Il
rifiuto della vecchiaia. (19-004) (15/01/18)
Sono
sempre messo alla prova da idee diverse dalle mie.
Una
cognata, che vedo di tanto in tanto, ha la mia stessa età. E odia la
vecchiaia.
Anzi,
più esattamente dice: “Che brutta la vecchiaia! Che brutta la
morte!”
Ho
provato a descriverle gli aspetti positivi della terza età (mentre
non ho mai tentato di esporle la positività del finire la vita, in
età avanzata), ma non l'ho mai spostata di un millimetro dalla sua
posizione.
Del
resto, se si pensa alle malattie che colpiscono la vecchiaia nel
mondo occidentale, bisogna concordare con lei. Ho già scritto più e
più volte che le malattie non sono sorelle della vecchiaia e che
molto dipende dallo stile di vita nell'età di mezzo e soprattutto
dai 65 anni in su.
Non
la convinco. È sempre in ansiosa attesa di qualcosa di grave che le
potrebbe capitare.
Non
è cocciuta e testarda; è soltanto preda debole di una società che
illude i suoi membri, facendo loro credere che si possa fumare senza
ritegno, bere alcolici impunemente, mangiar carne a sazietà,
ingozzarsi di dolciumi, senza avere conseguenze per la salute.
E
tutto sull'altare del pil (prodotto interno lordo) che deve crescere
in continuazione per fare stare tutti sani e felici.
Sì,
perchè demonizzare l'alcol, il tabacco, la carne, lo zucchero,
farebbe diminuire i consumi di questi prodotti, con gravi conseguenze
per le industrie che li producono e (ricatto!) per l'occupazione.
Siamo
in questa trappola
E
le persone più deboli soccombono.
(Indici
dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41.
Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del
bimestre appena concluso.
Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )
Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )
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