15 gennaio 2019

Il rifiuto della vecchiaia (19-004)

Il rifiuto della vecchiaia. (19-004) (15/01/18)
Sono sempre messo alla prova da idee diverse dalle mie.
Una cognata, che vedo di tanto in tanto, ha la mia stessa età. E odia la vecchiaia.
Anzi, più esattamente dice: “Che brutta la vecchiaia! Che brutta la morte!”
Ho provato a descriverle gli aspetti positivi della terza età (mentre non ho mai tentato di esporle la positività del finire la vita, in età avanzata), ma non l'ho mai spostata di un millimetro dalla sua posizione.
Del resto, se si pensa alle malattie che colpiscono la vecchiaia nel mondo occidentale, bisogna concordare con lei. Ho già scritto più e più volte che le malattie non sono sorelle della vecchiaia e che molto dipende dallo stile di vita nell'età di mezzo e soprattutto dai 65 anni in su.
Non la convinco. È sempre in ansiosa attesa di qualcosa di grave che le potrebbe capitare.
Non è cocciuta e testarda; è soltanto preda debole di una società che illude i suoi membri, facendo loro credere che si possa fumare senza ritegno, bere alcolici impunemente, mangiar carne a sazietà, ingozzarsi di dolciumi, senza avere conseguenze per la salute.
E tutto sull'altare del pil (prodotto interno lordo) che deve crescere in continuazione per fare stare tutti sani e felici.
Sì, perchè demonizzare l'alcol, il tabacco, la carne, lo zucchero, farebbe diminuire i consumi di questi prodotti, con gravi conseguenze per le industrie che li producono e (ricatto!) per l'occupazione.
Siamo in questa trappola
E le persone più deboli soccombono.


(Indici dei primi anni a pag. 107 e pag. 442. Sintesi del 2012 a pag 14-41. Dal 2016, nell'ultimo giorno di un bimestre, compare una sintesi del bimestre appena concluso.
Per comunicazioni private: holgar.pd@gmail.com )

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