24 dicembre 2012

Cento. (100)
Sono cento gli scritti (brevi) che ho pubblicato finora. Sono soddisfatto. Perchè, scrivere un diario tematico, aiuta a far chiarezza. Prima nella testa, poi nella vita. Certo, mi piacerebbe che altri scrivessero le loro idee. Non succede.  Va bene lo stesso.
Prima mi chiedevo: per quanto andrai avanti? prima o poi si esaurirà la serie dei pensieri sulla vecchiaia.
Non credo. Finchè vivo e sarò vecchio... I pensieri vengono di continuo. Perchè sono un vecchio e perchè ho deciso di scrivere un diario. Gli spunti di riflessione ci sono ogni giorno. E prima? Non so. Restavano per lo più a livello di fuggevole impressione. Oppure come sottile stimolo all'inquietudine. Davano inquietudine perchè non erano espressi.
Invece, ogni volta che viene un pensiero, un abbozzo di riflessione, un'idea collegata alla vecchiaia, scrivo qualche riga. Se non lo facessi, dopo un giorno sparirebbe tutto.

Mi sono accorto che, col passare dei mesi, qualche idea sta cambiando.
Su alcuni temi torno più volte. E ogni volta il punto di vista cambia un poco. Dopo tre-quattro ritorni, l'idea è cambiata.

Scrivere un diario è importante. Scrivere è importante.
Per esempio la storia della propria vita. Da lasciare magari ai nipoti.

23 dicembre 2012

Testamento biologico. (99) (altro il 29/10/12)
Sembra una cosa ovvia. Lascio le mie volontà, se perdo coscienza in una malattia. Normale.
No. S'innesta una straordinaria battaglia ideologica. C'è chi vuole decidere al posto mio. In nome della sacralità della vita.
E se non sono credente? Decide qualcun altro al posto mio. Naturalmente qualcun altro di credente.
Mi pare assurdo e violento e prevaricatore.
Questo mio corpo è mio. Non è dello Stato. O di altri. E' l'unica ultima vera proprietà.
Se la vita non mi sta più bene (a esempio vita solo vegetativa), potrò ben decidere io, prima, di porvi fine. O no?
No. E se poi ti risvegli?
Vabbè, vorrà dire che mi saro privato di una parte di vita. Ma ormai sono vecchio. I due terzi  o i tre quarti o gli otto noni, li ho già vissuti. E comunque anche se non fossi vecchio...

Problema del fine-vita. I vecchi sono lasciati soli. E sono senza forze. Non hanno l'autonomia di fare quel che desiderano. Neppure di andare a morire dove si può farlo con umanità. Esempio la Svizzera.
E' una crudeltà che quelli di mezza età, che governano, fanno sui più anziani. Magra consolazione sapere che anch'essi subiranno la stessa sorte, quando saranno vecchi.

Colpisce sapere che i medici, quando hanno una malattia senza speranza, escono dall'ospedale e se ne tornano a casa, a morire. Rifiutano le cure. Rifiutano soprattutto di cadere nelle mani di una struttura che spesso ti tiene in vita contro ogni logica. E usando ogni cavillo legale per farlo.

22 dicembre 2012

Accontentarsi. (98) (un altro il 10/12/12)
Sono puntiglioso. Voglio fare le cose al meglio (almeno alcune). Soprattutto se devo farle di fronte ad altri, che mi stanno a guardare.  Quindi mi impegno molto. Comincio per tempo. Non sopporto di fare una cosa malamente.
Adesso che sono vecchio, sto cambiando.  Mi permetto delle defaillance. Mi perdono, se non sempre sono al meglio. Faccio quello che posso. Il che sarebbe una cosa normale. Per una persona normale. E' che tutti abbiamo le nostre piccole manie, i narcisismi, le rigidità. In vecchiaia abbiamo la possibilità di porvi rimedio. Possiamo diventare più sciolti. Più flessibili. Perchè abbiamo meno forze. Minore capacità di tenere tutto sotto controllo.
Da vecchi possiamo imparare a lasciar correre. A lasciarci andare. Ad arrendersi agli eventi, se non è possibile cambiarli.
Sembra un eccesso psicologico. Ma è molto di più. Da vecchi dobbiamo imparare a lasciarci andare. Dobbiamo imparare a lasciarci andare alla morte, quando arriva.
Perchè solo così possiamo morire.

21 dicembre 2012

Non strafare. (97) (prudenza: altro il 21/11/2012)
Sono stato al mercato ortofrutticolo. Si risparmia e si compra bene. Ma devi comprare cassette per ogni prodotto. Tanta roba. Sei-sette cassette, qualcuna di 8-10 chili. Scaricate in garage, la sera devo portarle in terrazza al fresco. Abito al terzo piano, senza ascensore. Da giovane, un lavoro veloce, un pò faticoso.
Adesso sono vecchio. Comincio con baldanza, due cassette per volta. A metà scale devo fermarmi e lasciarne una. Non è soltanto che mi viene il fiatone. E' che sento un malessere. Come se il cuore non ce la facesse. Allora salgo lentamente. Ne porto una per volta. Invece di tre viaggi, ne faccio sei.
Mi adeguo alla nuova condizione di vecchio. Una condizione con meno forze. Posso fare meno.
E' realistico. E' prudente. E' saggio.

18 dicembre 2012

Donne anziane.(96) (un altro 19/11/12).
Sabato scorso ero in centro, a passeggiare. Ho visto tre donne anziane. Non si muovevano speditamente. Anzi, una sembrava zoppicare. Erano ben vestite. Curate. Quando le ho incrociate ho notato che erano avanti con l'età. Sugli ottanta. Mi hanno dato una sensazione diversa da quella di maschi della stessa età. Come se si trattassero meglio. I vecchi maschi sono più malmessi. Più trascurati.
In altri pensieri mi sono chiesto dove fossero le donne vecchie. Mi sembrava che fossero sparite dalla circolazione. Comincio a capire. Per esempio escono meno, ma ben preparate. Stanno più in casa. Escono per occasioni più importanti che non il giro in quartiere. Se sono avanti cogli anni.
Se invece sono più giovani, diciamo prima fascia, 65-75, sono ancora attive. Svolgono un ruolo sociale che i maschi non svolgono. Cioè accudiscono i nipoti piccoli. Hanno mantenuto un'occupazione. Oppure governano ancora la casa.
Donne anziane e uomini anziani hanno destini diversi. Vivono vite diverse.

17 dicembre 2012

I vecchi puzzano. (95)
Inevitabile. Abbiamo un organismo che si evolve continuamente. Che emette scorie. Solo noi vecchi? No, anche i giovani. Solo che l'odore caratteristico dei vecchi è associato all'ultima fase della vita e dunque è più sgradevole.
E' un odore particolare, dovuto ai cambiamenti del metabolismo.
Da qualche tempo a me puzza l'ombelico. Evidentemente una serie di grassi sono eliminati e trasudano proprio lì. Basta lavarsi.  Proprio come d'estate quando puzzano le ascelle. Ma i vecchi si lavano poco. Perchè se ne curano poco. Perchè si dimenticano. Molto più i maschi delle femmine. E poi la puzza propria non la si sente. E così la casa si impregna anno dopo anno di un odore caratteristico. L'odore di persona vecchia.
Basta arieggiare. Basta deodorare. Basta profumarsi (e lavarsi!).
Ma bisogna avere la motivazione per farlo.

16 dicembre 2012

Il cane vecchio corre.(94) (un altro 22/10/12).
Il mio cane mi fa riflettere spesso. Ha la mia stessa età, in proporzione. Vedo in lui le mie difficoltà. Le caratteristiche della vecchiaia.
Per esempio quando andiamo al parco, e lo libero, ama correre. Come faceva da giovane. Con la bella coda rilassata dalla corsa, in posizione aereodinamica. Ciò mi meraviglia. E' lo stesso cane che quando usciamo dal parco e prendiamo la macchina, mi chiede un aiuto per salire in auto. E' lo stesso cane che, quando sale le scale, lo fa con difficoltà, lentamente.
In vecchiaia non perdiamo tutte le facoltà della maturità. E non le perdiamo tutte in un colpo. Alcune le manteniamo, pur ridimensionate, adattate alla nuova età.
Per esempio io ho sempre amato camminare. Ancora adesso lo faccio (o meglio l'ho fatto fino a quest'estate). Naturalmente mi devo adattare alla nuova età. Non posso più camminare da rifugio a rifugio con dodici chili di zaino sulle spalle, in faticose marce di trasferimento su e giù per le cime.
Adesso mi adatto a scegliermi un rifugio come posto tappa e dal rifugio percorrere dei sentieri  che mi riportino in serata alla base.
Per questo non mi sento menomato.
E' il ramo discendente della vita.

Accelerazioni.(93)
Noi vecchi non viviamo sempre alla stessa velocità. Vi sono momenti in cui la vita accelera. Si vive più intensamente. Cioè si comprende. La comprensione della vita è fondamentale per vivere. Si vive meglio quando si comprende il significato di ciò che avviene.  Ebbene i vecchi possono accorgersi di queste comprensioni. Di queste accelerazioni. Di questi salti.
Le accelerazioni non sono patrimonio dei vecchi. Bensì della vita stessa. Anche i giovani vivono delle accelerazioni. Ma non se n'accorgono. I vecchi dovrebbero accorgersene. Dico "dovrebbero", perchè le caratteristiche stesse del ramo discendente della vita facilitano la presa di coscienza. Ma è molto soggettivo.
La comprensione non è un processo intellettuale. Non c'entra l'intelligenza. Non si sa spiegarlo. Non si capisce come ci si è arrivati. Si capisce e basta.
In vecchiaia ci sono questi momenti di chiarezza. Si capisce la vita. E non c'è bisogno di nient'altro.

15 dicembre 2012

Il posto in tram. (92)
E' successo. Prima o poi doveva succedere. Ieri mattina in tram una ragazza seduta si è alzata e mi ha ceduto il posto. Gesto gentile. Ha reso evidente la mia vecchiaia. Anzi, ha riconosciuto la mia vecchiaia. I giovani (educati) cedono il posto agli anziani. E' la prima volta che mi succede.
Arrivato a casa, mi sono guardato allo specchio. Sarà per la barba bianca, sarà per i capelli bianchi: fatto sta che sembro proprio un vecchio. E' che sono un vecchio!
Nel mio intimo non ci credo ancora.

14 dicembre 2012

Vecchi doloranti.(91)
Li vedo camminare lentamente. A volte con le ciabatte ai piedi anche in inverno. Segno che qualcosa duole. Altre, fermarsi per strada per un appoggio. O ancora uscire dalle auto con difficoltà. Movimenti lenti per superare una torsione dolorosa.
Quello che noto è l'espressione del volto. Esprime dolore, fisico. E' il volto, più che altre parti,
a rivelare che c'è del patimento nei movimenti. Un volto raccolto nella sofferenza.
Anche dei giovani sono dolenti. Ma è cosa breve, più rara.
Per i vecchi invece è una costante. Un dolore fisico invalida subito e a lungo. Si guarisce più lentamente. Si permane nel dolore. Quasi una meditazione.

I vecchi convivono col dolore. Le articolazioni, i reumatismi, le sciatiche, la lombaggine. Tutto si trasforma in dolore. Soprattutto i movimenti. Sembra quasi che la vecchiaia induca a star fermi. a non muoversi. Pena il dolore.
Verrebbe da dire:"Se devi star fermo, almeno rifletti". Ma quando c'è il dolore è fatica fare qualunque cosa, anche il pensare. L'unica è stare nel dolore, viverlo fino in fondo.

11 dicembre 2012

Stanchezza.(90) (altro 29/11/2012)
Il primo segno che ricordi dell'arrivo della vecchiaia, fu la stanchezza pomeridiana e serale. Avvenne qualche anno prima che compissi i sessantacinque. Ho cominciato a sentirmi stanco, sfinito, a fine giornata. Non quella stanchezza che avevo da giovane. Stanco, sì, allora, ma mai sazio di vita.
Da vecchio, quando sono stanco, sono proprio finito. Desideroso del letto e del sonno, più di ogni altra cosa. E' una stanchezza profonda, che non ho al mattino. Arriva al pomeriggio, alla sera. E' una stanchezza che mi fa trascinare i piedi. Nulla riesce a sovrastarla. Non l'idea di uscire per uno spettacolo, per un incontro con amici. Non certamente una bella serata d'amore e di sesso.
La stanchezza fisica del vecchio trascina con sè la stanchezza psichica. Stanchezza per molte delle cose che un tempo mi davano eccitazione e gioia. Non solo per uscire, ma anche per avviare un progetto, sia pur piccolo.
Mi sento stanco di esistere. Se poi mi si chiudono gli occhi per il sonno, figuriamoci se ho desiderio di ascoltare musica o di leggere libri. Con questa stanchezza, tutto ciò che mi fa vivere perde d'interesse.
Combattere contro ciò? Sì, perchè ciò che ci farà morire è il disinteresse per la vita.
Morirò quando perderò gli interessi per la vita.

10 dicembre 2012

Non voglio morire? (89) (altro il 7/12/12)
Hanno scoperto che è impossibile non morire. Cioè nella biologia umana vi sono dei meccanismi  che portano alla morte. Ma io voglio morire? No. Allora voglio essere immortale, voglio non morire? Neppure questo. Accetto (!) di morire. Spero solo di non ammalarmi.
Come si può morire se non ci si ammala? Questo è il problema. Nel corpo bisogna avere qualche punto debole su cui si innesti la rottura della morte. Altrimenti come si può morire?
Benedetta quindi la malattia, in vecchiaia, perchè è una situazione che favorisce la morte.
E' troppo?

09 dicembre 2012

Motivazioni che se ne vanno.(88)
Nell'ultima camminata in montagna di quest'estate, per la prima volta mi sono chiesto: ne vale la pena?
Giustificazioni: era breve (solo 2 giorni), tutta oltre i 2000, senza boschi, sempre al sole. O la fatica, o la mancanza del mio compagno di sempre. Fatto sta che ne ho tratto meno piacere. Anche il mio compagno, che ha dato forfait per malattia, ne ha meno voglia.
Tipico della vecchiaia. Perdere motivazione per ciò che un tempo ci piaceva.
Lo stesso per il viaggiare, lo spostarsi, il visitar luoghi.
Alcuni anni fa sono stato in ospedale per (apparenti) motivi cardiaci. Ebbene non sarei mai stato disposto a rinunciare alle camminate, neppure se ci fosse stato il rischio di restarci secco.
Oggi è diverso.
Perdere le motivazioni. E' naturale. Perchè altrimenti morire sarebbe più doloroso. Invece con naturalezza le cose che ci interessano diminuiscono sempre di più. La vita perde di attrattiva. Si lasciano volentieri ad altri compiti e impegni.
Ricordo mia nonna che diceva: "Per che cosa resto in vita? per semenza?" (cioè per fare semi, l'ultima funzione di una pianta orticola vecchia, prima di morire).

08 dicembre 2012

Polifenoli.(87) (altro il 29/11/2012)
Parola oscura. Uguale: antiossidanti. Ne ho parlato fra i rimedi della stanchezza dell'anziano. Soprattutto la curcuma. La fonte migliore. Ma non l'unica. Perchè a forza di prendere curcuma, si rischia di diventare sensibili a tale spezia. Meglio alternarla ad altre.
Mirtilli per esempio. Anche sotto forma di marmellata (frutto puro, però, senza aggiunta di zuccheri o altro). Non so la dose ottimale. Comunque almeno due cucchiaini alla volta. Due volte al giorno. Poi ognuno provi per se'.
Più semplice il succo fresco di arancia. Un tempo veniva raccomandato per la vitamina C. Oggi per i polifenoli. Temo che non basti una spremuta al dì.
Non ho detto che tutti questi prodotti devono essere coltivati come dio comanda. Biologici, dunque. Altrimenti le proprietà (i polifenoli) non sono garantiti in quantità ottimale.
Un'altra: il tè verde. E si può usare la bustina più volte (tre), perchè si perde teina, ma  polifenoli ne restano, dopo la prima e la seconda infusione.
E, in stagione, ciliegie. Meglio quelle selvatiche. Piccole e poco dolci. O quelle biologiche. Anche in marmellata (vedi sopra).
Ah, i polifenoli non si accumulano nell'organismo.
Per cui bisogna assumerli ogni giorno, meglio due volte al dì.

07 dicembre 2012

Come si muore?(86) (altro il 29/10/12)
Un amico, morto di cancro ai polmoni. La moglie era spaventata, oltre che addolorata. Che cosa sarebbe successo nei pressi della morte? Come si sarebbe accorta che stava morendo? Un medico le spiegò che i polmoni avrebbero pompato sempre meno ossigeno. Il cuore avrebbe dovuto spingere sempre più. Prima di morire soffocato, il cuore avrebbe ceduto. In realtà il cuore cedette prima, per gli antidolorifici che il malato assumeva: morfina.
Mi piacerebbe conoscere i vari modi di morire. Perchè è questo che mi spaventa. Il modo. Conoscere il modo diminuisce l'angoscia.
Già stare vicino a chi muore, fa aumentare la conoscenza. Abbiamo mai visto qualcuno morire?
Gli anziani confusamente sentono che è bene conoscere di più sulla morte. Per questo seguono i funerali. Sfortunatamente, il funerale avviene dopo. Ma è il prima che ci aiuterebbe.
Siamo restii a stare con i moribondi.
Eppure gran parte dell'angoscia nasce proprio da questa mancanza di conoscenza.