata nei primi anni di vita, da bambini. Per esempio i bambini impiegano anni a riuscire ad allacciarsi le scarpe. Ci vogliono anni anche per perdere questa capacità. Ecco allora le soluzioni friendly. Una chiusura delle scarpe col velcro  facilita l’anziano (così come il bambino). Anche abbottonarsi una camicia può essere complicato, per un vecchio. Niente paura, soluzioni friendly: asole più larghe, bottoni più grandi…o bottoni automatici. Così come friendly sono la vasca da bagno con sportello, il water rialzato, il girello per appoggiarsi quando si cammina.
Tutto ciò può apparire curioso ai normo-dotati. Ma i vecchi diventano diversamente abili. Queste soluzioni e molte altre diventano necessarie.

Da vecchi diventiamo tutti disabili.

31 dicembre 2012

Fine anno. E di seguito l'indice del 2012. (107)
Ultimo dell’anno. Da giovane era il giorno delle promesse. “Non farò più…”. Dei buoni propositi.
Ero contento della fine di un ciclo. Un anno che mi buttavo alle spalle. Passato.                                                                                                                                            Guardavo all’anno nuovo con aspettative. Davanti a me c’era un futuro senza limiti. Vivevo nel futuro. Avevo tantissimi anni ancora da spendere.

Da vecchio è cambiato tutto.                                                                                                                       Il futuro è limitato, anche se in modo vago. Il futuro mi preoccupa. Lo sento ostile.                                       Il passato invece è sicuro, accogliente. Penso agli ultimi vent’anni. Quanta vita! Ne avrò altri venti?            Sarei al limite. Non saranno come gli ultimi venti. Gli anni a venire sono contati. Forse ci saranno, forse no. Saranno in numero limitato. Non posso più contarli a decine.

Oggi conto un altro anno che è passato. Ne restano di meno. Pochi anni da spendere.


Indice 2012.
Un indice per argomento. Le voci sono una trentina. Chi è interessato può scorrerle e trovare quella che più interessa. Accanto trova i numeri delle pagine che trattano l'argomento.
E' semplice. Può essere utile. ("v." sta per vecchiaia)
(aggiornato fino al 31/12/2012)

Aiuti alla v. : 25,
Arrivo della v. : 4, 83,
Blog (questo): 1, 36, 71, 100,
Cani: 5, 24, 47, 81, 94,
Corpo: 20, 28, 37, 59, 67, 75, 95,
Cultura della v. : 35
Donne: 81, 96,
Esempi di vecchi: 31,
Età della v. : 7, 39, 43, 84, 103, 106,
Giovani: 53,104,
Immagine: 2,26,
Indicatori di v.: 58
Lavoro: 40,74,
Letture: 11,51,69,
Malattie e rimedi: 30,42,79,85,87,90,91,
Manie da vecchi: 27,
Modi di vivere la v.: 55,62,72,76,77,82,101,102,107,
Morte: 19,51,54,86,89,88,99,
Motivazioni: 9,13,88
Paure: 23,33,56,60
Perdite: 3,6,10,15,17,18,22,34,41,48,57,63,64,65,66,
Positività: 21,45,46,49,50,68,70,73,78,93,97,
Quel che resta di noi: 12,32
Relazioni: 38,52,54,92,105,
Significati della v. : 44,80
Soddisfazioni: 8,16
Tempo: 14,29,61


30 dicembre 2012

Intervista. (106)
Ho deciso di intervistare dei vecchi di terza fascia. Difficile che leggano questo blog. Ancor di più che commentino. Allora vado a casa loro. E chiedo. 
Maria, quasi novantenne.
“Non mi posso lamentare” mi dice “Sono fortunata. Ho vissuto bene. Non ho malattie. Vivo a casa mia, vicino a mio figlio. Ho una persona che mi accudisce. Ormai non esco più di casa. Le forze sono poche, ma leggo ancora. Mi muovo in casa con il girello, però salgo ancora le scale da sola.”                                     Continua:“Le mie sorelle sono morte. Io ero la più giovane. Ora tocca a me."                                            Aggiunge che sarà tra poco. Ma non ci pensa. Ha vissuto bene. Non ha di che lamentarsi.                       "Tutti dobbiamo morire. Felice di morire, no. Serena, sì.”           
A una domanda specifica, risponde che si aspetta di vivere ancora poco. La sua aspettativa non è di anni, ma di mesi.                                                                                                                                           Maria non mi parla di aldilà.

29 dicembre 2012

Il posto in tram. (105)
Mi è capitato ancora. Oggi in tram una ragazza si è offerta di cedermi il posto a sedere. Era successo anche un mese fa. Segno di quanto i giovani (e non solo...) mi vedono vecchio. E malfermo.
Ricordo che l'altra volta avevo la barba lunga, bianca. E anche i capelli più lunghi. Ovviamente bianchi. L'offerta gentile, in cuor mio, l'avevo attribuita a quello. 
Oggi invece ho barba e capelli corti. Ma sempre bianchi.
Dopo la rasatura qualcuno mi aveva detto:”Dieci anni di meno”. Mi ero lusingato. Non è bastato. Continuano a offrirmi il posto in tram.

Ho rifiutato, con cortesia. Anche perchè mi sento capace di viaggiare in piedi.
Ma è un fatto acquisito. Non è più la prima volta.
Passo successivo sarà quando accetterò l'offerta.

28 dicembre 2012

Tanti vecchi. (104)
Oggi in centro, tanti vecchi. Si sa, i più giovani, se se lo possono permettere, sono sugli sci (o in vacanza).
I vecchi no. Stanno in città.
Siamo tanti. La società ci difende. Moriamo più tardi. Siamo più dei giovani.
E' un guaio. Una società senza giovani ha poco futuro.

Mi fermo a un banchetto politico. Un giovane ci illustra un programma. La mia consorte chiede se ne vale la pena. Il giovane risponde: "Ho una speranza."
Folgorati. Una lezione di vita. 
Ecco la differenza. I giovani sono portatori di speranza. Hanno un futuro. Noi vecchi non abbiamo futuro. Dobbiamo salire su quello dei giovani. Dobbiamo avere la speranza per loro.  
Avere la loro speranza.

Questa è solidarietà fra generazioni. Possiamo essere disillusi, perchè il tempo è poco, per un cambiamento vero. Ma guai se facciamo prevalere la nostra delusione. La società non finisce con noi. La società continua nei giovani.
Tutta la vita che ci resta deve essere orientata al consolidamento di una società per i giovani.
Glielo dobbiamo, vista la società scadente che gli lasciamo.

27 dicembre 2012

Vecchi di terza fascia. (103)
Sotto di me abita una coppia di anziani “giovani”. L'uomo ha una madre anziana. Ovviamente di terza fascia. Ultranovantenne.
Saltuariamente abita con loro. Si muove a fatica. Ma sale le scale. Si lamenta dei dolori. Il mal di schiena, il male ai piedi. Quando arriva davanti alla porta d'ingresso del figlio chiede se è lì che deve entrare. E' disorientata.
Ho colto brandelli di frasi. La nuora ha un atteggiamento insofferente. Anche il figlio. Si capisce: prendersi cura di un anziano è faticoso, oltre che deprimente. Quel che si sopporta di meno è la perdita di facoltà mentali. Non c'è più relazione. Le parole dell'ultra-vecchio non si comprendono nel loro significato.

Mi fa pena questa vecchia-vecchia. Un po' maltrattata, poco ascoltata, non creduta nelle sue lamentele. Condotta come una marionetta. Vive una vita per nulla gratificante.
Ha senso tutto questo?
A questo io non vorrei arrivare.

26 dicembre 2012

Ancora feste. (102)
In condominio abita una coppia anziana. Entrambi sono oltre gli ottanta. Hanno ancora autonomia. Abitano al terzo piano e fanno le scale. Si sforzano anche di portar a casa i fardelli della spesa o dell'acqua minerale. Col fiatone, ma ci riescono. A volte, soprattutto il vecchio è imprudente,  come quando va in bicicletta sotto la neve.
Oggi il genero è venuto a prelevarli, per portarli a casa sua a mangiare. Erano contenti. L'essere invitati è un evento sociale. Stare con la propria famiglia, è piacevole. Perchè, se non si lavora, se si stenta ad uscire, se fa freddo, gli unici incontri sociali sono quelli coi condomini, lungo le scale.
Per noi vecchi gli incontri con altre persone, per qualunque ragione, diminuiscono rapidamente. Facilmente ci si isola, soprattutto se si è di terza fascia.
Gli incontri coi parenti sono dunque degli eventi. Gli incontri tout court, sono degli eventi. Anche le due chiacchiere lungo le scale con un condomino.
Gli anziani più giovani dovrebbero avere questa sensibilità verso i più vecchi. Non per loro, ma per noi più giovani. Non per mantenerli in un tessuto sociale. Ma per averne opinioni, pareri, storie. Perchè i molto anziani sono un pezzo di storia che scompare.
Quando muoiono è una perdita per la società.

25 dicembre 2012

Feste. (101)
E' Natale. Per alcuni, festa religiosa. Per altri, festa del consumismo. Regali, spese, vacanze (quest'anno magari di meno o niente del tutto).
Per noi vecchi? Ricordi e famiglia.
Ricordi. Depurati del negativo della vita: restano solo ricordi di momenti di felicità. E dunque belli.
Ricordi dell'infanzia. O ricordi di persone che non ci sono più.

Noi vecchi, di natali, ne abbiamo visti tanti. Le feste ci annoiano.
I primi natali, da giovanissimi, erano eccitanti. Pieni di novità. Pieni di sentimenti amorosi. Pieni di famiglia, appunto. Oggi la novità non c'è più. C'è una ripetizione vuota di simboli che non distinguiamo più.
Ma c'è la famiglia, un valore che con gli anni cresce. Perchè famiglia significa stare insieme in modo rilassato, fra gente che ci capisce (dovrebbe!). Comunque non ostile.
Famiglia è il branco d'appartenenza. 
Per noi vecchi, festa è sinonimo di famiglia.

24 dicembre 2012

Cento. (100)
Sono cento gli scritti (brevi) che ho pubblicato finora. Sono soddisfatto. Perchè, scrivere un diario tematico, aiuta a far chiarezza. Prima nella testa, poi nella vita. Certo, mi piacerebbe che altri scrivessero le loro idee. Non succede.  Va bene lo stesso.
Prima mi chiedevo: per quanto andrai avanti? prima o poi si esaurirà la serie dei pensieri sulla vecchiaia.
Non credo. Finchè vivo e sarò vecchio... I pensieri vengono di continuo. Perchè sono un vecchio e perchè ho deciso di scrivere un diario. Gli spunti di riflessione ci sono ogni giorno. E prima? Non so. Restavano per lo più a livello di fuggevole impressione. Oppure come sottile stimolo all'inquietudine. Davano inquietudine perchè non erano espressi.
Invece, ogni volta che viene un pensiero, un abbozzo di riflessione, un'idea collegata alla vecchiaia, scrivo qualche riga. Se non lo facessi, dopo un giorno sparirebbe tutto.

Mi sono accorto che, col passare dei mesi, qualche idea sta cambiando.
Su alcuni temi torno più volte. E ogni volta il punto di vista cambia un poco. Dopo tre-quattro ritorni, l'idea è cambiata.

Scrivere un diario è importante. Scrivere è importante.
Per esempio la storia della propria vita. Da lasciare magari ai nipoti.

23 dicembre 2012

Testamento biologico. (99) (altro il 29/10/12)
Sembra una cosa ovvia. Lascio le mie volontà, se perdo coscienza in una malattia. Normale.
No. S'innesta una straordinaria battaglia ideologica. C'è chi vuole decidere al posto mio. In nome della sacralità della vita.
E se non sono credente? Decide qualcun altro al posto mio. Naturalmente qualcun altro di credente.
Mi pare assurdo e violento e prevaricatore.
Questo mio corpo è mio. Non è dello Stato. O di altri. E' l'unica ultima vera proprietà.
Se la vita non mi sta più bene (a esempio vita solo vegetativa), potrò ben decidere io, prima, di porvi fine. O no?
No. E se poi ti risvegli?
Vabbè, vorrà dire che mi saro privato di una parte di vita. Ma ormai sono vecchio. I due terzi  o i tre quarti o gli otto noni, li ho già vissuti. E comunque anche se non fossi vecchio...

Problema del fine-vita. I vecchi sono lasciati soli. E sono senza forze. Non hanno l'autonomia di fare quel che desiderano. Neppure di andare a morire dove si può farlo con umanità. Esempio la Svizzera.
E' una crudeltà che quelli di mezza età, che governano, fanno sui più anziani. Magra consolazione sapere che anch'essi subiranno la stessa sorte, quando saranno vecchi.

Colpisce sapere che i medici, quando hanno una malattia senza speranza, escono dall'ospedale e se ne tornano a casa, a morire. Rifiutano le cure. Rifiutano soprattutto di cadere nelle mani di una struttura che spesso ti tiene in vita contro ogni logica. E usando ogni cavillo legale per farlo.

22 dicembre 2012

Accontentarsi. (98) (un altro il 10/12/12)
Sono puntiglioso. Voglio fare le cose al meglio (almeno alcune). Soprattutto se devo farle di fronte ad altri, che mi stanno a guardare.  Quindi mi impegno molto. Comincio per tempo. Non sopporto di fare una cosa malamente.
Adesso che sono vecchio, sto cambiando.  Mi permetto delle defaillance. Mi perdono, se non sempre sono al meglio. Faccio quello che posso. Il che sarebbe una cosa normale. Per una persona normale. E' che tutti abbiamo le nostre piccole manie, i narcisismi, le rigidità. In vecchiaia abbiamo la possibilità di porvi rimedio. Possiamo diventare più sciolti. Più flessibili. Perchè abbiamo meno forze. Minore capacità di tenere tutto sotto controllo.
Da vecchi possiamo imparare a lasciar correre. A lasciarci andare. Ad arrendersi agli eventi, se non è possibile cambiarli.
Sembra un eccesso psicologico. Ma è molto di più. Da vecchi dobbiamo imparare a lasciarci andare. Dobbiamo imparare a lasciarci andare alla morte, quando arriva.
Perchè solo così possiamo morire.

21 dicembre 2012

Non strafare. (97) (prudenza: altro il 21/11/2012)
Sono stato al mercato ortofrutticolo. Si risparmia e si compra bene. Ma devi comprare cassette per ogni prodotto. Tanta roba. Sei-sette cassette, qualcuna di 8-10 chili. Scaricate in garage, la sera devo portarle in terrazza al fresco. Abito al terzo piano, senza ascensore. Da giovane, un lavoro veloce, un pò faticoso.
Adesso sono vecchio. Comincio con baldanza, due cassette per volta. A metà scale devo fermarmi e lasciarne una. Non è soltanto che mi viene il fiatone. E' che sento un malessere. Come se il cuore non ce la facesse. Allora salgo lentamente. Ne porto una per volta. Invece di tre viaggi, ne faccio sei.
Mi adeguo alla nuova condizione di vecchio. Una condizione con meno forze. Posso fare meno.
E' realistico. E' prudente. E' saggio.

18 dicembre 2012

Donne anziane.(96) (un altro 19/11/12).
Sabato scorso ero in centro, a passeggiare. Ho visto tre donne anziane. Non si muovevano speditamente. Anzi, una sembrava zoppicare. Erano ben vestite. Curate. Quando le ho incrociate ho notato che erano avanti con l'età. Sugli ottanta. Mi hanno dato una sensazione diversa da quella di maschi della stessa età. Come se si trattassero meglio. I vecchi maschi sono più malmessi. Più trascurati.
In altri pensieri mi sono chiesto dove fossero le donne vecchie. Mi sembrava che fossero sparite dalla circolazione. Comincio a capire. Per esempio escono meno, ma ben preparate. Stanno più in casa. Escono per occasioni più importanti che non il giro in quartiere. Se sono avanti cogli anni.
Se invece sono più giovani, diciamo prima fascia, 65-75, sono ancora attive. Svolgono un ruolo sociale che i maschi non svolgono. Cioè accudiscono i nipoti piccoli. Hanno mantenuto un'occupazione. Oppure governano ancora la casa.
Donne anziane e uomini anziani hanno destini diversi. Vivono vite diverse.